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Paolo Battaglia La Terra Borgese, il parallelismo Duchamp||Cattelan e la vera storia – con prove – del “Porte bouteilles”

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Paolo Battaglia La Terra Borgese è una personalità di rilievo nel mondo dell’arte contemporanea, conosciuto per i suoi studi e le sue analisi su artisti come Magritte, Klee e Mondrian, e per il suo ruolo di divulgatore e curatore, qui, Paolo Battaglia La Terra Borgese critica l’arte di Marcel Duchamp, ne recensisce il dipinto “I giocatori di scacchi”, rileva un parallelismo concettuale tra Duchamp e Cattelan, e, inoltre, svela (documenti alla mano!) la vera storia del “Porte bouteilles”

PREMESSA

Quella di Marcel Duchamp, franco-americano, pittore, scultore, scacchista, fortemente interessato all’alchimia (28 luglio 1887, Blainville-Crevon, Francia – 2 ottobre 1968, Neuilly-sur-Seine, Francia) – ci ricorda il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – era una famiglia di artisti (anche i fratelli Gaston, in arte Jacques Villon, Raymond-Duchamp Villon e la sorella più piccola Suzanne Duchamp si dedicavano al lavoro artistico). Duchamp, appassionato di alchimia, a un certo punto della sua carriera, venticinquenne, abbandona la pittura canonica e indaga sulla materia per trasformarne e studiarne forma e contenuto, pervenendo ai tantissimi e famosi readymades: oggetti defunzionalizzati e rifunzionalizzati all’arte. Duchamp mette così in discussione – prima ancora di Maurizio Cattelan (e dello stesso Battaglia La Terra Borgese) – il ruolo dell’artista e il valore dell’arte stessa.

Si noti che – scrive il critico – per dieci anni, dal 1923, Duchamp diminuisce gradualmente la produzione artistica e s’impegna quasi unicamente e professionalmente al gioco degli scacchi, divenendo un giocatore di altissimo livello: «Dal mio stretto rapporto con artisti e giocatori di scacchi sono giunto alla conclusione che, mentre tutti gli artisti non sono giocatori di scacchi, tutti i giocatori di scacchi sono artisti.»

ANDIAMO A NOI

Nel 1911 a Neuilly-sur-Seine, in Francia, Marcel Duchamp crea l’opera intitolata The Chess Players” (I giocatori di scacchi). Si tratta – spiega il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – di un dipinto a olio su tela di 50 x 61 cm, che ritrae due personaggi (i suoi fratelli?) completamente assorbiti dal gioco, e che riflette elementi del Cubismo e del Futurismo. Si trova al Centre Georges Pompidou di Parigi, in Francia.

Meditativo, bizzarro, intellettualizzato all’estremo, Marcel Duchamp idea I giocatori di scacchi, un’opera cubista, nella quale è evidente il frazionamento geometrico della superficie dipinta, e che viene esposta nel 1912, per iniziativa del fratello Jacques Villon, al salone della “Section d’or”. Osserviamola bene.

La figura del giocatore, o dei giocatori, interseca il piano del tavolo e si rifrange qua e là, come un’ombra, sotto la forma di un volto accennato con un tratto nero, sempre più arcano. Gli scacchi animandosi si trasformano in figurette nere saltellanti nel dipinto. Il cavallo in primo piano sulla sinistra diventa addirittura la sagoma di un giocattolo da bambini. Del Cubismo – puntualizza Paolo Battaglia La Terra Borgese -, il quadro reca le tracce nelle scomposizioni; ma nel colore, e nel modo con cui è trattato, a larghe pennellate, a forti impasti, con accostamenti preziosi, rivela un certo legame con la tecnica dell’Impressionismo. Addirittura, in qualche parte, fa pensare a un paesaggio.

«Gli scacchi sono uno sport. Uno sport violento che comporta connotazioni artistiche negli schemi geometrici e nelle variazioni della disposizione dei pezzi, così come nelle combinazioni, nella tattica, nella strategia e nella posizione. È un’esperienza triste, però, qualcosa di simile all’arte religiosa.» 

Marcel Duchamp

Anche le sue opere Nudo che scende le scale e La sposa messa a nudo dai suoi celibatari – specifica Battaglia La Terra Borgese -, riscuotono un successo mondiale: successo di scandalo, se si vuole, che in America, paese di civiltà più giovane e meno sicura di sé di quella europea, si trasforma in ammirazione e imitazione. A lui si riallaccia la tendenza alla “pop-art”.

Succede che – spiega il critico -, pochi anni dopo aver dipinto “The Chess Players”, Duchamp subisce un’evoluzione totale. Inventa il ready-made e diviene per ciò esponente di spicco del movimento Dadà, nella sua fase americana, assieme a Francis Picabia.

IL READY-MADE

Paolo Battaglia La Terra Borgese è tra i primi a divulgare e a comprendere l’importanza dell’invenzione duchampiana: il ready-made, filosofia che trasforma un qualsiasi oggetto di uso comune in opera d’arte.

Succede che – come abbiamo detto – spiega il critico -, pochi anni dopo aver dipinto The Chess Players, Duchamp subisce un’evoluzione totale. Inventa il ready-made semplicemente con l’atto di firmare un Porte bouteilles* (scolabottiglie) comprato a New York, rinvenuto in cantina ed esposto a una mostra d’arte come oggetto avente in sé una propria bellezza e infrangente il postulato dell’essenza estetica e il concetto di autorialità dell’arte. Ecco che nella decontestualizzazione dell’oggetto: come il suo capovoltare, un ritocco del colore, l’unione di più oggetti, si creano nuove forme diverse per interpretazioni tanto vere quanto auliche, l’arte ritorna artigianato e risorge più artistica restituendo a noi il concetto della modificazione a mano proprio delle arti figurative (pittura, scultura, architettura).

Tuttavia le cose non stanno esattamente come sembrano o sono state riportate. Corre l’obbligo di fare chiarezza – rileva Paolo Battaglia La Terra Borgese -: The Chess Playersfu in principio tutt’altro che un’opera d’arte, era appena un dono alla sorella Suzanne. Lo prova il contenuto di una lettera in lingua francese, scritta da Marcel Duchamp alla sorella Suzanne, datata 15 gennaio 1916 e conservata alla Smithsonian Institution, il più grande complesso museale, didattico e di ricerca al mondo.

Si legge nella lettera: «Prendi per te questo portabottiglie…», e continuando Duchamp manifesta alla sorella la volontà di farne un multiplo. E un esemplare tra i multipli oggi si trova  alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma, cm 59 x 37. L’originale è andato perso – chiude Paolo Battaglia La Terra Borgese.

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