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Roma. Giornata mondiale del libro e Maggio dei Libri: leggere meglio per decidere, dalle biblioteche ai buoni libro

Il 23 aprile segna l’avvio della campagna nazionale e richiama un nodo concreto: meno della metà degli italiani legge. Tra le ipotesi, Zero IVA, sostegno ai librai indipendenti e accesso diretto dei giovani ai libri.

Oggi, 23 aprile, coincide un doppio appuntamento che riguarda direttamente cittadini, scuole e territori: la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore e l’avvio del Maggio dei Libri, la campagna nazionale che promuove la lettura fino al 31 maggio.

Il calendario non è solo simbolico. In tutta Italia, e anche nel Lazio, biblioteche, scuole, associazioni e istituzioni organizzano incontri, letture pubbliche e iniziative aperte. L’obiettivo dichiarato è aumentare il numero dei lettori. Ma il punto, oggi, è più profondo: non si tratta solo di leggere di più, ma di leggere meglio.

Perché conta adesso? Perché in una società attraversata da informazioni continue, spesso non verificate o parziali, la lettura non è più un’abitudine culturale accessoria, ma una competenza concreta. Serve a orientarsi, a comprendere, a scegliere.

I dati più recenti confermano che la lettura in Italia resta una pratica minoritaria. Secondo le rilevazioni ISTAT, circa il 40% degli italiani ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, mentre oltre il 60% della popolazione non legge.

Il Lazio si colloca sopra la media nazionale, con una quota di lettori che oscilla tra il 43% e il 45%, trainata soprattutto dall’area metropolitana di Roma e dalla maggiore presenza di biblioteche, librerie e iniziative culturali. Ma il dato strutturale non cambia: anche nel territorio regionale più della metà dei cittadini non legge libri, con effetti diretti sull’accesso alla conoscenza e sulla capacità di orientarsi nella complessità.

Il tema dell’edizione 2026 del Maggio dei Libri — “Leggere genera futuro” — richiama proprio questa funzione: la lettura non è evasione, ma costruzione; non è isolamento, ma relazione.

Marcel Proust, in Sulla lettura, lo chiarisce senza retorica:

“La lettura è la soglia della vita spirituale, può introdurci in essa ma non costituirla.”

La lettura, quindi, non è un punto di arrivo ma un passaggio: apre una possibilità, ma non la compie. Significa che leggere non basta: serve comprendere, riflettere, trasformare ciò che si legge in esperienza e giudizio. Senza questo passaggio, anche l’accesso ai libri resta superficiale.

In termini concreti, la lettura trasforma i dati in conoscenza e la conoscenza in decisione. Non è solo decodifica di parole, ma capacità di comprendere, valutare e riflettere sui contenuti per partecipare alla vita sociale. E qui emerge un nodo centrale: non basta saper leggere, conta come si legge.

Il sociologo Jacques Ellul osservava che si può essere alfabetizzati e allo stesso tempo incapaci di difendersi dalla manipolazione, se non si esercita il pensiero critico. Per questo la lettura è un allenamento, prima di tutto alla complessità.

Italo Calvino, in Se una notte d’inverno un viaggiatore, lo sintetizza così:


“Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà.”

Dentro questa idea c’è il legame tra lettura e futuro. Chi legge non si limita a ricevere informazioni, ma impara a immaginare possibilità, confrontare scenari, riconoscere alternative. Un processo che incide direttamente sulle scelte quotidiane: studio, lavoro, partecipazione civica. La lettura diventa così una forma di autonomia.

Virginia Woolf, in un saggio del 1932, lo esprime in modo netto:


“Non ci sono porte, né serrature, né catenacci che puoi mettere alla libertà della mia mente.”

Leggere significa costruire una mente che non dipende solo da ciò che riceve, ma che interpreta, collega, mette in discussione. In questo senso, la cultura non è un lusso, ma una risorsa. E come ogni risorsa, ha effetti concreti sul territorio.

Nel Lazio, dove il sistema di biblioteche e spazi culturali è diffuso ma disomogeneo, iniziative come il Maggio dei Libri diventano strumenti operativi: portano eventi nei quartieri, creano accesso, riducono le distanze culturali. Non è solo promozione, ma infrastruttura.

Antonio Gramsci lo sintetizzava così:


“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.”

Non è un invito generico, ma una chiamata alla responsabilità. Una comunità che legge poco è più fragile, più esposta a semplificazioni e decisioni senza strumenti adeguati. Al contrario, chi legge sviluppa anticorpi: dubbio, confronto, capacità di analisi.

In questo quadro, la lettura può essere definita anche in modo diretto: cibo per la mente. Ma non solo. È nutrimento per il pensiero, per la comprensione degli altri, per la costruzione di relazioni e, indirettamente, per il corpo sociale.

Accanto alla promozione culturale, resta però una questione concreta: rendere il libro accessibile.

Tra le proposte in discussione c’è l’azzeramento dell’IVA sui libri, oggi già ridotta ma non nulla, per abbassare i prezzi e incentivare l’acquisto. A questo si affianca il sostegno ai librai indipendenti e ai piccoli editori, presidi culturali nei territori, soprattutto nei contesti più fragili. Interventi che dovrebbero essere accompagnati da controlli chiari per evitare distorsioni e fenomeni speculativi.

Un altro fronte riguarda i giovani: sistemi di buoni libro distribuiti attraverso le scuole potrebbero favorire l’accesso alla lettura, a condizione che resti libera la scelta dei testi e non vincolata a logiche didattiche o commerciali.

Il nodo resta questo: sostenere la lettura senza trasformarla in un obbligo o in un consumo guidato, mantenendone il valore di esperienza personale.

Il doppio appuntamento di oggi non è quindi una ricorrenza simbolica, ma un promemoria operativo: leggere non è un gesto da celebrare, ma una responsabilità quotidiana, perché ogni pagina compresa è un passo in più verso una comunità capace di pensare, scegliere e non delegare ad altri il proprio futuro.

Dino Tropea
Dino Tropeahttps://dinotropea.it
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: «Lasciato Indietro» (Armando Editore), «Ombre e Luci di un Cammino» (Laura Capone Editore) e «Il regno sommerso di Coralyn» (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, mescola narrativa, poesia e riflessione sociale. Al centro ci sono le persone, con le loro cadute e le loro ripartenze. Resilienza, memoria e speranza non sono parole da copertina, ma esperienze vissute e poi restituite sulla pagina con sincerità. Lavora come curatore letterario, seguendo progetti editoriali e accompagnando autori nel dare forma alle loro storie. In passato ha ideato e condotto programmi radiofonici dedicati alla rinascita, all’arte e all’impegno sociale, portando al centro voci spesso lasciate ai margini. Oggi quella stessa attenzione continua nei suoi scritti e nelle collaborazioni culturali, con uno sguardo sempre rivolto a chi cerca un nuovo inizio.

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