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Trump contro Meloni: “Sono scioccato, è lei quella inaccettabile. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”

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GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Al Corriere della Sera: “Non ci parlo da molto tempo. Non è più la stessa persona. Il Papa non capisce e non dovrebbe parlare di guerra”

di Mirko Gabriele Narducci

ROMA – All’Italia “piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”. Lo dice il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump in un’intervista al Corriere della Sera.
Meloni, sottolinea Trump, “dice semplicemente che l’Italia non vuole essere coinvolta. Anche se l’Italia ottiene il suo petrolio da là, anche se l’America è molto importante per l’Italia. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei”.

Con Giorgia Meloni non parla “da molto tempo” perché “non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. E’ molto diversa da quello che pensavo”.

Giorgia Meloni “non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese, l’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.

È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”.

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Per Trump l’Europa sta “distruggendo se stessa dall’interno” con le sue politiche di immigrazione e con quelle legate all’energia: “Pagano i più alti costi del mondo per l’energia e non sono nemmeno pronti a battersi per lo stretto di Hormuz da dove la ricevono. Dipendono da Donald Trump perché lo tenga aperto”.

“Se ho chiesto all’Italia l’uso di dragamine per lo stretto di Hormuz? Ho chiesto di inviare tutto quello che vogliono, ma non vogliono perché la Nato è una tigre di carta”.

Papa Leone XIV “non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese”.

“Orban? Era un mio amico, non era la mia elezione ma era un mio amico, un brav’uomo, ha fatto un buon lavoro sull’immigrazione. Non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo Paese come ha fatto l’Italia“.

Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

“Avevo gli occhi belli”: la storia di Anna Borsa, vittima di femminicidio, conquista il Campidoglio

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Lunedì 13 aprile, nella splendida Sala del Carroccio al Campidoglio a Roma, si è svolta la presentazione di “Avevo gli occhi belli” (Armando Editore), libro che tratta la storia di Anna Borsa, vittima di femminicidio nel marzo del 2022.

Un pomeriggio importante per riflettere su un tema cruciale per la nostra società attraverso la condivisione di esperienze e punti di vista differenti.

A moderare l’iniziativa Angela Maria Greco, curatrice di eventi culturali che, dopo aver salutato il pubblico così numeroso nonostante il tempo incerto, ha lasciato la parola a Dario Nanni, consigliere comunale e Presidente della Commissione Capitolina Speciale Giubileo 2025, che ha sottolineato l’importanza della sensibilizzazione attraverso la cultura e il potere della parola.

Andrea Iacometti, amministratore delegato della casa editrice Armando, ha ricordato l’obiettivo della collana “Dentro le storie”, di cui l’opera fa parte. Questa accoglie racconti di cronaca e di vita vissuta con un taglio del tutto originale rispetto ai libri inchiesta, in quanto permette di conoscere i protagonisti di fatti di vita vissuta, delitti, storie violente o fenomeni sociali, restituendo ad essi quella parola che la violenza e il destino gli aveva tolto.

Insieme all’autrice Valentina Iannaco, che ha raccontato la storia di Anna e le tante iniziative di divulgazione del libro passate e future, tre donne di altissimo spessore.

La psicoterapeuta e criminologa Virginia Ciaravolo ha spiegato le tante difficoltà e i meccanismi per cui le donne vittime di violenza sono ancora restie a denunciare, come la colpevolizzazione, la paura, l’autoresponsabilizzazione soprattutto in caso di figli o l’angoscia.

L’avvocata Claudia Di Brigida ha illustrato i reati-condotte spia prodromici di una relazione tossica, per esempio l’isolamento, visto come il primo passo per esercitare il controllo dell’uomo sulla donna, o le sperequazioni nelle posizioni di forza.

La giornalista Domitilla Savignoni ha affrontato l’argomento dei cliché e degli stereotipi del linguaggio giornalistico quando si parla di femminicidi. Espressioni utilizzate per rivolgersi ai carnefici quali “ha agito accecato dalla gelosia”, “era un bravo ragazzo”, “è sempre stato una persona tranquilla” o “non accettava la fine di una relazione”, focalizzano l’attenzione sul carnefice rischiando di disumanizzare e far sparire la donna.

Le parole utilizzate dai media quindi devono servire a non alimentare l’assuefazione a queste vicende, evitare il voyeurismo, i dettagli morbosi e la spettacolarizzazione e a non cercare ombre nel passato della vittima.

Molto toccante l’intervento di Daniela Tacu, che ha dato la sua coraggiosa testimonianza di donna che si è liberata di un rapporto violento per amore dei suoi figli.

Intenso e significativo il monologo “Lo Specchio Pulito” del narrautore Alessandro Ristori espresso dal punto di vista maschile, che ha fatto riflettere su quanto sia necessario un cambiamento culturale da parte di tutti.

L’evento è stato allietato dagli emozionanti momenti musicali del poeta e cantautore Nuccio Castellino.

Sinossi del libro

Il primo marzo 2022 a Pontecagnano (SA) Anna Borsa, una giovane donna di 30 anni, viene uccisa dal suo ex compagno. Quella mattina l’assassino si reca nel salone dove lei lavorava come parrucchiera, la segue nello sgabuzzino nel quale era andata a lavarsi le mani e le spara un colpo di pistola alla tempia. Nel 2024 Vincenzo Borsa, fratello di Anna, fonda l’Associazione Anna Borsa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza di genere e per mantenere vivo il ricordo della sorella. In questo libro è Anna stessa a raccontare la sua storia in un monologo fatto di narrazioni, pensieri, ricordi, di parole dette e non dette.

L’autrice

Valentina Iannaco, nata a Salerno nel 1986, è una Web Copywriter. Laureata in Lingue nella Società dell’Informazione e in Lingue e Letterature Moderne e Traduzione Interculturale, nel corso degli anni si è specializzata in Comunicazione Digitale e Scrittura per il Web. Avevo gli occhi belli è la sua prima esperienza di scrittura di un libro.

L’Acqua e gli Etruschi: successo a Grotte di Castro per il quarto convegno annuale con le ultime novità archeologiche

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L’Acqua e gli Etruschi: successo a Grotte di Castro per il quarto convegno annuale con le ultime novità archeologiche

I nuovi scavi subacquei avviati nel lago di Mezzano potrebbero presto dirci qualcosa di nuovo sui resti protostorici individuati in quell’area. È una delle novità emerse nel convegno “L’Acqua e gli Etruschi”, organizzato dal Comune di Grotte di Castro in collaborazione con l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del CNR nella nuova Casa di Comunità. Gli scavi sono stati riavviati in queste settimane, dopo il via ufficiale nel 2025.

“Un evento che vuole essere la rappresentazione e la sintesi di tutte le attività di scavo e di ricerca che portiamo avanti durante l’anno – ha dichiarato il sindaco di Grotte di Castro, Antonio Rizzello – Si tratta di un appuntamento ormai fondamentale, che rappresenta un punto di riferimento per tutta la vasta area che comprende i territori e i Comuni del lago di Bolsena. Il fatto che la Sovrintendenza abbia scelto proprio questo evento per annunciare la nuova campagna di scavi è significativo dell’importanza di questo nostro appuntamento”.

Nelle giornate di venerdì e sabato il convegno ha portato al tavolo diversi relatori di livello nazionale, con il lavoro dei coordinatori scientifici Mariaflavia Marabottini, direttrice del Museo Civita di Grotte di Castro, e Marco Arizza dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR. Hanno poi contribuito al dibattito Maria Grazia Filetici, già direttrice del MiC, Dino Angelaccio del Gruppo accessibilità universale dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, e il gruppo di studiosi del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia composto da Vincenzo Bellelli, Valeria Dorsa, Melania Bisegna, Jole Tropeano e Caterina Agostino.

Di rilievo l’intervento di Barbara Barbaro della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale. Al tavolo anche Rita Auriemma dell’Università del Salento, gli architetti Claudio Carocci ed Emanuela Todini, la Soprintendente Margherita Eichberg, la direttrice dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale Costanza Milani, l’archeologa Rachele Pavan, Rodolfo Brancato dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Antonino Bottone dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Giuseppe Scardozzi dell’ISPC di Lecce, gli archeologi Alessandra Sileoni, Alfredo Moraci, Walter Pantano, Michele Valentini e Simone Falqui, Giulina Galil, direttrice del Museo della Navigazione delle Acque Interne di Capodimonte, Laura Ambrosini dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale di Roma e Debora Rossi del Museo Civico Archeologico della Civiltà etrusca di Pitigliano, la studiosa Laura Sagripanti.

La giornata ha confermato il ruolo del convegno come importante momento di confronto scientifico e di condivisione dei risultati delle ricerche archeologiche sul rapporto tra gli Etruschi e l’acqua, con particolare attenzione ai temi dell’accessibilità, della valorizzazione territoriale e della tutela del patrimonio.

Roma. Pertosse bambini Lazio, prevenzione e vaccini: “Serve più consapevolezza tra i genitori”

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Immagine creata con IA

È la Settimana della pertosse a riaccendere l’attenzione. La pediatra Savarese: “Neonati i più esposti, prevenzione decisiva per le famiglie nel Lazio”


È la Settimana della pertosse, promossa a livello istituzionale, a riportare al centro un tema spesso sottovalutato: la protezione dei bambini più piccoli. Anche nel Lazio, la pertosse resta una minaccia concreta, soprattutto nei primi mesi di vita.

Si tratta di un’infezione respiratoria altamente contagiosa che può essere pericolosa per i neonati, quando il ciclo vaccinale non è ancora completo. Il punto, oggi, non è solo medico ma anche informativo: cosa devono fare davvero i genitori?

Ne parliamo con la dottoressa Immacolata Savarese, pediatra (clicca qui), con esperienza anche in ambito neonatologico presso la Terapia Intensiva Neonatale del Bambino Gesù di Roma, che svolge attività clinica sia in regime intramoenia tramite Cup dell’ospedale, sia con visite domiciliari nell’area di Fiumicino e zone limitrofe, per garantire continuità assistenziale e una presa in carico diretta dei bambini anche nei contesti familiari più delicati.

Dottoressa Savarese, perché questa Settimana della pertosse è importante per le famiglie?
«Perché ci ricorda che la pertosse non è una malattia del passato. È ancora presente e può colpire soprattutto i più fragili. Parlare oggi di prevenzione significa proteggere i bambini domani».

Molti genitori pensano che sia una malattia rara: è davvero così?
«No. È meno visibile rispetto ad altre infezioni, ma continua a circolare. Il problema è che spesso viene riconosciuta tardi, soprattutto negli adulti, che possono trasmetterla senza sapere di averla».

Qual è il rischio concreto per un neonato?
«Nei primi mesi di vita il sistema immunitario è immaturo. Nei casi più seri, che noi vediamo anche nei contesti ospedalieri, la pertosse può causare difficoltà respiratorie importanti. È questo che dobbiamo evitare».

Cosa devono fare, in pratica, le mamme in gravidanza?
«Parlare con il proprio ginecologo e valutare la vaccinazione in gravidanza. È un gesto semplice ma fondamentale: permette di trasferire anticorpi al bambino e proteggerlo nei primi mesi».

E dopo la nascita? Qual è l’errore più comune dei genitori?
«Rimandare. Spesso si pensa “lo faremo più avanti”, ma con la pertosse il tempo conta. Seguire il calendario vaccinale senza ritardi è essenziale».

Anche gli adulti devono preoccuparsi?
«Sì, ed è un punto chiave. Genitori, nonni, familiari stretti: sono loro spesso a trasmettere l’infezione. Proteggere un neonato significa proteggere tutto l’ambiente intorno a lui».

Dal suo lavoro sul territorio, cosa percepisce tra le famiglie?
«C’è attenzione, ma anche confusione. Per questo è importante avere un riferimento pediatrico di fiducia. Il dialogo diretto aiuta a chiarire dubbi e a fare scelte consapevoli».

Un consiglio finale per i genitori del Lazio?
«Non aspettate di avere un problema. Informarsi, prevenire e affidarsi al pediatra è la strada più sicura per proteggere i propri figli».

Il messaggio è chiaro: la pertosse non è superata e la prevenzione resta l’unica vera difesa. Nel Lazio, tra grandi centri urbani e territori ad alta mobilità, la consapevolezza delle famiglie diventa un elemento decisivo.

Per i genitori cambia poco nelle regole, ma molto nelle scelte quotidiane: proteggere i bambini significa agire prima, con informazioni corrette e un riferimento medico costante.

AMMINISTRATIVE ARICCIA: INAUGURAZIONE DEL COMITATO ELETTORALE E PRESENTAZIONE DELLE LISTE DELLA COALIZIONE PER FABRIZIO PROFICO SINDACO

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AMMINISTRATIVE ARICCIA: INAUGURAZIONE DEL COMITATO ELETTORALE E PRESENTAZIONE DELLE LISTE DELLA COALIZIONE PER FABRIZIO PROFICO SINDACO

Una giornata straordinaria, segnata da una partecipazione che ha superato ogni aspettativa, ha accompagnato l’inaugurazione del Comitato Elettorale e la presentazione ufficiale delle liste che compongono la coalizione a sostegno della candidatura di Fabrizio Profico alla guida di Ariccia. Un appuntamento che ha riunito cittadine e cittadini, famiglie, giovani, associazioni e realtà del territorio in un clima di entusiasmo, vicinanza e fiducia.
Un ringraziamento sentito va alle forze politiche che hanno scelto di condividere questo percorso: Alleanza per Ariccia, Alleanza Verdi Sinistra – Per Ariccia a Sinistra, Movimento Cinque Stelle e Ariccia Rinasce. La loro presenza, il loro sostegno e il loro contributo rappresentano un segnale forte di unità, responsabilità e visione comune. Una coalizione ampia, plurale, radicata nei valori della partecipazione, della giustizia sociale, della sostenibilità e della cura del territorio.
L’incontro ha mostrato con chiarezza quanto sia vivo il desiderio di cambiamento e quanto sia forte la volontà collettiva di costruire un futuro migliore per Ariccia. Le tante persone presenti, il calore degli abbracci, le parole di incoraggiamento e la passione condivisa hanno reso evidente che questo non è solo un percorso politico: è un movimento civico, un sogno che appartiene a tutta la comunità.
Il sogno di una Ariccia più giusta, più verde, più inclusiva e più attenta ai bisogni reali delle persone, continua. E continua con la forza di chi crede che la politica debba tornare ad essere servizio, ascolto, responsabilità. Continua con la determinazione di chi vuole trasformare la speranza in realtà. Continua grazie all’impegno quotidiano di una coalizione unita e di una cittadinanza che non ha paura di immaginare un domani diverso.
Oggi abbiamo acceso una scintilla. Da domani, insieme, la trasformeremo in futuro.

Seychelles Nature Trail 2026: torna il grande evento di trail running a Mahé il 16 maggio

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Sport, natura e avventura nel cuore dell’Oceano Indiano per la 3ª edizione della gara internazionale tra i paesaggi più spettacolari delle Seychelles

Il fascino selvaggio delle Seychelles si prepara ad accogliere nuovamente atleti da tutto il mondo: il Seychelles Nature Trail 2026 prenderà ufficialmente il via il 16 maggio 2026, segnando la sua attesissima terza edizione sull’isola di Mahé, nel cuore dell’arcipelago, dove natura incontaminata e paesaggi spettacolari fanno da cornice a una delle esperienze di trail running più iconiche dell’Oceano Indiano.

Organizzato da Tourism Seychelles, l’evento si è rapidamente affermato come uno dei momenti più iconici del calendario internazionale dello sport e del turismo esperienziale, grazie a un format unico che unisce sfida atletica e immersione nella natura incontaminata.

Il trail propone anche per il 2026 un percorso tecnico e altamente scenografico di 22 km, con un dislivello impegnativo di 1.210 metri, attraversando alcuni dei paesaggi più spettacolari dell’arcipelago di Seychelles.

La partenza è prevista da Port Glaud, per poi svilupparsi lungo un itinerario mozzafiato che toccherà Cap Ternay, Anse Major, Mare aux Cochons, Cassedent e Tomassin, prima di concludersi a Grand Anse. Un tracciato che combina costa, foresta tropicale e tratti montani, offrendo un’esperienza intensa, tecnica e accessibile a diversi livelli di preparazione.

Il Seychelles Nature Trail continua a promuovere il turismo sportivo e a valorizzare l’eccezionale biodiversità dell’arcipelago, offrendo ai partecipanti un’immersione autentica nei parchi naturali e nei paesaggi granitici delle isole.

Secondo Tourism Seychelles, l’evento sta registrando una crescente attenzione internazionale: nell’ultima edizione, circa un terzo dei partecipanti proveniva da Asia, Africa ed Europa, contribuendo a rafforzare la reputazione globale della competizione nel circuito del trail running.

La crescente domanda ha spinto l’organizzazione ad aprire anticipatamente le iscrizioni, così da permettere agli atleti di tutto il mondo di pianificare il viaggio e assicurarsi un posto, ha aggiunto l’organizzazione.

Gli appassionati di trail running sono invitati a registrarsi e a confermare la propria partecipazione al Seychelles Nature Trail 2026 tramite il seguente link: https://ilop.re/ilop-sport/seychelles-nature-trail/ .

Roma. Vittorio Camaiani a Palazzo Colonna: “Senza confini” trasforma la couture in viaggio contemporaneo

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Carla Cogliandro, Kate Cavaliere, Elena Parmegiani, Vittorio Camaiani, Elisabetta Pellini, ph. Maurizio Fabrizi

Nella Galleria del Cardinale Colonna la collezione primavera estate 2026 di Vittorio Camaiani unisce culture, tessuti e visioni. Un evento che rafforza il ruolo di Roma nella moda contemporanea

ROMA – Non è solo una sfilata, ma una costruzione visiva precisa quella firmata da Vittorio Camaiani, che domenica 12 aprile 2026 ha presentato a Palazzo Colonna la collezione primavera/estate “Senza confini”. Nella Galleria del Cardinale Colonna, spazio storico nel cuore della Capitale, la moda entra in dialogo diretto con l’architettura e ne assorbe profondità e ritmo.

Carla Cogliandro, Kate Cavaliere, Elena Parmegiani, Vittorio Camaiani, Elisabetta Pellini


A introdurre la serata è Elena Parmegiani, direttrice eventi della Galleria, in un appuntamento che coincide con il quarto anno della rinnovata gestione dello spazio, oggi sempre più presente nella scena culturale romana.

Elena Parmegiani

La scelta della location non è accessoria. Le colonne in marmo, la luce calda e la profondità prospettica accompagnano il passo delle modelle e costruiscono una scenografia naturale che amplifica ogni silhouette. La passerella non invade lo spazio: lo attraversa.

La passerella nella Galleria del Cardinale Colonna


Il progetto creativo di Camaiani parte da una visione chiara: immaginare la moda come un linguaggio capace di unire e mettere in dialogo culture diverse, fino a

“unire il mondo con il tessuto”.

In un tempo segnato da divisioni, la collezione propone una lettura opposta: la contaminazione come valore.

In passerella emerge una linea coerente. I volumi sono morbidi, i tagli fluidi, le stratificazioni leggere. I tessuti – lino, chiffon, organza, seta – accompagnano il movimento senza irrigidirlo. Le superfici alternano opacità e trasparenze, costruendo profondità senza appesantire la figura.

Contrasti cromatici e volumi fluidi nella collezione

La collezione si sviluppa come un itinerario. L’Oceania prende forma attraverso colori intensi – viola, verde, giallo – e linee ariose, con top balloon e gonne lunghe in taffetà che evocano una dimensione pittorica.

Stampe e colori evocano un viaggio tra continenti

L’America introduce un registro più dinamico: denim, stelle e riferimenti reinterpretati in chiave leggera su shorts, bermuda e tute. Una dimensione più quotidiana, che resta coerente con l’eleganza complessiva.

leganza naturale e linee fluide

Con l’Africa, la palette si sposta su toni terra: beige, ocra, marroni. Lini, organze e cotoni batik costruiscono capi in cui le tasche applicate e le trasparenze diventano elementi strutturali. Ai piedi, i sabot animalier firmati Lella Baldi completano il racconto materico.

Materiali naturali e costruzione sartoriale

L’Asia segna un ritorno alla sintesi. Colli a kimono, obi e linee pulite costruiscono un’estetica essenziale. I cappelli di Jommi Demetrio introducono un elemento visivo deciso ma controllato.

Tra verde acido e stampe floreali

L’Europa chiude il percorso riportando tutto a una grammatica familiare: bianco e nero, accenti rossi, linee più strutturate. Un richiamo alla tradizione sartoriale e al cinema italiano, riletto in chiave contemporanea.

Eleganza grafica tra tradizione e contemporaneo

A tenere insieme il racconto è il lavoro sui dettagli. Cinture sottili, nodi e applicazioni tessili costruiscono la silhouette senza forzarla. Gli accessori dialogano con gli abiti senza sovrastarli.

Eleganza essenziale e contrasti cromatici


Anche il beauty segue una linea coerente: il make-up firmato Vivi Make-up Academy riprende la palette cromatica, mentre l’hairstyling di Compagnia della Bellezza introduce elementi floreali intrecciati.

Eleganza fluida e dettagli floreali

La parte sera non interrompe il racconto, lo accompagna. Abiti lunghi e tute, tra chiffon, georgette e crêpe de chine, trasformano i temi del giorno in una dimensione più fluida. Tra i look più significativi, una tuta nera in crepe con profili bianchi abbinata a volumi in organza.

Linee pulite e movimento leggero

Nella Galleria dialogano con la sfilata anche le sculture in acciaio di Andrea Borga, rafforzando il legame tra moda e arte.

Nel parterre, tra gli altri, la principessa Jeanne Colonna, il principe Ascanio Colonna, le attrici Elisabetta Pellini, Agnese Catalani, Giorgia Fiori, insieme a esponenti del mondo culturale.

Tra trasparenze e dettagli sartoriali

“Senza confini” non è una rottura, ma un equilibrio. La collezione unisce linguaggi diversi mantenendo coerenza, senza forzature. La donna immaginata da Camaiani resta pratica, elegante e sofisticata.

Eleganza sobria e movimento leggero

A rendere ancora più incisiva la narrazione, gli scatti di Maurizio Fabrizi e Giancarlo Fiori, che restituiscono luce, movimento e costruzione dei capi con uno sguardo preciso.

Cresce la presenza di Wizz Air a Napoli Capodichino

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Gabriele Imperiale

La Wizz Air seconda compagnia aerea in Italia per quota di mercato ha annunciato una nuova fase di espansione con nuove rotte e voli per la sua base di Napoli Capodichino

La compagnia aerea  Wizz Air ha annunciato un’importante fase di crescita per la sua base presso l’Aeroporto Internazionale di Napoli Capodichino, confermando il ruolo strategico dello scalo campano nella propria rete europea. Secondo quanto comunicato dalla compagnia, il piano di espansione prevede l’introduzione di nuove rotte internazionali e il potenziamento delle frequenze su alcune destinazioni già esistenti. L’obiettivo è quello di migliorare ulteriormente la connettività tra il Sud Italia e numerose città europee, rispondendo a una domanda in costante crescita sia da parte dei viaggiatori leisure che business. Questa scelta consentirà a Wizz Air di aumentare significativamente la capacità operativa, creando al contempo nuove opportunità occupazionali sul territorio, tra personale di bordo e staff di terra.

Gabriele Imperiale, Corporate Communications Manager di Wizz Air così illustra i prossimi programmi per Napoli.

Presentiamo la nostra Summer Season da Napoli, dove operiamo 20 rotte verso 13 paesi. La nostra base napoletana ha aperto nel periodo post pandemico Covid nel 2021. Quest’anno, oltre nella Summer Season, avremo una crescita di oltre 121% rispetto  alla stagione estiva passata. In totale offriremo 1,5 milioni di posti in tutto l’anno 2026, con una capacità che è in aumento del 73%. Saranno più di 3.260 le frequenze nella Summer Season 2026 con tre nuove rotte, tra cui due domestiche, verso Milano e  Venezia, che effettueremo tra luglio e agosto. In particolare, quella per Venezia, prevista da dicembre, l’abbiamo anticipata al primo di luglio, proprio per rispondere alla domanda  dei passeggeri napoletani e veneti che vogliono venire a Napoli per godersi l’estate napoletana. Inoltre abbiamo un’altra rotta  verso Palma di Maiorca che è la novità in assoluto più interessante per la stagione estiva 2026. Non colleghiamo soltanto centro ed est Europa con Napoli ma  anche il Nord Africa, viste le accessibilissime rotte egiziane per Sharm el Sheikh, ora cerchiamo di collegare anche  la Spagna≫.  Rafforzerete la base di Napoli con altro personale ?   ≪Grazie alla Summer Season Napoli viene potenziata, presso la nostra base abbiamo più di cento colleghi che vivono e lavorano a Napoli,  la maggior parte sono proprio di Napoli e della Campania e questo è per noi  un grande vanto  perché stiamo creando posti di lavoro≫. Gabriele Imperiale ha così concluso: ≪Una crescita così significativa per l’estate è un segnale inequivocabile del nostro amore per questa città e della nostra solida partnership con GESAC. Non stiamo solo aggiungendo posti, stiamo democratizzando la mobilità sia nazionale che internazionale: Vogliamo che viaggiare da e per Capodichino sia un’opportunità accessibile a tutti, mantenendo i più alti standard di efficienza. Let’s WIZZ, Napoli!≫.  La collaborazione di Wizz Air – la seconda compagnia aerea in Italia per quota di mercato –  con GESAC continua a spingere le operazioni della compagnia nel capoluogo napoletano: nuova stagione estiva con un incremento massiccio delle frequenze e il lancio di nuovi collegamenti chiave, consolidando il ruolo di Napoli come base strategica per la connettività nazionale e internazionale.

Accogliamo con grande soddisfazione l’ulteriore espansione di Wizz Air a Napoli – ha dichiarato Margherita Chiaramonte, Commercial Director Aviation di GESAC – le nuove rotte e il significativo incremento delle frequenze si inseriscono in un network già solido e strutturato che rafforza il ruolo di Napoli come uno dei principali gateway del Sud Italia verso l’Europa. L’offerta di Wizz Air da Napoli si distingue per una spiccata vocazione internazionale e per una presenza capillare nell’Europa Centro-Orientale, area in cui la compagnia si conferma il vettore con il maggior numero di collegamenti. Un network strategico che genera valore sia sul piano turistico, sia su quello economico e commerciale, favorendo gli scambi e la mobilità tra territori sempre più interconnessi≫. Wizz Air ha annunciato una nuova fase di espansione per la sua base di Napoli Capodichino. Per la stagione estiva 2026  la compagnia mette in campo una crescita della capacità senza precedenti, confermando l’impegno verso il territorio partenopeo e il Sud Italia. I numeri riflettono un investimento massiccio:  la capacità complessiva passerà infatti da oltre 880mila posti del 2025 a oltre 1.5 milioni nel 2026. In particolare  l’offerta sarà più che raddoppiata durante la stagione estiva, i posti disponibili cresceranno dai 471mila della scorsa Summer 2025 a più di 1 milione. Quest’estate lo scalo di Capodichino offrirà ai viaggiatori campani una flessibilità di viaggio senza precedenti. L’investimento per la stagione estiva 2026 su Napoli si inserisce in una strategia di crescita nazionale che vede il lancio di ben 39 nuove direttrici da e per l’Italia. Oltre al massiccio potenziamento su Milano Malpensa, con nuove rotte verso destinazioni come Valencia, Malaga e Corfù, e il consolidamento della propria presenza negli scali di Venezia, Catania e Palermo, Wizz Air espande significativamente i collegamenti da Roma Fiumicino, con l’annuncio dell’arrivo del 17esimo aereo nella base romana e l’introduzione di mete come Chania, Rodi e Tallinn. Questo piano di sviluppo porterà il network complessivo a 291 rotte, collegando capillarmente la penisola a 33 Paesi e confermando Wizz Air come il principale motore di connettività a tariffe convenienti per il mercato italiano. A Napoli, la crescita si concretizza con il lancio di collegamenti strategici, tra cui l’attesissima rotta domestica verso Milano Malpensa, che opererà con una frequenza di due voli al giorno – 14 a settimana – garantendo una connessione capillare tra le due principali aree metropolitane del Paese. Sempre sul fronte domestico Wizz Air rafforza ulteriormente il network anticipando dal primo luglio 2026 l’avvio della rotta Napoli – Venezia, con una frequenza di 7 voli settimanali fino alla fine di ottobre, che saliranno a 11 voli settimanali a partire da dicembre. L’anticipo del lancio conferma la forte domanda su questa direttrice e l’impegno della compagnia nel potenziare la connettività tra due città chiave del Paese. Sul fronte leisure, Wizz Air risponde alla domanda dei passeggeri napoletani introducendo il volo diretto per Palma di Maiorca, una delle mete più ambite del Mediterraneo: il giovedì, martedì e sabato. Come per tutto il network italiano, anche i voli per le nuove rotte saranno operati con l’Airbus A321neo, dotato della tecnologia più avanzata oggi disponibile per garantire efficienza nei consumi, riduzione delle emissioni di CO2 e un’esperienza di bordo silenziosa e confortevole. L’espansione verso Napoli si inserisce  nella più ampia strategia di crescita di Wizz Air in Italia. Nel 2026, la compagnia offrirà in Italia 29 milioni di posti, operando con una flotta di 38 aeromobili collocati nelle sei basi italiane di : Catania, Napoli, Roma, Palermo, Milano e Venezia, confermando il ruolo della compagnia come uno dei principali motori della connettività internazionale dell’Italia.

Negli ultimi anni, l’aeroporto di Capodichino ha registrato un incremento costante del traffico passeggeri, diventando uno degli hub più dinamici del Mezzogiorno. L’investimento di Wizz Air si inserisce in questo contesto positivo, contribuendo a rafforzare il ruolo della città come porta d’ingresso privilegiata verso il Sud Italia.

Harry di Prisco

Le sintesi di Battaglia La Terra Borgese: “L’Arte e la Bellezza, nella Forma e nella Moda”

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Il critico d'Arte Paolo Battaglia La Terra Borgese

Arte e bellezza fra soggetto e opera d’arte attraverso alcuni autori britannici. “…La Venere di Botticelli può sembrare fuori moda. Quella di Milo non lo sarà mai”. Un’opera d’arte deve rispondere al requisito della bellezza? Il Critico: “Questa domanda, con i problemi che essa fa sorgere, non è certo nuova. Si sa che Rembrandt fu creduto, ai suoi tempi e anche dopo, un pervertito, amante del deforme e del brutto”

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I critici del passato – dice Battaglia La Terra Borgese – hanno combattuto dure battaglie in nome del Realismo e dell’Idealismo in arte. I realisti furono accusati di provocazione, poiché si ispiravano, volutamente, al brutto, sia ritraendo i porri e le verruche dei loro modelli, sia mettendo ciminiere di fabbriche nei loro quadri, come fecero i paesaggisti Impressionisti, o ancora, usando un genere di pittura come quella del Vedovo di Samuel Luke Fildes, che rappresenta un lavoratore mentre imbocca un bambino nella sua povera casa e che ebbe la condanna di un critico del The Times di Londra perché secondo lui, in un’opera d’arte non si dovrebbe mai trovare posto per un paio di stivali infangati, anche se ben dipinti.

? Può dunque un brutto oggetto servire come soggetto di una bella opera d’arte

Paolo Battaglia La Terra Borgese allora, provocatoriamente, chiede se deve un’opera d’arte esprimere solo un ideale di bellezza. Se possono essere belle nello stesso modo opere d’arte differenti quali una Venere di Botticelli, una Vecchia del Velázquez, una carcassa di carne squartata del Rembrandt, una scena di fucilazione del Goya, un paio di vecchi stivali di van Gogh, un Minotauro di Picasso o un tramonto del Turner.

Dobbiamo innanzi tutto fare una distinzione – precisa Battaglia La Terra Borgese – fra soggetto e opera d’arte: un tramonto può essere bellissimo e non essere però un’opera d’arte; il tramonto è il risultato di cause naturali. Si usa definire bello il canto di un usignolo e brutto quello di un corvo. Tuttavia l’usignolo non è un animale più musicale del corvo: i due uccelli in fondo fanno la stessa cosa: cantano. È quindi puramente accidentale che noi si preferisca l’uno all’altro, dato che essi emettono il suono che la natura ha loro imposto.

Altrettanto – continua il Critico – si può dire del giudizio che diamo, nel linguaggio di ogni giorno, ammirando un albero o un paesaggio. Pur trovando che sono meravigliose opere della natura, noi non possiamo certo parlare, riferendoci ad esse, di opere d’arte, poiché l’opera d’arte deve essere, come viene definita dalla stessa parola “arte”, ossia artificio, fuori dalla natura e fatta dall’uomo.

L’opera d’arte può avere diretta origine dalla natura: un compositore può essere ispirato dal canto di un uccello, un pittore dalla vista di una bella donna. Ma l’opera d’arte può anche venire suggerita da fatti e cose apparentemente fuori della natura: un pittore disilluso dal mondo d’ogni giorno, può crearsi un suo mondo ideale. Epperò questo suo nuovo mondo, che si è andato formando, fa parte ancora della natura, come ne fa parte il pittore stesso, in quanto vive. Le linee nere orizzontali e verticali dipinte sulle tele di Piet Mondrian sono altrettanto “naturali” dei primi alberi dipinti da lui, anche se non così facilmente riconoscibili dalla nostra esperienza come quei veri alberi.
L’elemento di automatica identificazione è un fattore di grande importanza. Guardiamo per esempio la rappresentazione pittorica di un’automobile. Si può ben dire che la fotografia riprodotta da un catalogo sia realistica. Noi ci basiamo, così dicendo, sulla conoscenza che abbiamo dell’automobile, affermando che l’oggetto fotografato è lo stesso anche dalla parte che non si vede e che i lati a noi nascosti hanno identiche qualità simmetriche. Talvolta invece si può vedere, in un catalogo, un disegno eseguito da un artista che mostra l’automobile a sezioni, in modo da mostrarne parti dell’interno. Ora pur non avendo mai visto un’automobile tagliata così, se noi vogliamo scegliere bene, al momento di un acquisto, troviamo che il disegno, in questo caso, è più realistico della fotografia. Se fossimo esperti nella fabbricazione delle automobili, troveremmo allora che sono ancora più realistici i disegni degli ingegneri che ne studiano ogni singolo dettaglio tecnicamente, anche se questi, difficili alla lettura, ci richiedono un certo sforzo per capire l’opera finita.
Questi disegni sono quindi i più vicini alla realtà, in confronto con gli altri, poiché sono particolareggiati e non lasciano campo a mutazioni o ad ipotesi. Tutto vi è definito e misurato. Non lasciando niente al caso, hanno bisogno solamente di una capacità di lettura, che dipende però da una lunga preparazione ed esperienza di studio e di lavoro.

Siamo così giunti a scoprire più realistici proprio quei disegni che solo chi ha studiato può capire, con un atto di conoscenza quindi che è fondato sull’esperienza. Talvolta tutto ciò può arrivare automaticamente, come quando si guarda con la stessa facilità un albero vero e uno riprodotto in fotografia. Per imparare a riconoscere e a capire il disegno dell’ingegnere e dell’architetto dobbiamo però fare uno sforzo iniziale e seguire gli ammaestramenti di chi lo ha già imparato, prima di noi. Davanti a una persona sconosciuta può succedere la stessa cosa: dapprima la si guarda con sospetto e diffidenza, perché va al di là della nostra diretta conoscenza ed esperienza. Poi però, vinciamo questo nostro
atteggiamento diffidente facendo domande ed aspettandoci risposte proprio come purtroppo non si usa fare davanti a un’opera d’arte che ci sia nuova ed estranea.

Questo tipo di sperimentazione, che appartiene alla vita di ogni giorno, è una parte dell’imprevedibile senso di reazione che abbiamo davanti alla realtà e alla bellezza. I bei tramonti e i volti graziosi, sono considerati generalmente belli, perché associano piacevoli
qualità come quelle della forma e del colore. Altre cose invece, come quelle enumerate prima, e cioè corpi squarciati, vecchi stivali, periferie grige ecc., si considerano spiacevoli. Ci sono persone che davanti a scene di crudeltà e di violenza sentono persino la nausea e
stanno male.

L’artista è un uomo che sa guardare e vedere. I suoi sentimenti sono gli stessi delle altre persone, può ammirare un magnifico paesaggio o una bella ragazza, aborrire la violenza, la morte, la corruzione, la miseria come tutti gli altri. Ma è portato a vedere le cose più da vicino e ad analizzare quello che sente. Un vecchio paio di stivali non sono per lui tanto brutti ed inutili, da buttar via. La loro forma ed il loro colore, visti da lui in un modo particolare, diventano soggetti interessanti da disegnare e da dipingere. Si vede cioè come fossero una casuale scultura. Non c’è in questo niente di sentimentale, né per lui i vecchi stivali hanno strane associazioni romantiche con lunghe passeggiate nei campi. No, il suo atteggiamento è del tutto obiettivo e formale. Lui guarda gli stivali, come se li vedesse per la prima volta.

Rembrandt, vide, parimenti, nel bue squartato non solo la carne e il sangue con l’idea della corruzione e del modo con cui la vita si nutre della vita, ma anche il colore vivo, iridescente, il rosso cremisi che risalta sul roseo perlaceo e fu questo a stimolarne l’ispirazione e a caricare di significati il suo pennello.

? Che cos’è la forma

Goya, per condannare le atrocità della guerra si mise al lavoro senza nulla trascurare. Usando tutta la sua abilità, si trovò impegnato non solo come artista, ma anche come uomo, e in tutti i soggetti che trattò, qualunque essi fossero, seppe far predominare la bellezza della linea e della forma.

Questa parola, “forma”, può avere molti e diversi significati. Ognuno dei quali complementare all’altro, ma nessuno opposto.

Per prima cosa, ricordiamo la “forma pura”, l’idea come preesistente nella mente dell’artista, e destinata a diventare poi un mobile, un quadro, una statua con l’uso di materiali e di mezzi adeguati. La seconda forma è quindi quella dell’opera d’arte, per mezzo della parola scritta, della composizione musicale, della tela dipinta, del legno intagliato, della pietra scolpita, del metallo fuso.

Infine c’è la terza forma: quella dello stesso soggetto o modello dipinto che può essere la forma di un albero, di una persona, di un paio di vecchi stivali, o la forma di un’altra opera d’arte scolpita o dipinta in un’epoca precedente.

La prima forma è pura essenza ideale, che esiste solo nella mente di chi la pensa. La seconda è l’espressione fisica della prima, per mezzo della materia. La terza è la forma di tutte le cose esistenti, propria ad ogni oggetto.

Riconoscere quest’ultima è il compito più difficile dell’artista, e di tutti quelli che si interessano all’arte. L’artista deve essere in grado di riconoscere i vecchi stivali o qualsiasi altra cosa come forme a sé stanti. Deve cioè saper vedere il bello e la perfezione, lottando
per riconoscerla, cosi da riuscire a fare di un oggetto anche non puramente bello un’opera d’arte. Per fare questo deve pensare oltre che sentire, e pensare significa perdere molto tempo a studiare anche gli oggetti che non gli sono familiari. La forma è in stretta relazione con l’idea.

! Lo stile cambia presto ma le idee cambiano altrettanto rapidamente

C’è il linguaggio di ogni giorno che agisce quotidianamente sulla nostra sensibilità: quello della moda, dei giornali, delle immagini, del cinema, del ritocco digitale speso sui social. E nessuno si ferma certo a considerare l’illustrazione di una storia d’amore o una pubblicità di moda se il messaggio non giunge facile, ed è proprio per questo scopo, che ogni età ha i suoi simboli del bello secondo il modo in cui è abituata a vederli.

Se consideriamo un figurino di moda degli anni Trenta del Novecento o dell’Ottocento, come pure certi odierni avatar (il termine deriva dal sanscrito avatāra, che nell’induismo descrive la “discesa” o incarnazione di una divinità sulla Terra), e ne analizziamo la forma, vediamo che nessuna persona vera potrebbe rassomigliargli: può sembrare anche assurdo ma molte qualità che si identificano con la bellezza possono infatti sembrare, perché lo sono, esagerate.

. Esiste, ed è reale infatti una moda persino per il proprio fisico, il volto, la capigliatura

Una generazione trova affascinanti le gambe magre e le disegna stecchite nei figurini di moda, soprattutto oggi con l’ausilio del digitale (è sufficente un giro di TikTok). Un’altra ama le figure snelle e appiattite, un’altra ancora ne esagera la floridezza. È inutile nella vita stare ad analizzare questo genere di forma, ma è bene però osservare quanto il figurino, il modello proposto, e la moda abbiano breve durata. La moda di ieri è già superata, quella dell’altro ieri è diventata nostalgica, quella del tempo passato ci sembra romantica. Persino i volti delle persone hanno un’epoca, quando si devono girare delle scene di film storici, quando è necessario ricostruire accuratamente e perfettamente il passato. Eppure, se rivediamo alcuni film da cineteca, possiamo osservare come ognuno di questi mostra una sua propria idea di bellezza imponendola su qualsiasi moda, di qualsiasi secolo.

?E la moda

La moda, come il dialetto, deve essere della giornata, perché non c’è niente di più facile ad invecchiare della moda e del dialetto. Solo la forma, dura – spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese – . L’opera d’arte di un vero maestro vive per sempre: la sua forma è più forte della moda e dei simboli temporanei del bello. La Venere di Botticelli può sembrare fuori moda. Quella di Milo non la sarà mai. Le prosperose dame del Rubens possono essere considerate anche tutt’altro che affascinanti da noi che oggi abbiamo idee diverse e cerchiamo, come creiamo, con la truffa digitale, “pin-up girls” su ogni tipo di fotografia che possa riferirsi alla nostra immagine. Le bellezze di Modigliani ci sembrano completamente fuori di moda, quanto i manichini delle vetrine degli anni intorno al 1920 e fino al 1980, che rappresentavano l’ideale della bellezza femminile.

Anche le belle di John Singer Sargent, di Philip de Laszlo, di Dante Gabriele Rossetti, di Edward Burne-Jones e di molti altri, sono scadute col tempo. Come pure cadono icone tipo Lauren Bacall, Lucille Ball, Diana Barrymore, Ingrid Bergman, Vivian Blaine, Jeanne Crain, Linda Darnell, Yvonne De Carlo, o l’italiana Sophia Loren e, rincorrendo i giorni nostri, perfino le super sexi Carmen Russo e Monica Bellucci, soppiantate da corpi scolpiti in palestra e make up tecnologicamente e chirurgicamente più avanzati. Alcuni buoni disegni di moda possono invece essere, restare, interessanti ancora oggi dal punto di vista del disegno e dell’ideale simbolico della bellezza di un dato periodo. Il male del ritratto alla moda, anche se elaborato e studiato alla perfezione sta proprio in questo stesso pericolo.

?Concludendo

La nostra vita è condizionata quindi inconsciamente a continui cambiamenti. Ci si può svegliare un bel mattino, e scoprire che sta mutando, nella nostra mente, il concetto del bello. I modelli di Sargent – il più importante ritrattista americano del suo tempo – che lui voleva fare assomigliare alle fredde e brave dame del teatro UK Edoardiano di Pinero, di Wilde e di Shaw, rimarranno per sempre, come sono, sulle tele, col nasino altezzoso, con le sopracciglia arcuate, con il collo da cigno e nient’altro. Tutto ciò che ammiriamo, oggi, nei quadri del Rossetti, sono gli occhi in fuori e l’espressione angosciata che una volta volevano significare passione, ma che ora ci fanno pensare ad una malattia della tiroide. Per restare in Britannia: anche i nudi lascivi di William Etty soffrono della stessa impronta vittoriana, ricordandoci la stessa regina, con i loro capelli neri, lisci, raccolti in uno chignon a forma di focaccetta.

?La Forma

Si è scritto molto sulla magica arte dei vecchi maestri, ma bisogna ricordare che l’unica cosa che i maestri moderni potranno sempre avere in comune con loro, sarà l’eterna, inalterabile, qualità della forma.

Si congeda così Paolo Battaglia La Terra Borgese autorevole critico d’arte italiano attivo principalmente nel panorama della critica specialistica e nell’organizzazione di eventi culturali. Studioso, concentrato nell’analisi di opere storiche e contemporanee, approccia molto spesso l’estetica legandola a temi sociali o storici, come punto di partenza per riflessioni politiche e sociali, affrontando temi come il la gestione della “cosa pubblica”

WITA 2026: il Festival Internazionale del Cinema Indipendente celebra il talento selvaggio del cinema mondiale

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​La sera dell’11 aprile 2026, nell’accogliente cornice della RomARt Factory di Roma, si è svolta la cerimonia di premiazione del WITA – Wildcat International Talent Award, il festival internazionale dedicato al cinema indipendente che ha chiuso così la sua prima edizione. 
​Fondato con l’obiettivo di dare voce ai registi, attori e talenti emergenti, il WITA si distingue per la sua attenzione verso le opere che sfidano le convenzioni narrative e formali, abbracciando la creatività “selvaggia” che spesso nasce ai margini dell’industria cinematografica tradizionale. 

​Una serata di emozioni e innovazione.

​La cerimonia del 2026 ha visto la partecipazione di numerosi artisti tra finalisti e ospiti internazionali. Ospite d’onore d’eccezione della serata è stato Gigi Miseferi, che con la sua travolgente simpatia e verve ha animato la platea, regalando momenti di autentico intrattenimento e leggerezza. 
​Le opere premiate, provenienti da diverse parti del mondo — tra cortometraggi, documentari e opere sperimentali — hanno permesso alle due organizzatrici, l’attrice e produttrice Monica Carpanese e la regista e actor coach Martina Meo, di celebrare artisti e tecnici dal profondo animo “wild”. Sul palco, a condurre la serata con eleganza, sono stati Antonio Amatruda e Eva Borgodwa. 

​I vincitori della prima edizione.

​Tra i grandi protagonisti della serata:

​Miglior Documentario: “Miregla” di Carmelo Raneri e Giovanni Stella. 

​Miglior Cortometraggio: “A dead man can’t talk” per la regia di Joseph Ragnedda.

​Miglior Regia: Daniele Farina per “Nado”, opera premiata anche per le migliori musiche firmate da Morgan. 

​Miglior Attrice: La spagnola Gloria De Alba per “La Franja” di Pau Cortès. 

​Miglior Attore: Il russo Nikita Popov per “Lyuba”. 

​Special Wild Talent Award: La giovanissima artista russa Violetta Nersesyan per “Lyuba”. 

​Miglior Montaggio: Davide Concilia per il corto “Lo Scambio”. 

​Miglior Fotografia: Filippo Marzatico per “Chondros” di Iacopo Gattei. 

​Un premio che guarda avanti

​Con un’atmosfera vibrante e autentica, il Wildcat International Talent Award 2026 ha evidenziato l’importanza del rischio creativo e della libertà espressiva come pilastri di un cinema vivo, capace di raccontare il mondo da prospettive inedite.

Per info stampa: dr.ssa Roberta Nardi Giornalista e Addetto Stampa

+39 329 6658488 dott.ssarobertanardi@gmail.com