Dalla Calabria al Lazio, da Gioia Tauro a Roma: il cammino di Graziella Saverino è stato segnato da ostacoli difficili, ma anche da momenti indimenticabili, in un continuo saliscendi delle emozioni. Graziella è una donna coraggiosa, una mamma dalle mille risorse, ma soprattutto è un’artista carismatica e autentica, che è riuscita a mettere in musica il suo lato combattente.
Il suo brano, Se combatto vinco io, è la sua storia, ma è anche la storia di ognuno di noi: grandi e piccoli, normodotati o con disabilità, uomini, donne o persone non binarie. Un inno alla resilienza e alla volontà di andare avanti, anche quando tutto sembra difficile. L’abbiamo raggiunta per parlare del suo legame con Roma e della canzone scritta insieme a Giuseppe Anastasi.
Partiamo da Roma, cosa ti ha portato verso questa città?
Roma per me è una città magica. Fin da bambina ho sognato di viverci, senza sapere bene perché, m con la voglia di vedere da vicino una città unica. A diciannove anni ho preso le mie cose e, con molta incoscienza, sono partita da sola. Sono arrivata, ho studiato, e oggi sono ancora qui. Con Roma ho un legame speciale.
Qual è la difficoltà più grande che hai trovato nel trasferirti in una città come Roma?
La città era diversa da quella di oggi, e per certi aspetti, posso dire che prima era migliore. Ho vissuto a San Lorenzo, un quartiere che all’epoca era bellissimo e molto solidale. Adesso purtroppo non è più così. Ricordo che uscivo da sola, a tutte le ore, anche con le mie difficoltà motorie, e non ho mai avuto problemi o preoccupazioni.
La gente mi aiutava: mi portavano la spesa in macchina o avevo più tranquillità a chiedere una mano. Oggi, sinceramente, avrei paura a girare da sola di notte a San Lorenzo o in un qualsiasi altro quartiere. Forse sono cambiata io o forse, è cambiato tutto, ma resta il dispiacere. Anche perché purtroppo, e sottolineo purtroppo, Roma è cambiata.
Cosa rappresenta per te questo brano: Se combatto vinco io?
È un brano nato dalla mia pelle, in un momento molto delicato: è nato subito dopo la maternità.
Non parlerei di vera e propria depressione post-partum, ma di un qualcosa vicino. Sono dell’idea che le mamme, in generale, vengono spesso lasciate sole — figurarsi poi se hanno una disabilità. Così ti trovi a dover accudire un esserino che dipende da te in tutto e per tutto, e ti rendi conto di quanto sia difficile. La mamma è insostituibile, e anche se per motivi di distanza, non ho avuto molto supporto dalla mia famiglia, ho avuto la fortuna di avere un marito sempre presente.

Nel concreto, com’è nato questo brano e quando è entrato in gioco Giuseppe Anastasi?
Avevo bisogno di comunicare quello che mi stava capitando e così ho iniziato a scrivere i miei pensieri. Giuseppe Anastasi lo conoscevo da tanto, anche se, per via dei suoi impegni professionali e discografici, non abbiamo mai potuto parlare concretamente di una collaborazione tra noi. Quando invece ha avuto la possibilità liberarsi, si è messo subito a disposizione. Così gli ho sottoposto le mie bozze, e mi ha subito dato un riscontro positivo. Ovviamente ci abbiamo lavorato insieme, ma il suo supporto, è stato incredibile. Quando poi è nata la mia seconda bambina, ho vissuto tutto in modo più consapevole e più sereno, ma il desiderio di raccontare quel qualcosa della mia vita, era rimasto. Se combatto vinco io ha preso così forma. Purtroppo viviamo ancora in tempi bui, anche se qualche passo in avanti è stato fatto, ma tanti ne restano ancora da fare: nei confronti delle donne, dei bambini e dei genitori lasciati soli. Ogni mattina ci si sveglia e si combatte, soprattutto se sei una donna, soprattutto se sei una mamma.
Cosa ti ha dato emotivamente e professionalmente Anastasi in questo pezzo?
Tutto! Mi ha dato la possibilità di firmare un brano con lui e questo per me è stato un sogno che si è avverato. La melodia che mi ha regalato è stata un dono immenso. Un qualcosa di dolce, quasi sussurrato, come una ninnananna. Anastasi mi ha permesso di esprimermi nel modo giusto, con delicatezza ma con forza, mi ha regalato un sogno e la possibilità di raccontarmi.
Tornando al tuo rapporto con Roma, hai un posto nel cuore all’interno della città eterna?
Ho diversi posti del cuore. A Roma ho avuto le prime conoscenze lontane dalla mia terra e le prime uscite con quello che è diventato poi mio Marito. La nostra prima uscita è stata nella splendida Terrazza del Pincio, a Piazza del Popolo. Poi, c’è ovviamente il mio primo quartiere, Tor tre teste, che è un posto che ricordo e vivo con molta nostalgia. Ecco, Tor Tre Teste è un quartiere unico per me: è il mio posto del cuore.
E invece del Lazio, hai un luogo che ami particolarmente o a cui sei legata?
Direi Nettuno. Ci andavamo spesso in vacanza quando mio figlio era piccolo. Il castello, il mare, l’atmosfera… insomma, un posto unico. In realtà, tutto il Lazio è pieno di luoghi magici. Elencarli tutti sarebbe impossibile per me.
Come ultima domanda, quali sono gli obiettivi futuri per Graziella?
La musica! Voglio che resti parte integrante della mia vita. Vorrei continuare a usarla per trasmettere messaggi di unione e normalità, e arrivare così a quante più persone possibili. Questo è il mio sogno, e il mio obiettivo.
