A Testaccio lo spettacolo di Emanuela Mari e Arianna Castelli attraversa tutte le forme dell’amore mentre il locale storico di Luciano Manzone si trova al centro delle trasformazioni urbanistiche della zona
Ci sono luoghi in cui Roma smette di essere scenografia e torna ad essere storia concreta, fatta di passaggi, mestieri e memoria. La Botticella, nel cuore di Testaccio, è uno di questi. Oggi il locale è gestito da Luciano Manzone, fonico e proprietario, che ne ha ereditato l’attività dal padre, quando quello spazio serviva ancora come rimessa per carrozze a cavalli. Un passaggio generazionale che tiene insieme la città di ieri e quella di oggi.

In questo contesto prende forma “Piaceri d’Amore”, spettacolo ideato da Emanuela Mari, che utilizza il linguaggio del bel canto e della recitazione teatrale per costruire un percorso sull’amore nelle sue molteplici declinazioni. Non una semplice successione di brani, ma un disegno preciso che attraversa idillio, desiderio, perdita, rabbia e consapevolezza.
Sul palco si muovono due presenze distinte e complementari. Arianna Castelli, soprano, restituisce la dimensione pura della voce, sostenendo con precisione e intensità il repertorio musicale. Emanuela Mari, in una doppia veste di soprano e attrice, introduce un elemento teatrale che dà continuità e profondità al percorso, alternando interpretazione e recitazione. È proprio questo equilibrio tra voce e parola a trasformare lo spettacolo in un’esperienza, più che in una semplice esecuzione.

La struttura della serata emerge chiaramente dalla scelta dei brani. Da “Plaisir d’amour”, che racchiude già il senso di una felicità destinata a svanire, fino alle arie della tradizione lirica e alle incursioni nella canzone internazionale, ogni passaggio contribuisce a costruire una narrazione coerente. L’amore popolare prende forma con la tradizione napoletana, quello filosofico viene evocato attraverso Platone, mentre Shakespeare e Sibilla Aleramo riportano il discorso su un piano più complesso, dove il sentimento si intreccia con identità e contraddizione.
Con Carmen il tono cambia: l’amore diventa desiderio, libertà, tensione. Brani come “La vie en rose”, “Quizás, quizás, quizás” e “Bésame mucho” ampliano il racconto a una dimensione universale, mentre la lirica, da Mozart a Bellini, da Offenbach a Lehár, restituisce una struttura formale che non raffredda l’emozione ma la organizza, rendendola riconoscibile.
Ne emerge un percorso che non semplifica l’amore, ma lo espone nella sua complessità. Ed è proprio questa complessità a trovare spazio in uno spettacolo che sceglie di mantenere qualità e accessibilità, offrendo al pubblico una serata completa, anche con cena, a prezzi contenuti. In un momento in cui la crisi del settore culturale è evidente, la presenza di artisti che continuano a investire in progetti di questo tipo assume un valore concreto.
Determinante anche il lavoro dietro le quinte, con Luciano Manzone che, oltre a essere proprietario del locale, svolge un ruolo centrale come fonico e figura operativa, contribuendo alla riuscita dell’intera serata.

Alla fine resta una sensazione chiara: ‘Piaceri d’Amore’ non è solo uno spettacolo, ma un’esperienza costruita sulla relazione tra artisti, pubblico e spazio. Ed è proprio in questo equilibrio che La Botticella continua a essere un luogo di cultura viva, capace di resistere al tempo.
