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Roma. “Hamra Service”, Beirut raccontata oltre gli stereotipi


Alla Libreria L’Altracittà Roma il racconto di una Beirut vissuta dal basso: nel romanzo “Hamra Service” di Tiziana Cauli taxi, relazioni umane e fragilità diventano memoria narrativa.


«Il dramma di queste persone era essere invisibili».

È probabilmente questa la frase che più di ogni altra ha segnato la presentazione romana di “Hamra Service”, il romanzo d’esordio della giornalista Tiziana Cauli, ospitata dalla Libreria L’Altracittà Roma insieme all’associazione culturale Frequenze Culturali.

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Non una semplice presentazione letteraria, ma una conversazione intensa sul Libano, sulla memoria, sulle relazioni umane e sul modo in cui il giornalismo possa trasformarsi in narrativa senza perdere il contatto con la realtà.

Pubblicato da Scatole Parlanti, “Hamra Service” è ambientato nella Beirut del 2014, negli anni più duri dell’emergenza siriana e dell’arrivo massiccio di rifugiati nel Paese dei Cedri. La protagonista Nina arriva in Libano dopo una violenza sessuale subita a Londra e prova a ricostruire la propria identità dentro una città che l’autrice definisce “scomoda”: accogliente e feroce, viva e contraddittoria, fragile ma capace di resistere.

La serata è stata introdotta da Lucilla Lucchese, che ha ricostruito il percorso internazionale dell’autrice, ricordando gli anni trascorsi tra Sudafrica, Londra, Parigi, Barcellona e soprattutto Beirut, dove Tiziana Cauli ha lavorato dal 2013 al 2015 nella comunicazione per organizzazioni umanitarie impegnate nell’assistenza ai rifugiati siriani.

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Lucilla Lucchese, Beatrice Nencha e Tiziana Cauli

A moderare l’incontro è stata la giornalista Beatrice Nencha, mentre le note del musicista Salvo McGraffio hanno accompagnato l’ingresso del pubblico nell’atmosfera del romanzo, con sonorità ispirate al Medio Oriente che hanno fatto da cornice a letture e dialoghi.

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Salvo McGraffio

Nel corso della presentazione è emerso con chiarezza come “Hamra Service” non nasca soltanto dall’immaginazione narrativa. Molti dei dialoghi presenti nel libro, soprattutto quelli con i tassisti di Beirut, derivano infatti da conversazioni realmente vissute e annotate dall’autrice durante gli anni trascorsi in Libano.

«Attraverso questi dialoghi coi tassisti ho imparato a conoscere il Libano molto meglio di quanto l’avrei conosciuto altrimenti», ha raccontato Tiziana Cauli durante l’incontro.

Ed è proprio dai taxi condivisi di Beirut che prende il nome il romanzo. “Service” è infatti la tariffa collettiva dei taxi libanesi: il passeggero sale a bordo accettando di dividere la corsa con altre persone. Nina, entrando nei taxi della città, ripete continuamente “Hamra service”, indicando sia il quartiere dove vive sia il tipo di corsa che vuole pagare.

Da quei tragitti quotidiani nascono dialoghi ironici, assurdi, a volte profondamente politici. Conversazioni che attraversano temi come le differenze sociali, il ruolo delle donne, il lavoro domestico, il trauma della guerra e la condizione dei rifugiati.

Uno dei momenti più intensi della serata è arrivato proprio durante la lettura di un brano dedicato a una donna siriana rifugiata in Libano. Nel dialogo, la madre racconta di non poter mandare i figli a scuola e arriva persino a chiedere alla protagonista di portare via con sé la figlia più piccola pur di garantirle un futuro diverso.

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Un passaggio che restituisce il tono del libro: umano, duro, mai retorico.

«Si parlava dei rifugiati come peso politico e sociale, mai come persone nella loro individualità», ha spiegato Tiziana Cauli, ricordando il lavoro svolto nei campi profughi.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più forti emersi durante la presentazione: il rifiuto di trasformare il dolore in spettacolo. L’autrice non si presenta come “salvatrice”, ma come testimone di storie ascoltate sul campo, spesso segnate da una sofferenza troppo grande per essere ridotta a slogan o statistiche.

Nel corso del dialogo, Beatrice Nencha ha richiamato una frase presente nel romanzo:

«La rabbia ti tiene dalla parte sana della barricata».

Una riflessione che nel libro diventa anche critica all’indifferenza e all’assuefazione al dolore degli altri.

«L’indifferenza purtroppo è una realtà della nostra società», ha risposto Tiziana Cauli. «La rabbia da sola non basta, ma deve portare a un’azione».

Per chi negli anni ha seguito da vicino le dinamiche geopolitiche del Medio Oriente e del Nord Africa, tra Israele, Egitto e Mediterraneo orientale, la serata romana dedicata a “Hamra Service” ha offerto anche un altro livello di lettura.

Le parole dell’autrice e i brani letti durante l’incontro hanno infatti restituito una Beirut diversa da quella spesso raccontata nei resoconti geopolitici o nelle cronache internazionali. Non soltanto il teatro delle tensioni regionali, delle crisi e delle guerre per procura, ma una città fatta di relazioni quotidiane, ironia, fragilità, sopravvivenza emotiva e contraddizioni continue.

È probabilmente questo il merito più interessante del romanzo di Tiziana Cauli: riuscire a mostrare il Medio Oriente fuori dagli stereotipi, senza romanticizzare Beirut ma senza neppure ridurla esclusivamente a conflitto permanente.

Nel libro convivono infatti momenti drammatici e passaggi quasi comici, storie d’amore e diffidenza, amicizia femminile e solitudine, tensioni sociali e desiderio di normalità.

Durante l’incontro è emersa anche la dimensione autobiografica della storia. Nina, come l’autrice, è una ex giornalista trasferitasi in Libano dopo aver vissuto a Londra. E molti personaggi prendono spunto da esperienze realmente vissute.

«Per me questo libro è stato un modo per raccontare il Libano come l’ho vissuto io e chiudere un capitolo importante della mia vita», ha spiegato Tiziana Cauli.

A rendere ancora più credibile il racconto è proprio l’equilibrio con cui l’autrice evita facili semplificazioni. Beirut non appare mai come una cartolina esotica né come un simbolo astratto della guerra. È piuttosto un organismo vivo, pieno di tensioni ma capace continuamente di reinventarsi e resistere.

Ed è forse questa la sensazione più forte lasciata dalla serata romana alla Libreria L’Altracittà Roma: la possibilità di guardare il Libano non solo attraverso le categorie della geopolitica o dell’emergenza, ma attraverso le persone, le relazioni e quelle conversazioni quotidiane che spesso spiegano un Paese meglio di qualsiasi analisi internazionale.

Dino Tropea
Dino Tropeahttps://dinotropea.it
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: «Lasciato Indietro» (Armando Editore), «Ombre e Luci di un Cammino» (Laura Capone Editore) e «Il regno sommerso di Coralyn» (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, mescola narrativa, poesia e riflessione sociale. Al centro ci sono le persone, con le loro cadute e le loro ripartenze. Resilienza, memoria e speranza non sono parole da copertina, ma esperienze vissute e poi restituite sulla pagina con sincerità. Lavora come curatore letterario, seguendo progetti editoriali e accompagnando autori nel dare forma alle loro storie. In passato ha ideato e condotto programmi radiofonici dedicati alla rinascita, all’arte e all’impegno sociale, portando al centro voci spesso lasciate ai margini. Oggi quella stessa attenzione continua nei suoi scritti e nelle collaborazioni culturali, con uno sguardo sempre rivolto a chi cerca un nuovo inizio.

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