I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Poggio Mirteto hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, un uomo di 34 anni residente a Toffia, resosi responsabile del reato di evasione.
L’uomo, già noto alle Forze dell’Ordine per precedenti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, si trovava sottoposto alla misura della detenzione domiciliare presso la propria abitazione, con l’autorizzazione ad assentarsi esclusivamente all’interno di specifiche fasce orarie.
Nei giorni scorsi, durante i consueti servizi di controllo del territorio finalizzati proprio alla verifica del rispetto delle misure restrittive, i militari dell’Arma hanno individuato l’uomo ancor prima di giungere presso la sua dimora per il controllo di routine. Il trentaquattrenne, infatti, è stato notato in una piazzetta del paese, lontano dalla propria abitazione e in un orario del tutto incompatibile con i permessi concessigli.
Immediatamente fermato, l’uomo non è stato in grado di fornire alcuna valida giustificazione in merito al proprio allontanamento non autorizzato dal luogo in cui stava espiando la pena. Per tale ragione, è stato dichiarato in stato di arresto.
Al termine delle formalità di rito espletate presso gli uffici della Compagnia Carabinieri di Poggio Mirteto, in ottemperanza a quanto disposto dal Magistrato di turno della Procura della Repubblica di Rieti, l’arrestato è stato riaccompagnato presso la propria abitazione e sottoposto nuovamente al regime di detenzione domiciliare. Oltre ai reati per i quali stava già scontando la pena, dovrà ora rispondere dinanzi all’Autorità Giudiziaria anche di evasione.
Si dà atto, come di consueto, che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.
Nella notte del 2 aprile 2026, nel comune di Santeramo in Colle, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile – Sezione Operativa di Altamura, con il supporto di pattuglie di altri reparti dipendenti, hanno provveduto all’arresto in flagranza del reato di riciclaggio (fatta salva la valutazione successiva con il contributo della difesa) di due soggetti, F.S., classe 1984, e M.S., classe 1996. L’attività si inserisce in un più ampio dispositivo di contrasto ai reati predatori, intensificato negli ultimi mesi dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari, volto a prevenire e reprimere fenomeni di criminalità diffusa sul territorio. I militari, al termine di un mirato servizio di osservazione, controllo e pedinamento, hanno fermato i due individui subito dopo che gli stessi erano entrati in due box nella loro disponibilità. All’interno dei locali, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato numerosi veicoli e materiali. In particolare, per un’autovettura e due motocicli è stata già accertata la provenienza illecita mentre per gli atri sono in corso gli accertamenti. Nel corso dell’operazione sono state inoltre rinvenute targhe appartenenti ad altri veicoli, numerose chiavi di accensione, quattro motori di autovettura, su cui sono in corso verifiche, nonché indumenti utilizzati per il travisamento – tra cui tute, passamontagna e parrucche – e chiodi a tre punte (idonee ad arrestare veicoli di forze dell’ordine poste all’inseguimento). Al termine delle formalità di rito, i due giovani sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Bari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
È importante sottolineare che gli odierni arrestati, le cui responsabilità dovranno essere accertate nel corso del successivo giudizio, sono a disposizione della Procura della Repubblica per essere sottoposti ad interrogatorio di garanzia e confronto con la difesa dinnanzi al GIP.
L’operazione conferma l’impegno costante dell’Arma dei Carabinieri nel presidio del territorio e nella tutela della sicurezza dei cittadini, attraverso un’azione incisiva e coordinata contro i reati predatori.
Alcuni giorni fa, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Rieti, si è svolto un breve incontro per salutare il Luogotenente Patrizio Gala, già Capo della Centrale Operativa della Compagnia di Rieti, giunto al termine del suo servizio attivo.
Originario di Napoli, il Luogotenente Gala si è arruolato nell’Arma dei Carabinieri nel 1988, intraprendendo un lungo e prestigioso percorso professionale nel territorio reatino. Dopo un primo incarico presso la Stazione di Leonessa, operando dapprima come Sottordine e successivamente come Comandante, è stato assegnato alle Stazioni di Rieti e di Poggio Moiano. Successivamente, ha assunto il comando della Stazione di Torri in Sabina. Infine, è tornato a Rieti per ricoprire l’incarico di Capo della Centrale Operativa, ruolo in cui si è costantemente distinto per elevata professionalità, dedizione e profondo spirito di servizio.
Nel corso della cerimonia, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Rieti ha consegnato al Luogotenente Gala una pergamena celebrativa. Il tributo è stato conferito in segno di formale riconoscimento per l’eccellente lavoro svolto durante la lunga carriera e per l’alto senso del dovere con cui il Sottufficiale ha affrontato le numerose responsabilità del servizio, testimoniando un incondizionato attaccamento ai valori fondanti dell’Istituzione.
La levatura militare e morale del Luogotenente Gala è attestata dalle numerose e prestigiose onorificenze e riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni di servizio. Tra questi si distinguono in particolare un Encomio Solenne, conferito per l’instancabile e preziosa opera di soccorso e assistenza prestata in favore delle popolazioni di Accumoli e Amatrice a seguito del tragico sisma del 2016, la Croce d’Oro con stelletta per l’anzianità di Servizio Militare e la Medaglia d’Argento al Merito di Lungo Comando.
Al Luogotenente Patrizio Gala vanno i più sinceri ringraziamenti da parte di tutta l’Arma dei Carabinieri per il lustro conferito all’Istituzione e i migliori auguri per questa nuova fase della sua vita.
I Carabinieri della Stazione di Poggio Mirteto hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti una donna di 47 anni, originaria della provincia di Padova, ritenuta presunta responsabile del reato di truffa.
L’attività investigativa ha preso avvio a seguito della formale querela presentata da un giovane di 25 anni, residente nella Bassa Sabina. La vittima ha riferito ai militari di aver pattuito l’acquisto di due biglietti per un concerto tramite una nota app social. Seguendo le indicazioni fornite dalla presunta venditrice, il giovane ha effettuato il versamento dell’intera somma su un conto corrente che, alla luce dei successivi riscontri, è risultato direttamente riconducibile all’indagata.
Trascorsi alcuni giorni dall’avvenuto pagamento, non avendo ricevuto i titoli d’accesso acquistati e non riuscendo più a stabilire alcun contatto con la controparte, resasi nel frattempo irreperibile nonostante i ripetuti tentativi di comunicazione, la vittima si è rivolta all’Arma locale per denunciare l’accaduto.
Le tempestive e minuziose indagini telematiche e bancarie condotte dai Carabinieri hanno permesso di tracciare in modo inequivocabile l’intestataria sia dell’utenza telefonica utilizzata per le contrattazioni, sia del conto corrente di destinazione del denaro. I convergenti elementi raccolti hanno così consentito di identificare compiutamente la presunta autrice del raggiro, risultata peraltro già nota alle Forze dell’Ordine per precedenti specifici analoghi.
A margine dell’operazione, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Rieti rinnova un forte appello alla cittadinanza affinché presti la massima attenzione durante le compravendite sulle piattaforme online. Si raccomanda, in particolare, di diffidare costantemente da offerte che appaiono sproporzionatamente vantaggiose e da sistemi di pagamento che non offrono adeguate garanzie di tracciabilità.
Si dà atto, come di consueto, che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.
Infrastrutture, Tiso(Accademia IC): “Città non sono a misura di anziano”
“Le città italiane stanno diventando sempre meno adatte agli anziani: infrastrutture, servizi sanitari e spazi pubblici spesso non rispondono ai bisogni dell terza età. La popolazione infatti invecchia e il numero di ultraottantenni cresce, ma le città rimangono progettate per lo più per chi è giovane e mobile. Questo crea un disallineamento tra domanda (anziani) e offerta (servizi urbani). I marciapiedi e i percorsi pedonali ad esempio non sono accessibili, scarsa segnaletica e poche panchine, trasporti pubblici poco efficienti, difficoltà di accesso ai servizi sanitari e sociali, isolamento sociale e marginalizzazione degli “over” nella vita cittadina. La conseguenza è una riduzione della qualità di vita e un aumento del rischio di esclusione. Cosa fare? L’organizzazione Mondiale della Sanità ha un programma per le “città a misura di anziani” che indica criteri pratici per rendere le aree urbane più age‑friendly. Risultato? Molte città non hanno ancora adottato pienamente queste linee guida. Ma esistono proposte operative e concrete: Adattare l’arredo urbano: marciapiedi più larghi, rampe, panchine frequenti, attraversamenti sicuri. Riorganizzare i trasporti: mezzi a chiamata, corse dedicate, biglietti agevolati e fermate accessibili. Rafforzare servizi sanitari territoriali: reti di cure integrate per over‑80 e telemedicina dove l’offerta è scarsa. Promuovere inclusione sociale: centri di aggregazione, attività intergenerazionali e politiche che valorizzino il ruolo degli anziani nella comunità. Insomma, le città rischiano di diventare sempre meno vivibili per gli anziani se non si interviene con politiche urbane e sanitarie mirate. Occorre un approccio integrato che combini pianificazione urbana, servizi sanitari territoriali e iniziative sociali: adottare le linee guida dell’Oms, mappare le aree critiche e investire in infrastrutture accessibili sono passi concreti e urgenti. Solo così si potrà trasformare l’invecchiamento demografico in un’opportunità di città più inclusive per tutti”.
Così, in una nota stampa, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.
Via libera della Regione Lazio al primo blocco di immobili: dopo anni di attesa, i residenti possono acquistare a condizioni agevolate.
A Fiumicino arriva il via libera alla dismissione immobili Borgo Palidoro. La Regione Lazio ha autorizzato la vendita del primo blocco di case pubbliche situate in Piazza SS. Filippo e Giacomo, nel cuore del borgo.
Il provvedimento, approvato con delibera di Giunta regionale, riguarda immobili abitati da tempo da famiglie residenti. L’atto consente l’avvio del percorso di vendita con una riduzione del valore di mercato del 15%.
L’intesa è stata raggiunta tra Regione Lazio e Comune di Fiumicino. L’obiettivo dichiarato è rendere accessibile l’acquisto delle abitazioni a chi già vive nel borgo, stabilizzando situazioni abitative rimaste irrisolte per anni.
Secondo quanto comunicato dall’amministrazione, si tratta del primo blocco di immobili. Non sono stati forniti, allo stato, dettagli sul numero complessivo delle unità coinvolte né sui tempi delle successive fasi.
Il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, ha dichiarato:
“Abbiamo lavorato con la Regione per sbloccare una situazione ferma da troppo tempo. Questa operazione riconosce il valore sociale del Borgo di Palidoro e offre ai cittadini la possibilità di investire sul proprio futuro”.
Nel provvedimento è citato anche l’assessore regionale al Demanio e Patrimonio, Fabrizio Ghera, per il ruolo nella definizione dell’accordo.
Per i residenti interessati, l’effetto concreto è la possibilità di acquistare l’abitazione con uno sconto rispetto al valore di mercato. Resta da chiarire modalità operative, tempi di adesione e criteri di accesso, che non risultano ancora pubblicati nei dettagli.
L’operazione rappresenta un passaggio atteso da anni nel borgo di Palidoro, con impatto diretto sulla stabilità abitativa e sulla valorizzazione del patrimonio pubblico locale.
Aperte le selezioni per ragazzi tra 16 e 21 anni: audizione il 7 maggio, candidature entro il 30 aprile. Un progetto che porta il mondo professionale della danza a Fiumicino.
A Fiumicino nasce la Fiumicino Dance Company, una nuova realtà artistica che punta a trasformare la passione per la danza in un’opportunità concreta di ingresso nel mondo dello spettacolo. Le audizioni sono ufficialmente aperte e segnano, per il territorio, un primo passo verso un’offerta più strutturata e professionale per i giovani.
Non si tratta di una scuola, ma di una compagnia. Il progetto nasce con l’obiettivo di offrire ai danzatori un’esperienza reale di palcoscenico, lavorando alla creazione di spettacoli insieme a coreografi riconosciuti a livello nazionale. Un modello che rompe lo schema tradizionale della formazione e avvicina i partecipanti alle dinamiche del lavoro artistico.
Le selezioni sono rivolte a ragazze e ragazzi tra i 16 e i 21 anni, con una buona preparazione tecnica e una forte motivazione. La prima audizione è in programma il 7 maggio, mentre le candidature devono essere inviate entro e non oltre il 30 aprile.
Il progetto è aperto a danzatori provenienti da tutto il Lazio, con l’obiettivo di creare un ambiente artistico stimolante e di alto livello. Allo stesso tempo mantiene una chiara identità territoriale: valorizzare i talenti locali e offrire opportunità concrete anche ai giovani di Fiumicino.
In un contesto in cui spesso chi vuole intraprendere un percorso artistico è costretto a spostarsi verso altre città, l’iniziativa punta a costruire un punto di riferimento sul territorio, riducendo questa distanza e favorendo la crescita professionale in loco.
I danzatori selezionati lavoreranno a stretto contatto con professionisti del settore, partecipando alla realizzazione di spettacoli e progetti coreografici. L’esperienza prevede un coinvolgimento diretto nel processo creativo e nella vita di compagnia, offrendo una visione concreta del lavoro nello spettacolo.
“Vogliamo dare ai ragazzi un’occasione reale: non solo coltivare la passione, ma iniziare a viverla in una dimensione concreta e professionale”, afferma la direttrice artistica Ylenia Centra.
La FP CGIL Frosinone-Latina esprime piena solidarietà e vicinanza a tutte le lavoratrici e i lavoratori della casa circondariale di Frosinone – Polizia Penitenziaria, educatori, personale sanitario e amministrativo – a seguito della grave aggressione avvenuta, episodio che purtroppo non rappresenta un caso isolato ma l’ennesima conferma di una situazione ormai fuori controllo e di un sistema penitenziario nazionale in condizioni di profonda sofferenza e progressivo collasso; oggi in Italia si registrano oltre 64 mila persone detenute a fronte di una capienza effettiva di circa 46 mila posti, con un sovraffollamento che supera le 18 mila unità e rende gli istituti luoghi sempre più degradati e difficili, ben lontani da standard accettabili di vivibilità e sicurezza, e la realtà di Frosinone si inserisce pienamente in questo quadro con carenze di organico diffuse in tutte le figure professionali e condizioni di lavoro sempre più gravose; da tempo denunciamo turni massacranti, stress elevatissimo e una insufficienza strutturale di risorse che colpisce non solo la Polizia Penitenziaria ma anche educatori, operatori e personale sanitario, compromettendo in modo evidente anche la funzione rieducativa della pena che dovrebbe rappresentare il cardine del sistema; a fronte di questa emergenza, le politiche portate avanti dal Governo e dal Sottosegretario con delega Andrea Delmastro Delle Vedove appaiono ancora una volta caratterizzate da annunci e dichiarazioni che non trovano riscontro in interventi concreti e strutturali, mentre le carceri continuano a trasformarsi in luoghi di mera detenzione, con condizioni sempre più deteriori sia per chi vi lavora sia per chi vi è ristretto; non è un caso che l’Italia sia da anni oggetto di rilievi da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, a conferma di un sistema che fatica a garantire diritti fondamentali; è necessario un cambio di rotta immediato con un piano straordinario di assunzioni in tutti i profili, investimenti reali e il rilancio delle attività trattamentali, perché solo restituendo dignità al lavoro e umanità alla detenzione è possibile garantire sicurezza e legalità; rinnoviamo la nostra solidarietà a tutte le lavoratrici e i lavoratori che, nonostante condizioni sempre più difficili, continuano a svolgere con senso di responsabilità un servizio essenziale per il Paese.
Pasqua 2026 conferma nel Lazio la voglia di vivere le festività nel segno della vicinanza, della tranquillità e della buona tavola. Da una parte è boom di prenotazioni negli oltre 1.300 agriturismi del Lazio, dove tra Pasqua e Pasquetta, la federazione regionale stima circa 200 mila presenze complessive tra pernottamenti, pranzi e visite giornaliere. Dall’altra, anche per chi resterà a casa, circa il 70%, il pranzo pasquale si conferma un momento centrale di convivialità e tradizione, con una media di sei persone a tavola e una spesa che nel Lazio può essere stimata in 67 euro a famiglia.
Un 17% ha scelto di mangiare fuori, tra ristoranti e agriturismi, mentre un 7% scommette sul ritorno del bel tempo e ha programmato un picnic all’aria aperta,con il resto che deciderà all’ultimo. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè “La Pasqua 2026 degli italiani a tavola” diffusa in occasione della giornata dedicata nei mercati di Campagna Amica in tutta Italia con i piatti tradizionali delle diverse regioni preparati dai cuochi contadini. Al farmers market del Circo Massimo, a Roma, è stata allestita una mostra con le ricette tipiche pasquali.
Nel Lazio domina l’abbacchio con patate. Per preparare il pranzo pasquale si impiegherà mediamente un’ora e mezza, ma c’è anche un 19% di provetti cuochi che si spingerà fino a tre ore e un 7% che supererà anche questo limite. Ridottissima la percentuale di persone che prenderà piatti già pronti o ordinerà d’asporto. A tavola vincono i menu della tradizione con le uova grandi protagoniste. Durante la settimana di Pasqua – rileva Coldiretti – gli italiani ne consumano circa trecento milioni, sode o nelle ricette tipiche delle varie regioni. Altra pietanza tradizionale è l’agnello che verrà servito in un terzo delle tavole (33%), con una netta preferenza per quello Made in Italy, magari acquistato direttamente dal produttore – conclude Coldiretti -, in azienda o nei mercati contadini di Campagna Amica.
“Il clima di incertezza internazionale incide inevitabilmente anche sulle scelte delle famiglie per le festività, spingendo molti a privilegiare mete vicine, facilmente raggiungibili e percepite come più sicure – sottolinea David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio – In questo scenario gli agriturismi rappresentano una risposta concreta, perché uniscono accoglienza, cibo sano, legame con il territorio e la possibilità di vivere un’esperienza autentica, immersi nella natura e nella tradizione rurale”.
A trainare le scelte delle famiglie è un modello che premia il turismo di prossimità e la riscoperta dei sapori identitari, tra campagne, prodotti del territorio, cucina contadina e ricette della memoria. Nel Lazio, dove oltre 540 agriturismi si trovano nella sola provincia di Viterbo, l’offerta si presenta sempre più ricca e diversificata: accanto all’ospitalità e alla ristorazione crescono infatti le esperienze dedicate agli sportivi, agli amanti delle tradizioni, agli appassionati dell’ambiente e alle famiglie con bambini, tra percorsi naturalistici e archeologici, attività culturali e proposte wellness.
A confermare questa vocazione è anche il dato sulla multifunzionalità: nel Lazio il 28% delle aziende agrituristiche è multifunzionale, mentre cresce del 36% la presenza di attività sportive, corsi, degustazioni ed esperienze proposte agli ospiti. Viterbo guida, inoltre, anche la classifica regionale delle aziende agrituristiche con attività ricreative, sportive e culturali, che nel Lazio sono complessivamente 770.
“Il turismo di prossimità – aggiunge Granieri – sta premiando le campagne e le aziende agricole del Lazio, che sanno offrire non solo ospitalità, ma anche valore sociale, ambientale ed enogastronomico. È una scelta che sostiene l’economia dei territori e rafforza un modello di vacanza fondato su genuinità, relazioni vere e identità locali”.
Il Consigliere pone l’accento sulla tenuta del sistema giustizia: “Voglio esprimere la mia totale solidarietà e il mio ringraziamento al Procuratore Capo Carlo Fucci e a tutta la Procura di Cassino. Ogni giorno, i magistrati e il personale amministrativo svolgono un lavoro indefesso per contrastare la criminalità organizzata e lo spaccio di stupefacenti, operando però in condizioni di cronica carenza di risorse. È inaccettabile che una Procura così esposta debba combattere battaglie titaniche con mezzi esigui e personale ridotto all’osso”.
Polizia di Stato e Penitenziaria: numeri da emergenza
Secondo le denunce dei sindacati di categoria (COISP, MOSAP, SILP CGIL e SAP), la carenza di organico nella Polizia di Stato ha portato alla perdita di circa 65 unità tra il 2022 e il 2025.
“Il Commissariato di Cassino, insieme a Sora e Fiuggi, è al collasso – continua il Consigliere – con turni scoperti che minano il controllo del territorio. Se da un lato accogliamo con favore il recente potenziamento del presidio di Fiuggi con l’arrivo di 6 nuove unità, un segnale certamente positivo per quel territorio, non possiamo ignorare che la vera emergenza si consuma a Cassino. La città martire, per complessità criminale e bacino d’utenza, necessita di un’attenzione ben superiore e di rinforzi proporzionati alla gravità della situazione. A questo si aggiunge la condizione drammatica del carcere di Cassino, dove la Polizia Penitenziaria opera con una pianta organica ampiamente sottodimensionata rispetto alle reali necessità di una struttura complessa e sovraffollata”.
L’appello al Prefetto
In qualità di delegato ANCI Lazio, il Consigliere rivolge un appello diretto alla massima autorità di governo sul territorio:
“Faccio appello al Prefetto affinché intervenga con la massima urgenza presso il Ministero dell’Interno e della Giustizia. Non chiediamo semplici tavoli tecnici, ma soluzioni concrete: rinforzi immediati e strutturali. Non si può lasciare che la dedizione del Procuratore Fucci, dei suoi sostituti e delle Forze dell’Ordine sia l’unico argine al degrado. Lo Stato deve tornare a far sentire la sua presenza con risorse, uomini e mezzi adeguati alla complessità di Cassino. La sicurezza dei cittadini e la dignità di chi lavora per la legalità non sono negoziabili”.
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