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ETI Viaggi apre il primo ufficio in Italia a Napoli

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Con la recente nomina di Claudio Guzovich Direttore Commerciale Italia, il tour operator rafforza la propria presenza sul mercato italiano e consolida la crescita internazionale

ETI– Express Travel International, uno dei maggiori operatori turistici specializzati in Egitto in Europa, annuncia l’apertura del primo ufficio in Italia a Napoli e la nomina di Claudio Guzovich come Direttore Commerciale Italia, un doppio passaggio strategico che segna l’inizio di una nuova fase di sviluppo sul mercato nazionale. L’obiettivo è rafforzare in modo strutturato la presenza sul territorio italiano, consolidando il rapporto con le agenzie di viaggio e garantendo un presidio commerciale più vicino, dinamico e costante.

Attivo dal 1998, ETI trasporta oggi oltre 600.000 passeggeri all’anno e opera con società proprie in 12 Paesi europei, consolidando nel tempo una posizione di rilievo nel panorama turistico internazionale. Grazie a una crescita costante, a un modello integrato e a una forte specializzazione sulla destinazione Egitto, il gruppo è diventato uno dei principali player europei dedicati al Mar Rosso, distinguendosi per affidabilità, qualità dei servizi e controllo diretto dell’intera filiera turistica.

Il gruppo si distingue per una struttura integrata composta da tre principali comparti:

  • ETI Viaggi, tour operator specializzato nella programmazione verso Egitto e Mar Rosso;
  • Red Sea Hotels, catena alberghiera proprietaria di 17 strutture nel Mar Rosso;
  • CET Cairo Express, DMC fondata nel 1982, specializzata in viaggi ed escursioni in tutto l’Egitto con oltre 40 anni di esperienza, offre servizi di incoming e gestione operativa locale, con un approccio completamente tailor made.

L’apertura dell’ufficio di Napoli rappresenta un passaggio chiave nella strategia di consolidamento del brand sul mercato italiano, con l’obiettivo di creare un punto di riferimento stabile per il trade e garantire un supporto diretto alle agenzie partner.

La crescita di ETI in Italia passa attraverso una presenza diretta sul territorio e la costruzione di relazioni solide con il trade. In quest’ottica, Napoli rappresenta un hub strategico per lo sviluppo del mercato e un segnale concreto della volontà del gruppo di investire a lungo termine nel nostro Paese.

La nomina di Claudio Guzovich, in carica da poco, rafforza ulteriormente questa strategia. La sua esperienza nel settore turistico e la conoscenza del mercato saranno determinanti per sviluppare la rete commerciale, consolidare le partnership esistenti e ampliare la presenza del brand sul territorio italiano.

Il mercato italiano rappresenta una grande opportunità per ETI. Lavoreremo per offrire al trade un prodotto sempre più competitivo, supportato da una struttura solida, affidabile e in grado di garantire qualità e continuità operativa”, afferma Claudio Guzovich.

Grazie a un modello integrato che unisce tour operating, gestione alberghiera e servizi DMC, ETI è in grado di offrire un prodotto altamente controllato lungo tutta la filiera, garantendo standard qualitativi elevati, assistenza costante e soluzioni su misura per ogni tipologia di cliente.

Chi è ETI

ETI è stato fondato nel 1998 a Francoforte sul Meno da Maja-Jennifer Köhl e Mohamed Samir, con l’obiettivo chiaro di specializzarsi nei pacchetti vacanze per l’Egitto.

Oggi ETI è presente con società proprie in Italia, Austria, Svizzera, Regno Unito, Slovenia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania.

ANTONIO MARRAS NOMINATO ACCADEMICO D’ONORE DALL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FROSINONE

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Si è svolta lunedì 18 maggio, presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, la cerimonia di conferimento del titolo di Accademico d’Onore ad Antonio Marras come figura tra le più intense e riconoscibili del panorama creativo contemporaneo, autore di una visione capace di attraversare moda, arte e memoria in un continuo dialogo tra linguaggi.

L’Accademia ha voluto rendere omaggio a un percorso umano e artistico che, nel corso degli anni, ha trasformato il gesto creativo in racconto, la materia in emozione, l’abito in narrazione. Una poetica profondamente identitaria, costruita intrecciando frammenti di memoria personale e collettiva, suggestioni letterarie, arte visiva, teatro, musica e cultura mediterranea.

Originario di Alghero, Marras ha dato vita sin dagli esordi a un universo estetico libero dalle convenzioni, alimentato dal legame viscerale con la Sardegna e da una sensibilità capace di custodire il passato per trasformarlo continuamente in visione contemporanea. Autodidatta per vocazione, ha fatto della contaminazione il centro della propria ricerca, costruendo collezioni che evocano storie, paesaggi e ricordi, sospese tra rigore e istinto, fragilità e forza.

Nel suo lavoro convivono il valore del saper fare artigianale, l’attenzione per la materia, il recupero dei dettagli e una costante tensione narrativa che ha reso il suo linguaggio immediatamente riconoscibile sulla scena internazionale. Parallelamente alla moda, Marras ha sviluppato negli anni una pratica artistica multidisciplinare fatta di disegno, pittura, installazioni e performance, dando forma a un dialogo continuo tra arte e progetto, immaginazione e memoria.

La giornata si è aperta con i saluti istituzionali del Presidente e della Direzione dell’Accademia, per poi proseguire con la laudatio dedicata al percorso dello stilista e con la Lectio Magistralis rivolta agli studenti e alla comunità accademica. Un momento di grande intensità, durante il quale Marras ha condiviso riflessioni sul processo creativo, sul valore della memoria e sulla necessità di superare i confini tra le discipline, restituendo alla creatività una dimensione libera, aperta e profondamente umana.

A suggellare la cerimonia, la consegna ufficiale del diploma di Accademico d’Onore, riconoscimento attribuito per l’eccezionale contributo culturale e artistico apportato da Antonio Marras al panorama contemporaneo internazionale.

“C’è chi mi definisce artista o designer o poeta. Io sono solo uno che ama curiosare e comunicare, dire, narrare utilizzando anche linguaggi diversi. Sicuramente sono attratto dalla poesia e dal lavoro del poeta. Il poeta rifiuta le regole logiche di conoscenza della realtà, viola i codici, libera tutti i sensi, tutte le facoltà immaginative e dà voce all’inesprimibile.  Sento molto vicino uno dei tratti distintivi del linguaggio poetico: lo scarto linguistico, la violazione delle regole grammaticali e sintattiche, l’uso libero e personale delle parole, scelte, combinate, accostate in modo inconsueto così da creare giochi, analogie, sinestesie, ossimori e provocare esplosioni, insospettati cortocircuiti semantici. Il poeta lavora con le parole.  Io lavoro con gli “stracci”, con gli oggetti abbandonati, scartati, dimenticati. Mi distraggo ascoltando musica italiana a tutto volume mentre disegno con il caffè, mentre lavoro con le mani immerse nella creta ancora da cuocere, mentre lavoro il ferro, il cemento e il filo da ricamo e nel frattempo canto a squarciagola per non pensare a una risposta che da sempre mi ossessiona: -Che ci faccio io qui?  E ringrazio chi, nonostantemarras, fin qui mi ha aiutato ad arrivare. Grazie all’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FROSINONE per aver creduto in me.”  ha dichiarato Antonio Marras.

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La Direttrice dell’Accademia, Stefania Di Marco, ha sottolineato come il conferimento rappresenti “un omaggio a una figura che ha saputo abbattere i confini tra le discipline, restituendo alla moda una dimensione profondamente culturale e narrativa”. Il Professor Alessandro Turci e il Professor Giuseppe Iaconis hanno inoltre evidenziato come “Antonio Marras continui a rappresentare un esempio raro di autore capace di unire ricerca, sensibilità artistica e libertà espressiva, offrendo alle nuove generazioni una visione della creatività come spazio aperto di dialogo tra arti e pensiero”.

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Con questa nomina, l’Accademia di Belle Arti di Frosinone riconosce in Antonio Marras una voce autentica e trasversale, un percorso artistico che continua a ispirare nuove generazioni di creativi, riaffermando il valore dell’immaginazione come strumento di dialogo tra discipline, territori e sensibilità.

Dynamic brand: progettare l’identità che evolve

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Cappelli Identity Design con [e]DesignFestival Treviso porta alla Future Week Torino 2026 un incontro dedicato alle identità dinamiche tra design, cultura, AI e innovazione

Nel contesto della Future Week Torino 2026, Cappelli Identity Design presenta “Dynamic brand: progettare l’identità che evolve”, un incontro dedicato alla metodologia del Dynamic brand come modello contemporaneo per progettare identità capaci di adattarsi, crescere e generare relazione nel tempo.

L’evento si terrà giovedì 28 maggio 2026 alle ore 17.30 presso EDIT Torino – Sala Ipaconda, e nasce come momento di riflessione sul ruolo del design nella costruzione di sistemi identitari vivi, evolutivi e relazionali, capaci di attraversare linguaggi, media e contesti differenti. A partire dal libro Dynamic brand, il designer Emanuele Cappelli, Founder di Cappelli Identity Design, dialogherà con Paola Bellin, docente e curatrice di [e]Design Festival Treviso, e con Fabio Zanino, Head of Communication & External Relations dello studio, all’interno del format Reading Room, dedicato al rapporto tra identità, cultura, innovazione e trasformazione contemporanea.

Il talk approfondirà il concetto di brand non come elemento statico, ma come sistema dinamico, capace di evolvere mantenendo coerenza e significato. Attraverso casi studio, processi progettuali e riflessioni sul design contemporaneo, l’incontro affronterà temi come adattabilità, ecosistemi digitali, centralità della persona, AI, modularità e costruzione di valore culturale attraverso il progetto. 

L’iniziativa rientra nel progetto Reading Room, un ciclo di conversazioni dedicate alla cultura del progetto con designer, architetti, imprenditori e studiosi, promosso da [e]DesignFestival Treviso, manifestazione giunta alla sua sesta edizione e dedicata all’innovazione guidata dal design come strumento di trasformazione sociale, culturale ed economica. L’evento rappresenta anche un momento per ricordare l’architetto Luciano Setten, ideatore e direttore artistico di [e]DesignFestival, scomparso nel 2025, figura profondamente legata alla città di Torino e al mondo della cultura progettuale italiana. L’incontro è promosso da Cappelli Identity Design – membro di ADI Associazione per il Disegno Industriale e World Design Organization (WDO)® – in collaborazione con [e]Design Festival Treviso e Barriera Design District.

Informazioni

Dynamic brand: progettare l’identità che evolve
Giovedì 28 maggio 2026 – ore 17.30
EDIT Garden – Sala Ipaconda – Primo piano – Piazza Teresa Noce, 15/A – Torino

Ingresso libero, previa iscrizione online, fino ad esaurimento posti.

Per prenotazioni: https://torino.futureweek.it/event/dynamic-brand-progettare-lidentita-che-evolve/

Fonte Nuova – 12° Trofeo Lorenzo Cesari, sport, aggregazione e comunità.

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Domenica ricca di emozioni quella appena trascorsa presso lo stadio comunale “Domenico Mammoliti” dove si è svolto il 12° Memorial Trofeo Lorenzo Cesari, momento di sport, aggregazione, nel ricordo di Lorenzo prematuramente scomparso anni fà, finalità benefica raccolta fondi a beneficio dell’associazione SO.Spe Solidarietà e Speranza la quale opera a favore di ragazze madri, bambini e adolescenti e si impegna nel sostegno e nel recupero di persone vittime di violenze e povertà, detenuti e famiglie disagiate.

Organizzazione a cura dell’asd Arbitri Sport Italiani con il presidente Americo Scatena, il vicepresidente Giada Fedeli, il DS Walter Guarini, con tutti i soci e con l’ausilio del Tor Lupara 1968 nella persona di Manuel Giovannetti, Maria Cristina Viozzi e Marco Piroli attuali responsabili della scuola calcio del Tor Lupara 1968.

Nel campo intitolato ad Aniello Cortini presso lo stadio comunale Domenico Mammoliti i bambini delle società presenti tra gli altri i padroni di casa Tor Lupara 1968, l’AS Roma, il Palombara calcio e l’ACD Guidonia, si sono svagati divertiti, si sono gotuti i confronti, l’importante non era vincere ma esserci.

Presenti tra gli altri la mamma la sorella di Lorenzo Maria e Assunta, il presidente del Tor Lupara 1968 Donato Olivieri, il Consigliere Regionale Micol Grasselli, il Sindaco di Fonte Nuova Umberto Falcioni.

Un grande successo di sport aggregazione inclusione e di comunità nel ricordo di Lorenzo.

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Alberto Biasi e altre visioni delle superfici. Hsiao – Rotta Loria – Tornquist

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Protagonista assoluto dell’Arte Cinetica e Programmata, dal 28 maggio al 1° agosto 2026, la Sala Belvedere del Palazzo Reale di Napoli accoglie Alberto Biasi in una mostra che lo mette in dialogo con alcune autorevoli presenze della scena internazionale della ricerca percettiva contemporanea. “Alberto Biasi e altre visioni delle superfici: Hsiao, Rotta Loria, Tornquist”, a cura di Giovanni Granzotto, ripercorre la carriera di uno degli artisti più significativi della sperimentazione visiva italiana del Novecento – presente con le sue opere nelle collezioni permanenti del Centre Pompidou di Parigi, del MoMa di New York, dell’Ermitage di San Pietroburgo, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e di Ca’ Pesaro a Venezia – mettendone la ricerca in relazione con le indagini sulla superficie, sul colore e sulla percezione sviluppate da Gilbert Hsiao, Claudio Rotta Loria e Jorrit Tornquist.

Un corpus di 35 opere che ripercorre alcuni dei momenti più rilevanti della sua ricerca. Tra queste spiccano due importanti installazioni ambientali, Proiezione di luci e ombre n.2 e Light prism, entrambe presentate in occasione della sua ultima grande mostra personale all’Ara Pacis nel 2021. Due lavori che oltre ad essere opere-cardine della produzione di Biasi, sono esempi emblematici della capacità dell’artista di coinvolgere attivamente lo spettatore, attivando fenomeni percettivi basati sulla luce, sul movimento e sull’interazione visiva.

Accanto a Biasi, la mostra mette in dialogo le ricerche di Gilbert Hsiao, Claudio Rotta Loria e Jorrit Tornquist, ciascuno presente con una selezione di cinque opere. Pur nelle differenze di linguaggio e approccio, i tre artisti condividono una riflessione comune sui rapporti tra superficie, forma e colore, sviluppata attraverso soluzioni che interrogano la percezione visiva e la mobilità retinica dello spettatore.

Ad eccezione delle due installazioni ambientali di Biasi, tutte le opere in mostra sono lavori a parete: superfici attive e dinamiche che si trasformano al mutare del punto di vista, generando effetti cangianti e instabili. Il percorso espositivo si configura così come un’indagine coerente e articolata sulle possibilità percettive della superficie, intesa non come elemento statico ma come campo di relazione tra opera e osservatore.

La mostra evidenzia il ruolo centrale di Biasi all’interno di questa linea di ricerca, sottolineandone al contempo le risonanze e gli sviluppi nelle pratiche degli altri artisti. Ne emerge un dialogo intergenerazionale e internazionale che restituisce la vitalità e l’attualità di una riflessione sull’arte come esperienza percettiva.

«Accolgo questo progetto con entusiasmo – ha dichiarato la neo Direttrice del Palazzo Reale di Napoli, la Prof.ssa Alessandra Necci – La scelta di questo sito come sede espositiva della mostra Alberto Biasi e altre visioni delle superfici: Hsiao-Rotta Loria-Tornquist intende instaurare un dialogo tra un luogo simbolo della storia della città di Napoli e le sperimentazioni percettivo-cinetiche e di arte programmata dell’opera di Alberto Biasi e degli artisti internazionali che si confrontano con lui all’interno degli spazi monumentali di Palazzo Reale».

“Alberto Biasi e altre visioni delle superfici: Hsiao, Rotta Loria Tornquist” è promossa da Palazzo Reale di Napoli e dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, ed è organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con lo Studio d’Arte GR, grazie al sostegno del Gruppo Euromobil e al contributo di Orler TV e Petrone Oleodinamica.

Alberto Biasi e altre visioni delle superfici. Hsiao – Rotta Loria – Tornquist
28 maggio – 1° agosto 2026
Sala Belvedere, Palazzo Reale

Piazza Plebiscito, 1, Napoli

Inaugurazione Martedì 26 maggio, ore 18

Orari

La mostra sarà aperta al pubblico a partire da giovedì 28 maggio tutti i giorni tranne il mercoledì dalle ore 9.00 alle ore 19.00 con ultimo ingresso alle ore 18.00. Per visitare l’esibizione è possibile acquistare un biglietto dedicato che include anche l’accesso al Palazzo Reale al costo complessivo di euro 18,00 (agevolazioni e gratuità secondo legge) reperibile presso la biglietteria del Palazzo Reale, attraverso l’app ovvero utilizzando il portale Musei Italiani al seguente link: https://portale.museiitaliani.it/b2c/buyTicketless/4bad3b4a-f7ea-4b25-b00f-0a3a52e076c5

Per maggiori informazioni

Studio d’arte GR: info@studioartegr.com

Il Cigno: info@ilcigno.org

Lazio. Farmacoterapia neonatale, perché la sicurezza salva i neonati

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La dottoressa Immacolata Savarese parla della sicurezza della farmacoterapia in neonatologia e della protezione dei neonati negli ospedali del Lazio.

La farmacoterapia in neonatologia richiede controlli rigorosi, protocolli continui e personale specializzato. La neonatologa Savarese spiega perché la sicurezza dei farmaci riguarda ogni genitore.

Quando un neonato entra in Terapia Intensiva Neonatale, ogni dettaglio può diventare decisivo. Anche una dose di farmaco. Anche pochi millilitri. Anche il tempo esatto di una somministrazione.

La farmacoterapia in neonatologia è uno degli aspetti più complessi e delicati della sanità moderna, ma resta ancora poco conosciuto fuori dagli ospedali.

Per molti genitori quel mondo è fatto di incubatrici, monitor, allarmi e macchinari. Dietro quelle porte, però, esiste un lavoro continuo di controllo e sicurezza che coinvolge medici, infermieri specializzati e protocolli rigidissimi pensati per proteggere i pazienti più fragili: i neonati prematuri o con condizioni cliniche complesse.

Negli ultimi anni il tema della sicurezza sanitaria è diventato centrale anche in Italia. La carenza di personale, l’aumento dei carichi di lavoro e la crescente complessità assistenziale hanno acceso l’attenzione sul rischio clinico negli ospedali.

In neonatologia questo tema assume un peso ancora maggiore perché il neonato non è un piccolo adulto. Il suo organismo reagisce in modo diverso ai farmaci e il margine di errore è ridottissimo.

La farmacoterapia neonatale richiede infatti dosaggi personalizzati, monitoraggio costante e verifiche continue.

In molti casi le quantità somministrate sono minime e vengono preparate con precisione estrema. È proprio in questa fase che il ruolo infermieristico diventa fondamentale. Gli infermieri neonatali non si limitano a eseguire una terapia, ma controllano dosaggi, diluizioni, tempi di somministrazione e compatibilità farmacologiche, lavorando in stretta collaborazione con l’équipe medica.

Per capire perché questo argomento sia così importante anche per le famiglie, Il Giornale del Lazio ha intervistato la pediatra e neonatologa dottoressa Immacolata Savarese, che ringraziamo per la disponibilità e per il contributo costante che sta offrendo ai nostri lettori attraverso una vera e propria rubrica dedicata alla salute neonatale e pediatrica.

Un percorso informativo pensato per aiutare le famiglie a comprendere temi complessi con un linguaggio chiaro, umano e vicino alla vita quotidiana. Per approfondire, è possibile leggere anche i precedenti interventi della specialista da noi pubblicati.

Quanto è delicata la farmacoterapia in neonatologia?

«In neonatologia ogni dettaglio conta. Il neonato, soprattutto se prematuro, ha caratteristiche completamente diverse rispetto a un adulto. Fegato, reni e sistema immunitario sono immaturi e questo cambia il modo in cui il corpo reagisce ai farmaci. Anche quantità minime possono avere effetti molto importanti. Per questo servono protocolli rigorosi e controlli continui».

Quanto conta il lavoro di squadra nella sicurezza delle terapie?

«La gestione della farmacoterapia non riguarda soltanto il medico che prescrive una terapia, ma un intero sistema di sicurezza costruito attorno al paziente. Il ruolo degli infermieri è decisivo. Nelle Terapie Intensive Neonatali il doppio controllo è una pratica essenziale. Ogni preparazione viene verificata più volte proprio per ridurre al minimo il rischio di errore. La sicurezza nasce sempre dal lavoro di squadra».

Perché i genitori vivono con così tanta paura l’ingresso in un reparto neonatale?

«Per i genitori entrare in un reparto neonatale significa spesso vivere giorni di forte paura e fragilità emotiva. In quei momenti comprendere cosa accade davvero dietro una terapia può aiutare a costruire fiducia verso il personale sanitario».

Le famiglie devono avere paura degli errori terapeutici?

«Le famiglie non devono vivere con l’ansia dell’errore. Oggi esistono sistemi di sicurezza molto avanzati. Gli ospedali lavorano continuamente sulla prevenzione del rischio clinico. È importante però che i genitori siano informati e coinvolti nel percorso di cura. La comunicazione con le famiglie è fondamentale perché crea fiducia e aiuta anche il lavoro dell’équipe».

Quanto incidono stress e carenza di personale nella neonatologia?

«La neonatologia è un ambito ad altissima intensità assistenziale. Stress, stanchezza e carenza di personale possono incidere in qualsiasi settore sanitario. Per questo servono investimenti, formazione continua e personale adeguato. Parlare di sicurezza dei farmaci significa parlare anche di organizzazione ospedaliera».

La tecnologia basta a garantire sicurezza nelle terapie neonatali?

«Negli ospedali più avanzati vengono utilizzati sistemi di tracciabilità dei farmaci, procedure standardizzate e controlli digitali per aumentare ulteriormente la sicurezza. Ma la tecnologia da sola non basta. Servono competenze, formazione e soprattutto presenza umana».

Cosa dovrebbero sapere davvero i genitori che entrano in Terapia Intensiva Neonatale?

«Dietro ogni terapia c’è un lavoro enorme che i genitori spesso non vedono. Chi entra in una Terapia Intensiva Neonatale vive comprensibilmente un’esperienza molto difficile. Ma è importante sapere che esistono professionisti altamente preparati che lavorano ogni giorno per proteggere i neonati e ridurre ogni possibile rischio».

Parlare di farmacoterapia significa parlare della sicurezza dei bambini e della qualità della sanità pubblica

Verona-Roma: sfida finale di Serie A tra una Roma in corsa per l’Europa e un Verona già retrocesso

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Domenica 24 maggio 2026, allo stadio Bentegodi di Verona, andrà in scena l’ultima partita della Serie A 2025/2026 tra Hellas Verona e Roma. Una sfida che, nonostante la differenza di motivazioni tra le due squadre, promette comunque intensità e impegno.

L’Hellas Verona arriva a questa partita con la certezza della retrocessione in Serie B, un verdetto ormai matematico che ha tolto gran parte della pressione alla squadra scaligera. Tuttavia, il Verona vorrà chiudere la stagione davanti al proprio pubblico con una prestazione dignitosa, cercando di onorare la maglia e magari regalare qualche soddisfazione ai tifosi.

La Roma, invece, si presenta al Bentegodi con obiettivi ben diversi. La squadra giallorossa è ancora in corsa per un posto nelle competizioni europee, in particolare per la qualificazione alla UEFA Champions League, riservata alle prime quattro classificate in Serie A. Una vittoria contro il Verona rappresenterebbe un passo importante verso questo traguardo, aumentando la fiducia e la motivazione in vista delle ultime giornate di campionato.

Dal punto di vista tattico, la Roma punterà su un gioco offensivo e organizzato, sfruttando la qualità dei suoi attaccanti e la solidità del centrocampo. Il Verona, dal canto suo, potrebbe adottare un atteggiamento più prudente, cercando di sfruttare le ripartenze e di mettere in difficoltà gli avversari con la determinazione di chi vuole chiudere la stagione con onore.

In conclusione, Verona-Roma sarà una partita che, pur non avendo più implicazioni di classifica per i padroni di casa, rappresenta un momento importante per entrambe le squadre: per il Verona un’occasione per dimostrare orgoglio e attaccamento, per la Roma un’opportunità per avvicinarsi al sogno Champions League.

RIETI – CITTADUCALE – AMATRICE – ANTRODOCO – RIVODUTRI

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CONTINUA L’INTENSA ATTIVITÀ DI PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI SUI CANTIERI EDILI DELLA PROVINCIA.

 Si intensificano i controlli dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Rieti, in collaborazione con i militari delle diverse Stazioni Carabinieri della provincia, al fine di prevenire la piaga degli infortuni sul lavoro sui cantieri edili.

Nel corso dei numerosi controlli effettuati solo negli ultimi venti giorni, si sono accertate diverse gravi violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro che hanno comportato il deferimento all’Autorità Giudiziaria di Rieti, di cinque imprenditori edili e di due professionisti addetti al coordinamento delle aziende presenti in cantiere.

Le denunce sono scattate per aver permesso ai lavoratori l’utilizzo di ponteggi non idonei, per aver esposto i lavoratori a rischi di natura elettrica, per aver impiegato i lavoratori in lavori in quota con rischio di caduta dall’alto nonché per aver fatto utilizzare ai lavoratori opere provvisionali non idonee. Deferiti all’Autorità Giudiziaria anche due professionisti, che in qualità di coordinatori per la sicurezza sui luoghi di lavoro in fase di esecuzione, non avevano verificato l’applicazione di tutte quelle disposizioni previste dal piano di sicurezza e coordinamento finalizzate ad evitare che avvengano infortuni sul lavoro.

Adottati due provvedimenti di sospensione delle attività imprenditoriali a causa delle gravi violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e per l’utilizzo di tre lavoratori irregolari “in nero”. Emesse sanzioni amministrative e ammende per oltre 26.000 euro.

I controlli rientrano in una più ampia strategia di vigilanza condotta con regolarità dai Carabinieri del NIL di Rieti, con il supporto dell’Arma Territoriale, e sono finalizzati alla prevenzione e al contrasto dello sfruttamento lavorativo, del fenomeno del caporalato, e al rafforzamento del rispetto delle normative in materia giuslavoristica e di sicurezza nei luoghi di lavoro. L’attività proseguirà nei prossimi giorni, anche in altri contesti produttivi della provincia.

FARA IN SABINA: FORZA UN POSTO DI CONTROLLO E SEMINA IL PANICO ALLA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA

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ARRESTATO DAI CARABINIERI UN 35ENNE.

I Carabinieri della Stazione di Fara in Sabina hanno tratto in arresto un imprenditore 35enne, di origini romane e già noto alle Forze dell’Ordine, con le accuse di resistenza a Pubblico Ufficiale, guida in stato di ebbrezza e per la violazione del neo-introdotto reato di fuga pericolosa.

L’episodio si è verificato nel corso del weekend di poche settimane fa. La vicenda ha avuto inizio nella frazione di Canneto, dove una pattuglia dell’Arma era impegnata in un ordinario posto di controllo alla circolazione stradale. I militari hanno notato sopraggiungere un veicolo a una velocità palesemente elevata e non adeguata alle caratteristiche del tratto viario, intimando tempestivamente l’alt al conducente. Quest’ultimo, tuttavia, invece di arrestare la marcia, ha accelerato repentinamente rischiando di investire gli operatori e dandosi a una folle fuga.

Ne è scaturito un concitato inseguimento protrattosi per alcuni chilometri attraverso i centri abitati del comune di Fara in Sabina. Durante la fuga, l’uomo ha seminato il panico, mettendo in grave e concreto pericolo l’incolumità di numerosi e ignari pedoni.

I Carabinieri sono infine riusciti a intercettare e bloccare il veicolo in sicurezza. Sottoposto ad accertamento etilometrico per via del comportamento alterato, il 35enne è risultato positivo con un tasso alcolemico pari a 2,13 g/l, un valore oltre quattro volte superiore al limite massimo consentito dalla legge (0,50 g/l).

Alla luce della gravità dei fatti, l’uomo è stato dichiarato in stato di arresto e, su disposizione della Procura della Repubblica di Rieti, è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari presso la propria residenza. Contestualmente, la sua patente di guida è stata ritirata e il soggetto è stato segnalato alla competente Prefettura di Rieti.

L’intervento rappresenta la prima applicazione concreta, nella provincia di Rieti, dell’art. 8 del nuovo Decreto Legge “Sicurezza” (nr. 23 del 24/02/2026), che ha inserito nel nostro ordinamento l’autonoma fattispecie di reato di “fuga pericolosa“, volta a sanzionare severamente chi non si ferma all’alt delle Forze di Polizia creando un pericolo concreto per la pubblica sicurezza.

Si dà atto che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato deve ritenersi presunto innocente fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.

CARABINIERI: OPERAZIONE “CARBONE DELLE ALPI”, 19 INDAGATI DI CUI 12 IN CARCERE

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SCOPERTA UNA “FILIERA NERA” DELLE CENERI DA PIRO-GASSIFICAZIONE

Nell’ambito di una vasta operazione in corso nel Territorio Nazionale, in Austria, Germania e Croazia, i Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica, con il supporto dei Comandi Provinciali di Bolzano, Trento e Treviso, del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano e, per le attività forensi, del Raggruppamento Operativo Speciale, hanno eseguito l’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Carbone delle Alpi”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della locale Procura della Repubblica – in stretto raccordo con Eurojust – e condotta dal 2022 dal Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Trento.

L’inchiesta:

  • –  ha consentito di documentare l’operatività di un gruppo criminale, attivo in Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera, che avrebbe dato vita ad una vera e propria “filiera nera” delle ceneri da pirogassificazione, in grado di trasformare un rifiuto ad alto contenuto di IPA (idrocarburi policiclici aromatici – inquinanti organici) e diossine in prodotti di eccellenza green: bricchette per barbecue, ammendanti per terreni agricoli ed additivi per calcestruzzo, oltre che alla negoziazione sul mercato delle quote di CO2;
  • –  vede complessivamente indagate 19 persone e 3 società, a vario titolo ritenute responsabili dei reati di traffico illecito di rifiuti transnazionale e frode nell’esercizio del commercio ed altri, in relazione a fatti accertati dal 2019 ad oggi;
  • –  ha visto il coinvolgimento di Europol, per quanto riguarda la complessa attività di cooperazione internazionale di polizia e di Eurojust per il coordinamento tra le autorità giudiziarie di diversi Stati Membri e dell’Agenzia Antifrode Europea – OLAF per lo scambio di informazioni e il tracciamento dei flussi transfrontalieri delle ceneri e dei prodotti derivati. Sul versante interno, il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità sono stati interessati in relazione alle problematiche ambientali ed ai rischi per la salute connessi all’uso delle bricchette per barbecue e dei fertilizzanti derivati dalle ceneri, mentre l’Agenzia delle Dogane ha supportato campionamenti e analisi sui prodotti in transito, consentendo di documentare la reale natura del materiale commercializzato come carbone di legna o biochar. Accogliendo le richieste del Pubblico Ministero, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura cautelare della custodia cautelare in carcere nei confronti di 12 dei complessivi 19 indagati oltre al sequestro preventivo di un impianto di cogenerazione con sede in Alto Adige, affidato ad amministrazione controllata. Nel provvedimento custodiale il G.I.P., oltre a riconoscere la sussistenza dei gravi indizi di reati contro l’ambiente e l’economia e di esigenze cautelari di particolare intensità, ha evidenziato le condotte illecite di dirigenti e funzionari dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente – APPA – di Bolzano, che chiamati ad assicurare legalità e controllo, avrebbero invece svolto, secondo l’ipotesi accusatoria, un ruolo essenziale di sostegno, copertura e facilitazione nei confronti dei titolari delle aziende al centro delle indagini. Incaricati di eseguire i controlli sugli impianti e sulla corretta applicazione delle normative sui rifiuti e sul Regolamento Europeo per i prodotti chimici – REACh, attraverso condotte attive e omissioni non solo non avrebbero interrotto il traffico organizzato di rifiuti, ma addirittura contribuito a legittimarlo verso l’esterno, predisponendo note interpretative e interpelli “di favore”, ritardando sanzioni, suggerendo percorsi amministrativi idonei ad aggirare i divieti e interferendo con le attività ispettive. Secondo il quadro indiziario tali soggetti pubblici non

rappresentano figure marginali; infatti, senza il loro contributo tecnico-istituzionale – in grado di trasformare un rifiuto tossico in “sottoprodotto” sulla carta – il sistema non avrebbe potuto reggere ai controlli ed alle verifiche nazionali ed europee.

L’inchiesta ha messo in luce non solo la capacità del gruppo di infiltrarsi nei circuiti economici e amministrativi, ma anche una sistematica pressione esercitata sui controllori e sugli inquirenti. L’attività di indagine ha fatto emergere:

  • –  plurimi contatti con esponenti politici, a vari livelli, per “accompagnare” interpelli ministeriali e favorire letture normative favorevoli agli impianti coinvolti;
  • –  tentativi di utilizzare atti dell’Amministrazione Provinciale per interrompere o rallentare le attività degli inquirenti, presentando interpretazioni rassicuranti circa la natura delle ceneri e la regolarità degli impianti;
  • –  pressioni interne sugli stessi tecnici incaricati dei controlli, per evitarne o svuotarne di fatto l’efficacia e per non trasmettere alle Autorità Nazionali documentazione che avrebbe confermato la natura di rifiuto delle ceneri.
    Il provvedimento sottolinea come tali illecite condotte abbiano prodotto ritardi, blocchi parziali e tentativi di condizionamento, integrando un concreto e attuale pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio, fronteggiabile solo con misure custodiali incisive. Nei 4 anni di indagini si è proceduto a:
  • –  eseguire sopralluoghi e sequestri presso differenti impianti dell’Alto Adige, in Veneto, Lombardia ed in Austria, Croazia e Germania;
  • –  svolgere controlli su carichi diretti all’estero, con il sequestro di ceneri destinate a impianti croati e serbi per la produzione di bricchette ed a siti tedeschi e austriaci per l’impiego in agricoltura, come additivi nei mangimi, nel calcestruzzo, ecc.;
  • –  compiere analisi chimiche su ceneri, prodotti intermedi e bricchette finite, da cui sono emersi concentrazioni di IPA – Idrocarburi Policiclici Aromatici (inquinanti organici) al di sopra dei valori di legge e diossina senza alcun trattamento volto ad eliminare gli inquinanti presenti nelle ceneri stesse e quindi in modo pericoloso per l’ambiente e per la salute;
  • –  ricostruire, grazie agli esiti delle intercettazioni telefoniche e dell’analisi della documentazione contrattuale, una rete di società europee create e collegate fra loro per governare l’intera filiera, dalla produzione delle ceneri alla loro dispersione sul mercato europeo. Il sistema avrebbe garantito alle 2 società italiane coinvolte un profitto illecito di centinaia di migliaia di euro, derivante dal mancato costo del corretto smaltimento di migliaia di tonnellate di ceneri e dalla loro vendita come prodotto di pregio, oltre che dall’ottenimento di quote di CO2 da immettere sul mercato. Tale vantaggio economico, fondato sull’elusione sistematica della disciplina sui rifiuti e su false certificazioni di sostenibilità ambientale, ha determinato un grave effetto distorsivo sulla concorrenza, ponendo le imprese coinvolte in posizione di indebita forza rispetto agli operatori che smaltiscono correttamente i residui di combustione.

Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari ed è quindi necessario rilevare che gli odierni indagati e destinatari della misura cautelare sono, allo stato, indiziati di delitto, pur gravemente, e che la loro posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente solo dopo l’emissione di una sentenza passata in giudicato in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.