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Famiglia, natalità e futuro: il Lazio fa sul serio

C’è stato un tempo in cui parlare di famiglia nelle sedi istituzionali sembrava quasi un atto sovversivo. Un residuo del passato, dicevano. Qualcosa di cui imbarazzarsi. Oggi, quel tempo sembra lontanissimo.

Il 14 maggio scorso, Giornata Internazionale della Famiglia, nella Sala Tirreno della Regione Lazio si è tenuta la prima Conferenza Regionale sulla Famiglia: “Costruiamo il Futuro. Le politiche del Lazio per sostenere Famiglia e Natalità”. Non un convegno di circostanza, non la solita kermesse di belle intenzioni destinate a svanire nei cassetti della burocrazia. Un evento strutturato in tre sessioni tematiche — demografia e natalità, scuola ed educazione, lavoro e condizioni per la vita — con la presenza di ministri, accademici, operatori sanitari, associazioni e mondo produttivo. Tutto attorno a un unico centro di gravità: la famiglia.

L’assessore Simona Baldassarre, prima firmataria della proposta di legge su Famiglia, Natalità e Crescita Demografica, ha presentato un testo che — vale la pena sottolinearlo — arriva dopo 25 anni di silenzio legislativo su questi temi. Venticinque anni. Una generazione intera cresciuta senza che nessuno sentisse l’urgenza di mettere insieme, in un quadro normativo organico, famiglia, natalità e prospettive demografiche. Oggi quella proposta è sul tavolo, costruita insieme alle associazioni di settore, e presto arriverà in aula.

Il presidente Francesco Rocca ha inquadrato la questione con la lucidità che serve: affrontare la crisi demografica non è una questione di bonus bebè o di incentivi spot. Richiede una visione culturale e sociale che rimetta al centro valori che certa modernità aveva derubricato a folklore. La famiglia. La maternità. Il futuro. Parole semplici, per troppo tempo trattate come parole scomode.

Presenti anche i ministri Eugenia Roccella e Giuseppe Valditara, con i contributi di Orazio Schillaci e Alessandra Locatelli, e l’intervento del Sottosegretario Claudio Durigon. Un segnale di attenzione nazionale che non va sottovalutato: il Lazio non lavora in solitudine, ma come avanguardia di una politica che guarda lontano.

Da tradizionalista convinto, mi permetto una considerazione personale: le civiltà non crollano per mancanza di PIL. Crollano quando smettono di fare figli e di credere nel domani. L’Italia è da anni su quel bordo. Iniziative come questa non sono la soluzione definitiva — sarebbe ingenuo pensarlo — ma sono un segnale concreto che qualcuno, finalmente, ha smesso di guardare dall’altra parte.

Il futuro si costruisce. Ma prima bisogna volerlo.

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