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Roma. Croce Giubileo 2025 donata alla Questura: come cambia il segno dell’Anno Santo per la città

Il simbolo del Giubileo entra nella sede della Polizia di Stato: non è solo un gesto simbolico ma un riconoscimento al lavoro sulla sicurezza durante l’Anno Santo.

La Croce del Giubileo 2025 entra nella Questura di Roma e diventa parte del patrimonio della pubblica sicurezza. La consegna è avvenuta nella sede di via San Vitale, dove mons. Rino Fisichella ha affidato il simbolo al questore della capitale.

La consegna avviene nei giorni della Settimana Santa, il periodo centrale per il simbolo della Croce nella tradizione cristiana. La Croce del Giubileo Ordinario 2025, proveniente dalla Città del Vaticano, viene ora custodita stabilmente dalla Questura.

Non si tratta di un semplice oggetto liturgico, ma di un segno che durante l’Anno Santo ha accompagnato il percorso dei pellegrini verso la Porta Santa.

La consegna assume un valore che va oltre la cerimonia. Da una parte c’è la dimensione religiosa del Giubileo, dall’altra il lavoro quotidiano delle forze dell’ordine che hanno gestito flussi, sicurezza e ordine pubblico. Il gesto mette in relazione queste due dimensioni, riconoscendo il ruolo operativo svolto durante l’evento.

Secondo quanto comunicato durante la cerimonia, la Croce sarà collocata in una teca al piano terra della Questura. Diventa così un elemento visibile e permanente, accessibile anche ai cittadini che frequentano la sede.

Il significato dichiarato è quello di una “eredità morale”: responsabilità, prossimità e servizio. Sono valori richiamati esplicitamente nel passaggio di consegne e legati al lavoro quotidiano della Polizia di Stato.

Resta la distinzione tra fatto e comunicazione istituzionale. Il fatto accertato è la consegna della Croce e la sua collocazione nella sede della Questura. Il resto – il richiamo alla speranza, alla riconciliazione e al cammino condiviso – appartiene alla lettura simbolica fornita dagli organizzatori dell’evento.

Per la città, però, il passaggio segna un punto concreto: il Giubileo non resta solo un evento concluso, ma lascia un segno fisico e permanente dentro un’istituzione centrale della sicurezza urbana.

In una Roma che ha gestito milioni di presenze durante l’Anno Santo, questo oggetto diventa memoria di un equilibrio delicato tra accoglienza e controllo. La domanda che resta aperta è se quell’equilibrio, costruito in occasione del Giubileo, riuscirà a mantenersi anche nella normalità quotidiana.

Dino Tropea
Dino Tropeahttps://dinotropea.it
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: «Lasciato Indietro» (Armando Editore), «Ombre e Luci di un Cammino» (Laura Capone Editore) e «Il regno sommerso di Coralyn» (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, mescola narrativa, poesia e riflessione sociale. Al centro ci sono le persone, con le loro cadute e le loro ripartenze. Resilienza, memoria e speranza non sono parole da copertina, ma esperienze vissute e poi restituite sulla pagina con sincerità. Lavora come curatore letterario, seguendo progetti editoriali e accompagnando autori nel dare forma alle loro storie. In passato ha ideato e condotto programmi radiofonici dedicati alla rinascita, all’arte e all’impegno sociale, portando al centro voci spesso lasciate ai margini. Oggi quella stessa attenzione continua nei suoi scritti e nelle collaborazioni culturali, con uno sguardo sempre rivolto a chi cerca un nuovo inizio.

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