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Matilda De Angelis: “Perché la cultura non è al centro del nostro Paese? Il cinema torni ad essere politico e sociale”

Premiata come Miglior attrice non protagonista, ha pronunciato parole molto dure e politiche in difesa dei lavoratori dello spettacolo

di Serena Tropea

ROMA – La notte dei David di Donatello 2026 si ricorderà anche, e forse soprattutto, per quello che è successo durante la premiazione di Matilda De Angelis come Miglior attrice non protagonista. L’attrice è salita sul palco del Teatro 23 di Cinecittà per ritirare il premio per il film Fuori di Mario Martone e non ha fatto quello che ci si aspetta in queste occasioni, il suo discorso accorato è infatti diventato quasi un atto politico. De Angelis ha parlato di un settore, quello del cinema, che si sente abbandonato, di lavoratori che quella sera stavano manifestando proprio fuori dagli Studios mentre dentro si brindava con le statuette dorate.

Il nostro Paese sta vivendo un impoverimento culturale importante. Mi dispiace che si debba sempre arrivare a questa metaforica morte per accorgerci di avere qualcosa di bello e importante tra le mani. Mi dispiace che si debba arrivare a umiliare un’intera categoria per ricordarci che esiste, che è quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema e dello spettacolo, che sono la mia famiglia. Non capisco perché la cultura non è al centro del nostro Paese, di un Paese che è fondato sull’arte, sulla bellezza”, ha detto.“Non capisco- ha proseguito- perché forse ci siamo piegati a questo meccanismo e ci siamo lasciati abbrutire e addomesticare invece di essere indomiti come Goliarda Sapienza (di cui parla proprio il film di Martone). Goliarda ci ricorda anche quella che è la nostra responsabilità, che esiste come in tutte le relazioni sane, ovvero quella di riportare il cinema ad essere onesto, ad essere pulito, ad essere limpido, ad essere sociale, ad essere politico e sociale. E politica è anche e soprattutto una storia d’amore, anzi in questo momento l’amore mi sembra un atto piuttosto politico e piuttosto sociale. L’amore come l’arte è l’atto creativo per eccellenza e crea un’eredità e io voglio far parte di quell’eredità e ce l’ho quella speranza e lo vedo quel futuro”. In conclusione l’appello: Quindi per favore non levateci questa speranza e non levateci questo futuro“.Trent’anni, bolognese, tra le attrici italiane più riconoscibili della sua generazione, da The Undoing a Lidia Poët, fino a questo Fuori che le è valso la statuetta, Matilda De Angelis ha scelto il momento di massima visibilità della sua carriera per non parlare di sé. È un gesto che si nota, in un panorama in cui i discorsi di ringraziamento sono spesso esercizi di diplomazia e gratitudine misurata.

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