Tra premi, festival internazionali, Netflix e impegno sociale: il percorso di un giovane attore in ascesa
Intervista a cura di Daniela Del Prete
Il 2026 si è aperto con un riconoscimento che segna una svolta nella carriera di Luigi Zeno, 18 anni: il Premio come Miglior Attore al Sorrento Film & Food Festival 2026, assegnato in una cerimonia ricca di ospiti internazionali.
Un inizio d’anno che arriva dopo un 2025 straordinario, fatto di festival, debutti teatrali, set importanti e un impegno sociale che lo ha portato nelle scuole di tutta Italia.
Un percorso che ha trasformato un ragazzo pieno di sogni in un giovane attore capace di emozionare pubblico e critica.
Luigi, il 2026 è iniziato con un premio importante: Miglior Attore al Sorrento Film & Food Festival. Che significato ha avuto per te?
“È stato un momento che non dimenticherò. Il Sorrento Film & Food Festival ha un respiro internazionale incredibile, grazie al lavoro di Pascal Vicedomini, e trovarmi sul palco accanto a figure come Daniel McVicar, Vincent Riotta e Mimmo Calopresti è stato quasi surreale. Quando hanno pronunciato il mio nome per il Premio come Miglior Attore ho sentito una responsabilità enorme, perché non era solo un premio al lavoro fatto, ma un invito a continuare a crescere. La giuria ha parlato di un’interpretazione intensa e autentica: sono parole che mi hanno toccato profondamente. Per me questo riconoscimento è un segnale che la strada è quella giusta, ma soprattutto un incoraggiamento a non smettere mai di studiare, migliorarmi e restare vero.”
Il tuo percorso è stato segnato da diversi premi importanti: dal Picentia Short Film Festival al Vesuvius Film Festival, fino all’Hallelujah Film Festival di Castel Gandolfo. Cosa hanno rappresentato per te questi riconoscimenti?
“La Linea Sottile è un progetto che porto nel cuore. Francesco, il mio personaggio, è duro fuori e fragile dentro, e interpretarlo mi ha fatto capire quanto siamo simili noi ragazzi: pieni di contraddizioni, ma anche di verità. A Pompei, al Vesuvius Film Festival, hanno premiato un percorso, non solo un ruolo, e questo per me ha un valore enorme. A Castel Gandolfo, nella residenza del Papa, ricevere il premio dalle mani del Cardinale Baggio è stato un onore immenso. Mi ha detto: ‘Sei un giovane che sceglie il coraggio e la responsabilità’. Quelle parole me le porto addosso. Ognuno di questi premi è stato un tassello che mi ha fatto crescere, come attore e come ragazzo.”
Il teatro sembra essere una parte fondamentale del tuo percorso artistico. Cosa rappresenta per te salire sul palco e lavorare con la verità del teatro?
“Il teatro per me è casa. È il luogo in cui non puoi nasconderti, dove ogni emozione arriva nuda e senza filtri. Sul palco senti il pubblico respirare con te, percepisci l’energia che cambia a ogni gesto, a ogni parola. È un confronto continuo con te stesso: ti obbliga a essere sincero, presente, vivo. Ogni volta che salgo sul palco mi ricordo perché ho scelto questo mestiere: perché il teatro ti forma, ti educa, ti mette alla prova e allo stesso tempo ti regala una libertà che nessun altro linguaggio artistico riesce a darti.”
Il 2025 è stato anche l’anno del tour “Pausa Caffè contro il Bullismo”, che ti ha portato nelle scuole e ti ha permesso di incontrare realtà e persone molto diverse. Cosa ti ha lasciato questa esperienza, anche alla luce dell’incontro con l’atleta paralimpico Davide Riccardelli?
“Il tour mi ha cambiato profondamente. Entrare nelle scuole, ascoltare i ragazzi, vedere le loro ferite ma anche la loro forza… ti mette davanti a una responsabilità enorme. Il mio obiettivo è semplice ma enorme: far capire ai ragazzi che non sono soli, che possono chiedere aiuto, che il bullismo si può affrontare. Tra i momenti più intensi c’è sicuramente l’incontro con Davide Riccardelli: un esempio di eleganza, coraggio e determinazione. Consegnargli il premio e ricevere da lui la Menzione d’Oro per il mio sostegno ai paratleti è stato qualcosa che mi ha toccato nel profondo. Non era un premio all’attore, ma all’uomo. E mi ha ricordato che l’arte, quando incontra le persone giuste, può diventare davvero un ponte di forza e consapevolezza.”
Parli spesso di bullismo e diversità, temi che affronti con una determinazione rara per un ragazzo di 18 anni. Cosa ti spinge a portare avanti questa battaglia e qual è il tuo vero obiettivo?
“Mi spinge quello che vedo negli occhi dei ragazzi. Quando entro in una scuola capisco subito che dietro ogni sorriso c’è una storia, e spesso quella storia è fatta di paure, esclusioni, ferite che nessuno vede. Io non sono uno psicologo, ma posso usare la mia voce, la mia esperienza e il mio lavoro per aprire uno spazio di ascolto. Il mio obiettivo è semplice: normalizzare la diversità, far capire che non è un limite ma una forza. Voglio che i ragazzi imparino a riconoscere il bullismo, a non vergognarsi di chiedere aiuto, a sentirsi liberi di essere se stessi. Se anche uno solo di loro trova il coraggio di parlare, di reagire, di sentirsi meno solo… allora tutto questo ha senso.”
Nel tuo percorso ti abbiamo visto spesso anche in TV: dal TGR Rai a Mattina Live, Studio Mattina, TV Padre Pio, e ora anche su TeleCapri con il nuovo anno. Quanto hanno contato per te queste esperienze e c’è stato un momento in cui hai pensato davvero di avercela fatta?
“Le esperienze televisive sono state fondamentali. Al TGR Rai senti il peso della responsabilità, perché parli alla tua terra e sai che ogni parola arriva a chi ti ha visto crescere. A Mattina Live e Studio Mattina ho trovato un clima familiare, fatto di ascolto e curiosità autentica, mentre a TV Padre Pio ho percepito un’umanità rara. Con il nuovo anno è arrivata anche TeleCapri, un’altra occasione per raccontarmi con sincerità. Ma, a essere sincero, non ho mai pensato davvero ‘ce l’ho fatta’. Ho solo 18 anni, sono all’inizio del mio percorso e c’è ancora tanta strada da fare. In questo mestiere non esiste un punto d’arrivo: ogni progetto ti rimette in discussione. L’unica cosa che mi fa capire che sono sulla strada giusta è quando vedo il pubblico emozionarsi. È lì che sento che tutto ha un senso.”
Il 2026 si preannuncia come un anno decisivo per te, tra l’uscita dei progetti girati nel 2025 e nuove sfide sul set. Guardando anche all’esperienza intensa vissuta durante le riprese della serie Netflix “La Scuola”, cosa ti aspetti da questo nuovo anno e cosa ti ha lasciato il lavoro con i tuoi colleghi?
“Il 2026 sarà un anno importante. Usciranno i progetti che ho girato nel 2025: la serie Netflix La Scuola, il film Rai Fiction La Promessa di Oliva e un nuovo lavoro cinematografico che per me rappresenta una crescita enorme. Poi ci saranno nuovi set, nuove sfide e nuove responsabilità. Ma la cosa più importante è continuare a formarmi, perché sento che questo è solo l’inizio.
Sul set de La Scuola ho vissuto mesi intensi: eravamo tutti giovani, pieni di sogni, e questo ci ha uniti subito. Con alcuni colleghi si è creata una vera amicizia, mentre da chi aveva più esperienza ho imparato tantissimo. Osservavo tutto: la concentrazione, la gestione della stanchezza, il modo di affrontare una scena difficile. È lì che capisci che non stai solo girando una serie: stai crescendo, come artista e come persona. E questo è ciò che mi porto nel 2026: la voglia di migliorarmi ogni giorno.”

