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Bimbo trapiantato, l’annuncio della mamma in tv: “Non ci sono speranze, cominciamo la terapia del dolore”

“Abbiamo deciso di accompagnare il bambino alla fine della vita, non è eutanasia, ma inizierà una terapia clinica non finalizzata alla guarigione ma ad alleviare le sofferenza”

NAPOLI- “Quello che è successo a mio figlio non deve essere dimenticato”. La signora Patrizia, la mamma del bambino di 2 anni che a Napoli è diventato un caso sanitario nazionale per il calvario seguito al trapianto di un cuore danneggiato, parla in tv. Ed è come se mettesse mediaticamente la parola fine alla sua dolorosa vicenda. “Abbiamo deciso di accompagnare il bambino alla fine della vita, non è eutanasia, ma inizierà una terapia clinica non finalizzata alla guarigione ma ad alleviare le sofferenza”.

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“Purtroppo, abbiamo preso le cartelle cliniche e i pareri del gruppo interdisciplinare – dice l’avvocato Francesco Petruzzi a Diritto e Rovescio, su Rete 4 – e li abbiamo sottoposti al nostro medico legale Luca Scognamiglio ma, soprattutto, quando è stata tolta la sedazione il bimbo non si è svegliato. È stata valutata una prognosi, senza ombra di dubbio infausta. Per volontà della famiglia abbiamo fatto richiesta di Pcc, una pianificazione condivisa delle cure, istituto introdotto dal 2017. Ci tengo a precisare che non si parla di eutanasia, ma per evitare l’accanimento terapeutico, è volta a spostare tutta la terapia clinica dalla guarigione ad alleviare le sofferenze. L’ospedale ha accettato la richiesta e domani (oggi per chi legge, ndr) ci sarà il primo accesso a cui parteciperanno i genitori e il medico legale di parte per pianificare il percorso terapeutico della terapia antidolore”.

Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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