con i look mini me, veste mamme e bambini con amore
Dall’incontro tra il know how decennale di Prénatal e la passione artigianale della stilista Cristina Tajariol, nasce glAmour, una collezione 100% made in Italy pensata per tuttele mamme che vogliono abbracciare i propri bambini anche con lo stile e per tutte le donne che amano un look fresco e originale.
glAmour racchiude nel nome la sua essenza, una collezione creata con l’amore e la passione del tailor made italiano, arricchita da un tocco glam per conquistare il suo pubblico. Grintose e accattivanti le proposte per la PE 21.
Due le anime della collezione, “Black and White”, in un gioco continuo tra i due colori non colori, inframmezzati da accenni di rosso carminio, e “Liberty”, con la sua esplosione multicolor.
Nella prima spiccano le intramontabili stripe e un tocco street contemporaneo dato dalle grafiche di Judi Abbot, nota illustratrice di libri per bambini.
In prima linea per la donna, l’eleganza essenziale e pulita dell’abito lungo in optical stripe.
In questa capsule ogni mini capo– 0 a 8 anni – trova il suo perfetto mix&match con il look scelto dalla mamma. Per i più piccoli (0-9 mesi), tenerissimo il pagliaccetto in micro righe bianche e rosse o nella versione in bianco con delicata fantasia a stelline.
Due t-shirt da abbinare o mixare ad altrettanti pantaloncini per i maschietti 3 mesi-8 anni, mentre per le bambine nella stessa fascia di età le proposte spaziano dai romantici abiti, ai leggings a righe bianche e nere, agli shorts bianchi da accompagnare alle t-shirt nelle stesse fantasie.
Nella capsule “Liberty” l’interpretazione floreale ha colori vitaminici e brillanti.
Il gioco dei rosa regala delicatezza e romanticismo all’abito da donna lungo che scopre le spalle, accarezzate dalla leggerezza delle ruches.
Il look mini me veste le bambine da 0-8 anni, come nella bellissima immagine che unisce mamma e figlia con gli abiti a fiori. Gli stessi che danno forma alla maglietta da abbinare alla mini gonna in tinta unita fucsia. Per le piccolissime spiccano i pagliaccetti, disponibili in fantasia floreale o vichy in cotone.
Ansia e stress da lockdown innescano il consumo smodato: nel 2020 il servizio Dipendenze patologiche dell’Ausl ha seguito 834 persone e ricevuto 150 nuovi casi
MODENA – Nuovi casi oltre il trend atteso, nell’anno del Covid, per quanto riguarda l’abuso di alcol in particolare a Modena e dintorni. Nel 2020 il servizio Dipendenze patologiche dell’Ausl ha seguito 834 persone e ricevuto 150 nuovi casi: la media di persone registrate alla fine è attorno a quota 900, come negli ultimi anni, anche se appunto ci sono più nuovi accessi. “Con i lockdown dovuti alla pandemia aumenta il rischio di abuso di alcol dovuto a stati di ansia e stress“, è del resto il ritornello oggi in conferenza stampa, organizzata nell’ambito della prevenzione alcologica, cui il mese di aprile viene dedicato in tutta Italia, dopo la campagna locale sulla sana alimentazione. In particolare, la quota provinciale di consumatori di alcol a rischio tra gli over 69 è più alta di quella regionale e nazionale.
Secondo i dati raccolti dal sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), su una popolazione adulta tra 18 e 69 anni, in provincia di Modena il 71% delle persone consuma alcol anche occasionalmente e il 24% risulta essere un consumatore di alcol potenzialmente a maggior rischio per la salute, pari ad una stima di oltre 113.000 persone in questa fascia d’età. Il consumo di alcol a maggior rischio sociale e comportamentale, inoltre, appare più diffuso nelle classi di età più giovani (58% nei ragazzi di 18-24 anni e 33% nelle ragazze della stessa età), tra gli uomini e nelle persone con un livello di istruzione medio-alto.
Per quanto riguarda l’indagine ‘Passi d’Argento’ 2016-2019, l’indagine sugli stili di vita e fattori di rischio nella popolazione ultra 69enne, in provincia il 57% della popolazione consuma alcol (anche se occasionalmente), pari a poco meno di 70.000 persone. Il 27% (oltre 32.000 modenesi con più di 69 anni) è invece un consumatore potenzialmente a rischio per la salute, in quanto “consuma più di un’unità alcolica al giorno”. La quota provinciale di consumatori di alcol a rischio tra gli over 69 è dunque più alta di quella registrata a livello regionale (20%) ed “è significativamente superiore a quella nazionale” (17%), si puntualizza sui dati in conferenza.
Spiega il dottor Massimo Bigarelli, medico farmacologo, coordinatore del progetto alcologico Ausl: “Tratteremo inoltre il tema dell’abuso di alcol e psicofarmaci in generale e in particolare in questo periodo di pandemia che ha evidenziato fragilità psicologiche preesistenti. Parleremo anche dei malati cronici che dovrebbero ridurre o interrompere l’assunzione di alcol in quanto interferisce con le cure mediche e delle donne gravide, in particolare-precisa Bigarelli- la sindrome feto-alcolica nei neonati di mamme affette da etilismo“. Aggiunge Massimo Brunetti, coordinatore delle attività di promozione della salute: “L’alcol è uno dei temi affrontati all’interno della campagna di promozione della salute dell’Aual. I dati ci dicono che un quarto della popolazione è a rischio di abuso di alcolici e su questo dobbiamo porre molta attenzione, sapendo che la pandemia ha aumentato il problema”.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Luca Donigaglia
SPECIALE DONNE E SALUTE | Intervista alla Direttrice di Patologia Clinica e malattie infiammatorie autoimmuni della cute presso l’ospedale Cristo Re di Roma
ROMA – L’arrivo della primavera, viene salutato da molti con gioia perché le giornate cominciano ad essere calde e lunghe per altri invece è il periodo peggiore perchè coincide con l’inizio di diversi fastidi come starnuti, occhi lucidi, rossi e naso gocciolante. Reazioni che il corpo emette al contatto con i pollini di fiori e piante. Stiamo parlando delle allergie primaverili. Ma quali sono i numeri del problema in Italia? Ci sono nuovi approcci di cura? E un allergico, in caso di positività al Covid-19, sviluppa un rischio maggiore di contrarre una forma severa di polmonite interstiziale bilaterale? A dare risposte ai quesiti posti dall’agenzia di stampa Dire è Ornella De Pità, Direttrice di Patologia Clinica e malattie infiammatorie autoimmuni della cute presso l’ospedale Cristo Re di Roma.
https://vimeo.com/534825841
La primavera è la stagione per eccellenza in cui si manifestano i sintomi respiratori legati alle allergie stagionali. Quali sono i numeri del problema in Italia? C’è un incidenza o predisposizione maggiore nel sesso femminile oppure no? “Le allergie sono in forte aumento soprattutto negli ultimi 20 anni si è registrata un’incidenza maggiore. Si considera che circa 9milioni di italiani soffrano di allergia praticamente un italiano su quattro o su 5 ne soffre. Stiamo parlando quindi di un 15-20 % della popolazione che è afflitta da questo problema. Numeri molti elevati ma quelli che arrivano dallo specialista e si curano perciò sono circa la metà stimabili in 4milioni e mezzo. L’incidenza peraltro si registra maggiormente nelle persone giovani, soprattutto tra gli adolescenti e le donne con una percentuale lievemente superiore rispetto agli uomini. Essere affetti da allergia sin da giovani vuol dire essere in una situazione critica per un lungo periodo rispetto a tutte le attività da svolgere”.
Quanto è importante effettuare una diagnosi precoce e quali sono i test di cui si avvale lo specialista? “Effettuare precocemente una diagnosi al paziente, avviarlo alla terapia utile significa rimetterlo in condizione di andare a scuola, lavorare e svolgere tutte le sue normali attività. Per questo è importantissimo capire subito se si tratta di allergia o di altro. A maggior ragione in questo periodo pandemico nel quale avere raffreddore, naso che cola o fastidi respiratori può essere imbarazzante anche per far capire agli altri che si tratta di allergia e non di altro. Abbiamo a disposizione oggi diversi test sia da effettuare sul paziente nel caso dei noti ‘prick test’ ossia la gocciolina che si mette sul braccio con l’allergene per capire quello incriminato, sia i test su sangue dette ‘Ige specifiche’ per i singoli allergeni che ci consentono di effettuare poi la diagnosi”.
Ci sono terapie di nuova generazione a disposizione? Si può pensare con un protocollo terapeutico di risolvere per sempre il problema? “Abbiamo diverse terapie forse non sono innovative, ma la modalità con cui vengono effettuate può essere considerata innovativa. Abbiamo terapie topiche di tipo nasale come decongestionanti piuttosto che antistaminici e cortisonici. Questi possono essere prescritti al paziente anche in associazione e questa può essere la novità terapeutica. Ci sono poi gli antistaminici di ultima generazione che danno molti meno problemi al paziente perché danno meno sonnolenza ed effetti collaterali. E poi si deve ricorrere sempre ai cortisonici quando le forme allergiche sono molto gravi. Una soluzione terapeutica definitiva forse non esiste, ma quello che si può fare sono le immunoterapie specifiche quelle che nel linguaggio comune vengono chiamate ‘vaccini’ per gli allergeni. In Italia si usano poco, solo il 6% della popolazione allergia ricorre alla vaccinazione ed invece sono modalità, forse un po’ lunghe e costose, ma che ci portano a delle ottime risoluzioni del problema con periodi lunghi di remissione completa delle patologie”.
Un allergico che contrae il Covid-19 sviluppa un rischio maggiore di polmonite interstiziale bilaterale in forma grave oppure no? “I dati oggi ci dicono che nell’allergico ‘classico’ cioè di lieve e media entità non ci sono rischi maggiori. E’ chiaro che il paziente che soffre di forme asmatiche deve essere più attentamente valutato e seguito non perché vi siano dei rischi maggiori. Anzi sembra quasi, dai dati a disposizione, che l’allergia in qualche modo protegga perché il virus aggredisce meno questi soggetti. No, insomma non ci sono problemi maggiori”.
Quali sono le regole d’oro per ‘difendersi’ dalle allergie stagionali o perlomeno conviverci al meglio? “Qualche piccolo accorgimento può essere messo in campo. Ad esempio ai soggetti che soffrono di rinite allergica primaverile è sconsigliato andare a correre al parco nelle ore più calde ed è bene andare di prima mattina o il pomeriggio tardi poiché nelle ore centrali della giornata c’è maggiore esplosione di polline. Al ritorno a casa fare subito una doccia e lavare i capelli in maniera di non portare a letto, e sul cuscino, i pollini chepossono essere adesi sulla persona. Usare oggi le mascherine giova al paziente che può schermarsi meglio dall’allergene. Tenere chiuse le finestre nel periodo di maggiore esplosione di polline. Fare delle bonifiche ambientali nel caso di allergia agli acari della polvere che sono uno degli allergeni più comuni. Sono piccole accortezze in grado di migliorare però la vita di questi pazienti”.
Ultimo messaggio chiave da recapitare a grandi e piccoli? “A volte il paziente, vista la brevità della manifestazione, tende a sottovalutare alcune forme di allergia. Soprattutto questo è rilevante nei giovani perché la manifestazione è più evidente con il passare del tempo. Il messaggio importante che deve arrivare perciò è di fare attenzione se c’è una stretta correlazione tra il sintomo e quello che sta avvenendo. Ad esempio sono al parco e starnutisco maggiormente, in casa e magari c’è polvere potrei essere un soggetto allergico. Queste situazioni tipo devono spingere il paziente a effettuare subito una visita specialistica perché prima si interviene sull’allergia e meglio è”.
Michela Coluzzi. fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»
Spese pandemia e calo letti, “La Regione copra tetto legge del 50%”
MILANO – È trascorso un anno da quando le Residenze sanitarie assistenziali lombarde sono state travolte dall’emergenza Covid-19. Dall’inizio della pandemia a febbraio 2020 fino al 31 luglio, secondo i dati riferiti dall’ex assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera,le morti nelle Rsa legate al Sars-Cov-2 sono state 3.378. Altre persone sono decedute in seguito, durante l’estate e nel corso dell’autunno. Ora la maggior parte degli ospiti e gli operatori sono stati vaccinati e l’incidenza dei nuovi positivi è iniziata a calare. Ma le Rsa lombarde faticano a riprendersi: gravano sulle spalle dei direttori debiti economici ingenti. “Noi stimiamo che attualmente le perdite si aggirino intorno a un milione al giorno”, spiega Luca Degani, presidente lombardo di ‘Uneba’, associazione di categoria del settore sociosanitario assistenziale ed educativo.
https://vimeo.com/535211973
RSA LOMBARDE IN DIFFICOLTÀ: LE CAUSE
Le difficoltà dipendono da diversi fattori. In primis, dalle spese sanitarie sostenute durante l’emergenza: le residenze assistenziali hanno dovuto acquistare i dispositivi di sicurezza e assistere i malati Covid-19. Secondo Guerrino Nicchio, vice presidente lombardo di ‘Aiop’, associazione che a livello nazionale rappresenta 520 strutture di cura e ricovero private, durante la pandemia si sono accentuate criticità già presenti. “Negli ultimi anni si è elevata molto la prestazione sanitaria all’interno delle Rsa”, precisa. Gli ospiti hanno avuto bisogno di cure più dispendiose e impegnative: i costi sono aumentati. Fino a febbraio 2020, anche se con difficoltà, si cercava di mantenere gli equilibri. Poi, è arrivata l’emergenza sanitaria e si è ridotta la percentuale di occupazione dei posti letto. “Adesso abbiamo raggiunto una mancata presenza del 20%”, dice Degani. A questo calo hanno contribuito tre fattori: il numero di decessi avuti l’anno scorso, le pratiche di distanziamento applicate per contenere il contagio e il sentimento di sfiducia che si è diffuso tra le famiglie.
Per Federica Trapletti, membro del sindacato dei pensionati della Cgil, quest’ultimo elemento è da tenere in considerazione in modo particolare, perché potrebbe provocare effetti duraturi nel tempo. “Ora le famiglie riflettono di più su come accudire i propri cari”, commenta. Non è facile scalfire l’immagine delle Rsa come luoghi in cui gli anziani muoiono da soli. Anche perché ancora oggi in molti casi non è possibile ricevere visite dei propri parenti. Nonostante il via libera del governo e della Regione, alcuni responsabili delle strutture non hanno riaperto le residenze per paura di diffondere il contagio. “Prima c’erano le liste d’attesa, ora invece si cercano nuovi ospiti”, ripete Trapletti. Nelle Rsa accreditate, sia pubbliche sia private (circa 700 in Lombardia), una parte delle spese viene sostenuta dal Pirellone.
Ogni posto letto costa in media 100 euro al giorno: di questi, circa 60 sono coperti dagli utenti e 40 dalla Regione. Secondo quanto stabilito dal ministero della Salute, le quota messa a disposizione dal fondo sanitario regionale dovrebbe raggiungere il 50% del costo giornaliero di un posto letto. La Lombardia non rispetta, quindi, le regole nazionali. Da tempo le Rsa chiedono un adeguamento, anche per poter ridurre le rette, che sono considerate da molti parenti troppo dispendiose (si pagano, in media, 1.800 euro al mese). Il pericolo è che, a fronte di queste ulteriori difficoltà, le strutture siano obbligate a chiedere alle famiglie ancora più soldi.
La Regione ha cercato di intervenire, ma le associazioni di categoria lamentano finanziamenti inadeguati rispetto alle perdite. “A dicembre è stata approvata una legge regionale in cui è stato stabilito di aumentare di 12 euro per il 2020 la tariffa giornaliera erogata dalla Regione per ogni posto letto. Si tratta di circa 80 milioni. A questo provvedimento ne è seguito un altro in cui è stato deciso di garantire alle Rsa 40 euro al giorno per tutti i giorni in cui sono stati ospitati pazienti Covid. Queste risorse servono, però, soltanto a garantire il riconoscimento dei finanziamenti precedentemente stabiliti nel budget del 2020”, sintetizza Luca Degani di Uneba.
Di fatto, quindi, con questi due provvedimenti la Regione assicura alle strutture soltanto il contributo economico già previsto nel bilancio. “L’unica delibera che ha influito in modo strutturale sulle risorse erogate alle Rsa è quella in cui è stato previsto un incremento di un euro sulla quota corrisposta dalla Regione. E’ stato un riconoscimento per gli 11 anni di mancato adeguamento”, continua Degani. Per raggiungere il tetto del 50% previsto dalle norme nazionali, i finanziamenti sarebbero dovuti essere molti di più. Questo continua a incidere sulla qualità dell’assistenza fornita dalle strutture e sulla possibilità di accedervi. Le associazioni nelle prossime settimane incontreranno probabilmente l’assessora Letizia Moratti. “Chiederemo alla Regione di fare un ulteriore sforzo economico, perché diverse strutture rischiano di chiudere”, spiega ancora Guerrino Nicchio di ‘Aiop’. Se realmente dovesse accadere, per la Regione sarebbe un problema visto che le altre forme di assistenza agli anziani (come quella domiciliare) non sono abbastanza sviluppate.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». di Marialaura Iazzetti
Quanti assassini a piede libero. Ma l’America non è al di sopra di ogni sospetto
ROMA – Putin è “un assassino”; Xi Jinping, invece, un aspirante genocida: che si tratti dell’oppositore russo Aleksej Navalnyj o degli uiguri dello Xinjiang, Joe Biden parlerebbe a nome dei diritti umani universali. Tutto bene e tutto giusto, secondo i “democratici” di Washington. Che dovrebbero però essere conseguenti, andando fino in fondo. Se i diritti valgono per tutti, valgono pure per l’America.
Di Venerdì santo, in realtà, è arrivata una buona notizia: la revoca da parte degli Stati Uniti delle sanzioni nei confronti di Fatou Bensouda, la procuratrice della Corte penale internazionale finita nel mirino per aver osato aprire un’inchiesta su crimini di guerra che sarebbero stati commessi in Afghanistan anche da militari Usa.
C’è un però: l’America, democratica e repubblicana, continua a non riconoscere la giurisdizione del tribunale nato a Roma e con sede all’Aja. Il rifiuto è un’arma in più nelle mani di assassini e genocidi in giro per il mondo. La loro tesi è che a processo vanno solo ex presidenti o ribelli africani: altro che giustizia universale. E va a finire che hanno pure ragione.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». – Vincenzo Giardina
Il principe Filippo, scomparso a 99 anni, fu tra i padri fondatori del Wwf. Il ricordo di Fulco Pratesi e quel viaggio in Abruzzo negli anni Settanta…
ROMA – Il Wwf Italia ricorda il principe Filippo d’Edimbugo, “paladino dell’ambiente ante litteram e tra i padri fondatori del Wwf“. Filippo infatti fu presidente del WWF Internazionale dal 1981 al 1996 e fino ad oggi ne era presidente emerito.
Questa scelta, inserita nel Decreto Sostegni, per la Corte “non appare condivisibile” perché incide in modo significativo sulla futura azione di riscossione dei crediti pubblici
ROMA – La Corte dei Conti critica il condono delle cartelle esattoriali fino a 5 mila euro. È quanto emerge dalla memoria che le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti hanno inviato alle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul Decreto Sostegni.
Il decreto interviene a favore degli operatori economici con ulteriori slittamenti nei tempi di pagamento di debiti fiscali e l’annullamento di quelli di importo limitato, risalenti al decennio 2000-2010.
Una scelta, spiega la Corte, “che non appare condivisibile: nel primo caso perché, pur giustificate dalla crisi socio-economica, possono incidere in modo significativo sulla futura azione di riscossione dei crediti pubblici ritardando attività operative fortemente condizionate dal requisito della tempestività; nel secondo perché, oltre a dare adito a perplessità sul piano della coerenza con le finalità complessive del provvedimento, risolvendosi in un beneficio erogato a un vastissimo numero di soggetti, molti dei quali presumibilmente non colpiti sul piano economico dalla crisi, genera disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono e può rappresentare una spinta ulteriore a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri“.
la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Luca Monticelli.
L’ex Capitano dell’AS Roma da ieri ricoverato per il Covid all’Istituto nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma
ROMA – “Sono venuto perché avevo troppi sintomi che non andavano via e anzi peggioravano. Ieri mattina mi sono alzato dalla sedia normalmente e ho avuto un mezzo mancamento, mi fischiavano le orecchie, sentivo tutto ovattato, ho mezzo barcollato e ho chiesto di fare un controllo. Sono venuto qui (allo Spallanzani, ndr) e ho una polmonite interstiziale bilaterale, non ad un livello gravissimo ma c’è. Era meglio non ce l’avessi. Soprattutto mi hanno detto se non fossi venuto, insomma… Non è uno stadio al limite, ma neanche un Covid da curare a domicilio”. Queste le parole di Daniele De Rossi, l’ex Capitano dell’AS Roma da ieri ricoverato per il Covid all’Istituto nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, in un audio di cui è venuto in possesso l’Agenzia Dire con cui ha voluto rassicurare i suoi tifosi sulle sue condizioni di salute.
Ma per il 50% le superiori non dovrebbero tornare in presenza. Sono i dati emersi da un’indagine dell’Andis che ha intervistato circa mille dirigenti scolastici
ROMA – Solo il 58% dei dirigenti scolastici è favorevole alla riapertura delle scuole, mentre un 36% si dice contrario. Tuttavia, la Didattica a distanza resta un problema: l’80% dei presidi ha segnalato l’insorgere di comportamenti di disagio (solitudine, noia, insonnia, depressione), il 38% difficoltà di concentrazione e problemi di attenzione. Sono i dati emersi da un’indagine dell’Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici) che ha intervistato circa mille dirigenti scolastici di ogni ordine e grado.
Per la scuola dell’infanzia (68%) e la scuola primaria (72%), i dirigenti si dicono favorevoli alla riapertura, ma il quadro cambia per quanto riguarda le scuole di secondo grado. Le medie andrebbero riaperte per il 53,3 % dei dirigenti, ma l’8,3% è favorevole a un rientro in presenza solo per le prime. Più articolata invece l’opinione sulla riapertura delle scuole secondarie di secondo grado: per il 50% dei presidi non dovrebbero riaprire, mentre il 32,2% farebbe tornare in aula tutte le classi, l’11,4% solo il biennio e il 5,6% solo il triennio conclusivo.
Non negano, i dirigenti, che nelle scuole circolino le varianti: il 48% ha risposto di aver registrato tale aumento, ma dalle risposte pervenute emerge anche che i focolai accertati siano rari. Sulla possibilità di trasmissione del contagio da alunno a docente, il 70% dei dirigenti ha risposto di averlo registrato solo in pochissimi casi. Un dato che potrebbe rafforzarsi ancora di più considerato che il 76% dei rispondenti conferma di aver già ricevuto il vaccino, e il 12% è in lista di attesa. Interrogati su cosa permetterebbe una ripartenza della scuola, i dirigenti hanno individuato come strumenti screening e tamponi periodici per alunni e personale, ma anche di presidi medico-sanitari a scuola, riduzione alunni per classe, assunzioni di docenti e installazione di impianti di depurazione dell’aria. Solo il 15% segnala la necessità di reperire altri locali/edifici da enti o privati.
L’ipotesi annunciata di prolungare le attività didattiche per l’intero mese di giugno ha raccolto solo un 26,8% di risposte positive. Il 76% dei dirigenti che hanno risposto al sondaggio, propone invece un piano di recupero della socialità e della relazione da realizzare nella prossima estate, con attività educative, sportive, ricreative affidate al terzo settore. Attività che, per il 75% dei dirigenti scolastici, dovrebbero essere finanziate con ulteriori risorse aggiuntive provenienti dal ministero, dagli enti locali e dai fondi europei.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Chiara Adinolfi
Un anziano signore ha intercettato il governatore per chiedergli aiuto: ha diverse patologie ed è l’unico ad occuparsi della figlia 48enne in sedia a rotelle
BOLOGNA – Ha approfittato della visita del generale Paolo Figliuolo all’hub della Fiera per intercettare il presidente della Regione Stefano Bonaccini. Il motivo? Sua figlia disabile è ancora da vaccinare e lui, 84 anni in attesa di richiamo, è rimasto il solo ad accudirla. Lo sfogo è del signor Carlo Commisso, residente a Bologna, che ha avvicinato il governatore subito dopo la visita con Figliuolo e il capo della protezione civile Fabrizio Curcio. “Sono il papà di una ragazza portatrice di handicap. Ho 84 anni e sono pieno di patologie, mia figlia di 48 è sulla sedia a rotelle dalla nascita, non abbiamo parenti. Se mia figlia si ammala io la posso seguire in queste condizioni?“, si rivolge a Bonaccini l’anziano, terrorizzato che la figlia possa ammalarsi di Covid.
https://vimeo.com/534845224
Bonaccini promette di occuparsi del caso: “Il suo problema è il mio problema“, assicura, ricordando che comunque entro i primi di maggio verranno fatte le seconde dosi a tutti gli ultraottantenni “e sui disabili stiamo facendo interventi molto consistenti, a partire dai più gravi”. Alle proteste di Commisso sulla difficoltà di trovare una interlocuzione, il governatore ribatte: “Il sistema funziona, è evidente che con milioni di persone da vaccinare può succedere che facciamo degli errori e che abbiamo qualche ritardo. Lei ha fatto bene a fermarmi e vedrà che sua figlia verrà vaccinata al più presto”.
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