ROMA – “Noi medici stiamo andando incontro a un ottobre molto, molto caldo. Anche perchè in sospeso ci sono ancora tante cose: per quanto riguarda la sanità, ci aspettiamo un segnale molto forte da parte del governo, un segnale di attenzione sia professionale e lavorativo. Voglio ricordare che i contratti al momento in vigore sono scaduti da circa tre anni. È chiaro che i medici si trovano già in una grave difficoltà”. Lo spiega all’agenzia Dire il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma, Antonio Magi. “Abbiamo colleghi che vanno via dall’Italia- prosegue- proprio perchè non hanno garanzie di tipo economico e non sono certi di fare carriera. Penso proprio che ci troveremo di fronte a un ottobre estremamente caldo, caratterizzato da attività sindacali molto forti. Si preannunciano, infatti, numerose riunioni e segreterie nazionali congiunte. Ci sarà, dunque, tanto lavoro da fare”.
MAGI: “CI ASPETTIAMO PIÙ STABILITÀ, PIÙ CONCRETEZZA, PIÙ ASCOLTO”
“Voglio poi ricordare- evidenzia il presidente dell’Omceo della Capitale- che i medici sono rimasti molto delusi dalla decisione di rimandare a data da destinarsi la depenalizzazione dell’atto medico, lo scudo penale. Un fatto, questo, che non fa che aumentare l’insoddisfazione dei camici bianchi e che rende il clima sempre più teso. Ecco, dunque, che ci aspettiamo più stabilità, più concretezza, più ascolto da parte della politica e un’interlocuzione molto più attenta e molto più franca”. “Ricordo poi- afferma inoltre- che abbiamo già una situazione difficile dal punto di vista del personale. E siamo praticamente alle porte del 2026: il Pnrr deve essere messo in moto. E, al momento, il territorio non è stato ancora organizzato nè dal punto di vista strutturale, perchè siamo in ritardo con alcuni lavori, nè dal punto di vista del personale, che sarà carente: le famose cattedrali nel deserto stanno per diventare realtà”. “Un fatto, questo- conclude Antonio Magi- che non tende la mano al cittadino che, invece, incontra numerose difficoltà e prova un senso di sfiducia verso il Servizio sanitario nazionale”.

