Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa (Albi, 24 Novembre 1864 – Saint-André-du-Bois, 9 Settembre 1901) è una delle figure più affascinanti e pittoresche dell’arte del tardo Ottocento. E il dipinto – precisa il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – è Collezione Oskar Reinhart “Am Römerholz“, museo d’arte a Winterthur gestito dall’Ufficio Federale della Cultura (UFK) di Berna, nel cantone svizzero di Zurigo

La cattiva salute di nascita – premette Battaglia La Terra Borgese -, che lo vede affetto da picnodisostosi (disordine delle ossa dense, anche nota come sindrome di Toulouse-Lautrec dal nome dell’eponimo pittore) e una serie d’incidenti durante l’infanzia lasciano Henri de Toulouse-Lautrec storpio, e lo inducono a scegliere la carriera artistica.
Toulouse-Lautrec diventa presto una delle figure più affascinanti e pittoresche dell’arte del tardo Ottocento. Nobile di nascita, figlio unico di una delle famiglie dell’alta aristocrazia francese, sembra destinato a una vita di lussi e di piaceri. Ma Henri …ama la vita dissoluta, e rimane vittima dell’alcol e della sifilide che lo stroncano a soli trentasei anni, già vecchio d’aspetto.
In questa sua pur breve carriera, l’artista francese crea un’enorme quantità di opere che immortalano e riflettono l’anima bohémien del suo quartiere Montmartre (dove ha scelto di vivere), sobborgo esuberante, espressivo, pieno di cabarè, di caffè-concerto, di bordelli e di locali discutibili. Di più: quei dipinti tramandano pure, magnificamente, da una generazione all’altra, fino a noi e ai posteri, su tele spettacolari e con precise illustrazioni, tutta la Parigi bohémien dell’Ottocento. Henry, aristocratico bohémien, amante della vita e dell’intrattenimento notturno e personaggio di spicco al Moulin Rouge, s’intende bene di quella movida di allora, e tramanda con competenza, con quelle opere e con manifesti iconici per il Moulin Rouge e altri locali, la Parigi imbevuta di fiumi di assenzio, di prostitute e di vizio.
Lautrec – afferma Battaglia La Terra Borgese – è, infatti, il primo artista a creare pubblicità illustrata attraverso l’arte pittorica e deve considerarsi uno dei primi grandi pubblicitari della storia.
Henri de Toulouse-Lautrec, “La Clownesse ‘Cha-U-Kao’” – 1895, olio su tela, 75 x 55 cm.
La clownessa ‘ballo-e-caos’, nome d’arte del personaggio ritratto per il caos che si scatenava non appena l’artista entrava in scena, ritrae una ballerina ed ex trapezista conosciuta per le sue esibizioni sensuali. L’opera, raffigura principalmente Cha-U-Kao, mentre indossa un distintivo costume nero e giallo e con i capelli acconciati in alto.
Ballerine, mimi, clown, canzonettiste incuriosiscono e affascinano Toulouse-Lautrec. Questa tela raffigura, abbiamo detto, Cha-U-Kao, una ballerina che si esibisce a quell’epoca al Moulin Rouge e che è nota per le sue stravaganze, oltre che per un suo carattere ambiguo, mezzo maschile. Al braccio di lei, di profilo, una vecchia danzatrice, Gabrielle, dal passo ormai stanco. Dietro Cha-U-Kao s’intravede lo scrittore Tristan Bernard al fianco di una signora infagottata in abito rosa.
Tra le opere tipiche di Lautrec – spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese -, questa rivela la sua maestria nel cogliere dal vero i caratteri, con una sottolineatura ironica e amara: caratteri e personaggi di un mondo equivoco, dove il vizio è di casa, e dove l’artista si trova a suo agio. La modernità della sua pittura sta proprio in questo saper cogliere il lato ambiguo, decadente della vita, che sarà poi comune agli Espressionisti.
Ma c’è anche una modernità di stile: la vivezza del segno – avverte Battaglia -, il taglio abilissimo che fa continuare la vita al di fuori del quadro. (E in questo senso Lautrec deve molto a Degas).
In due periodi della sua esistenza, e cioè dal 1891 al 1892 e dal 1894 al 1895, Toulouse-Lautrec s’ispira ai personaggi del circo, e ci lascia pagliacci, acrobati, cavallerizze, colti con l’acutezza e l’immediatezza di rappresentazione che sono la forza della sua arte.
Più tardi, ricoverato nella clinica di Neuilly per malattie mentali, Lautrec riprende a memoria la serie di personaggi dipinti a olio, e con le matite colorate schizza i suoi famosi pastelli sul tema del circo, che devono servire, come infatti serviranno, a dimostrare ai suoi familiari la sua perfetta efficienza mentale. Oggi essi – chiude Paolo Battaglia La Terra Borgese, autore competente e appassionato nel suo campo, capace di analisi profonde e accessibili – attestano qualcosa di più: la perfezione e la modernità con cui Toulouse-Lautrec ha saputo valersi del pastello.

