domenica, Gennaio 18, 2026

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Pietro Orlandi: “Non penso che i resti di Emanuela siano sotto la Casa del Jazz”

“Ma è importante che scavino, per togliere l’ennesimo dubbio”, ha dichiarato all’Agenzia Dire

di Adriano Gasperetti

 L’attenzione resta alta. Pietro Orlandi non crede che i resti della sorella Emanuela siano sotto la Casa del Jazz “ma non mi fido”.

A margine della presentazione a Roma dei libri di Raffella Notariale, ‘Il Boss della Banda della Magliana’ e ‘La supertestimone del caso Orlandi’ presso la sede di Stampa Romana, il fratello di Emanuela ha parlato con l’agenzia Dire degli scavi in corso presso la Casa del Jazz, la villa sequestrata all’ex cassiere della Banda della Magliana Enrico Nicoletti, alla ricerca dei resti del giudice Adinolfi. Qualcuno, infatti, ipotizza la presenza anche di quelli di Emanuela Orlandi: “Io ovviamente presto attenzione a questa cosa- ha detto- Non credo che i resti di Emanuela siano lì dentro. Anche se le coincidenze ci sono tutte: la Magliana, il cardinal Poletti, Nicoletti, De Pedis, il Vicariato di Roma”. La gestione della vendita, ricorda, “è stata fatta dal cardinal Poletti e sappiamo come: 1 miliardo invece di 27 che era il valore reale della villa. Ma è importante che scavino, per togliere l’ennesimo dubbio“.

Pietro ribadisce la non convinzione che sotto la villa possano esserci i resti ma non se la sente di escluderlo del tutto. In questi 42 anni, infatti, ne ha viste di ogni per cui non riesce a dire un “no” con certezza. “Personalmente non credo possano esserci i resti, ma posso pure pensare ‘e se dovesse uscire qualcosa legato a Emanuela’?”.

Ancora: “Se all’epoca De Pedis, che ha avuto un ruolo di manovalanza come credo, di far prendere Emanuela e gestirla per altri e magari si sia tenuto le cose che aveva Emanuela dietro, al momento di trasferirla? E magari le abbia poi buttate sotto la Casa e ci siano rimaste? Questo non lo so”.Degli scavi sotto la Casa del Jazz Pietro Orlandi sapeva già da un anno: “Il segnale che si stesse indagando lì sotto lo avevo avuto lo scorso anno- ha spiegato alla Dire- perché una persona che conosco mi disse che c’era questo ex magistrato che era convinto che ci potesse essere qualcosa legato ad Emanuela. Mi disse di non parlarne. Oggi non so a che punto stanno, non so che stanno facendo”.

L’indagine nasce per Adinolfi ma “se poi casualmente si trovano delle cose di Emanuela? Così, per loro, finirebbe tutto con le responsabilità della Magliana, di Nicoletti. E fine della storia”. E allora meglio continuare a mantenere l’attenzione alta, come da 42 anni a questa parte e per tutto il tempo che servirà per trovare la verità.

IL FRATELLO E L’EX PROCURATORE CAPALDO: “BANDA MAGLIANA NON C’ENTRA”

La Banda della Magliana non c’entra con la scomparsa di Emanuela Orlandi. Ne sono convinti il fratello Pietro e Giancarlo Capaldo, che è stato procuratore aggiunto di Roma all’epoca dell’ultima inchiesta sulla scomparsa della giovane. “La Banda della Magliana non c’entra con la scomparsa di Emanuela Orlandi”, ha detto Capaldo. “De Pedis ha avuto un ruolo”, ha aggiunto Pietro. Secondo l’ex procuratore per trovare la verità “ci vorrà molto tempo. La vicenda tocca nervi scoperti– ha ribadito- Per impedire di trovare la verità ne sono state create altre alternative. La Commissione d’Inchiesta? Nella storia raramente arrivano alla verità, semmai ci si sono avvicinate. Io diffido da chi dice ‘indago a 360 gradi’, andrebbe sempre presa una direzione”.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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