Paolo Battaglia La Terra Borgese dimostra nella sintesi a seguire che quella del Ferro Battuto è una vera autentica Arte. La denominazione indica la tecnica della lavorazione del ferro a mano, cioè il battere il ferro con un maglio o un martello per ridurlo alle forme volute. Alla base della denominazione è la voce ferro, che risale al latino ferrum e dal latino è passata a tutte le lingue romanze
POETI, SCRITTORI E SCULTORI
Poeti e scrittori moderni, dal D’Annunzio a Virgilio Brocchi, hanno descritto efficacemente la fatica del fabbro che, reggendo con la sinistra le tenaglie e nella destra il martello, batte sull’incudine il ferro incandescente, e trae dall’aspra materia, fatta docile dal fuoco, armoniose figurazioni, volute, arabeschi. Nelle
mani del fabbro, il martello rivaleggia con la stecca dello scultore e col bulino del cesellatore.
ETÀ ANTICA
Ma l’arte di lavorare il ferro con finezza e con grazia fu pressoché ignota agli antichi: essi preferirono servirsi del bronzo, e ricorsero al ferro soltanto di rado, per rinforzo del legno.
Molti eruditi ed archeologi, però, negano che il bronzo, risultante dall’accoppiamento di due metalli, e perciò di difficile ritrovamento abbia preceduto, nella fabbricazione di rudimentali oggetti d’uso, il ferro facilmente
ottenibile col trattarne il minerale sui carboni ardenti. D’altra parte, bisogna considerare che sarebbe stato altrettanto difficile, all’inizio della civiltà, ottenere il ferro malleabile, perché il minerale fucinato a caldo è fragilissimo se non è stato liberato dalle impurità che contiene o dalla presenza di sostanze come zolfo, arsenico, e specialmente fosforo.
LE ORIGINI E IL PERCORSO STORICO DEL FERRO BATTUTO
Comunque sia del tempo e delle origini dell’Arte di trattare il ferro, è certo che non si ha notizia alcuna fino ad Erodoto, il quale ricorda un tripode che Glauco da Scio avrebbe foggiato col ferro artisticamente lavorato perché sostenesse il vaso di argento che Aliatte, antecessore di Creso, avrebbe offerto all’oracolo di Delfo (secolo VI a. C.). Plinio fa menzione di ornamenti di ferro su oggetti di legno. Nel Medio Evo il ferro servi soprattutto per le catene, per i rozzi infissi nei muri, per le grosse bandinelle dei portoni e dei ponti levatoi, per i chiodi a larga capocchia che servivano come motivo ornamentale sulle pesanti porte di chiese e castelli.
Purtroppo gran parte delle opere fabbrili del primo Medio Evo sono andate perdute per la distruzione compiuta dalla ruggine. Fino al XIII secolo questa distruzione fu pressoché totale, se si eccettuano poche armi conservate al
chiuso e qualche prezioso esemplare (cattedra di san Barbato a Benevento, torciera di Frassinoro a Modena).
Nelle campagne si cominciò a servirsi del ferro per i rudimentali strumenti agricoli del tempo; e in taluni luoghi, come nel contado senese, la fabbricazione degli attrezzi dell’agricoltura si avviò a forme d’arte che a poco a poco resero accetto il ferro anche nelle città.
SECOLO XIV
Nel Trecento si vedono un po’ dappertutto lanterne e fanali, torciere e arpioni, anelli murali e alari, a servizio dell’architettura; ma già il ferro battuto era servito al suo uso più proprio, cioè al cancello, nel Comunichino di S. Chiara ad Assisi. E ben presto l’arte di battere il ferro assurse a grande bellezza in Francia, col trionfo del
gotico; lo stile gotico ispirò anche in Italia saggi notevoli (Verona, Fiesole, Siena, Firenze); a Firenze ebbe bottega Nicolò Grosso, detto il Caparra, restauratore del lavoro del ferro e autore di pregevoli opere, tra cui le lanterne di Palazzo Strozzi.
IL CINQUECENTO
La grazia, la leggiadria decorativa del ferro battuto trionfarono nel gusto del Cinquecento; case e pubblici edifici si giovarono di quest’Arte negli esterni (cancellate e grate, balconate, lanterne murali) e negli interni (alari e parafuoco, pale e candelabri, borchie di casse, forzieri ecc.). Benché il ferro battuto segua in generale il gusto del secolo, pure nelle linee sobrie s’insinua qualche arditezza, qualche leziosità, come un’avvisaglia dell’orgia di fiorettature che porterà insieme a sé il barocco. Lucca strappa il primato a Siena e a Firenze; ma l’arte del ferro è ormai diffusa dappertutto, e moltiplica le sue opere insigni; mentre la Toscana, le Marche, l’Umbria, l’Italia tutta, gli Abruzzi (articolo 131 della Costituzione della Repubblica Italiana) più delle altre parti, con maggiore o minor forza seguono l’impulso dato dalle botteghe lucchesi, Reggio Emilia conquista un primato che le resterà anche ai nostri giorni.
IL SEICENTO, IL SETTECENTO E LO STILE IMPERO
Dal Seicento al Settecento la fantasia e la capacità creativa dei fabbri si sbizzarriscono in opere stupende per intreccio di curve, per delicatezza di
linee, per fasto di fregi ornamentali, di raffigurazioni mitologiche; l’influenza francese è forte, e vince le resistenze della tradizione nostrana. Ma
questa lotta con nobiltà, e, in taluni luoghi e con alcuni artisti, non contamina la purezza di linee attinta nel Cinquecento; esempio insigne il modenese G. B. Malagoli,detto il Caparra del Settecento, i cui capolavori sono le roste dell’Università e le sovrapporte dell’Ospedale di Modena.
Le arditezze (audacia, coraggio e originale franchezza) barocche furono poi sopraffatte dallo stile Impero che sostituì all’armonia delle curve la rigidezza delle linee rette, cioè alla fantasia creatrice la falsariga dell’ornamentazione geometrica. E tuttavia Palagio Palagi riuscì a dotare Torino del magnifico cancello del Palazzo Reale. Lentamente la gloria acquistata dalla Francia nell’Arte di battere il ferro cedeva; e dappertutto il mestiere prevaleva sull’Arte…
OTTOCENTO
…Giacché mai come in questo periodo di transizione – la seconda metà dell’Ottocento – il ferro ebbe tanto favore; ma, ahimè, si trattò di opere da dozzina che invasero gli edifici e più le case private: opere ottenute con la fondita, cioè con la riproduzione in serie di un unico modello, senza intervento personale dell’artista. Alla sonante officina del fabbro, dove tra martellate e pioggia di scintille nasceva l’Opera d’Arte, l’industria moderna sostituiva i forni dove la ghisa
colava inerte nei modelli. Tristezza!
DALL’ARTE LA PRODUZIONE IN SERIE
Come sempre la produzione industriale subentra all’Arte in nome del dio denaro. I fratelli Japy, originari di Beaumont (USA), furono i primi a sostituire la battitura col martello con lo “stampaggio”, e ottennero superfici lisce di ferro, molto a buon mercato: di qui la trasformazione industriale dell’arte di trattare il ferro.
IL MERCATO IMITA L’ARTE
I mercati di tutte le nazioni furono inondati di oggetti di molto discutibile gusto. La lavorazione economica divenne allora frequente con la cosiddetta stozzatura, finché non intervennero gli stampi e le forme dopo che furono inventati i magli e le
presse. La lamiera di ferro, tagliata nelle misure acconce, era sottoposta alle matrici, che erano spinte da bilancieri azionati a mano mediante colpi successivi finché non era ottenuta la forma desiderata; questa poi era ricotta nei forni, perché al ferro fosse restituita la malleabilità. Operazioni varie servivano poi a dare ai vari pezzi la loro unità complessiva, gli orli erano rifiniti a colpi di cesoie, e lungo i bordi si praticavano con la trapanazione i fori destinati a ricevere le viti e i bulloni di connessura…
SECOLO XIX: TRA VERO FERRO BATTUTO E IMITAZIONI LIBERTY CORRE UN ABISSO, E LE IMITAZIONI SONO FACILMENTE RICONOSCIBILI
… Ma in Francia e in Italia, tra l’imperversare del mestiere, il senso e il gusto dell’Arte non era perduto; e pochi solitari la coltivavano (l’Arte), con dispregio dei facili guadagni. Per merito di tali innamorati dell’Arte questa risorse, in Francia e in
Italia pressoché contemporaneamente, cioè intorno ai principi del secolo decimonono; il merito va dato all’architetto francese Eugène Viollet-le-Duc e agli artisti che seguirono il nuovo stile Liberty, che rappresentò senza dubbio un’involuzione del gusto dal punto di vista della pura Arte, ma contribuì a dare
nuovo impulso alla lavorazione del ferro.
SECOLO XX
Più tardi, agli inizi del ‘900, il francese Brandt e l’italiano Alessandro Mazzucotelli furono gli antesignani della rinascita, ancora oggi in pieno fiore tra noi*, e
certamente assai più ricca di promesse, dopo i notevoli saggi del lodigiano Mazzucotelli e dei suoi scolari, del milanese Carlo Rizzarda, del veneziano
Umberto Bellotto, del faentino Luigi Matteucci, dell’udinese Alberto Calligaris, del milanese Giuseppe Bernotti, e di decine di altri artieri ed artisti insieme, che hanno fatto risorgere le vecchie botteghe folte di scolari e di apprendisti, e unito felicemente vantaggi dell’industria modernamente organizzata con i diritti dell’Arte.
Soprattutto l’edilizia si giova del ferro battuto, e lo disposa ai materiali
di cui dispone, lo adatta agli ambienti ariosi. Una felice collaborazione è allora in atto tra architetto e fabbro. Così gli ospedali, le chiese, le ville dei ricchi privati si illeggiadriscono di cancellate, di lampadari, di fanali, di roste e di balconate
battuto, secondo il gusto e l’estro moderno del committente e dell’artista, ma anche (come Siena) secondo il buongusto antico, per cui le opere nuove
possono stare degnamente accanto alle bellissime antiche. Nelle ville, specialmente, il ferro battuto entra trionfalmente: il cancello, la ringhiera della scala interna, l’illuminazione elettrica, spesso perfino alla mobilia sono delicate gagliarde opere fabbrili…
BUON GUSTO? OGGI NON LO SAREBBE IN COSCIENZA ANIMALISTA
… Ma in queste opere modernissime del periodo non sempre il ferro battuto è solo; artisti come Umberto Bellotto, lo uniscono all’alabastro, agli smalti, alla madreperla, all’avorio, al cuoio sbalzato, e da tali connubi di materiali nascono piccoli capolavori: lampade e spade e perfino tavolini, sedie, poltrone. Non c’è parte dell’arredamento in cui il ferro non abbia mostrato di poter dare una nota di signorile (?) buon gusto (?).
LA MECCANIZZAZIONE
Una tecnica più sicura, che i ritrovati della scienza hanno favorito, soccorre il fabbro che nella sua officina non lavora più soltanto col martello e con le tenaglie: oggi il Fabbro si giova dei magli meccanici, della magia delle presse e delle stampatrici; rompe il ferro con la fiamma ossidrica, lo protegge dal suo grande nemico, la ruggine, con patine e vernici. Questi vari espedienti di tecnica progredita permettono di associare alla creazione artistica i vantaggi dell’industria e della sua organizzazione; così, accanto ai solitari maestri che, con pochi discepoli, continuano la tradizione dell’arte pura, sono sorte le officine che, senza ledere i diritti dell’Arte, possono fornire prodotti più a buon mercato. E perché quei diritti siano salvi, basta che i lavori in ferro non siano di vile ghisa, e rechino chiare le impronte della loro originaria nobiltà, cioè i segni della martellata.
DUEMILA
*Da segnalare: BIENNALE EUROPEA D’ARTE FABBRILE
Nata nel 1976 in Toscana, la Biennale Europea d’Arte Fabbrile di Stia, durante il suo svolgimento, oltre al Campionato del Mondo di Forgiatura, bandisce concorsi di Scultura, Fotografia, Progettazione e Disegno e ospita Mercatini dei piccoli oggetti in Ferro per storicizzare abilità, creatività e sviluppi dell’arte attraverso la tecnica del Ferro Battuto.
Paolo Battaglia La Terra Borgese, noto storico, critico d’arte, saggista e politico italiano, è nato a Piazza Armerina il 28 luglio 1960. È ampiamente stimato nel panorama culturale italiano per la sua attività di divulgazione, cura di mostre e approfondimento critico sui movimenti artistici del Novecento e del Duemila. È celebre per la sua opposizione alla cosiddetta “critica finta”, denunciando la mercificazione dell’arte e l’appiattimento commerciale del mercato culturale. Tra i suoi interventi e saggi figurano approfondimenti su maestri storici come Piet Mondrian e Paul Cézanne. Concepisce la critica come uno strumento di educazione al gusto estetico. Per lui, l’arte deve stimolare il progresso intellettuale, morale e civico dell’individuo. Ha firmato numerose opere di saggistica e monografie d’arte, e riflessioni focalizzate sulla storia del manifesto e della cartellonistica pubblicitaria d’epoca. Interviene frequentemente nel dibattito pubblico proponendo riforme e riflessioni legati alla gestione del bene pubblico e alla convivenza civile.

