sabato, Gennaio 24, 2026

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L’incidente a Milano: un autista era senza patente, l’altro positivo al test antidroga. Il 19enne morto mentre il padre tentava di salvarlo

Sul Suv restano aperte molte domande: chi abbia formalmente noleggiato il veicolo; se la documentazione fosse completa; se la potenza del mezzo fosse stata valutata correttamente dalla società di noleggio

di Piero Bonito Oliva

ROMA – È dalle immagini registrate all’alba di domenica e dalla voce di un testimone che gli inquirenti hanno ricostruito il nome della persona che, secondo la polizia locale, era al volante del Mercedes Brabus distrutto in viale Fulvio Testi.

Un ventenne senza patente, inizialmente mescolatosi tra i soccorritori, convinto forse di poter confondere gli agenti. Le riprese delle telecamere e la testimonianza di un medico di passaggio hanno però rivelato un’altra storia: quel ragazzo era alla guida.

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Il testimone, un dottore diretto all’ospedale Niguarda, si è fermato per prestare aiuto ai feriti mentre la pioggia batteva forte sull’asfalto. È stato lui, poco dopo l’impatto, a indicare agli agenti la presenza del ventenne nel posto di guida, smentendo la versione che il giovane aveva tentato di accreditare.LA RICOSTRUZIONE

Quando i soccorritori sono arrivati, il Suv era ridotto a due tronconi: il telaio proiettato nell’aiuola centrale, la parte anteriore capovolta sulla carreggiata. I detriti erano sparsi per oltre cento metri e l’odore di benzina si mescolava al fumo di un principio d’incendio domato in pochi istanti.

All’interno del veicolo c’erano quattro amici. Tra loro Pietro Silva Orrego, 19 anni, figlio di un cardiochirurgo milanese. È stato trasportato al Niguarda in condizioni disperate. Il padre si trovava già in ospedale per il turno di lavoro e ha assistito agli ultimi tentativi di salvarlo. Il ragazzo è morto nel pomeriggio, dopo ore di interventi e manovre estreme.

Accanto a lui una 30enne, tuttora in condizioni molto gravi. Il quarto occupante del Suv, un 23enne, è rimasto ferito ma non in pericolo di vita. Sull’altra vettura, una Opel Corsa, un uomo di 32 anni rimasto contuso ma cosciente.

LA DINAMICA DELL’INCIDENTE

Secondo le prime ipotesi, il Suv proveniva dalla periferia e procedeva verso il centro quando si è scontrato con la Corsa. Da chiarire restano la dinamica precisa, l’eventuale mancata precedenza o un semaforo non rispettato. L’uomo alla guida dell’utilitaria è risultato positivo a un pre-test antidroga: saranno gli esami tossicologici a stabilire quando sia avvenuta l’assunzione.

Sul Suv, invece, restano aperte molte domande: chi abbia formalmente noleggiato il veicolo; se la documentazione fosse completa; se la potenza del mezzo – molto superiore a quella di un’auto comune – fosse stata valutata correttamente dalla società di noleggio.

I cellulari dei quattro giovani sono stati sequestrati per verificare se, al momento dell’incidente, qualcuno stesse girando video o usando il telefono.

LA MESSINSCENA DEL FALSO SOCCORRITORE

Dopo l’impatto, il ventenne sarebbe uscito quasi illeso dal Suv. Poco dopo si sarebbe presentato agli agenti con i vestiti macchiati di sangue e una scarpa mancante, raccontando di essere sceso da un tram per aiutare i feriti. L’assenza del suo volto sui filmati del tram e il ritrovamento della scarpa nell’abitacolo hanno però smentito la versione nel giro di poche ore. La testimonianza del medico ha completato il quadro. La procura valuterà ora quali contestazioni muovere al ragazzo, alla luce della morte del 19enne e del quadro emerso nelle prime 48 ore di indagini.

 fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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