Ad un solo game dall’ennesima vittoria, il malore: l’argentino, 56 Atp, fa fuori al quinto set il numero 1 del mondo
ROMA – Il caldo, quello fuori scala di Parigi. O un virus, un batterio – poi ce lo diranno con precisione, quando faranno l’autopsia della più impronosticabile eliminazione di questa stagione tennistica: Jannik Sinner lascia il Roland Garros, al secondo turno, contro il Cerundolo minore, Juan Manuel, 56 Atp.
Il dominatore assoluto, accasciato, le gambe frolle per un malore fisico sempre più evidente, spuntato dal nulla quando era ad un solo game da una vittoria scontata: due set e 5-2 avanti. Poi il buio. “Non mi sento bene, ho bisogno di vomitare”. Una resa che prende forma un pezzettino alla volta, mentre Cerundolo si arrampica sulla fatica dell’altro, fino a rimontarlo: vinto il terzo, il quarto è solo un parziale agonico. Sinner cerca di restare in campo nella speranza di sentirsi meglio, o semplicemente per non ritirarsi, per tigna. Per giocarsi tutto al quinto. Ma il tutto è quasi niente, e non basta. Finisce 6-3, 6-2, 5-7, 1-6, 1-6.
Sinner così vede sfumare, impotente o quasi, la possibilità storica di vincere l’unico Slam che gli manca, quello ormai maledetto che Alcaraz gli aveva negato annullandogli tre match point nell’epica finale dell’anno scorso. Proprio la contumacia del suo unico e grande avversario avevano reso il cammino di Sinner una discesa libera che solo un incidente avrebbe potuto rovinare. E’ arrivato il climate change, ad infiammare l’Europa e i campi di parigini.
Il Roland Garros si conferma – per fisiologia del tennis su terra – lo Slam che più degli altri uccide i numeri 1: sono 14 a non averlo mai vinto dalla vetta del mondo (come faceva notare la newsletter Lo Slalom). John Newcombe, Jimmy Connors, John McEnroe, Stefan Edberg, Boris Becker, Pete Sampras, Marcelo Rios, Patrick Rafter, Marat Safin, Lleyton Hewitt, Andy Roddick, Andy Murray, Daniil Medvedev. E Jannik Sinner.
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