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Calcio, la Panchina d’oro Aiac 2025 al ct della Palestina: “Dedicata agli atleti martiri di Gaza”

Da ottobre 2023 sono 684 gli sportivi uccisi in Palestina: l’allarme del Cio. L’ambasciatrice di Palestina: “Il genocidio non si è mai fermato, non ascoltate la propaganda di Israele”

di Mirko Gabriele Narducci

ROMA – Il presidente dell’Associazione italiana allenatori di calcio, Renzo Ulivieri ha consegnato la Panchina d’oro speciale Aiac 2025 al ct della nazionale palestinese Ehab Abu Jazar. La premiazione è andata in scena alla Camera dei deputati, in un’iniziativa promossa dal responsabile nazionale Sport del Pd, Mauro Berruto e a cui hanno partecipato tra gli altri Mona Abuamara, ambasciatrice di Palestina in Italia, Jibril Rayoub, presidente del Comitato Olimpico Palestinese e della Federcalcio palestinese, Dima Said, ex calciatrice e portavoce della federcalcio palestinese, Charlotte Phillips, atleta della nazionale femminile palestinese di calcio e Valerie Tarazi, nuotatrice olimpica palestinese e membro dell’Olympic Council of Asia. “Grazie per questo premio, un onore che ci restituisce speranza nel lavoro che facciamo e aggiunge determinazione al nostro cercare portare parola popolo palestinese a mondo intero”, ha commentato Abu Jazar. “Vogliamo dedicare questo onore ai martiri dei movimenti sportivi palestinesi, ai giocatori e agli atleti di Gaza a cui Israele ha strappato via i sogni- ha aggiunto- e agli atleti province settentrionali vivono condizioni terribili, e a mia madre che vive in una tenda nella striscia di Gaza. Rimaniamo in contatto affinché la voce del popolo palestinese non si spenga mai”.

AMBASC. PALESTINA: GENOCIDIO MAI FERMATO, NON ASCOLTATE PROPAGANDA ISRAELE

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“Grazie per questa occasione di visibilità che per noi è molto importante e ci consente di fare un appello ai media: per favore, stateci vicino e date attenzione a quanto avviene Palestina. Scavate più a fondo, non fermatevi al semplice ripetere la propaganda di Israele, soprattutto adesso. A Gaza il genocidio non si è mai fermato, seppur molto più lento di quanto accadeva prima”. Lo ha detto Mona Abuamara, ambasciatrice di Palestina in Italia, intervenendo alla Camera in occasione della consegna della Panchina d’oro speciale Aiac 2025 al ct della Nazionale di calcio palestinese, Ehab Abu Jazar, nella sala stampa della Camera. “Oggi parliamo di sport, la cosa più pura che consente ai ragazzi che vengono da una piccola città di trovarsi davanti al mondo, che porta una serie di valori che purtroppo spesso i palestinesi si vedono negati. La stessa restrizione che vedono gli studenti palestinesi a cui non è consentito studiare, le famiglie che hanno bisogno di un ospedale o che cercano di tornare a casa dopo uno sfollamento- ha spiegato Abuamara- Un metodo sistematico di oppressione, e denunciarlo, quando si parla di sport, non vuol dire politicizzare: siamo sempre accusati di strumentalizzare e politicizzare mentre i diritti umani vengono branditi da Israele come fossero armi. Parlarne vuol dire esistere, pretendere che i palestinesi non ne parlino non è neutralità”. Gli atleti palestinesi, ha sottolineato l’ambasciatrice, “non chiedono attenzioni o trattamenti speciali, ma di essere trattati come qualsiasi altra persona mentre assistiamo al trattamento degli atleti israeliani, che magari pochi giorni prima hanno compiuto crimini di guerra, che vengono celebrati come fossero atleti normali. Si dice che lo sport dovrebbe essere un ponte, ma un ponte per essere costruito ha bisogno di basi solide come uguaglianza, dignità, parità tra le persone. Il diritto allo sport per un bambino palestinese è la possibilità di riaffermare il suo diritto a vivere. Cerchiamo di dar loro la possibilita di vivere una vita normale e facciamo sì che la fiamma olimpica sia davvero quel simbolo di pace e dignità che ci accomuna tutti”.

PALESTINA, 684 SPORTIVI UCCISI DALL’OTTOBRE 2023: L’ALLARME DEL COMITATO OLIMPICO

Sono 684 gli sportivi uccisi in Palestina dall’ottobre 2023. Tra loro 178 ragazzi tra i 6 e i 20 anni. Distrutti circa 290 impianti sportivi tra Gaza e Cisgiordania, tra stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club impedendo qualsiasi pratica sportiva. È il quadro tracciato dal Comitato Olimpico Palestinese nel report presentato oggi alla Camera, nel corso di una conferenza stampa organizzata dal deputato e responsabile nazionale Sport del Pd, Mauro Berruto. I dati, che viene sottolineato nel Report “sono stati meticolosamente raccolti e verificati”, parlano di 684 vittime distribuite in 34 federazioni e istituzioni sportive. La federazione più colpita è la Federcalcio palestinese, che conta 367 morti tra arbitri, allenatori, giocatori, presidenti di club e dirigenti. Seguono l’Associazione Scout Palestinese con 54 vittime e la Federazione Karate con 31. Il report evidenzia un impatto generazionale profondo: 178 vittime avevano tra i 6 e i 20 anni; 143 tra i 20 e i 30 anni, nel pieno dell’attività agonistica; 111 avevano più di 50 anni, tra dirigenti storici e figure chiave della governance sportiva. Una perdita che compromette non solo il presente ma la continuità futura dello sport palestinese. Colpita anche la componente femminile dello sport. Secondo i dati del Comitato Olimpico Palestinese, le vittime donne sono il 5% del totale. Molte erano bambine, giovani atlete o impegnate nell’amministrazione sportiva. Una ferita che, sottolinea il report, rappresenta un grave arretramento nel percorso di crescita della partecipazione femminile nello sport palestinese, già fragile e frutto di anni di lavoro per affermare uguaglianza e inclusione. Sul fronte delle infrastrutture, la distruzione viene definita “sistematica”.

Secondo la Federcalcio palestinese, dall’ottobre 2023 sono stati demoliti 23 grandi stadi e campi sportivi, 12 campi da calcio omologati Fifa, 35 palestre indoor polivalenti e 60 sedi amministrative di club. Danni per centinaia di milioni di euro, con tempi di ricostruzione stimati in decenni. Simbolo di questa devastazione è lo stadio Al-Yarmouk, inaugurato nel 1952 e tra i più antichi impianti della Palestina. Luogo di partite internazionali e raduni olimpici, durante il conflitto sarebbe stato trasformato dagli israeliani in campo di detenzione per prigionieri di guerra, per poi essere completamente raso al suolo. Da simbolo di orgoglio nazionale a luogo di umiliazione, fino alla distruzione totale. Il documento parla di un impatto “senza precedenti” sull’intero settore sportivo e richiama esplicitamente i principi della Carta Olimpica: non discriminazione, uguaglianza di genere, rispetto dei diritti umani e diritto allo sport. Da qui l’appello del Comitato olimpico palestinese alla comunità internazionale e alle federazioni sportive mondiali: “Chiediamo che venga garantita la libera partecipazione degli atleti palestinesi alle competizioni internazionali, senza ostacoli, e la loro protezione da qualsiasi minaccia o molestia. È il momento di stare al fianco degli atleti palestinesi, di proteggere lo sport e di piantare i semi della pace e della giustizia. Lo sport deve essere un ponte per la pace e una speranza per tutti”. Un appello che, in concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, punta a riportare la questione palestinese anche dentro le istituzioni sportive globali, trasformando il diritto allo sport – per uomini e donne – in una questione di responsabilità internazionale.

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