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Una voce contro il silenzio: al Teatro Argot Studio arriva il 23 maggio 

La Voce del Coraggio” da FEDAYN di Dario Fo e Franca Rame

In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Dario Fo, il 23 maggio 2026 alle ore 20.00 il Teatro Argot Studio ospiterà “La Voce del Coraggio da FEDAYN di Dario Fo e Franca Rame”, spettacolo interpretato da Silviya Stanoeva e diretto da Momchil Alexiev. Il progetto nasce in collaborazione con la Fondazione Fo Rame, l’Associazione culturale Paralel 43 e la Scuola di Cultura e Lingua bulgara di Roma “Assen e Ilia Peikov”, e si inserisce all’interno del programma ufficiale dedicato ai cento anni di Dario Fo.

Partendo dal celebre testo “Fedayn” di Dario Fo e Franca Rame, lo spettacolo porta in scena il monologo di una donna araba che sceglie di partecipare a una lotta apparentemente impossibile, assumendosi fino in fondo il peso e il rischio delle proprie decisioni. Le parole della protagonista nascono da una testimonianza reale raccolta da Franca Rame attraverso una registrazione inviata da una donna beduina rimasta anonima, trasformata poi in drammaturgia insieme a Dario Fo. Ne emerge una figura femminile radicale, lucida e profondamente umana, che combatte per la libertà, la dignità e la giustizia, senza mai piegarsi alle convenienze politiche o alle narrazioni ufficiali.

Ho trovato il testo del monologo nel 2019 mentre cercavo monologhi di donne arabe in inglese”, racconta Silviya Stanoeva. “Mi ha colpito immediatamente perché si tratta di una testimonianza vera, coraggiosa e sconvolgente. Questa donna parla di guerre combattute per il potere e il denaro, di Stati che tradiscono i propri popoli e i propri rivoluzionari per interessi personali. Sono verità che, ancora oggi, a più di cinquant’anni di distanza, molti preferiscono non ammettere”.

L’attrice sottolinea anche come il testo affronti un tema ancora estremamente contemporaneo: il doppio conflitto vissuto dalle donne coinvolte nelle rivoluzioni. “Le donne arabe che partecipano alle rivoluzioni conducono una doppia lotta: quella nazionale e quella interna ai gruppi di cui fanno parte, per ottenere la parità con gli uomini. È un tema che continua a riguardare tutto il mondo”.

Nel lavoro di costruzione scenica con il regista Momchil Alexiev, il personaggio ha assunto una forza ancora più netta. “Alexiev mi ricordava sempre che l’eroina non si giustifica e non spiega la sua posizione categorica”, prosegue Stanoeva. “Nel monologo ho percepito una forza che supera ogni dolore e il desiderio profondo di una donna di essere libera e di lottare in nome della propria identità. Una delle battute che più amo è: ‘Una donna rivoluzionaria, per la mentalità araba, è una donna indegna. Ma noi non ci facevamo caso…’”.

La Voce del Coraggio” non si limita a restituire la potenza politica e umana della scrittura di Fo e Rame, ma mette il testo in dialogo con il presente, interrogando il significato stesso di coraggio in un’epoca dominata da dichiarazioni urlate e prese di posizione consumate sui social network. “Credo che la vera rivoluzione risieda ancora nella voce individuale e nelle azioni reali che ne derivano”, afferma Stanoeva. “La vera voce del coraggio appartiene spesso a persone apparentemente fragili, invisibili o vulnerabili. E nonostante tutto, quella voce riesce ancora a raggiungerci”.

La regia di Momchil Alexiev accompagna il pubblico dentro un racconto essenziale e diretto, dove la parola diventa testimonianza viva e strumento di resistenza. Lo spettacolo intende così riaffermare il valore dell’azione, dell’impegno autentico e della responsabilità individuale, restituendo centralità a chi troppo spesso viene lasciato ai margini della Storia. ‘La voce del coraggio da FEDAYN di Dario Fo e Franca Rame’ nasce dal desiderio di riportare al centro della scena teatrale una voce femminile che resiste, agisce e sceglie di non piegarsi davanti alla lotta per il diritto di vivere liberi”, dichiara il regista Momchil Alexiev. “Il messaggio, registrato decenni fa, rimane attuale ancora oggi, non solo nel contesto culturale e politico del Medio Oriente, ma anche guardando oltre quei confini geografici, ricordandoci i processi del recente passato nell’Europa dell’Est, di cui la nostra generazione è stata testimone. Il monologo rimane completamente fedele al testo scritto da Dario Fo e Franca Rame. L’approccio della messa in scena è documentaristico: il pubblico è testimone di un frammento intimo, pieno di rischio e sincerità, un ennesimo atto di ribellione. Davanti a noi c’è un essere umano che sa cosa vuole, per cosa combattere e soprattutto cosa non può accettare’”.

Al termine della rappresentazione è previsto un incontro con Silviya Stanoeva e Momchil Alexiev.

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