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Armi da guerra avvistate in Autostrada tra lo stupore degli automobilisti

Traffico eccezionale in A14 e A13 e il dibattito sull’uso delle basi militari in Italia: forse la guerra non è così vicina, ma fa già molta paura

di Cristina Rossi

ROMA – Non succede tutti i giorni di incrociare due convogli militari, a distanza di un’ora, lungo un tratto autostradale di 230 chilometri. Soprattutto se poi i convogli in questione trasportano due mezzi di artiglieria pesante ciascuno. E soprattutto se, esattamente una settimana dopo, succede di tutto: Stati uniti e Israele iniziano ad attaccare l’Iran e l’Iran reagisce inondando i Paesi vicini di missili e droni. E scoppia così il panico globale.

LA GUERRA CHE SI AVVICINA E I CANNONI IN A14…

Insomma, da quel sabato 28 febbraio, il mondo è con il fiato sospeso per quello che già molti esperti apocalittici giudicano il preambolo della Terza guerra mondiale. Il conflitto in pochi giorni si è esteso in tutta l’area del Medio Oriente ed è arrivato alle porte dell’Europa, a Cipro e in Turchia. Perciò, a posteriori, a distanza di 15 giorni, fa un po’ pensare quell’avvistamento di obici semimoventi M109 (sempre che Gemini non sbagli nel riconoscimento automatico delle foto..). Li hanno incrociati, non senza stupore misto a un po’ di pelle d’oca, gli automobilisti in A13, tra Ferrara e Bologna, e poi in un secondo convoglio, in A14, tra Imola e Forlì, diretti “verso Sud”, solo una settimana prima dello scoppio del conflitto, il 20 febbraio scorso. E fa pensare anche oggi, perché in queste ore si parla di un possibile coinvolgimento delle basi statunitensi presenti nel nostro Paese, in primis quelle in Sicilia.

LA PREMIER RASSICURA: “NON SIAMO IN GUERRA”

La premier Giorgia Meloni ha rassicurato tutti: “L’Italia intende inviare aiuti ai paesi del Golfo, in termini di difesa aerea e le basi concesse all’utilizzo americano in Italia non saranno usate per bombardare”, ha detto in un intervista oggi stesso, giovedì 5 marzo. Aggiungendo anche: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. In Sicilia però un lungo elenco di sigle sindacali e associazioni, inclusa Anpi, si stanno mobilitando per protestare perché “l’Isola non deve diventare una portaerei del Mediterraneo” e rischiare così di diventare un possibile bersaglio.

FARI SULLA SICILIA: OSSERVATI SPECIALI LA BASE DI SIGONELLA E LA STAZIONE MUOS

A destare “sconcerto e preoccupazioni”, in particolare, sono l’uso della base di Sigonella e della stazione Muos di Niscemi. Dalla base dell’Us Navy nel Siracusano sarebbero infatti partiti dal 25 al 28 febbraio- secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica- i droni ricognitori e gli aerei spia che hanno preparato l’attacco congiunto Usa-Israele. Mentre nella stazione satellitare di Muos sarebbero coordinate le azioni di terra, le navi e l’aviazione americana impegnata nel conflitto in Medioriente. E quindi, anche se finora nessun velivolo d’attacco è decollato dalla Sicilia, l’Isola potrebbe essere considerata comunque “un obiettivo sensibile di massima allerta”, secondo quanto detto dal Viminale ai questori siciliani.Insomma, non è detto che quegli “incontri ravvicinati” con il traffico eccezionale di natura militare di diversi giorni fa siano collegabili a una, diciamo, premonizione degli avvenimenti in corso. Ma di certo alimentano un clima di incertezza, confusione e preoccupazione nei cittadini, in tutto il Paese. Ps: Occhio quando siete al volante!

 «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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