Dopo il convegno in Aula Consiliare, proposta di introdurre percorsi di educazione emotiva fin dall’infanzia. Obiettivo: prevenire bullismo e isolamento tra i giovani.
La tutela minori Fiumicino entra nella fase operativa: nelle scuole si punta sull’educazione emotiva per prevenire bullismo e disagio tra i giovani. La proposta è emersa dopo il convegno del 29 aprile in Aula Consiliare.
Un incontro che ha riportato al centro del dibattito una priorità concreta: intervenire prima che il disagio giovanile si trasformi in esclusione, isolamento o abbandono scolastico. Un tema già affrontato nei giorni scorsi dal Giornale del Lazio in un approfondimento sulla tutela dei minori a Fiumicino.
Nel corso dell’evento, – promosso con il patrocinio del Comune, alla presenza del sindaco Mario Baccini ed organizzato dalla SIULP – è emersa una consapevolezza condivisa: bullismo e cyberbullismo non sono casi isolati, ma espressione di fragilità più profonde che riguardano tanto le vittime quanto chi agisce questi comportamenti.

Scuola, sport e istituzioni sono chiamati a lavorare insieme. Non solo per contenere i fenomeni, ma per prevenirli. In questo quadro si inserisce il tema del “safeguarding” nello sport e della costruzione di ambienti educativi sicuri, già richiamato anche nel precedente approfondimento pubblicato dal Giornale del Lazio.
Ma il punto più concreto riguarda il “come” intervenire.
Ne abbiamo parlato con Federica Cerulli, consigliera comunale e presidente della Commissione scuola e cultura, che durante il convegno ha portato una proposta precisa: lavorare sull’educazione emotiva fin dalla prima infanzia.

Consigliera Cerulli, dal convegno emerge che il bullismo non è solo un comportamento ma un segnale. Che lettura dà del fenomeno?
«Purtroppo tra i giovani si sta diffondendo sempre più la tendenza a individuare uno o più ragazzi più fragili – magari timidi, riservati, con difficoltà a socializzare – e ad assumere nei loro confronti atteggiamenti di esclusione o vessatori. Questo però è il segnale di un disagio che riguarda anche chi mette in atto questi comportamenti. Non possiamo limitarci a intervenire sul singolo episodio: dobbiamo capire cosa c’è dietro.»
Quindi la prevenzione deve partire prima?
«Esattamente. Dobbiamo pensare a progetti che siano realmente di sostegno per tutti i ragazzi. Per questo ho presentato un progetto sull’educazione emotiva e sulla consapevolezza dei sentimenti. È un percorso che può partire addirittura dai 3 anni. Lavorando sui più piccoli possiamo ottenere risultati concreti nel tempo.»
Perché puntare proprio sull’educazione emotiva?
«Perché alla base di tutto c’è una parola chiave: rispetto. Educare al rispetto dell’altro, alla comprensione delle emozioni proprie e altrui, significa prevenire comportamenti discriminatori. Dobbiamo insegnare ai ragazzi a riconoscere la diversità come un valore aggiunto, non come qualcosa da colpire o escludere.»
Qual è il ruolo della scuola e del territorio in questo percorso?
«Fondamentale. La scuola è il primo luogo in cui si costruiscono relazioni. Ma serve una rete: istituzioni, famiglie, associazioni sportive. Lo sport, ad esempio, è uno strumento straordinario di inclusione e socializzazione. Se lavoriamo insieme, possiamo creare ambienti sani dove i ragazzi si sentano accolti e non giudicati.»
Il quadro che emerge è chiaro: la tutela dei minori non si esaurisce negli interventi emergenziali. Richiede politiche educative continue, capaci di intercettare il disagio prima che si manifesti in forme evidenti.
A livello nazionale, il fenomeno resta diffuso: secondo ISTAT, oltre il 20% dei ragazzi tra 11 e 17 anni dichiara di aver subito episodi di bullismo, anche online. Un dato che conferma quanto emerso anche a Fiumicino.
Per il territorio, la sfida ora è trasformare le indicazioni del convegno in azioni concrete: progetti educativi, collaborazione stabile tra scuola e sport, strumenti di prevenzione accessibili.
L’elemento nuovo, emerso con chiarezza, è l’anticipo dell’intervento: non più solo risposta al problema, ma costruzione di una cultura del rispetto fin dall’infanzia.
