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Agricoltura, Confeuro a Verona e Torino a tutela di cittadini e piccoli produttori

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Agricoltura, Confeuro a Verona e Torino a tutela di cittadini e piccoli produttori

“Prosegue nel Nord Italia il tour nazionale della Confederazione degli Agricoltori Europei, insieme al Caf e al Patronato Labor, ente promosso dalla Confeuro. Il percorso, fortemente voluto dal presidente nazionale Andrea Tiso e dalla presidente del Patronato Labor Carmela Tiso, ha l’obiettivo di incontrare cittadini, agricoltori, imprenditori del settore primario, iscritti e associati, per raccogliere esigenze e proposte concrete delle comunità agricole e civili. Dopo gli appuntamenti in tutto il centro sud Italia, la scorsa settimana ecco le tappe importanti a Torino e Verona. “Questa iniziativa – spiega Andrea Tiso – è una fondamentale occasione di confronto diretto con il territorio. In Piemonte e in Veneto abbiamo riscontrato partecipazione e attenzione, affrontando con cittadini e piccoli e medi imprenditori del settore primario i temi cruciali della agricoltura, l’impatto del cambiamento climatico e le nuove sfide poste dallo scenario globale”. Il tour ha rappresentato, inoltre, un’occasione importante per far conoscere l’impegno quotidiano del Caf e del Patronato Labor nel garantire servizi di qualità a lavoratori, famiglie e imprese. “Siamo accanto alle persone non solo per ascoltare, ma per proporre soluzioni – ha sottolineato Carmela Tiso -. Il nostro obiettivo è costruire un dialogo continuo e portare le istanze del territorio all’attenzione delle istituzioni”, ha aggiunto il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso. “Con oltre 300 mila associati, circa 500 operatori sociali e una rete nazionale di servizi, Confeuro e Labor sono punti di riferimento nel panorama italiano per l’assistenza previdenziale, fiscale e sociale, sia per milioni di cittadini sia per migliaia di agricoltori presenti su tutto il territorio nazionale”, hanno concluso da Confeuro.

“Phenomenal Women” al Teatro Golden.

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Da Sibilla Aleramo ad Alda Merini. Sul palco le donne che hanno sfidato il mondo con i loro versi. Al Teatro Golden debutta “Phenomenal Women”, con Grazia Di Michele e Alessandra Fallucchi.
Da Sibilla Aleramo ad Alda Merini. Sul palco le donne che hanno sfidato il mondo con i loro versi. Al Teatro Golden debutta “Phenomenal Women”, con Grazia Di Michele e Alessandra Fallucchi.

Al Teatro Golden debutta “Phenomenal Women”, con Grazia Di Michele e Alessandra Fallucchi.

Da Sibilla Aleramo ad Alda Merini.

Sul palco le donne che hanno sfidato il mondo con i loro versi.

22 e 23 aprile 2026 Teatro Golden, Roma

Dalle righe chiuse tra le pagine di un libro al respiro vibrante del palcoscenico, il passo è breve se a guidarlo è il talento di Grazia Di Michele e Alessandra Fallucchi con lo spettacolo “Phenomenal Women”, dedicato alle donne che hanno usato la parola come arma di liberazione.

Da  Sibilla Aleramo ad Alda Merini,  artiste speciali che hanno trasformato i versi in una rivoluzione e la poesia in una nuova percezione del femminile.

A loro, e a tante altre scrittrici e poetesse, sarà dedicato questo nuovo spettacolo in scena al Teatro Golden il 22 e 23 aprile 2026. 

Una rappresentazione straordinaria che celebra il coraggio e il talento di figure simbolo, che hanno saputo  uscire fuori dagli schemi.

 “Phenomenal Women” è il varco che permette a queste storie di uscire dalle biblioteche e diventare realtà in un teatro, attraverso  un viaggio dove la parola scritta si fonde nella melodia di Grazia Di Michele e nell’interpretazione di Alessandra Fallucchi.

È l’occasione per scoprire l’essere umano dietro il genio: un’avventura che unisce metrica e musica per raccontare l’audacia di chi ha saputo essere ‘oltre’.

Il pubblico sarà accompagnato nel cuore pulsante delle opere di icone come: Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga, Maya Angelou  e tante altre grandi artiste, diverse per epoca e stile,

ma unite dalla medesima forza, ovvero quella di aver riscritto il concetto stesso di “Donna”, trasformando il dolore, il desiderio,  l’attenzione al mondo e alle piccole cose, in capolavori universali.

La cantautrice Grazia Di Michele e il chitarrista  Fabiano Lelli, che  vestiranno di musica  le opere, e l’attrice Alessandra Fallucchi, hanno realizzato una drammaturgia che ci racconta storie di poetesse speciali, non solo per il loro talento ma anche per l’audacia di rompere con le convenzioni e con le regole.

Le autrici propongono, con la regia di Emanuela Caruso, un viaggio leggero, profondo, a volte ironico, nella vita e nelle opere di Donne Fenomenali.

Teatro Golden, via Taranto 36. Info: 06 70493826

Bolgheri Coast tra la bellezza dei Fari che dominano il mare

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Una destinazione ideale per il “lighthouse spotting”. Un viaggio tra fari, torri e viste mozzafiato sul mare

La Bolgheri Coastè una meta ideale per il “lighthouse spotting”, il turismo tipico di chi è appassionato di fari, torrette e panorami costieri. Lungo la costa si incontrano strutture storiche e punti panoramici che raccontano la storia della navigazione e della difesa del territorio, invitando i curiosi ad avvicinarsi e a contemplare la bellezza di una luce lontana che fa da bussola. Un invito a partire per qualche giorno di relax, godendosi la natura e la bellezza della costa, il tutto in una splendida cornice come quella del Park Hotel Marinettadi Marina di Bibbona.

Alti, fieri, luminosi e sempre pronti a indicare la retta via a chi viaggia per mare. Negli ultimi anni è arrivato anche in Italia il trend di turisti e viaggiatori che partono alla scoperta dei fari più suggestivi, sparsi lungo la costa. Si tratta di una nuova modalità di viaggio, più lenta e suggestiva del solito: il lighthouse spotting, ovvero l’attività di osservare, fotografare e visitare i fari per ammirarne l’architettura e la posizione panoramica. I “guardiani del mare”, infatti, non sono tutti uguali: ognuno di loro ha delle caratteristiche specifiche, delle storie che li rendono unici e delle posizioni privilegiate. Tra i luoghi che riservano sorprese e bellezze inesplorate c’è anche la Toscana con la sua Bolgheri Coast e i suoi punti di riferimento per chi naviga.

Primo fra tutti, con i suoi 52 metri di altezza, c’è il “Fanale di Livorno”, uno più antichi d’Italia. Fu costruito nel XIV secolo dalla Repubblica di Pisa e nonostante venne distrutto durante la Seconda guerra mondiale e poi ricostruito, guida ancora oggi le navi nel porto con una luce visibile a grande distanza. Come una piccola torretta medievale in miniatura, spicca anche il piccolo faro della Rocchetta: sulla scenografica terrazza di Piazza Bovio, il faro domina il canale di Piombino con una vista diretta sul centro storico, mentre alle spalle ha ancora i resti dell’antico Palazzo Appiani, un tempo residenza dei Signori dell’Elba e di Piombino. In quell’area si trovava, un tempo, una fortificazione medievale, nota come Rocchetta, da cui il faro ha ereditato il nome, mantenendo vivo il legame con il passato difensivo del luogo.

Allontanandosi un po’ e scendendo lungo la costa, si possono incontrare anche i due iconici fanali blu e rosso che segnalano l’ingresso nel porto-canale di Castiglione della Pescaia. Raggiungibili comodamente con una passeggiata, sono fotografati e instagrammati come simbolo del rispettivo borgo marinaro, un tempo villaggio di pescatori. Nascosto invece nella natura, come un vero e proprio tesoro da scoprire, c’è anche una torre di avvistamento pisana del XIII secolo visino Livorno, situata sul colle di Montenero, oltre al santuario e al mausoleo di Ciano. La si raggiunge con un breve trekking nella natura che parte dalla stazione a valle della funicolare di Montenero, percorrendo “la via del vecchio Faro”. Per gli amanti dell’esplorazione dei fari, considerati degli itinerari spesso meno conosciuti ma molto avventurosi, c’è un’altra tappa fondamentale, seppure un po’ più lontana, ma perfetta per una gita di mezza giornata verso l’isola d’Elba. Si tratta del Faro di Portoferraio, sul bastione di Grecale della fortezza medicea di Portoferraio, all’interno del Forte Stella. Da questa posizione domina il porto, la città storica e tutto il golfo, offrendo un panorama mozzafiato. Costruito nel XVIII secolo e integrato nel sistema difensivo voluto dai Medici per proteggere la città, la struttura oggi è ancora attiva e rappresenta uno dei fari più noti d’Italia per la sua posizione scenografica e il valore storico.

La Bolgheri Coast è quindi una cornice ideale dove trascorrere le vacanze immersi nella natura, tra scorci selvaggi, promontori spettacolari e tratti di litorale dove le torri luminose si inseriscono con discrezione nel paesaggio. Queste presenze silenziose che punteggiano la costa e raccontano storie ai curiosi che le osservano da lontano, invitano a rallentare il ritmo, ammirare la costa e lasciarsi ispirare. Un momento per prendersi un po’ di relax e godersi un po’ di pace in una delle oasi più belle della Toscana, magari soggiornando e approfittando dei numerosi servizi del Park Hotel Marinetta di Marina di Bibbona.

“Piaceri d’Amore”, a Roma un viaggio tra musica e teatro sulle contraddizioni del sentimento

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Luciano Manzone, Arianna Castelli e Emanuela Mari

A Testaccio lo spettacolo di Emanuela Mari e Arianna Castelli attraversa tutte le forme dell’amore mentre il locale storico di Luciano Manzone si trova al centro delle trasformazioni urbanistiche della zona

Ci sono luoghi in cui Roma smette di essere scenografia e torna ad essere storia concreta, fatta di passaggi, mestieri e memoria. La Botticella, nel cuore di Testaccio, è uno di questi. Oggi il locale è gestito da Luciano Manzone, fonico e proprietario, che ne ha ereditato l’attività dal padre, quando quello spazio serviva ancora come rimessa per carrozze a cavalli. Un passaggio generazionale che tiene insieme la città di ieri e quella di oggi.

In questo contesto prende forma “Piaceri d’Amore”, spettacolo ideato da Emanuela Mari, che utilizza il linguaggio del bel canto e della recitazione teatrale per costruire un percorso sull’amore nelle sue molteplici declinazioni. Non una semplice successione di brani, ma un disegno preciso che attraversa idillio, desiderio, perdita, rabbia e consapevolezza.

Sul palco si muovono due presenze distinte e complementari. Arianna Castelli, soprano, restituisce la dimensione pura della voce, sostenendo con precisione e intensità il repertorio musicale. Emanuela Mari, in una doppia veste di soprano e attrice, introduce un elemento teatrale che dà continuità e profondità al percorso, alternando interpretazione e recitazione. È proprio questo equilibrio tra voce e parola a trasformare lo spettacolo in un’esperienza, più che in una semplice esecuzione.

Arianna Castelli e Emanuela Mari

La struttura della serata emerge chiaramente dalla scelta dei brani. Da “Plaisir d’amour”, che racchiude già il senso di una felicità destinata a svanire, fino alle arie della tradizione lirica e alle incursioni nella canzone internazionale, ogni passaggio contribuisce a costruire una narrazione coerente. L’amore popolare prende forma con la tradizione napoletana, quello filosofico viene evocato attraverso Platone, mentre Shakespeare e Sibilla Aleramo riportano il discorso su un piano più complesso, dove il sentimento si intreccia con identità e contraddizione.

Con Carmen il tono cambia: l’amore diventa desiderio, libertà, tensione. Brani come “La vie en rose”, “Quizás, quizás, quizás” e “Bésame mucho” ampliano il racconto a una dimensione universale, mentre la lirica, da Mozart a Bellini, da Offenbach a Lehár, restituisce una struttura formale che non raffredda l’emozione ma la organizza, rendendola riconoscibile.

Ne emerge un percorso che non semplifica l’amore, ma lo espone nella sua complessità. Ed è proprio questa complessità a trovare spazio in uno spettacolo che sceglie di mantenere qualità e accessibilità, offrendo al pubblico una serata completa, anche con cena, a prezzi contenuti. In un momento in cui la crisi del settore culturale è evidente, la presenza di artisti che continuano a investire in progetti di questo tipo assume un valore concreto.

Determinante anche il lavoro dietro le quinte, con Luciano Manzone che, oltre a essere proprietario del locale, svolge un ruolo centrale come fonico e figura operativa, contribuendo alla riuscita dell’intera serata.

Emanuela Mari

Alla fine resta una sensazione chiara: ‘Piaceri d’Amore’ non è solo uno spettacolo, ma un’esperienza costruita sulla relazione tra artisti, pubblico e spazio. Ed è proprio in questo equilibrio che La Botticella continua a essere un luogo di cultura viva, capace di resistere al tempo.

L’augurio è che realtà come questa non vengano sacrificate in nome di un progresso che ottimizza gli spazi, ma rischia di svuotare il senso delle città.

L’asimmetria del valore nell’arte contemporanea: tra volatilità speculativa e storicizzazione

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IL CASO DEL PITTORE MICHELE ROSA (1925-2021).

C’era una volta l’arte delle Accademie e dei Salon di fine ‘800, in cui talento e critica ufficiale erano filtrati da istituzioni fortemente gerarchizzate e già legate a logiche di mercato e di prestigio. Oggi, dopo la rivisitazione critica delle avanguardie – da Marcel Duchamp in poi – ci troviamo in un mercato dell’arte globalizzato. Qui mode, speculazione e visibilità mediatica selezionano poche ‘star’. Molti artisti restano in ombra, in un contesto che esalta l’ascesa continua di nuove icone contemporanee.

L’evoluzione del mercato: dalle Accademie al sistema delle “Star”

Presenze capaci di eclissare prepotentemente attori che, fino a non molto tempo fa, erano promesse del mercato dell’arte ed ora appaiono stelle dimenticate. Un silenzio, per questi, che si allarga lentamente: le mostre si fanno rare fino a scomparire e le gallerie interrompono i rapporti. Le quotazioni calano inesorabilmente.

Questo fenomeno non dipende esclusivamente dalla qualità artistica. Si inquadra all’interno di intrecci economici, culturali e istituzionali che trasformano il mercato dell’arte contemporanea in un ecosistema altamente selettivo. In questo contesto, il valore non dipende solo dalla forza di un’opera, ma dalla sua capacità di reggere la pressione di speculazioni e cambiamenti di paradigma.

Economia del “Chi vince prende tutto” e beni rifugio

Uno degli aspetti più evidenti è la crescente estremizzazione del mercato che penalizza quelli di media qualità. Senza scendere nel dettaglio cronologico del fenomeno, possiamo affermare che dagli anni ’80 e ’90, con un’accelerazione decisiva negli anni 2000, esso ha assunto caratteristiche simili a quelle di un’economia del tipo “chi vince prende tutto”, dove pochi artisti concentrano la maggior parte delle risorse economiche.

Nomi come Jean-Michel Basquiat o Jeff Koons rappresentano esempi emblematici di questa dinamica: le loro opere raggiungono cifre straordinarie e sono percepite come beni rifugio capaci di navigare indenni le fluttuazioni dei mercati.

Come già evidenziato da Georgina Adam in “Dark Side of the Boom”, la maggior parte del valore commerciale si concentra su un numero esiguo di artisti “star”. Si tratta di top-lot venduti da grandi gallerie in grado di manipolare le quotazioni, mentre la restante parte del mercato fatica a emergere.

Su questi nuovi artisti si costruiscono narrazioni di successo e prospettive di crescita immediate. Tali quotazioni sono spesso sostenute più da aspettative che da consolidati riconoscimenti critici. Si tratta di “fenomeni del momento”, il cui valore risulta fondato sulla promessa piuttosto che sulla storicizzazione.

Il ruolo delle istituzioni nella stabilizzazione del valore

Quando il ciclo si inverte e la domanda speculativa rallenta, si attivano dinamiche di rapida rivendita delle opere acquistate con l’obiettivo di realizzare profitti immediati. Se questo comportamento si diffonde, l’offerta sul mercato secondario aumenta improvvisamente, superando la domanda e determinando un calo dei prezzi che può diventare irreversibile.

A questa dimensione economica si affianca quella istituzionale, che gioca un ruolo determinante nella stabilizzazione del valore artistico.Un artista non si afferma definitivamente finché il suo lavoro non entra in un circuito di riconoscimento più ampio. È necessario l’accesso a musei, biennali, collezioni pubbliche e pubblicazioni critiche. Questi elementi costituiscono una sorta di mano protettiva che frena la caduta. In questo modo, l’artista viene protetto dalle fluttuazioni del mercato.

Senza tali supporti, l’opera resta esposta alle sole logiche commerciali. Diventa quindi vulnerabile a ogni cambiamento di gusto o di interesse. La mancanza di un solido supporto istituzionale è, infatti, una delle principali cause del declino di molti artisti. Spesso, pur avendo conosciuto un iniziale successo, non riescono a consolidare una posizione nel lungo periodo.

Arte, biografia e nuovi paradigmi sociali

Vi è poi il rischio di obsolescenza dell’arte contemporanea quando questa privilegia la moda passeggera rispetto alla ricerca profonda, finendo per svalutarsi a causa della sovraesposizione. Ciò che appare innovativo in un determinato momento può diventare, nel giro di pochi anni, ripetitivo o privo di incisività.

Temi come sostenibilità, identità e inclusione sono oggi centrali e influenzano profondamente la ricezione delle opere. In questo contesto, non viene valutata solo la produzione artistica, ma anche la figura pubblica dell’artista. La biografia diventa parte integrante dell’opera stessa.

Comportamenti controversi o scandali personali possono avere ripercussioni dirette sul mercato, costringendo istituzioni e gallerie a tagliare i ponti. In alcuni casi si assiste a vere forme di esclusione simbolica, con opere rimosse dagli spazi pubblici. Il valore artistico, dunque, non è più separabile dal contesto sociale in cui si inscrive.

Le dinamiche tecniche: Market Maker e reti d’influenza

Accanto a questi fattori macroscopici, esistono dinamiche più tecniche ma altrettanto decisive, basate su reti di influenza, su equilibri delicati tra diversi attori.Le gallerie svolgono spesso un ruolo di “market maker”, capaci di difendere le quotazioni e costruire una narrativa coerente. Se questo supporto viene meno per scelte strategiche, l’artista perde un riferimento fondamentale.

Allo stesso modo, quando un gruppo di collezionisti influenti decide di vendere in massa le opere di un autore, il segnale inviato al mercato è catastrofico. I prezzi crollano e la fiducia si riduce, innescando un effetto domino difficile da arrestare.

Materialità e conservazione: il rischio di obsolescenza fisica

Un ulteriore elemento riguarda la materialità dell’opera. Molti artisti contemporanei utilizzano materiali sperimentali soggetti a rapido invecchiamento, come plastiche o supporti organici. Se l’opera manifesta segni di degrado irreversibili, il suo valore può diminuire drasticamente.

La conservazione diventa quindi una questione cruciale, al pari dell’autenticità e della provenienza. Eventuali incertezze documentarie possono compromettere la fiducia del mercato, rendendo le opere difficilmente collocabili nei circuiti ufficiali.

In questo complesso contesto, il valore artistico emerge come il risultato di una complessa interrelazione tra diversi attori:

  • le gallerie operano nel mercato primario, introducendo e promuovendo gli artisti;
  • le case d’asta intervengono nel mercato secondario, rendendo pubblici i prezzi e contribuendo a definirne la percezione;
  • critici e curatori forniscono un quadro interpretativo che legittima l’opera sul piano culturale;
  • musei e istituzioni intervengono nel processo di storicizzazione, sottraendo le opere alla circolazione e conferendo loro uno status duraturo;
  • infine, i collezionisti più influenti agiscono come amplificatori, orientando le scelte di altri operatori.

Il caso di Michele Rosa (1925–2021)

Il profilo del pittore Michele Rosa (1925–2021) offre un caso di analisi significativo in coincidenza con il centenario della sua nascita nel 2025. Sebbene l’artista sia rimasto ai margini dei circuiti speculativi, gode di una solida storicizzazione testimoniata da una presenza diffusa in prestigiose istituzioni.

Tra queste si annoverano la collezione presso la Biblioteca ‘Altiero Spinelli’ della Regione Lazio, la Camera di Commercio di Frosinone, Unindustria Roma e il Museo ‘Costantino Barbella’ di Chieti. Il suo percorso istituzionale prosegue con la Pinacoteca Civica di Avezzano, l’Ambasciata d’Italia in Lussemburgo, la Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino e diversi atenei, tra cui la ‘Sapienza’ di Roma, l’Unicas di Cassino e la LIUC di Castellanza.

Fondazione Umberto Mastroianni, Arpino: Veduta esterna e allestimenti interni per il centenario di Michele Rosa.

Un contributo fondamentale è derivato dalle iniziative promosse in occasione delle celebrazioni per il centenario (1925–2025). Tali eventi hanno favorito la realizzazione di mostre antologiche e retrospettive diffuse tra Sora, Arpino, Roma e Gaeta, coinvolgendo istituzioni come il Museo Archeologico di Sora, la Fondazione U. Mastroianni e lo spazio Europa Experience – David Sassoli a Roma.

Questa intensa attività espositiva ha generato un picco di visibilità che ha impresso una spinta al rialzo delle quotazioni. Gli eventi non si sono limitati a celebrare una carriera, ma hanno riattivato l’interesse critico e commerciale, riportando l’artista al centrx\o dell’attenzione del mercato.

La riscoperta della produzione fotografica

In questo quadro si è inserita la riscoperta della produzione fotografica degli anni ’60 e ’70, che ha rappresentato un ulteriore fattore di valorizzazione. L’apertura di questo nuovo segmento di collezionismo ha conferito al lavoro di Rosa una duplice valenza — pittorica e fotografica, storica e documentaria — ampliando il pubblico di riferimento e riducendo la dipendenza dell’artista da un unico settore di mercato..

Museo Archeologico di Sora: Veduta esterna e allestimenti interni per il centenario di Michele Rosa.

Oltre i confini nazionali: Blockchain e nuovi mercati globali

Il caso analizzato conferma che la solidità di un artista non dipende da un singolo fattore, ma dalla convergenza di più dimensioni – economica, critica, istituzionale e culturale. Tuttavia, questo quadro interpretativo, per quanto ancora valido, rischia di non cogliere le trasformazioni strutturali nel sistema dell’arte globale attualmente in corso. Guardando al futuro prossimo, il mercato dell’arte contemporanea si trova di fronte a una svolta epocale che potrebbe ridefinire radicalmente i meccanismi di attribuzione del valore. L’emergere delle tecnologie blockchain e degli NFT ha introdotto elementi di tracciabilità e democratizzazione che potrebbero erodere il monopolio informativo delle grandi gallerie.

Parallelamente, la crescita esponenziale del mercato asiatico – con Cina, Corea del Sud e paesi del Golfo che stanno costruendo infrastrutture museali ambiziose – sta spostando i centri di potere tradizionalmente concentrati tra New York e Londra.

Nel caso specifico di Michele Rosa, la sfida non è tanto mantenere le quotazioni attuali, quanto garantire che la produzione pittorica e fotografica entri stabilmente nei programmi di ricerca delle università, nelle collezioni dei nuovi musei internazionali e nei database digitali che stanno ridefinendo la storiografia artistica.

La presenza nelle istituzioni italiane, per quanto importante, non basta più: è necessario un posizionamento geograficamente diversificato che tenga conto delle nuove geografie del collezionismo. Il vero elemento connotante nei prossimi dieci anni non sarà tra artisti quotati e non quotati, ma tra chi avrà costruito una presenza stabile in almeno tre ecosistemi paralleli (il mercato occidentale tradizionale, i nuovi mercati asiatici e mediorientali, e le piattaforme digitali di certificazione e scambio) e chi resterà ancorato a un solo sistema di riferimento.

La lezione che emerge dall’analisi delle fluttuazioni del valore è che la resilienza non nasce dall’eccellenza in un singolo ambito, ma dalla capacità di radicarsi simultaneamente in più terreni, creando una rete di legittimazione che nessun singolo shock di mercato possa smantellare completamente. In questo scenario, la commemorazione del centenario di Michele Rosa rappresenta non un punto di arrivo, ma una finestra temporale strategica: il momento in cui decidere se la sua eredità artistica rimarrà un fenomeno prevalentemente regionale e nazionale, o se potrà aspirare a quel riconoscimento internazionale durativo che, nel mercato globalizzato dell’arte, costituisce l’unica vera garanzia contro l’obsolescenza.

  • Adam, Georgina (2017), Dark Side of the Boom. The Excesses of the Art Market in the 21st Century, Lund Humphries, Londra.

Dott. Errico Rosa
(già architetto e docente di Storia dell’Arte)

Seychelles sempre più connesse: prolungato il volo da Parigi e nuova rotta strategica via Istanbul

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Più collegamenti, più flessibilità e accesso facilitato ai mercati internazionali in un momento chiave per il turismo globale

Le Seychelles rafforzano la loro accessibilità internazionale e consolidano i collegamenti con l’Europa: il volo diretto Parigi–Seychelles operato da Air Seychellesin collaborazione con Etihad Airwayssarà prolungato fino al 30 giugno 2026, confermando il successo dell’iniziativa e la forte domanda da parte del mercato europeo.

Lanciata inizialmente come operazione stagionale, la rotta tra Seychelles e Aeroporto Charles de Gaulle si è rapidamente affermata come collegamento strategico, offrendo ai viaggiatori un accesso diretto e confortevole all’arcipelago dell’Oceano Indiano. Il servizio continuerà con tre frequenze settimanali, rappresentando un’alternativa solida ed efficiente in un contesto globale ancora influenzato dalle criticità nei tradizionali hub del Golfo.

  • Seychelles Parigi: 09:00 – 17:30 (mercoledì, venerdì, domenica)
  • ParigiSeychelles: 19:30 – 07:30 +1 (mercoledì, venerdì, domenica)

Per rafforzare ulteriormente la connettività internazionale, Air Seychelles introduce anche un nuovo collegamento diretto speciale tra Seychelles e Istanbul, operativo dal 2 maggio al 27 giugno 2026, con due voli settimanali (martedì e sabato).

Istanbul rappresenta un hub strategico di primaria importanza, capace di collegare le Seychelles a un’ampia rete di destinazioni internazionali. Questa nuova rotta nasce come risposta proattiva alle sfide regionali che stanno influenzando il traffico aereo e mira a garantire continuità nei flussi turistici verso l’arcipelago.

I voli saranno operati con Airbus A330-300 da 249 posti, offrendo elevati standard di comfort. Gli orari sono studiati per ottimizzare le connessioni:

  • Istanbul → Seychelles: 22:15 – 07:00 (+1)
  • Seychelles → Istanbul: 08:50 – 15:55

Grazie alla partnership di codeshare con Turkish Airlines, i passeggeri potranno prenotare facilmente voli da numerose destinazioni via Istanbul, ampliando significativamente le opportunità di viaggio.

Parallelamente, il collegamento diretto con Parigi (operato con Boeing 787-900 Dreamliner in collaborazione con Etihad Airways) continua a rappresentare un pilastro fondamentale per il mercato europeo, in particolare per la Francia, storicamente tra i principali bacini turistici per le Seychelles.

Con queste iniziative, Air Seychelles insieme a Tourism Seychelles conferma il proprio impegno nel garantire collegamenti affidabili, flessibili e di alta qualità, rafforzando il posizionamento delle Seychelles come destinazione iconica e facilmente accessibile a livello globale.

Ninfa, il gioiello del Lazio firmato da tre donne

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Il fascino del giardino romantico nato dalle rovine medievali e riportato in vita da tre protagoniste

In primavera, quando la natura si risveglia in un’esplosione di colori e profumi, il Giardino di Ninfa si svela in tutta la sua bellezza, tra le rovine di un’antica città medievale prende forma un paesaggio unico, fatto di acqua, pietra e fioriture spettacolari. Questo luogo incantato deve la sua anima alla sensibilità di tre donne della famiglia Caetani, che nel corso del tempo hanno trasformato un sito abbandonato in un giardino romantico tra i più affascinanti al mondo. Un equilibrio perfetto tra storia e natura, dove ogni angolo racconta una storia. Per chi desidera vivere appieno questa esperienza, è ideale completare la visita con un soggiorno presso l’FH55 Grand Hotel Palatino, punto di partenza perfetto per esplorare le meraviglie del territorio.

Con l’arrivo della primavera, quando l’aria si fa più tiepida e la campagna laziale si veste di mille sfumature, riapre uno dei luoghi più affascinanti d’Italia: il Giardino di Ninfa. Considerato uno dei giardini più belli e romantici del mondo, Ninfa è molto più di un parco botanico, è un’opera viva, in continua evoluzione dove storia, natura e sensibilità artistica si intrecciano in modo unico. Le sue origini affondano nel Medioevo, quando Ninfa era una prospera cittadina situata lungo una via commerciale strategica. Il nome deriva da un tempio romano dedicato alle ninfe delle acque, presenza ancora oggi evocata dai numerosi ruscelli e dal fiume che attraversa il giardino. Nel corso dei secoli, la città conobbe momenti di grande splendore, ma anche distruzioni e saccheggi, fino al definitivo abbandono nel XIV secolo, anche a causa della diffusione della malaria. Per lungo tempo, Ninfa rimase un luogo sospeso, avvolto da una vegetazione spontanea che lentamente riconquistò le rovine della città. Fu solo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che la famiglia Caetani decise di trasformare quell’area in un giardino, ed è proprio qui che entrano in scena tre figure femminili fondamentali: Ada Bootle-Wilbraham, Marguerite Chapin e Lelia Caetani. Ada Bootle-Wilbraham, di origine inglese, fu la prima ad intuire il potenziale romantico del luogo: seguendo il gusto dei giardini inglesi, iniziò a piantare rose e altre specie ornamentali tra le rovine, creando un dialogo poetico tra natura e architettura. Il suo intervento fu delicato ma visionario, gettando le basi per quello che Ninfa sarebbe diventato. Successivamente, Marguerite Chapin, donna colta e cosmopolita, contribuì ad ampliare e arricchire il giardino, introducendo nuove varietà botaniche provenienti da tutto il mondo. Grazie a lei, Ninfa divenne un punto di incontro culturale, frequentato da artisti, scrittori e intellettuali.

Il giardino iniziò così a trasformarsi in un vero e proprio laboratorio estetico, dove ogni pianta era scelta con cura per creare armonie cromatiche e suggestioni paesaggistiche. Infine, Lelia Caetani, ultima discendente della famiglia, dedicò la sua vita alla cura e alla conservazione del giardino, fu lei a istituire la Fondazione Roffredo Caetani, con l’obiettivo di preservare questo patrimonio unico e renderlo accessibile al pubblico. Grazie alla sua lungimiranza, oggi Ninfa è tutelato e gestito con attenzione, mantenendo intatto il suo equilibrio fragile e prezioso. Passeggiare oggi nel Giardino di Ninfa significa immergersi in un paesaggio quasi fiabesco: tra le rovine di torri, chiese e palazzi medievali, come la torre del castello, il municipio e la chiesa di Santa Maria Maggiore, si snodano sentieri ombreggiati da alberi secolari. Il fiume Ninfa attraversa il parco con le sue acque limpide, creando piccoli ponti e scorci suggestivi. La varietà botanica è straordinaria: oltre 1300 specie di piante provenienti da ogni parte del mondo convivono in un equilibrio perfetto, in primavera, il giardino esplode in una sinfonia di colori grazie alla fioritura di ciliegi ornamentali, magnolie, glicini e soprattutto rose, simbolo indiscusso di Ninfa. Non mancano piante esotiche, aceri giapponesi, bambù e iris acquatici che arricchiscono ulteriormente il paesaggio. Ma Ninfa è anche un luogo carico di fascino e mistero, secondo alcune leggende locali, infatti, le antiche ninfe delle acque continuerebbero a proteggere il giardino, rendendolo un luogo quasi magico, dove il tempo sembra sospeso. Si racconta che nelle giornate più silenziose, tra il fruscio delle foglie e il mormorio dell’acqua, si possano ancora percepire presenze invisibili, custodi di un passato lontano. Un’altra storia suggestiva riguarda gli spiriti degli antichi abitanti della città, che secondo la tradizione non avrebbero mai lasciato completamente il luogo. Le rovine, avvolte dalla vegetazione, sembrano quasi voler raccontare storie dimenticate, creando un’atmosfera unica, capace di emozionare profondamente chi visita il giardino. In un mondo sempre più frenetico, Ninfa rappresenta un rifugio di bellezza e armonia, un esempio virtuoso di come l’intervento umano possa dialogare con la natura senza sopraffarla. E soprattutto, è la testimonianza concreta della sensibilità e della visione di tre donne che, con passione e dedizione, hanno trasformato un luogo dimenticato in un capolavoro senza tempo. A completare l’esperienza, è possibile prolungare il viaggio tra storia e bellezza scegliendo un soggiorno presso l’FH55 Grand Hotel Palatino. Situato nel cuore di Roma, a pochi passi dal Colosseo e dai principali luoghi d’interesse della città l’hotel rappresenta una soluzione ideale per chi desidera unire il fascino di una gita fuori porta al comfort di un’accoglienza elegante e contemporanea in centro città.

Jugar desde el móvil redefine el ritmo del casino online

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Jugar Desde

El inicio de una nueva era móvil en el juego

Hace no tanto tiempo, jugar en un casino online significaba estar frente a un ordenador de escritorio, rodeado de sonidos digitales y con la sensación de estar conectado a un lugar que, aunque virtual, tenía sus límites claros. Hoy en día, esa frontera desapareció. El móvil ha cambiado absolutamente todo, desde cómo accedemos hasta cómo sentimos el juego. No es exagerado decir que jugar desde el móvil redefine el ritmo del casino online. El jugador moderno no espera sentarse en casa, prefiere llevar la diversión en el bolsillo, abrir una aplicación durante una pausa o incluso desde la cama.

Explorar un casino como nomini es descubrir que la experiencia móvil no se trata solo de conveniencia. Es otra forma de vivir la suerte. Es la inmediatez, la sensación de que el azar te acompaña en cualquier esquina del día. En cierto modo, el teléfono ha convertido el casino en un compañero silencioso pero constante: un clic, un giro y algo cambia.

La comodidad redefine el ritmo del casino online

Tal vez uno de los aspectos más notables del cambio hacia el móvil sea la comodidad. Se ha vuelto muy natural desbloquear el teléfono y entrar al casino sin pensarlo. No hay complicación ni ritual. La velocidad de conexión, las interfaces cada vez más suaves, y la posibilidad de usar la huella dactilar para iniciar sesión hacen que todo fluya.

Recuerdo la primera vez que probé jugar una ruleta desde mi teléfono mientras esperaba en una cafetería. Al principio sonaba extraño, casi inapropiado, pero luego lo entendí: el móvil no sólo simplifica, sino que integra el casino a la rutina. Eso sí, también exige cierto control personal, ya que la proximidad puede hacer que el juego esté demasiado disponible.

La Comodidad

Cada plataforma móvil tiene su forma de adaptarse. Un detalle curioso, y muy humano, es cómo los jugadores prefieren recostarse o acomodarse antes de girar una slot. El cuerpo busca un mínimo de confort antes del riesgo. Probablemente porque el juego en el móvil se percibe más íntimo, más personal.

Bonos, promociones y experiencias móviles

Los bonos también han pasado por una transición interesante. Las apps ya no sólo ofrecen giros gratis o dinero extra por registrarse, sino que lanzan promociones exclusivas para quienes usan el móvil. Eso tiene lógica, porque la industria intenta adaptar sus recompensas al público que prácticamente vive conectado.

Una tarde, revisando ofertas, vi una promoción por activar el modo de juego desde la app móvil. No era gran cosa en términos de cantidad, pero me hizo pensar en cómo el casino entiende el comportamiento del usuario moderno. Lo premia por usar el medio que más le es cómodo.

Si uno compara las cifras de jugadores activos en ordenador frente al móvil, es evidente la transformación. Para visualizarlo mejor:

Tipo de dispositivo Porcentaje de jugadores activos Tiempo promedio de sesión
Móvil 67% 11 minutos
Ordenador 25% 19 minutos
Tablet 8% 15 minutos

Esos números hablan por sí solos. El ritmo del casino se ha vuelto más fragmentado, más breve, pero no menos intenso. Una sesión rápida puede significar una emoción más inmediata. Paradójicamente, menos tiempo puede ser más adrenalina.

Slots móviles: entretenimiento en la palma

Los juegos de tragamonedas son, sin duda, los grandes protagonistas del formato móvil. Su simplicidad los hace perfectos para este entorno. Algunas versiones tienen iconos más grandes, animaciones optimizadas y sonidos diseñados para altavoces de teléfono, que dan una sensación de cercanía peculiar.

Y aunque parezca trivial, hay placer en deslizar un dedo y ver girar los carretes. No se trata sólo de ganar, sino del micro-ritual. Me atrevería a decir que, a veces, se parece más a un gesto cotidiano que a una apuesta.

  • Las tragaperras móviles ofrecen mayor facilidad de uso táctil.
  • Las sesiones se ajustan al ritmo del día del jugador.
  • Las versiones móviles suelen tener recompensas de fidelidad exclusivas.
  • Algunos casinos lanzan torneos sólo para usuarios de aplicación.

Todo esto crea una cultura distinta dentro del juego online. Algunos incluso se consideran “usuarios móviles” más que “jugadores de casino”. Es un cambio de identidad, pequeño pero potente.

Pagos y seguridad desde el móvil

Hablar de pagos móviles siempre despierta cierta desconfianza al principio, lo entiendo. Aceptamos enviar fotos, compartir nuestra ubicación o incluso comprar comida, pero cuando toca depositar dinero en un casino, el gesto se vuelve más consciente. Sin embargo, las nuevas formas de pago como billeteras electrónicas o pagos instantáneos a través de apps bancarias están haciendo que incluso eso se sienta natural.

Un dato curioso, el uso de autenticación biométrica ha reducido las incidencias de fraude en casinos móviles más que cualquier otro método previo. Los datos lo confirman, pero también se percibe emocionalmente: hay una sensación de control. Tal vez porque el cuerpo mismo (tu huella, tu rostro) es parte del proceso.

Pagos Y

Otra ventaja es la rapidez. Los retiros que antes tardaban días ahora a veces se completan en horas. Y eso refuerza la confianza. Si el dinero se mueve bien, el jugador se siente más dispuesto a seguir. Puede sonar frío, pero el factor emocional detrás del pago seguro es enorme.

Y por cierto, pequeñas funciones como ver el historial en un toque o recibir alertas de depósito son detalles que, aunque discretos, forman parte del encanto. Son mejoras silenciosas que construyen toda una experiencia.

Tendencias y perspectivas futuras

Resulta fascinante pensar hacia dónde se dirige todo esto. Algunos casinos ya están explorando juegos que mezclan realidad aumentada y apuestas. Imagina ver una ruleta sobre la mesa de tu salón, girando. Otros experimentan con torneos en directo transmitidos sólo para jugadores móviles.

Tal vez dentro de unos años no hablemos de “casino móvil” porque todos los casinos serán, en esencia, móviles. El concepto probablemente se diluya, igual que hoy nadie distingue entre juego online y juego “de escritorio”.

Una tendencia curiosa que observé es cómo el jugador promedio tiende a preferir interfaces más sobrias en móvil. Quizás porque la pantalla pequeña no admite distracciones. Quieren jugar, no buscar. Por eso, el diseño simple y funcional se está imponiendo como la norma.

Además, la conexión entre redes sociales y casinos también está creciendo. Ya no es raro ver funciones para compartir logros o torneos directamente desde el móvil. La frontera entre ocio social y juego se desdibuja un poco más cada año.

Y si bien eso abre oportunidades, también exige más responsabilidad. Personalmente, creo que el futuro del casino móvil depende de su equilibrio entre accesibilidad y control. Que sea fácil jugar, pero también fácil parar.

Un pequeño detalle técnico que muchos pasan por alto es la optimización energética. Los casinos que logran consumir menos batería consiguen mantener a los jugadores conectados por más tiempo. Algo muy simple, pero muy inteligente.

Al final, todo gira alrededor de la experiencia inmediata. Los jugadores buscan un ritmo que se adapte a su vida, no al revés.

Por cierto, si pasas el cursor sobre esta palabra verás una curiosidad: tooltip. Puede parecer un detalle menor, pero es exactamente eso, los pequeños cambios los que redefinen todo.

Conclusión

El teléfono móvil no sólo transformó la manera en que jugamos, sino que cambió también la atmósfera emocional del casino online. Ahora el juego cabe en un gesto, en una pausa breve, en un momento del día que antes no tenía lugar para el azar. Es verdad que algunos ven en eso un riesgo, pero también hay belleza: la de adaptar una vieja tradición de ocio a una era que corre a otro ritmo.

Quizás el reto del futuro sea mantener esa cercanía sin perder la responsabilidad. Porque el ritmo del casino móvil, tan vertiginoso como íntimo, nos recuerda que lo que llevamos en el bolsillo no es sólo un dispositivo, sino una puerta a nuestras pequeñas emociones de azar y expectativa.

FAQ

¿Se puede jugar con dinero real desde el móvil?
Sí, la mayoría de los casinos online certificados permiten depósitos y retiros desde sus versiones móviles con los mismos métodos de pago seguros.

¿Qué ventajas tiene jugar desde el móvil?
Principalmente la comodidad, la rapidez de acceso y promociones exclusivas para usuarios móviles.

¿Los juegos son diferentes en móvil y ordenador?
No necesariamente. La mayoría son las mismas versiones, pero adaptadas para pantallas táctiles y con menor carga de datos para mejorar el rendimiento.

¿Qué tan segura es la experiencia móvil?
Muy segura, sobre todo con autenticación biométrica y encriptación avanzada. Lo importante es usar casinos licenciados y verificar siempre las condiciones de seguridad de la app.

Fonte Nuova – Grande successo “A Scuola con legalità” percorso dell’Associazione ARGOS Forze di Polizia

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Presenza di circa 300 bambini della scuola primaria del territorio comunale

Una mattinata pregna di emozioni e significato per 300 studenti dei quattro istituti del comune di Fonte Nuova, scuola primaria classi quinte, accompagnati rispettivamente dai loro docenti.

Presso il Teatro del Patrocinio di San Giuseppe è andata di scena la decima tappa di “A Scuola con Legalità” percorso a tappe per stimolare giovani studenti alla cultura della legalità e dell’educazione civica, con le dovute attenzioni che bisogna mettere in pratica nella vita quotidiana, avvalendosi di esempi pratici, adoperando un linguaggio semplice e diretto, proprio a misura di giovane. Ideato e portato avanti dalla Presidenza Nazionale dell’Associazione Argos Forze di Polizia , dal presidente Gianluca Guerrisi e dal vicepresidente Fausto Zilli e dal Dipartimento Nazionale Cultura e Attività Sociali con la fattiva collaborazione dei propri soci. Il percorso formativo sarà arricchito, quando possibile, dalla preziosa collaborazione delle istituzioni e dei colleghi dei Corpi di Polizia, sempre disponibili alle attività di sostegno promosse dalle associazioni.

Con il sostegno del comune di Fonte Nuova presente il sindaco il Dott. Umberto Falcioni, l’Assessore alla Cultura e Vicesindaco Maurizio Guccini‘, l’Assessore alla Pubblica Istruzione Avv. Silvia Fuggi, con il Comandante della Polizia Locale Francesco Spagnoletti.

Nella mattinata sono stati attribuiti dei riconoscimenti da parte della Presidenza ARGOS Forze di Polizia per l’impegno profuso da sempre nel sociale, Cuore D’oro Capitolino per il Sindaco Umberto Falcioni e il Vicesindaco Maurizio Guccini, la Palma D’Argento all’Assessore alla Pubblica Istruzione Silvia Fuggi con la seguente motivazione : esempio di altruismo diretto alla collaborazione per la rtealizzazione di attività umanitarie e caritatevoli,di pregiate e nobili disponibilità necessarie alla migliore riuscita di eventi dall’alto spessore sociale, dimostrando in ogni occasione spiccate vocazioni alla divulgaione dei sentimenti di pace, sacrificio e amore, alla base delle missioni dell’Associazione ARGOS Forze di Polizia.

Presente alla manifestazione la Guardia di Finanza Provinciale di Roma, con il Ten Rea Stefania Comandante del Nucleo Mobile Gruppo Guidonia Montecelio la quale nel suo intervento ha illustrato i compiti di istituto della Guardia di Finanza (GdF) quale polizia militare a competenza generale, alle dipendenze del MEF, specializzata nella tutela dell’economia, delle finanze e del bilancio pubblico. I suoi compiti principali includono la lotta all’evasione fiscale, contrasto al traffico di stupefacenti, contrabbando, riciclaggio, contraffazione, oltre alla vigilanza doganale, sicurezza del mercato e concorso in ordine pubblico, presente una rappresentanza della Compagnia di Monterotondo e il Gruppo Pronto Impiego Roma Squadra Cinofili con il Mar.Ord. Stea Angelo , l’App.sc Amatulli Vito con il cane antidroga CAL., per una dimostrazione delle attività antidroga,mostrando a tutti i presenti l’operatività delle unità cinofile e dei reparti specializzati nel contrasto al traffico di stupefacenti.

Lezioni e quiz sul fenomeno del bullismo e cyberbullismo a cura dei docenti dell’Osservatorio Sicurezza e Legalità-No Bullying dell’Associazione ARGOS Forze di POLIZIA, presente L’Avv. Vittorio Palamenghi , l’ Avv. Beatrice Luzi, dei ClowSmile di ARGOS con lo spettacolo educativo (la multa del dott. Pasticcio).

Presente tra gli altri il regista Valter D’Errico sensibile e attento ai temi sociali educazione e supporto alle fasce deboli, insignito del certificato di lode dalla presidenza ARGOS Forze di Polizia.

Tanti sono stati gli interventi durante la mattinata, la legalità per i bambini  significa rispettare le regole per vivere felici insieme, basandosi su amicizia, gentilezza e rispetto reciproco. È un impegno quotidiano a dire no alla prepotenza, comportarsi onestamente e valorizzare le differenze. Rispettare le regole a casa e a scuola è il primo passo per diventare cittadini responsabili.

Foto a cura di : Paola Caputo

Roma. Il filo rosso e un bicchiere di sole: alla Libreria ELI la cultura sfida gli schemi e torna viva

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Presentazione con firma copie e sala piena: il libro di Paola Lorenzoni rilancia una scrittura libera in uno spazio culturale multidisciplinare

Una presentazione partecipata, chiusa da una bella sorpresa finale: il firma copie con i lettori che hanno acquistato il volume. Alla Libreria ELI di viale Somalia, a Roma, “Il filo rosso e un bicchiere di soledi Paola Lorenzoni ha dato vita a una serata multidisciplinare tra letteratura, musica e dialogo con il pubblico.

All’incontro sono intervenuti il regista Fabrizio Catalano, Mario Papalini, direttore di Effigi Edizioni, e l’autrice.

Mario Papalini, Paola Lorenzoni e Fabrizio Catalano

Il punto più netto della serata è arrivato dall’intervento di Catalano, che ha legato il libro a una precisa idea di scrittura. Citando Sciascia, ha detto che «uno scrittore, un vero scrittore, deve essere fazioso», chiarendo subito il senso del termine: non una scelta di partito, ma la capacità di essere diverso in «un mondo molto omologato, standardizzato». Poi il giudizio sul libro di Lorenzoni: «non insegue una narrazione standardizzata».

Secondo Catalano, il testo rompe gli schemi anche nella forma, perché «si può anche non leggere in ordine cronologico», lasciando al lettore la libertà di entrare e uscire dai capitoli. Da qui una seconda osservazione, molto diretta, contro certi modelli narrativi contemporanei:

«Molti scrivono già strutturando il libro perché se ne possa trarre una serie televisiva». Al contrario, ha aggiunto, il libro di Lorenzoni «non sembra porsi la preoccupazione del successo».

L’autrice ha riportato il discorso sul proprio percorso artistico e sul presente del suo lavoro. Rispondendo a una domanda su quale “personaggio” le sia entrato dentro negli ultimi tempi, ha spiegato:

«Sto tornando proprio al teatro di parola», definendolo la parte primaria del suo percorso espressivo.

Anche Mario Papalini, direttore di Effigi Edizioni, ha insistito sul valore non convenzionale del volume, sottolineando come il libro si collochi fuori dalle logiche più immediate del mercato:

«Qui non siamo davanti a un libro costruito per seguire uno schema o inseguire il mercato, ma a un lavoro che apre molti argomenti e invita a riflettere».

Nel corso della presentazione è emersa così un’idea di letteratura non piegata alle formule, ma capace di tenere insieme memoria, identità, esperienza e libertà espressiva, lasciando al lettore uno spazio attivo di interpretazione.

Su questo punto si è registrata una convergenza tra i relatori e lo stesso padrone di casa, con una critica chiara a quella che è stata definita una crescente “industrializzazione dell’editoria”: sempre più spesso, è stato osservato, i libri vengono scritti seguendo schemi precisi, pensati per un possibile adattamento cinematografico o televisivo. Un meccanismo che finisce per influenzare anche la scrittura, rendendo le storie riconoscibili e prevedibili già dopo poche pagine.

Un esempio concreto emerso durante il confronto riguarda proprio la struttura narrativa: oggi, è stato sottolineato, «dopo poco tempo di lettura o visione è facile capire dove la storia ti sta portando», con il rischio di ridurre la complessità a modelli ripetuti. In questo scenario, il lavoro di Paola Lorenzoni si propone in controtendenza, rifiutando schemi rigidi e restituendo alla narrazione una dimensione più libera, aperta e non prevedibile.

Dal pubblico sono arrivati interventi che hanno rafforzato questa lettura. Una lettrice ha definito il volume «il viaggio dell’anima», soffermandosi sul capitolo Mi chiamo speranza. Un altro intervento ha rimarcato il valore della lettura come esercizio da difendere oggi e ha letto nel “filo rosso” una metafora di orientamento e salvezza.

La parte musicale ha visto la presenza di Nicola Buffa alla chitarra, Cesare Botta alle percussioni e Rodolfo Baroncini al violino, in un intreccio continuo tra lettura scenica e accompagnamento sonoro.

La seconda parte della serata ha aperto alla musicalità del libro, con letture accompagnate dagli strumenti. In questo passaggio la presenza della jazz band è stata centrale, anche per il legame tra la scrittura di Lorenzoni e una dimensione performativa che attraversa teatro, voce e musica jazz.

Paola Lorenzoni

A rendere ancora più riuscito l’appuntamento è stata la sede. La Libreria ELI si conferma una location ideale per eventi multidisciplinari: uno spazio molto curato, ricco non solo di libri ma anche di arte ed enogastronomia, con una piccola enoteca e una sala attrezzata di tutto punto per presentazioni importanti. Un contesto che ha valorizzato l’incontro e favorito il rapporto diretto tra autrice e pubblico.

La chiusura con il firma copie ha dato la misura dell’interesse suscitato dalla serata: chi è rimasto ha voluto portare a casa il libro e fermarsi ancora qualche minuto a parlare. Un plauso va alla libreria e all’organizzazione, capaci di costruire un evento di livello in una Roma che, quando trova luoghi e formule giuste, continua a rispondere alla cultura dal vivo.