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Partito unico del centrodestra, tutti contro Berlusconi

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L’editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi

ROMA – Silvio Berlusconi ha riconquistato la scena politica con la sua proposta di far nascere una sorta di ‘Forza Lega’, un nuovo partito per rafforzare il centrodestra di governo e mettere all’angolo Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che i sondaggi danno in costante crescita elettorale. Il leader della Lega, Matteo Salvini, si era fermato prima, parlando di Federazione, ma anche la sua proposta era stata respinta in massa dai big di Forza Italia. Ma il Cavaliere, bombardato dai suoi su tutti i fronti, è testardo e continuerà a insistere, sicuro di vincere anche stavolta. Salvini si metterà di traverso? Pazienza, quando verrà il momento sarà Giancarlo Giorgetti, oggi ministro dello Sviluppo, la persona giusta, quella con il lasciapassare per sedere ai tavoli internazionali per contrattare l’adesione al Partito popolare europeo. Operazione che diventerà più chiara nei prossimi mesi, dopo il voto in Germania e in Francia che ridisegnerà di riflesso anche i nuovi rapporti di forza nel Parlamento europeo. Oggi Salvini e compagnia hanno continuato a sparare contro la voglia matta di Silvio Berlusconi: “I partiti unici creati a tavolino dalla sera alla mattina non funzionano. Io mi accontento di unire il centrodestra e farlo parlare con una voce unica”, ha detto il leader del Carroccio. “Federazione? La proposta è di Salvini, Berlusconi ha proposto il partito unico. La Federazione non mi ha mai convinto, credo di più in una alleanza forte del centrodestra che resti plurale dove Forza Italia continui ad avere un ruolo importante. Berlusconi ha lanciato la suggestione di un grande partito repubblicano ma mi pare di capire che non ci sia condivisione. A noi non resta che rimboccarci le maniche con il rilancio di Forza Italia e in questo il governo Draghi ci potrà aiutare. Ad oggi il partito unico mi pare un’idea complicata e resta una grande suggestione per il futuro, l’importante è che sia aperta a tutte le forze del centrodestra”, ha sentenziato la ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini. Si vedrà.

Sul versante del Governo, il premier Mario Draghi nelle prossime ore dovrà vedersela con i partiti del centrodestra che non vogliono rinnovare l’emergenza covid fino a dicembre. “Lo stato di emergenza non c’è più nei fatti. Anzi, bisogna accelerare sul ritorno alla normalità e dire che il peggio è alle spalle” ha sottolineato Salvini, subito contestato da Francesco Boccia del Pd: “Lo stato di emergenza sarà prorogato fino a quando il Covid-19 non sarà sconfitto definitivamente. È da ipocriti- ha detto Boccia- pensare di cancellarlo proprio in questa fase. A chi ancora utilizza lo stato di emergenza come arma politica, voglio ricordare che serve per le procedure amministrative delle Regioni e dello stesso Commissario all’emergenza. Accade ogni volta che c’è un’emergenza attiva ma, spesso, dimenticata dai media e da Matteo Salvini. Sono decine le emergenze nazionali attive non perché ci sia ancora la calamità naturale che l’ha generata ma perché investimenti e ricostruzione non sono terminati e le procedure che accompagnano queste fasi possono essere solo fatte con la proroga dello stesso stato di emergenza. Tutto questo non significa limitazioni alle procedure o alle libertà personali dei cittadini ma velocità di azione per la ripartenza e per essere sempre pronti nel caso in cui riaccada ancora a quando il Covid-19 non sarà sconfitto definitivamente”. Ma Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, non ci sta: “Apprendiamo dalla stampa che il Governo Draghi starebbe pensando a una proroga dello stato di emergenza al 31 dicembre 2021. Un’ipotesi che, se confermata, sarebbe folle e che come Fratelli d’Italia ci vede nettamente contrari. Ad un anno e mezzo dallo scoppio dell’epidemia non è più accettabile che le più elementari norme della democrazia e i principi dello Stato di diritto come la libertà di movimento e d’impresa possano essere calpestati o violati dal Governo nel nome dell’emergenza. Il 2021 deve essere l’anno del ritorno alla normalità: il nostro ordinamento è in grado di gestire la pandemia con i poteri e gli strumenti ordinari di cui già dispone, nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Parlamento”, ha detto la leader della destra italiana.

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Maturità al via, da oggi gli esami finali per 540mila studenti

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Il progetto, finanziato da INAIL, è realizzato in collaborazione con la ‘Cell Factory’ del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano

ROMA –  Il mal di schiena è un problema generalizzato. In Italia si stima che il 97% della popolazione, almeno una volta nella vita, ha sofferto di questo problema, che nelle forme più gravi può diventare cronico. I fattori che giocano a sfavore del paziente sono sicuramente la sedentarietà e una discontinua attività fisica. Ma quali sono le nuove frontiere di trattamento alcune ancora in fase sperimentale? E quando l’intervento è necessario i robot e i nuovi sistemi di navigazione come supportano lo specialista nell’atto chirurgico? La Dire ne ha parlato con Gianluca Vadalà, ortopedico e chirurgo vertebrale, ricercatore di malattie dell’apparato locomotore e presidente della Società europea di ricerca in Ortopedia (Eors).

– Mal di schiena cronico e medicina rigenerativa personalizzata. Può spiegarci in cosa consiste questo trattamento in fase di sperimentazione e per quali pazienti è indicato?

“Il mal di schiena è un problema generalizzato. In Italia si stima che il 97% della popolazione, almeno una volta nella vita, ha sofferto di questo problema. In alcuni casi il problema diventa cronico, nonostante si ricorra al trattamento con farmaci e alla riabilitazione. Da tempo presso il Campus Bio-Medico, sotto la guida del Prof. Vincenzo Denaro, abbiamo messo a punto una terapia ancora in fase di sperimentazione a base di cellule staminali mesenchimali dell’adulto. Si tratta di cellule ottenute dal midollo osseo prelevato dallo stesso individuo che vengono inviate in un laboratorio dedicato. In questo progetto, finanziato da INAIL, collaboriamo con la ‘Cell Factory‘ del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano diretta dalla Dottoressa Lorenza Lazzari, dove le cellule staminali vengono isolate e espanse. Dopo tre settimane, le cellule vengono inviate presso il nostro istituto e iniettate all’interno dei dischi intervertebrali degenerati di pazienti affetti del mal di schiena cronico. Con l’invecchiamento, infatti, in seguito ad un eccessivo sollevamento dei carichi o alterata postura, si genera una riduzione del contenuto idrico dei dischi. Dobbiamo immaginare infatti questi dischi come dei palloncini che fungono da ammortizzatori nella nostra schiena, che nel tempo si sgonfiano e si assottigliano. Per evitare che la discopatia evolva in spondiloartrosi e/o ernia del disco, quello che facciamo è curare la lombalgia attraverso il trapianto di cellule staminali che hanno il potere di ridurre l’infiammazione, dare uno stimolo anabolico e ricreare nuovamente il cuscinetto. Un mese dopo dal trapianto i risultati sono tangibili. Il candidato ideale a ricevere il trattamento è una persona lavoratrice tra i 18 e i 65 anni che non ha subito interventi alla colonna vertebrale”.

– Al Campus Bio-Medico vi siete dotati di dispositivi di ultima generazione che consentono interventi mininvasivi mirati. Quali sono le patologie a carico della colonna vertebrale trattate e quali sono i vantaggi per il paziente?

“Grazie alla spinta innovativa del Professor Vincenzo Denaro, abbiamo recentemente installato nelle sale operatorie del Campus un sistema di acquisizione di immagini in 3D robotizzato associato ad un navigatore di ultima generazione, primo in Italia. Con tale dispositivo innovativo possiamo ottenere in tempo reale le immagini tridimensionali della colonna vertebrale del paziente posizionato sul lettino operatorio. Con tale metodica si ottengono le coordinate tridimensionali che ci guidano nel posizionamento di viti peduncolari nelle vertebre con estrema sicurezza e precisione, minimizzando le complicanze. Le patologie trattate sono la spondilolistesi, l’instabilità vertebrale, la scoliosi degenerativa dell’adulto, le fratture vertebrali che necessitano di un intervento di stabilizzazione. Il nuovo sistema di navigazione intraoperatoria robotizzato consente di effettuare una chirurgia mininvasiva e personalizzata”.

– Lo ha già accennato all’inizio, il mal di schiena in generale è un problema rilevante nella società moderna, molto dipende dalla sedentarietà e una discontinua nell’attività fisica. In che modo la riabilitazione può venirci in aiuto?

“Il mal di schiena si verifica spesso in seguito ad una vita sedentaria. In particolare in questo periodo pandemico abbiamo assistito ad un aumento del numero di pazienti che soffrono di mal di schiena a causa dello smart working. Quando si lavora per molte ore seduti in modo scorretto e non si pratica attività fisica regolare spesso si soffre di mal di schiena. La riduzione del tono dei muscoli responsabili della stabilità e dell’equilibrio della colonna vertebrale provoca un’alterazione della nostra postura favorendo l’insorgenza di patologie discali e del mal di schiena. La riabilitazione dunque è fondamentale perché contribuisce a restituire la postura corretta alla nostra colonna vertebrale, grazie al potenziamento dei muscoli che agiscono sul bacino e sul tronco. Quindi la riabilitazione ci consente di restituire il normale equilibrio sagittale della colonna vertebrale”.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Michela Coluzzi

Maturità al via, da oggi gli esami finali per 540mila studenti

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Ecco come cambia l’esame di maturità durante la pandemia

ROMA – Al via questa mattina in tutta Italia gli esami di maturità per i 540mila candidati ammessi. Gli studenti e le studentesse dovranno sostenere un’unica prova orale, in presenza, che partirà dalla discussione di un elaborato assegnato dal Consiglio di classe nei mesi precedenti. La commissione sarà interna, con il Presidente esterno.

LE REGOLE

Gli studenti dovranno arrivare 15 minuti prima della convocazione e portare un’autodichiarazione. Obbligatoria la mascherina di tipo chirurgico per gli spostamenti all’interno della scuola. I maturandi potranno togliersi la mascherina solo durante il colloquio e mantenere una distanza di due metri dalla commissione. I ragazzi e le ragazze potranno portare con loro un solo accompagnatore, che dovrà rispettare la distanza e indossare la mascherina. Al termine della prova, gli studenti non potranno sostare negli spazi dell’edificio ma dovranno uscire dalla scuola. Il numero di candidati che sostengono il colloquio non potrà essere superiore a 5 per giornata. L’ordine di convocazione dei candidati sarà secondo la lettera alfabetica stabilita in base al sorteggio dalle singole commissioni.

LA PROVA

L’esame partirà dalla discussione dell’elaborato. Il colloquio proseguirà poi con la discussione di un testo già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di Lingua e letteratura italiana, con l’analisi di materiali (un testo, un documento, un’esperienza, un problema, un progetto) predisposti dalla commissione con trattazione di nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline. Ci sarà spazio anche per l’esposizione dell’esperienza svolta nei PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) e per le competenze e le conoscenze previste nell’ambito dell’Educazione civica.

La durata indicativa del colloquio sarà di 60 minuti. Il credito scolastico sarà attribuito fino a un massimo di 60 punti, di cui fino a 18 per la classe terza, fino a 20 per la classe quarta e fino a 22 per la classe quinta. Con l’orale verranno assegnati fino a 40 punti. La valutazione finale sarà espressa in centesimi, sarà possibile ottenere la lode.

IL CURRICULUM DELLO STUDENTE

Durante il colloquio si terrà conto delle informazioni contenute nel curriculum dello studente, che comprende il percorso scolastico, ma anche le attività effettuate in altri ambiti, come sport, volontariato e attività culturali.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Chiara Adinolfi

La variante Delta preoccupa, Gelmini: “Governo sta valutando la proroga dello stato d’emergenza”

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“Dal Governo grande prudenza. La variante Delta non può essere sottovalutata”

ROMA – “È in corso un monitoraggio una valutazione sulla variante Delta che in Italia non è ancora estesa ma è stata segnalata in alcune regioni. Il Governo valuta la proroga dello stato di emergenza, al momento non c’è una decisione formale, ma da parte del governo c’è un atteggiamento di grande prudenza. Non possiamo correre rischi e la variante Delta non può essere sottovalutata”. Lo ha detto la ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini durante la trasmissione ‘Oggi è un altro giorno’ su Rai 1.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Desertificazione, Israele in campo con la comunità di ricerca DeserTech

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Un centro per l’innovazione e la ricerca scientifica e tecnologica contro i cambiamenti climatici, nato dall’esperienza di un Paese in area desertica e semidesertica, diventato punto di riferimento mondiale per le soluzioni che rendano abitabili ambienti estremamente aridi

ROMA –  Un centro per l’innovazione e la ricerca scientifica e tecnologica contro i cambiamenti climatici, nato dall’esperienza di un Paese in area desertica e semidesertica, diventato punto di riferimento mondiale per le soluzioni che rendano abitabili ambienti estremamente aridi. È DeserTech, ‘comunità per le tecnologie climatiche‘, il centro di ricerca israeliano presentato in vista della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità di domani, 17 giugno. Istituito dal ministero per la Protezione ambientale di Israele, in partenariato con la Città di Be’er Sheva, la Merage Foundation, l’Israel Innovation Institute, l’Istituto di Ricerca sulla Salute Ambientale del Soroka Medical Center e l’Istituto di Ricerca sul Deserto dell’Università Ben Gurion del Negev, DeserTech ambisce ad essere un centro di educazione climatica e sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative di contrasto ai cambiamenti climatici in area desertica. DeserTech si propone anche come un centro per la promozione di dialogo e sinergie tra entità pubbliche, industria, accademia, e società civile.

“Israele ha affrontato con successo le sfide legate al clima e nel corso degli anni ha sviluppato tecnologie, politiche e soluzioni gestionali innovative che possono essere potenziate per aiutare gli sforzi di adattamento in altri Paesi, comprese nazioni che non hanno familiarità con la nuova realtà dettata dal cambiamento climatico”, spiega Galit Cohen, vicedirettore generale senior per le Politiche, la Pianificazione e la Strategia del ministero israeliano per la Protezione ambientale. Sfide, quelle della siccità e della desertificazione, che l’emergenza climatica in atto sta infatti portando anche in Stati e aree che finora ne erano immuni. Ad esempio “anche l’Unione europea e e gli Stati uniti stanno sperimentando situazioni che per noi sono familiari, nella nostra regione”, segnala Cohen, e “il nostro centro promuove l’innovazione nella sfida della desertificazione” rappresentando “un laboratorio vivente per la resilienza in situazioni desertiche”.

ENTRO IL 2021 1,8 MILIARDI DI PERSONE IN SCARSITÀ IDRICA ASSOLUTA

DeserTech si pone come “una iniziativa innovativa per la resilienza nelle aree aride e semiaride“, prosegue Cohen, “un punto di incontro unico tra politica, università, industria e organizzazioni internazionali per la ricerca di nuove soluzioni per la vita nelle aree desertiche”. Aree che coprono circa il 40% della superficie emersa del mondo e ospitano già oltre il 20% della popolazione mondiale, ricorda Cohen, dove “soddisfare la domanda di acqua e cibo rappresenta una delle sfide chiave, con un impatto diretto sul benessere delle popolazioni, sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati”. Infatti, “secondo le Nazioni Unite entro il 2025 1,8 miliardi di persone sperimenteranno condizioni di scarsità idrica assoluta, con due terzi del mondo che vivranno in condizioni di carenza d’acqua”, prosegue la dirigente del ministero israeliano per la Protezione Ambientale.

“La degradazione dei suoli, la siccità e la desertificazione sono temi importanti nelle agende internazionali, ma possono diventare difficili da affrontare”, avverte Cohen. Come segnala la Convenzione Onu contro la desertificazione (UNCCD) “si rileva un calo della produttività nel 20% dei terreni agricoli, anche per l’uso intensivo del suolo e dell’acqua, e ciò colpisce le parti più deboli della popolazione, causando migrazioni di massa, instabilità e conflitti”, avverte la rappresentante del ministero israeliano per la Protezione ambientale, “con DeserTech possiamo sviluppare soluzioni su misura, e questo è il nostro messaggio di speranza”.

DESERTECH, LABORATORIO VIVENTE DI SCIENZA E TECNOLOGIA

 La sede di DeserTech è nella regione del Negev, nella città di Beer Sheva, parte della cintura desertica mondiale, “un laboratorio vivente di scienza e tecnologia”, prosegue Cohen. Il centro è pensato in base a “un modello di lavoro flessibile, inclusivo e modulare che permetterà di aggiungere in futuro nuove aree di studio e partner”. Uno sforzo che si basa sulla nota importanza che il Paese assegna all’innovazione, sostenendola: “I finanziamenti per l’innovazione in Israele sono sempre disponibili, lo sono stati anche anche durante il CoViD- spiega Cohen- per l’innovazione tecnologica a tutti i livelli partendo da Ricerca&Sviluppo, con una spesa che è la più alta pro capite nei Paesi OCSE, questo è il nostro approccio”.

Tra i settori che affronta DeserTech c’è il tema della polvere e della sabbia, che si lega a clima e salute, con l’esposizione al particolato che riguarderà sempre più persone a causa dell’emergenza climatiuca e della desertificazione crescenti. “Nel sud di Israele, soggetto a frequenti tempeste di sabbia, si stanno portando avanti ricerche rivoluzionarie, e con i dati sanitari relativi alle popolazioni esposte raccolti dagli ospedali, oltre a quelli dei sensori ambientali, si sta creando un database che consente un alto livello di precisione nelle ricerche sulle patologie collegate all’esposizione prolungata e estesa alla polvere, oltre allo sviluppo dei temi.

LE SFIDE DI DESERTECH

“A DeserTech sono quattro le principali sfide alle quali stiamo cercando soluzione: condizioni meteorologiche estreme, scarsità di acqua, degradazione del suolo e la vita delle comunità in aree remote e marginali“, spiega Sinai Gohar Barak, responsabile dello Sviluppo dell’ecosistema della comunità di ricerca. Per quel che riguarda le condizioni meteorologiche estreme, come noto “nel deserto si manifestano escursioni termiche rilevanti e stiamo lavorando su soluzioni molto interessanti che riguardano i materiali di costruzione che si possono usare per ridurre l’energia consumata” nel raffrescamento, spiega Gohar Barak, “diversi materiali con proprietà e caratteristiche uniche, lavoriamo anche a sistemi a funzionamento solare, mentre una società è impegnata sull’uso di nanotecnologie, applicabili a ogni materiale da costruzione”, sempre per il risparmio energetico, “con quattro brevetti in arrivo”.

Per la scarsità di acqua si studiano “soluzioni per limitarne l’uso– prosegue la ricercatrice- con sensori che possono rilevare l’umidità del suolo vicino alle radici, inviando dati a un’applicazione che usa il coltivatore, permettendo così di calcolare esattamente l’ammontare necessario di acqua, consentendone il risparmio”, sistemi di irrigazione di precisione insomma. Sul fronte della degradazione del terreno si studia l’applicazione di pannelli fotovoltaici, essendo il sole la fonte rinnovabile preferita nel deserto: “sui campi agricoli, possono essere usati per limitare il degrado del suolo e l’ombra che forniscono può essere cruciale per la produzione di cibo nel deserto”, dice Gohar Barak. Per la la vita delle comunità in aree remote e marginali “si studia la disinfezione dell’acqua con luci ultraviolette, per renderla potabile, una soluzione interessante, facile da installare e mantenere- dice la ricercatrice- una tecnologia che già esiste, e stiamo studiando come renderla commerciabile”.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Roberto Antonini

Iss: “La caffeina ha un effetto protettivo contro il melanoma”

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Studio pubblicato sulla rivista internazionale ‘Molecules’

ROMA – La caffeina ha un evidente effetto protettivo contro la crescita delle cellule di melanoma umano. È la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con i colleghi di due Irccs (l’Idi di Roma e il Neuromed di Pozzilli) e di due università italiane (l’Università di Ferrara e l’Università di Roma ‘Tor Vergata’) attraverso uno studio appena pubblicato sulla rivista internazionale ‘Molecules’.

LO STUDIO

Lo studio è stato focalizzato sull’identificazione dei meccanismi attraverso i quali la caffeina svolge un importante ruolo protettivo contro alcuni tipi di tumori, già descritto in molti lavori in letteratura, ma ancora non completamente caratterizzato a livello molecolare.

“Utilizzando approcci in silico e in vitro- afferma il dottor Francesco Facchiano, coordinatore dello studio effettuato presso il Dipartimento di oncologia e medicina molecolare dell’Iss-abbiamo identificato una proteina che probabilmente gioca un ruolo fondamentale in questa azione benefica della caffeina, cioè l’enzima tirosinasi che, come è noto, ha una funzione chiave nella sintesi della melanina e che svolgerebbe sia un’azione protettiva contro gli effetti del danno generato dai raggi UV, sia un’importante funzione di immunomodulazione. Infatti la melanina prodotta da cellule di melanoma umano esposte alla caffeina è risultata significativamente aumentata”.

Il dottor Claudio Tabolacci, primo autore dell’articolo e ricercatore sostenuto dalla Fondazione Umberto Veronesi, ha sottolineato che “molto importante è stata la scelta dei modelli cellulari, che in questo studio sono le ‘melanoma initiating cells’ che hanno interessanti caratteristiche di staminalità, tra le quali la capacità di conferire resistenza ai farmaci e la recidiva di un tumore: la caffeina ha significativamente ridotto la crescita di queste cellule. Abbiamo inoltre evidenziato il ruolo di molecole di segnale come IL-1ß, IP-10, MIP-1a, MIP-1ß e RANTES, la cui secrezione da parte di queste cellule in coltura è ridotta quando vengono esposte alla caffeina”. Come tutti i farmaci, anche la caffeina ha dei potenziali effetti collaterali, ma i risultati dello studio appena pubblicato aprono nuove ed interessanti prospettive nell’ambito della terapia differenziativa, finalizzata cioè a far differenziare le cellule per colpire solo quelle tumorali evitando la comparsa di recidive dopo il trattamento chemioterapico. Terapia che per tumori maligni come il melanoma cutaneo è considerata un promettente campo di studio.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Francesco Demofonti

A ottobre Papa Francesco alla Nuvola di Fuksas

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Il Pontefice interverrà in occasione dell’incontro delle grandi religioni monoteiste

ROMA – Da Città del Vaticano all’Eur. Il 5 e il 6 ottobre Papa Francesco sarà alla Nuvola di Fuksas “in occasione dell’incontro delle grandi religioni monoteiste. Questo dà l’idea di una costruzione che a me piace chiamare di un ‘nuovo Umanesimo’, cioè il tentativo di pensare che nessuno ce la fa da solo, che nessuno di salva da solo”. Questo l’annuncio di Antonio Rosati (amministratore delegato di Eur S.p.a.), in occasione della presentazione del TIMVision Floating Theatre: l’arena cinematografica galleggiante che per il secondo anno torna ad animare il laghetto del quartiere Eur.

“La pandemia – ha proseguito Rosati – ci deve far diventare più saggi, più intensi e tendere le mani a chi è in difficoltà e cercare di costruire un sistema di relazioni e di economie. La Nuvola rimane un luogo di business ma accompagnato da una grande idea di bellezza, ovvero la cultura, che ci rende migliori”.

SPAZIO AI GIOVANI DESIGNER PER IL BRAND DELLA NUVOLA

La Nuvola di Fuksas avrà finalmente un brand. Eur S.p.a. ha indetto un bando dedicato a giovani designer non affermati per creare il marchio. “Sono arrivate oltre cinquantasei domande, la commissione presieduta da Massimiliano Fuksas si riunirà nei prossimi giorni per valutare gli elaborati e spero che a metà luglio potremmo annunciare il vincitore con una grande festa”, ha poi reso noto Rosati.

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Istat, oltre 5,6 milioni di persone in povertà assoluta: 1,3 milioni sono minori

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Nel 2020 la povertà assoluta aumenta, toccando il livello più alto dal 2005 (inizio delle serie storiche)

ROMA – Nel 2020, sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni di famiglie (7,7% del totale da 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% da 7,7%). Lo rileva l’Istat nel rapporto sulla povertà, spiegando che “dopo il miglioramento del 2019, nell’anno della pandemia la povertà assoluta aumenta raggiungendo il livello più elevato dal 2005 (inizio delle serie storiche)”.

Per quanto riguarda la povertà relativa, le famiglie sotto la soglia sono poco più di 2,6 milioni (10,1%, da 11,4% del 2019). Del 9,4% è la percentuale di famiglie che si trovano in povertà assoluta nel Mezzogiorno, 7,6% al Nord e 5,4% al Centro. E’ del 29,3% l’incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri residenti (26,9% nel 2019). È il 7,5% tra gli italiani (5,9% nel 2019).

Nel 2020, la povertà assoluta in Italia colpisce 1 milione 337mila minori (13,5%, rispetto al 9,4% degli individui a livello nazionale). L’incidenza varia dal 9,5% del Centro al 14,5% del Mezzogiorno. Rispetto al 2019 le condizioni dei minori peggiorano a livello nazionale (da 11,4% a 13,5%) e in particolare al Nord (da 10,7% a 14,4%) e nel Centro (da 7,2% a 9,5%).

Disaggregando per età, l’incidenza si conferma più elevata nelle classi 7-13 anni (14,2%) e 14-17 anni (13,9%, in aumento) rispetto alle classi 4-6 anni (12,8%) e 0-3 anni (12,0%, in crescita rispetto al 2019). Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767mila, con un’incidenza dell’11,9% (9,7% nel 2019). La maggiore criticità di queste famiglie emerge anche in termini di intensità della povertà, con un valore pari al 21,0% contro il 18,7% del dato generale. Oltre a essere più spesso povere, le famiglie con minori sono anche in condizioni di disagio più marcato.

ISTAT: ISTRUZIONE E LIVELLI OCCUPAZIONALI MIGLIORI PROTEGGONO FAMIGLIE

La diffusione della povertà diminuisce al crescere del titolo di studio. Se la persona di riferimento ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore l’incidenza è pari al 4,4% mentre si attesta al 10,9% se ha al massimo la licenza di scuola media (entrambe le modalità in crescita rispetto al 2019). Lo rileva l’Istat nel rapporto sulla povertà.

Particolarmente colpite nel confronto con il 2019 le famiglie con persona di riferimento occupata (l’incidenza passa dal 5,5% al 7,3%), sia dipendente sia indipendente: per le famiglie con persona di riferimento inquadrata nei livelli più bassi l’incidenza passa dal 10,2% al 13,2%, fra i lavoratori in proprio dal 5,2% al 7,6%. Stabile invece, rispetto al 2019, il valore dell’incidenza per le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro e fra coloro che sono in cerca di occupazione.

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Vittorio Di Mambro Rossetti

Sarzana, Sottosegretario Pucciarelli (Difesa): grazie intervento Carabinieri arrestato autore omicidio Alessandra

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“L’uccisione della giovane Alessandra per mano dell’ex compagno maghrebino è un dramma che ci lascia sgomenti. I Carabinieri della Compagnia di Sarzana, dopo aver fatto irruzione nell’appartamento nella periferia di Castelnuovo Magra sono riusciti, dopo essere stati a loro volta aggrediti, a bloccare e arrestare il presunto autore di questo femminicidio.” – rende noto il Sottosegretario alla Difesa, Stefania Pucciarelli.

“Le nostre Forze dell’ordine sono da sempre al fianco dei cittadini, pronte a combattere ogni tipo di reato con tutte le risorse disponibili. In particolare, qualsiasi forma di violenza sulle donne deve essere prontamente denunciata alle autorità competenti.”  – ha concluso il Sottosegretario Pucciarelli.

Latorre e Girone, Sottosegretario Pucciarelli: chiusura procedimenti notizia attesa da tempo

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“La decisione della Corte Suprema indiana di avviare a conclusione i procedimenti a carico di Salvatore Latorre e Massimiliano Girone è una notizia che aspettavamo da tempo. Sono passati infatti più di undici anni da quel 15 febbraio del 2012 quando i nostri Fucilieri della Brigata Marina San Marco, imbarcati a protezione della motonave cargo Enrica Lexie, si trovarono coinvolti in questa incresciosa vicenda. Un provvedimento in linea con la decisione finale arrivata a luglio scorso dall’arbitrato internazionale presso il Tribunale permanente dell’Aja che aveva già riconosciuto l’immunità dei due Fucilieri di Marina in relazione ai fatti accaduti al largo delle coste del Kerala, precludendo all’India l’esercizio della propria giurisdizione nei loro confronti” – rende noto il Sottosegretario alla Difesa, Stefania Pucciarelli, che conclude sottolineando come – “da donna delle istituzioni e da italiana colgo l’occasione per rinnovare ai nostri Fucilieri e ai loro affetti la più calorosa e partecipe vicinanza”.