Scaratti entra nella memoria pubblica di Torrimpietra: un luogo quotidiano ricorderà sport, radici e giovani.
Torrimpietra dedica un’area pubblica a Francesco Scaratti. La cerimonia di intitolazione si è svolta nel pomeriggio di mercoledì 28 maggio nell’area prospiciente via Francesco Marcolini, alla presenza di cittadini, familiari, autorità civili, militari e religiose. Per la comunità locale si tratta di un riconoscimento a una figura che ha lasciato un segno non solo nel calcio romano, ma anche nella vita sociale e sportiva del territorio.
All’evento hanno partecipato il sindaco di Fiumicino Mario Baccini, il presidente del Consiglio comunale Roberto Severini e il figlio di Francesco Scaratti. Numerosi anche i cittadini che hanno voluto rendere omaggio a uno dei personaggi più conosciuti e apprezzati della storia sportiva locale.
«Un tributo sentito a un uomo che, oltre ad essere stato un grande campione e storico capitano dell’AS Roma, è stato soprattutto una persona profondamente stimata, dal cuore grande, professionale e sempre vicina ai giovani», ha dichiarato il sindaco Mario Baccini durante la cerimonia.
La scelta di intitolare uno spazio pubblico a Scaratti nasce dal forte legame che lo ha sempre unito a Torrimpietra. Proprio qui mosse i primi passi nel mondo del calcio prima di entrare nel settore giovanile della Roma. Il suo esordio in Serie A, il 2 ottobre 1960, segnò l’inizio di una carriera che lo avrebbe portato a diventare una figura di riferimento della squadra giallorossa.
Nel corso della sua esperienza alla Roma, Scaratti indossò anche la fascia di capitano, ruolo ricoperto dal 1967 al 1973. Una carriera costruita con continuità e dedizione, che gli valse la stima dell’ambiente sportivo romano e dei tifosi.
Ma il rapporto con il territorio non si concluse con il ritiro dal calcio giocato. Terminata l’attività agonistica, Scaratti continuò infatti a lavorare con i giovani, dedicandosi all’insegnamento e alla formazione sportiva. Allenò diverse realtà locali, tra cui Torrimpietra, Ladispoli e Maccarese, contribuendo alla crescita di intere generazioni di ragazzi.
È proprio questo aspetto che emerge con forza dall’intitolazione decisa dal Comune di Fiumicino. Non soltanto il ricordo di un atleta che ha raggiunto importanti traguardi sportivi, ma anche quello di una persona che ha mantenuto un rapporto costante con il territorio e con il mondo giovanile.
Sebbene impossibilitati a partecipare alla cerimonia, Fabio Capello, Bruno Conti e Massimiliano Cappioli hanno inviato un videomessaggio per ricordare Scaratti e testimoniare il legame che li univa all’ex capitano giallorosso. Un gesto che ha sottolineato ulteriormente il rispetto e l’affetto che il mondo del calcio continua a nutrire nei suoi confronti.
Per Torrimpietra, l’intitolazione rappresenta un momento significativo della propria memoria collettiva. Le aree pubbliche dedicate a persone che hanno contribuito alla crescita culturale, sociale o sportiva di una comunità diventano infatti strumenti attraverso i quali una città racconta la propria storia e trasmette valori alle nuove generazioni.
«L’intitolazione a Scaratti non è solo un riconoscimento sportivo, ma il simbolo dell’affetto di una comunità verso un uomo che ha saputo distinguersi dentro e fuori dal campo», ha aggiunto il sindaco Baccini.
Da oggi quel nome entrerà a far parte anche della geografia quotidiana di Torrimpietra, ricordando ai cittadini una figura che ha saputo rappresentare il territorio sia nello sport professionistico sia nell’impegno dedicato ai giovani.
Esce “Restami addosso”, il nuovo singolo di Carlo Audino, una ballata contemporanea che esplora il confine sottile tra presenza e assenza, tra ciò che resta e ciò che inevitabilmente cambia.
Ambientata tra cieli rossi e mare blu, la canzone racconta un amore sospeso nel tempo, fatto di gesti semplici e promesse fragili. Il brano si sviluppa su una produzione pop dalle sfumature elettroniche leggere, capace di sostenere un racconto emotivo intimo e universale.
“Restami addosso”, già disponibile in tutte le piattaforme digitali, è costruita su immagini evocative — il sole che tramonta, la sabbia che scivola, le onde che parlano — diventando metafora di un legame che continua a vivere anche oltre la distanza.
Il ritornello, diretto e memorabile, racchiude il cuore del brano: il desiderio di trattenere qualcuno, di restare impressi l’uno nell’altro come un’estate che non si dimentica.
Con questo singolo, Carlo Audino conferma una scrittura sensibile e visiva, capace di trasformare emozioni personali in un linguaggio condiviso.
Nato nel 1964, Carlo Audino inizia a suonare la chitarra nel 1979 seguendo le orme del padre Antonio. Nel giro di pochi mesi comincia a scrivere i primi brani ispirato, oltre che dagli altri cantautori, soprattutto da Ivan Graziani, Lucio Battisti e Mango. Negli anni successivi partecipa ad innumerevoli festival e concorsi musicali durante i quali entra in contatto con altri artisti suoi coetanei. Nel 1996 e 1997 è all’Accademia della Canzone di Sanremo con un giovane e spaesato amico di allora: Tiziano Ferro. Nel frattempo crea uno studio di registrazione per poter fissare le proprie emozioni, migliorando le sue qualità di arrangiatore e tecnico del suono. Suona in maniera continuativa con band più o meno improvvisate e in duo in moltissimi pianobar e pub, soprattutto di Roma e provincia, ma anche di Milano, Londra e generalmente del Kent (UK). Nel 2012 un gravissimo incidente stradale lo rende disabile e per continuare a suonare la chitarra è costretto a modificarne radicalmente la tecnica: vi riesce grazie alla forza di volontà e l’amore per la musica. Dal 2021 ha iniziato a pubblicare le sue canzoni. Finalista nel concorso Marche in…Canto nel 2025, Nel 2026 si esibisce a Sanremo Unlimited presso Casa Sanremo
Una pasta dimenticata di Valmontone, un sugo che sfida la ricetta ufficiale e un omaggio a chi quella tradizione la custodiva davvero
La pasta
C’è una pasta nel Lazio che non si trova nei menu dei ristoranti, non si trova nelle guide, non si trova quasi nemmeno nel ricordo dei più anziani. Si chiama gnocchetti a coda di soreca — “coda di topo”, in romanesco — ed è tipica della zona di Valmontone, nel basso Lazio. La sua forma è già una narrazione: si impastano farina e acqua in proporzione di circa due a uno, si lavora fino a ottenere un impasto elastico, si stende in cordoni e si tagliano gnocchi che vengono poi allungati a mano fino a raggiungere una quindicina di centimetri. Il risultato è una pasta dalla consistenza unica, irregolare e robusta, capace di sostenere sughi importanti senza dissolversi.
Giancarlo Pragliola, patron del Bocconcino in Via Ostilia 23 — a pochi minuti dal Colosseo, in quello che fu un’antica stazione di posta del rione Celio — questa pasta l’ha ritrovata, studiata e riportata in tavola. Ma l’ha anche trasformata in un omaggio personale.
L’omaggio ad Anna Dente
«La prima volta che ho mangiato questa pasta,» racconta Pragliola, «ero all’Osteria di San Cesario. Me la portò Anna Dente.»
Anna Dente è stata una delle custodi più rigorose e amate della cucina laziale. La sua osteria a San Cesareo era un presidio di autenticità in un’epoca in cui la ristorazione del territorio già cedeva ai facili compromessi. Il fatto che anni dopo lei abbia scelto di andare a trovare Pragliola al Bocconcino è, per lui, ancora oggi un riconoscimento che vale più di qualsiasi guida. «Quella visita mi ha dato la conferma che stavamo lavorando nella direzione giusta,» dice. E i gnocchetti a coda di soreca sono rimasti nel menu come una dedica silenziosa.
L’amatriciana che non ti aspetti
Abbinarli all’amatriciana sarebbe sembrata la scelta ovvia. Ma Pragliola non cucina per l’ovvietà, e la sua amatriciana non è quella del Comune di Amatrice. La dice senza diplomazia: «La ricetta codificata dal Comune la ritengo sbagliata, storicamente e chimicamente.»
La differenza non sta negli ingredienti — guanciale, pomodoro, pecorino — ma nel metodo e nel tempo. Dove la versione “ufficiale” cuoce il pomodoro pochi minuti per preservarne la freschezza, Pragliola fa l’opposto: cuoce la salsa a lungo, con pezzi interi di guanciale immersi dentro. Il pomodoro perde la sua acidità, si restringe, smette di essere acquoso. Il guanciale cede lentamente tutto il suo grasso e il suo sapore alla salsa. Il risultato è una concentrazione che le amatriciane rapide — quelle social, le chiama lui, dove il pelato tocca il fuoco cinque minuti appena — non possono nemmeno avvicinarsi.
«Così faceva mio nonno,» aggiunge Pragliola. E in quella frase c’è già tutto: non è una scelta di stile, è una trasmissione. Il Bocconcino è un locale che non cucina seguendo le mode, ma seguendo una memoria.
Un locale di ricerca nel cuore antico di Roma
Il Bocconcino esiste dal 2004. Pragliola è arrivato alla ristorazione dopo una vita in farmacia — e chi conosce entrambi i mestieri nota che la logica di fondo non è poi così diversa: si conservano formule preziose, si rispettano le fonti, non si alterano le proporzioni. La cucina del locale attinge ai ricettari storici di Ada Boni e Livio Jannattoni, due testi fondativi della tradizione laziale che pochi leggono ancora. Alla tradizione giudaico-romanesca. Alla stagionalità stretta, con un menu che cambia seguendo il calendario, non le tendenze.
I gnocchetti a coda di soreca con l’amatriciana di Pragliola sono, in questo senso, un piatto esemplare: una pasta dimenticata, un sugo che rifiuta la semplificazione, un’origine che risale a un nonno e a una donna di San Cesareo che sapeva cosa fosse davvero la cucina laziale. Non c’è modo migliore per raccontare il Bocconcino.
Di Paola: “Estro e fantasia, un valore inestimabile”
Nel cuore verde di Villa Borghese, tra l’eleganza senza tempo di Piazza di Siena e il prestigio internazionale dello CSIO di Roma, prende forma anche una storia che guarda al futuro. Non soltanto sport, cavalli e competizione ai livelli massimi, ma anche un incontro tra generazioni, visioni e competenze. In occasione della prima giornata di gare dell’edizione 2026 dello CSIO, la FISE – Federazione Italiana Sport Equestri – ha ospitato una delegazione di studenti del secondo e terzo anno dello IED, l’Istituto Europeo di Design.
Scuola professionale di disegno industriale, moda, arti visive e comunicazione, lo IED ha sette sedi in tutta Italia: i dodici studenti arrivati a Piazza di Siena frequentano tutti quella di Roma e hanno partecipato alla realizzazione della parte grafica del nuovo logo federale. Sette i progetti ancora “in lizza”, entrati a far parte di una prima shortlist da cui uscirà il nuovo “biglietto da visita” della Federazione.
La FISE rafforza così il suo legame con il mondo universitario – sempre nella mattinata di oggi è stata celebrata anche la collaborazione con l’UniBologna – coinvolgendo un gruppo di studenti alle prime esperienze professionali in un progetto dal forte valore simbolico e creativo. “Grazie a voi e complimenti per la meravigliosa attività che svolgete, che è improntata al talento, alla fantasia e all’estro, valori inestimabili”, ha detto il presidente federale Marco Di Paola, arrivato all’esterno della Casina Raffaello insieme al segretario generale Simone Perillo per salutare i ragazzi e le ragazze.
Il nuovo logo della FISE nascerà così dal contributo di ragazzi e ragazze capaci di interpretare l’identità storica della Federazione con uno sguardo contemporaneo, valorizzandone simboli, tradizione e prospettive future. Per gli studenti coinvolti, il progetto ha rappresentato un’occasione concreta di confronto con una realtà istituzionale di primo piano e con un evento di rilevanza internazionale come lo CSIO di Roma. “Un ambiente bellissimo, emozionante e coinvolgente”, hanno ripetuto in coro i laureandi.
Nello scenario di Villa Borghese, tra il fascino unico di Piazza di Siena e il respiro di un luogo unico, il futuro della FISE ha già iniziato a prendere forma. Coniugando tradizione e innovazione.
Ci sono format estivi che passano come meteore e altri che, invece, lasciano il segno al punto da diventare un appuntamento fisso e attesissimo.
È il caso di Nimbus, il celebre “bar delle nuvole”, che dopo lo straordinario successo della scorsa stagione ha riaperto i battenti esattamente lì dove lo avevamo lasciato: nello splendido scenario del Giardino del Diamante (in Via Antonio Gramsci 57), a due passi dal polmone verde di Villa Borghese. Siamo andati a curiosare per capire se la magia fosse rimasta intatta e la risposta è sì: Nimbus si conferma l’oasi open-air più instagrammabile, sognante e dinamica di Roma Nord.
L’estetica: un sogno pop a cielo aperto
Varcata la soglia, l’impatto visivo è immediato e magnetico. L’iconografia della nuvola, leitmotiv del locale, domina la scena attraverso installazioni luminose, neon ciano ed eleganti giochi di luce viola che incorniciano la consolle del DJ. L’atmosfera riesce nell’impresa di essere contemporaneamente pop, eterea e sofisticata. Nonostante la forte impronta “social-friendly” (ogni angolo sembra fatto apposta per uno scatto), la location non scivola mai nel superficiale: la disposizione dei tavoli e dei salotti garantisce il giusto comfort sia per una cena intima che per un aperitivo di gruppo.
La proposta gastronomica: la freschezza del Raw Bar
Spesso i club all’aperto sacrificano la cucina sull’altare del divertimento, ma qui la scelta è stata diversa. Il menu di Nimbus punta su una proposta contemporanea incentrata sulla qualità della materia prima:
Il Raw Bar: vero fiore all’occhiello dell’offerta, con una selezione di tartare (dal salmone al manzo, fino al tonno), sashimi e freschissimi ceviche.
I secondi: piatti caldi e ben eseguiti, capaci di accontentare sia gli amanti del pesce (ottimo il tataki di tonno) sia chi preferisce la carne (come il filetto alla bernese).
La drink list si muove con disinvoltura tra i grandi classici della miscelazione (eseguiti con precisione e serviti a temperature impeccabili) e una selezione di bottiglie premium per chi decide di prolungare la sosta al tavolo.
Dall’aperitivo al Clubbing elegante
La forza di Nimbus risiede nella fluidità del suo format, capace di trasformarsi radicalmente nel corso della serata: Dalle 20:30: lo spazio si accende con la formula dell’aperitivo to-share e la cena, cullati da un sottofondo musicale elegante che permette di chiacchierare in totale relax. Dalle 23:30 in poi: il giardino cambia marcia e si trasforma in un dancefloor sotto le stelle. La consolle prende il comando con ritmi house raffinati, sfumature nu-disco e contaminazioni commerciali mai banali, ideali per ballare fino a tarda notte senza l’oppressione delle quattro mura di un club tradizionale.
L’ambiente è curato e il pubblico selezionato. Il dress code richiesto è smart casual (niente canotte o look troppo sportivi), una scelta che contribuisce a mantenere alto il livello dell’esperienza complessiva, specialmente nella zona privè.
Il verdetto
Nimbus è tornato esattamente con la stessa formula che lo ha reso un cult, ma con la maturità di chi sa di aver fatto centro. È il posto ideale se cercate una serata completa – dall’ottimo crudo di pesce al dj set – immersi in un’atmosfera sospesa e sognante nel cuore di Roma. Un’esperienza decisamente consigliata per dare il benvenuto alle calde notti romane.
La scena teatrale romana ha celebrato uno degli eventi più significativi della stagione primaverile con il debutto di “MOLLY”, l’opera liberamente ispirata al celebre personaggio di Molly Bloom, protagonista dell’ultimo capitolo dell’Ulisse di James Joyce.
Lo spettacolo, andato in scena il 24 maggio 2026 presso il suggestivo Teatro delle Muse, ha registrato uno straordinario successo di pubblico e critica, offrendo una rilettura intensa, viscerale e magnetica di una delle figure femminili più complesse e discusse della letteratura moderna.
A dare voce e anima a Molly Bloom è stato un cast di assoluto livello, in cui ha brillato la straordinaria interpretazione di Maria Sofia Palmieri. La giovane attrice ha superato con eccezionale maturità una delle sfide più ambiziose della sua carriera, incarnando con grazia e potenza un personaggio che continua a dividere e affascinare i lettori di tutto il mondo. Sotto la sapiente regia di Tommaso Arnaldi, lo spettacolo si è rivelato un’opera di grandissimo impatto visivo ed emotivo, capace di toccare le corde più intime degli spettatori presenti in sala. Al fianco di Maria Sofia Palmieri, il palco ha visto la straordinaria partecipazione di Maria Cristina Maccà, interprete di grande carisma che ha arricchito la messa in scena con la sua consueta professionalità e una presenza scenica impeccabile. Il successo complessivo dell’allestimento è stato decretato anche dall’altissimo livello del comparto tecnico e visivo: il suggestivo disegno luci è stato curato da Alice Tamburrino, mentre la scenografia e la locandina sono state ideate da Dorotea Ottaviani. Il progetto è stato portato in scena grazie alla produzione di Marco Testaiuti. ”MOLLY” si è confermato a posteriori come un appuntamento davvero imperdibile per gli amanti del teatro e della grande letteratura: un’occasione unica che ha permesso al pubblico romano di riscoprire un personaggio senza tempo e di applaudire il talento cristallino di una delle attrici più promettenti della scena italiana.
L’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Rieti, Giovanna Palomba, ha partecipato ieri all’open day organizzato presso la Stazione di Posta di San Giovanni Reatino, realizzata negli spazi dell’ex scuola messi a disposizione dal Comune di Rieti grazie a un finanziamento PNRR assegnato al Consorzio Sociale RI1.
All’iniziativa erano presenti numerosi operatori del settore sociale e la Presidente della Cooperativa IL VOLO, Simona Scacchi, capofila di una rete composta da Il Guazzabuglio ODV e Il Samaritano ODV. Le realtà coinvolte, attraverso un percorso di coprogettazione attivato con il Consorzio Sociale RI1, stanno portando avanti le attività previste dalle linee di finanziamento “Housing First” e “Stazione di Posta”, garantendo sostegno e assistenza a numerosi nuclei familiari e persone in condizioni di fragilità.
“L’open day – dichiara l’Assessore Palomba – è stato organizzato per la distribuzione di voucher destinati all’acquisto di cibo fresco e, nel corso della giornata, sono stati aiutati oltre 40 nuclei familiari.
Momenti come questi fanno comprendere quanto sia importante la presenza di servizi di prossimità capaci di offrire non solo un aiuto concreto, ma anche ascolto, orientamento e vicinanza umana. La Stazione di Posta rappresenta infatti un presidio sociale fondamentale per il territorio: un luogo dove istituzioni, cooperazione sociale e volontariato collaborano per sostenere le persone più fragili e contrastare situazioni di marginalità ed esclusione.
Il valore di queste iniziative non si misura soltanto nei numeri, ma soprattutto nella capacità di restituire dignità, speranza e supporto concreto a chi attraversa momenti di difficoltà. È questo il senso più autentico del lavoro di rete e dell’utilizzo delle risorse del PNRR: trasformare i finanziamenti in opportunità reali per le persone e per la comunità, anche attraverso la riqualificazione di edifici del patrimonio comunale.
Ringrazio il Consorzio Sociale RI1 per il lavoro preparatorio svolto, gli uffici tecnici del Comune di Rieti per gli interventi di riqualificazione della struttura comunale, nonché tutti gli operatori della Cooperativa IL VOLO, del Guazzabuglio ODV e del Samaritano ODV che, quotidianamente, si adoperano con impegno e grande sensibilità per la migliore riuscita del progetto”.
Milano, 28 Maggio 2026 – «Sono state tante le proposte fatte dal Centrodestra milanese, votate e non ancora applicate. Dispiace venire a conoscenza del malumore/malessere dei lavoratori del Comune di Milano, legati all’Urbanistica, nonostante le grandi e roboanti dichiarazioni di serenità fatte negli ultimi tempi dal candidato Sindaco Scavuzzo, in quanto delegata diretta dal Sindaco Sala a gestire il ‘dossier’.
Nelle ultime discussioni sul bilancio cittadino, Fratelli d’Italia con l’opposizione intera aveva già depositato, discusso e approvato alcune delle richieste che oggi sentiamo avanzare dai Sindacati, riuniti al Museo di Storia naturale, tra cui la possibilità di stipulare una convenzione assicurativa che potesse arrivare a tutelare, anche per colpa grave, chi oggi si ritrova a gestire il caos urbanistico. Ancora una volta, l’attuale Amministrazione, dimostra inconsistenza e attenzione esclusivamente alla campagna elettorale che imperversa, disinteressandosi dei milanesi. Torneremo a chiedere l’esecuzione di tali proposte, discusse e approvate, nell’interesse di una città che rischia sempre di più il pantano e l’immobilismo».
Così Riccardo Truppo, Capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Marino a Milano.
VENEZIA – Con l’arrivo dell’estate e l’innalzamento delle temperature, la Regione Veneto segnala ai cittadini un “importante strumento di monitoraggio e trasparenza per la tutela della salute”: sul sito di Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto) si può consultare la mappa dell’Indice di disagio fisico, una piattaforma interattiva che fotografa in tempo reale l’impatto del caldo sul corpo umano attraverso l’indicatore Humidex.
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LA SITUAZIONE IN TEMPO REALE, COMUNE PER COMUNE
“Il cambiamento climatico ci costringe a fare i conti con estati sempre più afose, in cui il semplice dato della temperatura non basta a quantificare il rischio reale per il nostro organismo. È l’umidità, infatti, a fare la differenza tra una giornata calda e una pericolosa per la salute. Con questa mappa, Arpav non offre stime teoriche, ma un resoconto scientifico e fedele della situazione in atto, comune per comune. Si tratta di uno strumento di consapevolezza immediata, pensato per aiutare tutti i veneti -e in particolare i soggetti più fragili come anziani, bambini e cardiopatici- ad autoregolarsi e a proteggersi dall’afa nel momento stesso in cui si manifesta”, spiega l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima, Elisa Venturini.
HUMIDEX, DI COSA SI TRATTA
L’Humidex (dall’unione di Humidity e Index) è l’indicatore utilizzato dagli esperti di salute pubblica per calcolare la temperatura percepita. Non misura semplicemente il caldo, ma quanto l’umidità renda quel caldo intollerabile per il corpo. Il principio si basa sul nostro sistema di raffreddamento naturale, il sudore: se l’aria è secca, il sudore evapora rapidamente e il corpo si rinfresca. Se l’aria è molto umida (la tipica afa estiva), l’aria è già satura e non assorbe il sudore, che resta sulla pelle. Di conseguenza, la temperatura interna sale e l’organismo va in affanno, percependo molti più gradi di quelli reali. La mappa, aggiornata costantemente con i dati validati provenienti dalle stazioni meteorologiche dislocate sul territorio regionale, è stata progettata per una consultazione semplice e immediata. La mappa mostra il livello di disagio fisico registrato nell’ultima misurazione disponibile. L’utilizzo di una scala cromatica intuitiva permette di capire a colpo d’occhio quali siano le zone della regione più colpite dall’afa in quel preciso momento.
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L’APPELLO AI CITTADINI
Cliccando su una singola stazione della mappa, l’utente può accedere ai dati orari degli ultimi tre giorni. Questo resoconto è fondamentale per valutare l’accumulo di stress termico sul corpo, ad esempio verificando se l’afa sia persistita anche durante le ore notturne. “Invitiamo i cittadini, a partire dai soggetti più fragili e dai loro familiari, a consultare questa mappa prima di uscire di casa o fare attività intense nelle ore più calde e afose della giornata– conclude Venturini- conoscere in tempo reale il livello di disagio fisico della propria area è il primo passo per adottare comportamenti corretti e vivere l’estate in sicurezza”.
Il Governo delle Seychelles rilancia l’ente del turismo con una nuova governance e una leadership di esperienza
Le Seychelles aprono ufficialmente un nuovo capitolo per il proprio settore turistico con la ricostituzione del Seychelles Tourism Board (STB) e la nomina di Vesna Rakić come Chief Executive Officer, segnando l’avvio di una strategia rinnovata orientata al rafforzamento della presenza internazionale dell’arcipelago, alla sostenibilità e alla crescita competitiva della destinazione sui mercati globali.
L’annuncio, diffuso dall’Ufficio del Presidente della Repubblica, segna un passaggio strategico nel percorso di rafforzamento della governance turistica del Paese e del suo posizionamento internazionale come destinazione d’eccellenza, sostenibile e competitiva.
La rinascita del Seychelles Tourism Board arriva a seguito dell’approvazione del Seychelles Tourism Board Bill 2026, votato dall’Assemblea Nazionale il 24 marzo scorso, che attribuisce all’ente un nuovo mandato per guidare la promozione globale dell’arcipelago e sostenere lo sviluppo a lungo termine dell’industria turistica.
A guidare questa nuova fase sarà Vesna Rakić, professionista con oltre trent’anni di esperienza nel turismo e una profonda conoscenza del mercato seychellese e internazionale. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi di vertice nel settore del destination marketing, dello sviluppo del prodotto turistico e delle partnership strategiche, collaborando con alcune delle realtà più importanti dell’industria locale.
Laureata in Business Administration (Marketing) alla London South Bank University, Rakić è inoltre considerata una delle figure più autorevoli del turismo seychellese. Membro fondatore della Seychelles Small Hotels & Establishments Association, ha contribuito in modo significativo alla crescita del settore attraverso iniziative dedicate all’innovazione, all’accesso ai mercati internazionali e alla collaborazione tra operatori pubblici e privati.
Nel suo nuovo ruolo, avrà il compito di consolidare la presenza delle Seychelles sui mercati internazionali, valorizzando al tempo stesso l’identità autentica dell’arcipelago e promuovendo uno sviluppo turistico sostenibile, capace di generare valore economico nel rispetto del patrimonio ambientale e culturale del Paese.
Il Seychelles Tourism Board era stato sciolto nel 2021 nell’ambito di una riorganizzazione governativa che aveva accorpato le funzioni di promozione e politica turistica sotto il Dipartimento del Turismo. La decisione di ripristinare l’ente nel 2026 riflette oggi la volontà del Governo di rilanciare con maggiore forza la promozione internazionale delle Seychelles, diversificare l’offerta turistica e rafforzare le relazioni con partner e stakeholder globali.
Con questa nuova struttura e una leadership di comprovata esperienza, le Seychelles si preparano ad affrontare le sfide del turismo internazionale con una visione moderna, sostenibile e orientata al futuro.
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