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Carbonara Day: i Bombolotti protagonisti della tradizione romana

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Lo Chef Giuseppe Mulargia firma la sua interpretazione di uno dei piatti più amati al mondo

Il Ristorante Le Spighe dell’FH55 Grand Hotel Palatinosi appresta a celebrare il 6 aprile la Giornata Mondiale della Carbonara con un omaggio speciale a uno dei piatti simbolo della cucina italiana, interpretato con creatività dallo Chef Giuseppe Mulargia. Per l’occasione, lo Chef condivide il segreto dei suoi rinomati Bombolotti alla Carbonara, svelando la ricetta per offrire a tutti la possibilità di portare in tavola l’autenticità e il gusto inconfondibile di questo grande classico.

La Giornata Mondiale della Carbonara è stata istituita nel 2017 dall’Unione Italiana Food e dall’International Pasta Organisation. Si tratta principalmente di un evento social, dove food creator, blogger, appassionati, chef o ristoratori di tutto il mondo propongono le proprie versioni della carbonara o la ricetta classica perfetta, condividendo i loro piatti e le loro storie con gli hashtag #CarbonaraDay e #MyCarbonara.

La Carbonara è tra i piatti più rappresentativi della cucina italiana, ma le sue origini continuano ad affascinare e dividere gli esperti di gastronomia. Secondo una delle teorie più diffuse, sarebbe nata a Roma nel secondo dopoguerra, quando l’incontro tra le razioni dei soldati americani (uova e bacon) e la tradizione locale diede vita a una nuova ricetta, poi perfezionata con guanciale e pecorino romano. Un’altra interpretazione, invece, ne fa risalire le radici ai carbonai dell’Appennino, che durante le lunghe giornate di lavoro preparavano piatti semplici, nutrienti e ricchi di energia.

Una curiosità meno nota riguarda proprio il formato di pasta: sebbene gli spaghetti siano oggi i più diffusi, formati corti e rigati come i bombolotti sono molto amati dagli chef perché trattengono meglio la crema di uova e pecorino, garantendo una consistenza ancora più avvolgente. Non a caso, nella tradizione romana domestica, la scelta del formato varia spesso in base alla preferenza personale e alla capacità di “raccogliere” il condimento.

In occasione di questa festa gastronomica, lo Chef Giuseppe Mulargia svela la sua interpretazione dei classici Bombolotti alla Carbonara, un capolavoro culinario che fonde tradizione e innovazione in ogni boccone. La storia dietro questa ricetta è intrisa di passione e curiosità: lo Chef Giuseppe Mulargia rivela che il segreto per una Carbonara perfetta risiede nella preparazione attenta e rispettosa degli ingredienti. Con tuorli di uova fresche, pecorino crosta nera e guanciale stagionato, ogni ingrediente è selezionato con grande attenzione per garantire un’esperienza gastronomica dal gusto indimenticabile.

Durante la preparazione, lo chef condivide un passaggio fondamentale: il guanciale viene delicatamente dorato senza l’aggiunta di olio, permettendo ai sapori autentici della carne di emergere e creando una base gustosa per il piatto. Questa attenzione ai dettagli è ciò che rende i Bombolotti alla Carbonara dello Chef Giuseppe Mulargia così saporiti e irresistibili.

Il procedimento per la preparazione di questo piatto gustoso è semplice ma frutto di arte e abilità. Dalla cottura dei bombolotti al punto perfetto fino all’emulsione cremosa dei tuorli d’uovo con il pecorino e il grasso del guanciale, ogni passaggio è studiato per garantire un risultato impeccabile.

BOMBOLOTTI ALLA CARBONARA

Ingredienti per 2 persone

  • 4 Tuorli Medi
  • 120 gr. Pecorino Crosta Nera
  • 140 gr. Guanciale Stagionato
  • 200 gr. Bombolotti
  • Pepe in grani macinato fresco q.b.

Procedimento:

Mettere in una pentola l’acqua per la cottura della pasta, lasciare che arrivi a bollore a fuoco medio e salare facendo attenzione a non esagerare poiché il pecorino è molto saporito.

Mentre l’acqua arriva a bollore, tagliare il guanciale a listarelle spesse circa 1 cm, eliminando la cotenna. In una padella, a fuoco dolce, aggiungere il guanciale senza mettere olio, lasciandolo cuocere con i suoi grassi. Arrivato ad una doratura soddisfacente, spegnere il fuoco e tenerlo da parte. Prendere il grasso di cottura e conservarlo, mettendolo in una ciotolina.

In una bowl mettere i tuorli, il pecorino (80% del totale), il pepe ed amalgamando con una spatola, aggiungere il grasso di cottura del guanciale. Lavorare il composto fino a renderlo cremoso ed omogeneo.

Calare la pasta ed una volta arrivata a cottura versarla nella padella con il guanciale (tenere una piccola parte del guanciale da parte per la decorazione), spadellare per qualche secondo a fuoco moderato e poi spegnere la fiamma.

A questo punto versare nella padella il composto preparato prima a base di uova e pecorino ed aggiungere, qualora servisse, dell’acqua di cottura fino ad ottenere una pasta cremosa.

Impiattare la pasta decorando con il pecorino, il guanciale rimanente ed aggiungendo una spolverata di pepe fresco.

Consigli Utili:

Per rendere più spumoso il composto di uova e pecorino, si può effettuare il procedimento a bagno maria, controllando che la temperatura non superi mai i 50°, evitando così che l’uovo coaguli.

Un coach non insegna esercizi, cambia le persone”: intervista a Mimmo Marotta

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“Un coach non insegna esercizi, cambia le persone”: intervista a Mimmo Marotta

  1. Partiamo dall’inizio: chi sei e da dove vieni? Qual è stato il percorso che ti ha portato fin qui?

Io non credo molto alle partenze perfette o alle storie costruite a tavolino.
Io vengo dallo sport, quello vero, quello che ti mette davanti ai tuoi limiti prima ancora che ai tuoi risultati.
Nuoto, pallanuoto, sport da combattimento, preparazione atletica, CrossFit, sala pesi, insegnamento.
La mia vita è sempre stata dentro una palestra, dentro un campo, dentro una vasca, dentro una fatica.
Col tempo ho capito che lo sport non ti cambia solo il corpo, ti cambia il modo di pensare, il modo di reagire, il modo di stare al mondo.
Io non sono diventato coach quando ho iniziato ad insegnare esercizi.
Sono diventato coach quando ho capito che le persone non venivano solo per allenarsi, ma per sentirsi diverse da come erano entrate.

  1. Hai un passato importante nel mondo dello sport e della preparazione: quando hai capito che volevi passare dall’allenare persone al formare coach?

Quando ho capito che allenare le persone era importante, ma formare un coach lo era di più.
Un coach bravo può cambiare la vita a centinaia di persone.
Un coach scarso può far smettere di allenarsi centinaia di persone.
Allora mi sono chiesto se fosse più importante allenare bene o insegnare ad allenare bene.
Da lì è nata l’Academy. Non per fare un corso, ma per provare a formare persone che capissero la responsabilità che hanno quando qualcuno gli affida il proprio corpo, la propria fiducia, a volte anche le proprie fragilità.
Formare un coach significa lasciare qualcosa che va oltre te.
È una forma di continuità, non solo di lavoro.

  1. Nei tuoi contenuti dici spesso che il problema non è insegnare esercizi, ma cambiare il comportamento delle persone: cosa significa davvero per te essere un coach oggi?

Oggi essere un coach non significa sapere tanti esercizi.
Quelli si imparano.
Essere un coach significa saper leggere le persone.
Capire quando una persona ha paura, quando sta mollando, quando ha bisogno di essere spinta e quando invece ha bisogno di essere capita.
Il coach non allena solo muscoli, allena comportamenti.
Insegna la costanza, la disciplina, la pazienza, la gestione della fatica, della frustrazione, del tempo.
Molte persone entrano in palestra pensando di cambiare il corpo.
Spesso escono che hanno cambiato la testa.
E quello è il vero lavoro di un coach.

  1. Secondo te cosa manca oggi nella formazione dei personal trainer e perché hai sentito il bisogno di creare un metodo diverso?

Secondo me oggi si insegna molto cosa fare, ma poco come essere.
Si insegna anatomia, biomeccanica, esercizi, programmazione. Tutto giusto, tutto importante.
Ma quasi nessuno insegna come parlare con una persona, come correggere senza umiliare, come motivare senza urlare, come costruire fiducia, come essere credibili, come gestire un cliente difficile, come trasformare questa passione in un lavoro vero.
Il problema non è che mancano le informazioni.
Il problema è che manca la formazione della persona, non solo del tecnico.
Un coach non è una scheda vivente.
È una guida.

  1. Molti iniziano nel fitness con passione ma pochi riescono a trasformarlo in un lavoro stabile: qual è la vera differenza tra chi ce la fa e chi resta fermo?

La differenza non è il talento, non è il fisico, non è nemmeno la conoscenza.
La differenza è la responsabilità e la costanza nel tempo.
Chi ce la fa non è sempre il più bravo.
È quello che resta, studia, osserva, ascolta, sbaglia, ricomincia, si prende responsabilità, costruisce fiducia negli anni.
Questo lavoro è strano:
all’inizio tutti guardano come ti alleni, col tempo guardano come lavori, alla fine guardano come sei come persona.
E lì si decide tutto.

  1. Se oggi un ragazzo vuole entrare in questo mondo e fare davvero la differenza, qual è il consiglio più importante che gli daresti?

Gli direi di non avere fretta di insegnare.
Prima deve imparare a guardare, a capire, ad allenarsi, a studiare, a stare in silenzio in una sala e osservare le persone.
E soprattutto gli direi una cosa che secondo me è fondamentale:
Le persone non cercano l’allenamento perfetto.
Cercano qualcuno di cui fidarsi.
Se diventi credibile, lavorerai sempre.
Se diventi solo bravo, forse.
In questo lavoro la competenza ti fa iniziare.
La credibilità ti fa restare.
E la credibilità non te la dà un diploma, te la danno il tempo, il comportamento, le persone che hai aiutato davvero.

Italia. Salute mentale: ansia e tecnologia anticipano il disagio e cambiano la lettura dei sintomi

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Illustrazione sulla salute mentale: un volto pensieroso e uno smartphone rappresentano il legame tra ansia, tecnologia e disagio psicologico.
Immagine creata con IA

Osservatorio settimanale – Settimana 13 (23–29 marzo 2026). Dati italiani e studi internazionali mostrano come la salute mentale si manifesti prima, si intrecci con la tecnologia e chieda risposte più rapide.

La salute mentale non solo cresce come questione sociale. Sta cambiando posizione nella vita delle persone. Dopo aver osservato nelle scorse settimane il legame tra ansia, lavoro e famiglie, i dati emersi nella settimana 13 del 2026 indicano un passaggio ulteriore: il disagio psicologico si manifesta sempre più in anticipo, si sposta anche negli spazi digitali e si collega in modo diretto alla salute fisica.

Non è più soltanto una condizione da intercettare quando diventa evidente. Sta diventando un segnale precoce e diffuso, che attraversa età, contesti e strumenti della quotidianità.

Uno degli elementi più rilevanti arriva dalla ricerca clinica. Studi ripresi da ANSA e RaiNews, basati su analisi dell’IRCCS Neuromed, indicano che ansia e depressione possono comparire anche fino a dieci anni prima della manifestazione del Parkinson. Non si tratta di un dato isolato, ma di un cambio di prospettiva. I disturbi dell’umore non sono più soltanto conseguenze di un disagio, ma possibili indicatori anticipatori di condizioni più complesse. Questo sposta il ruolo della salute mentale all’interno della medicina, rendendola parte integrante della prevenzione.

Allo stesso tempo cresce il legame tra mente e corpo. Analisi della Fondazione Umberto Veronesi segnalano che il disturbo post-traumatico da stress può aumentare in modo significativo il rischio di eventi cardiovascolari, mentre depressione e disturbi del sonno risultano associati ad altre patologie croniche. Il confine tra salute psicologica e salute fisica si sta progressivamente riducendo. La separazione tradizionale tra le due dimensioni appare sempre meno sostenibile.

Parallelamente si rafforza un altro elemento: il ruolo della tecnologia. Secondo una ricerca diffusa da Save the Children e rilanciata da Quotidiano Sanità, il 41,8% degli adolescenti ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nei momenti di tristezza o ansia. È un dato che fotografa un cambiamento culturale profondo. Il primo interlocutore del disagio non è più sempre una persona, ma sempre più spesso un sistema digitale.

Questo non significa automaticamente supporto efficace. Il tema apre interrogativi concreti. Da un lato la tecnologia può facilitare un accesso immediato a forme di ascolto. Dall’altro introduce nuovi rischi, legati alla qualità delle risposte, alla gestione dei dati sensibili e alla possibile sostituzione della relazione umana con interazioni automatizzate.

Anche il rapporto con i social network resta al centro del dibattito pubblico. Analisi e approfondimenti, rilanciati anche da testate nazionali come Panorama, evidenziano una correlazione crescente tra uso intensivo delle piattaforme digitali e aumento di ansia, depressione e fragilità tra i più giovani. Non è solo una questione di tempo trascorso online, ma di costruzione dell’identità, percezione di sé e pressione sociale costante.

In questo quadro, la ricerca scientifica continua a esplorare nuove soluzioni terapeutiche. Studi universitari italiani, tra cui quelli dell’Università di Padova, stanno lavorando su trattamenti per la depressione capaci di mantenere efficacia riducendo effetti collaterali complessi. È il segnale di un sistema che prova a rispondere a una domanda crescente di cura, ma che allo stesso tempo evidenzia i limiti di un approccio esclusivamente clinico.

Lo sguardo internazionale conferma la stessa direzione. Report europei sulla salute mentale giovanile e analisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’area europea indicano come prioritaria la diagnosi precoce e l’intervento tempestivo sui disturbi emotivi, soprattutto tra le nuove generazioni. Il disagio non è più episodico, ma strutturale.

Il Piano nazionale per la salute mentale 2025–2030, approvato a fine 2025, indica la prevenzione come priorità. È anche per questo che questa rubrica segue il tema ogni settimana: per osservare il disagio prima che diventi visibile.

Il punto centrale resta sociale. Se i sintomi si anticipano, se emergono nei giovani, se si spostano dentro gli strumenti digitali e se si collegano a patologie più ampie, allora la salute mentale non può essere affrontata solo nei luoghi tradizionali della cura. Deve entrare nelle scuole, nei contesti educativi, nelle politiche pubbliche e nei modelli culturali.

Questo scenario pone anche un problema di accesso. Servizi insufficienti, tempi di attesa lunghi e disuguaglianze territoriali rischiano di rendere questa nuova consapevolezza inefficace. Riconoscere il problema non basta se non si costruiscono risposte concrete e diffuse.

C’è anche un elemento più silenzioso ma decisivo. La scelta di seguire con continuità questo tema nasce dalla consapevolezza che il disagio psicologico, quando non viene riconosciuto in tempo, rischia di lasciare le persone indietro. Raccontarlo con rigore significa provare a ridurre questa distanza, trasformando esperienze reali in strumenti di comprensione collettiva, senza esporle né semplificarle.

Questa settimana consegna una direzione chiara. Il disagio psicologico non sta solo aumentando. Sta cambiando forma e posizione nella società. Arriva prima, si manifesta in modi nuovi e si intreccia con dimensioni che fino a pochi anni fa venivano considerate separate.

La salute mentale si conferma sempre di più come infrastruttura civile. Non riguarda solo chi soffre. Riguarda il modo in cui viviamo, lavoriamo, cresciamo e costruiamo relazioni.

La sfida ora non è soltanto curare. È imparare a riconoscere, prima. Perché quando il disagio diventa visibile, spesso è già iniziato da tempo. E una società che arriva sempre dopo rischia di non riuscire più a recuperare.

Agire Insieme e Ariccia Attiva uniscono le forze: nasce un progetto più forte per Ariccia

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Agire Insieme e Ariccia Attiva uniscono le forze: nasce un progetto più forte per Ariccia

Agire Insieme e Ariccia Attiva annunciano con determinazione l’avvio di un percorso politico comune che le vedrà unite in un unico simbolo a sostegno della candidatura a sindaco di Giorgia La Leggia.

Non una semplice alleanza, ma una scelta chiara e coraggiosa: costruire una proposta solida, credibile e radicata, capace di dare finalmente risposte concrete ai cittadini e di affrontare senza ambiguità le sfide del territorio.

Ariccia Attiva, rappresentata da Enrico Indiati, Sara Di Marcantonio e Federico Ilari, continuerà a essere voce attiva della comunità, portando avanti con ancora più forza i valori della partecipazione, dell’ascolto, della tutela ambientale e della difesa dei più fragili.

Questa unione segna un cambio di passo: più energia, più competenze, più visione. Un progetto che cresce e si rafforza per costruire un futuro migliore per Ariccia, fondato su serietà, responsabilità e impegno concreto.

Meloni, Pace(Pd): “Dopo referendum governo tra crisi e dimissioni”

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Meloni, Pace(Pd): “Dopo referendum governo tra crisi e dimissioni”

“Il risultato del referendum sulla giustizia consegna al Paese un segnale politico chiaro e significativo. Gli italiani hanno scelto di bocciare una riforma che si è rivelata fin dall’inizio inutile e dannosa, incapace di affrontare in modo serio e strutturale i nodi reali del sistema giudiziario. Una riforma costruita più per esigenze di propaganda che per migliorare davvero il funzionamento della giustizia, e che non avrebbe prodotto alcun beneficio concreto per cittadini, imprese e operatori del diritto. Il voto popolare rappresenta dunque una presa di coscienza importante. La partecipazione democratica ha dimostrato che i cittadini sanno distinguere tra riforme autentiche e interventi privi di visione, come quelli del centrodestra pensati più per dividere che per risolvere problemi. Questo risultato assume anche un valore politico evidente. Si tratta di una grande sconfitta per il governo guidato da Giorgia Meloni e per la maggioranza di centrodestra, che in queste settimane appare sempre più attraversata da tensioni interne, dimissioni di esponenti istituzionali e da una guida politica che sembra aver smarrito la capacità di proporre riforme credibili e concrete per il Paese. Gli italiani iniziano a comprendere sempre più chiaramente le contraddizioni di un governo che, dopo molte promesse, fatica a tradurre in atti efficaci la propria azione politica. Il voto referendario dimostra che la fiducia non si conquista con slogan o battaglie simboliche, ma con serietà, competenza e responsabilità. Da parte nostra continueremo a lavorare alacremente per i diritti e i bisogni dei cittadini, dentro una visione riformista capace di rafforzare le istituzioni e la qualità della nostra democrazia”.

Così, in una nota, Daniela Pace, Segretario PD Marino – “Circolo Bruno Astorre”

Fiumicino. Ordinanza Fiumicino 2026: cambiano orari e controlli, nodo rispetto regole

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ZLS Fiumicino area logistica porto e sviluppo economico
Foto:www.facebook.com

Pubblicato il provvedimento del sindaco sugli orari di locali e attività: cittadini e operatori possono scaricare l’ordinanza, ma resta il tema dei controlli sul territorio.

Fiumicino ha una nuova regolamentazione sugli orari delle attività economiche. È l’ordinanza sindacale n. 19 del 1° aprile 2026, già in vigore e valida fino al 31 dicembre, che interviene su commercio, locali, intrattenimento e vendita di alcolici. Il documento completo è disponibile e scaricabile per cittadini e operatori: un passaggio importante perché introduce regole che incidono direttamente sulla vita quotidiana, soprattutto nelle ore serali e notturne.

L’ordinanza Fiumicino 2026 conferma un principio generale: libertà negli orari per negozi e pubblici esercizi, ma con limiti mirati nei contesti più sensibili. In particolare, vengono fissati orari precisi per musica e intrattenimento, con stop alle emissioni sonore a mezzanotte nei giorni feriali e all’una nei prefestivi. Le discoteche al chiuso devono chiudere entro le 2:30, mentre sul litorale gli eventi seguono le stesse fasce orarie dei locali.

Un punto centrale riguarda la vendita di alcol. Dalle 22 scatta il divieto di asporto in contenitori di vetro su tutto il territorio comunale. È una misura che punta a ridurre rischi per la sicurezza e situazioni di degrado, soprattutto nelle aree più frequentate durante la stagione turistica.

Viene introdotta anche una disciplina per le sale giochi: gli apparecchi devono restare spenti in due fasce obbligatorie, dalle 13 alle 15 e dalle 23 alle 6. Una scelta che si inserisce nel quadro delle politiche regionali contro il gioco d’azzardo patologico.

Il provvedimento nasce con un obiettivo dichiarato: tutelare il riposo dei residenti e migliorare la vivibilità urbana in un territorio segnato da forti flussi turistici. Non si tratta quindi di un blocco generalizzato delle attività, ma di un equilibrio tra libertà economica e interesse pubblico.

Resta però un nodo concreto. Ogni ordinanza, per essere efficace, ha bisogno di controlli costanti. Il testo prevede sanzioni e anche la possibilità di sospensione dell’attività in caso di violazioni reiterate. Ma l’efficacia reale dipenderà dalla presenza sul territorio delle forze di controllo e dalla capacità di far rispettare le regole in modo uniforme.

Il tema non è solo amministrativo. Riguarda il modo in cui una comunità decide di convivere. Le norme possono indicare un limite, ma il risultato finale dipende anche dai comportamenti quotidiani di cittadini e operatori. Senza controlli, un’ordinanza resta sulla carta. Senza responsabilità condivisa, anche le regole più dettagliate rischiano di perdere forza.

STOP ALLE MOTOSEGHE a Roma le ditte rischiano denunce penali

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L’Associazione CURAA (Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e i loro Abitanti) comunica di aver già provveduto a protocollare tre esposti alla Polizia Locale e al Dipartimento Ambiente, soltanto negli ultimi due giorni, oltre che ai Carabinieri Forestali.

Attraverso un decalogo pubblicato sulle proprie pagine social, l’Associazione invita i cittadini a intraprendere diverse azioni, tra cui contattare il numero 1515 per segnalare interventi invasivi e lesivi nei confronti degli alberi e dei loro abitanti. Tali interventi, a partire dal 1° aprile, assumono rilevanza penale e fino al 31 agosto.

Continuano, infatti, a suscitare preoccupazione gli avvisi pubblicati sul sito del Comune di Roma – Dipartimento Ambiente che, nonostante quanto previsto dall’art. 33 del Regolamento del Verde e del Paesaggio di Roma Capitale, dalla Legge 157, dalla Legge 544 bis, dai Criteri Ambientali Minimi (CAM) e dalle direttive europee in materia di tutela ambientale, proseguono nell’annunciare ed eseguire interventi con motoseghe sugli alberi.

Nella giornata odierna, interventi sono segnalati anche a Villa Ada Savoia, nel boschetto già deforestato per fare spazio a un varco carrabile molto controverso.
«Per l’ennesimo scempio a Villa Ada -dichiara Jacopa Stinchelli Presidente dell’Associazione CURAA-  abbiamo protocollato proprio stamane un nuovo esposto dettagliato, corredato da video ed elenco delle specie protette censite dal WWF. Ci chiediamo come mai la famosa associazione lasci a noi questo compito di tutela».

Nel frattempo, resiste l’ultimo platano di Via Barletta, mentre i lavori nel cantiere Metro C proseguono, a dimostrazione che alberi storici e progresso potrebbero convivere con l’impegno di tutti con l’adozione di “varianti di progetto” che sono sempre state utilizzate anche a Roma per la salvaguardia degli alberi ad alto fusto e come ovunque nel mondo.

D’altronde in primavera -in periodo di nidificazione- è vietato abbattere alberi: «Non possono farlo. È illegale», come si sente dire da una bambina, di passaggio con la mamma, in un video divenuto virale sui social, girato proprio davanti all’ultimo platano con il nido nel cantiere Metro C di Via Barletta. Platano che, grazie all’intervento dei Carabinieri Forestali -su segnalazione dei volontari della LIPU e della Stinchelli di CURAA. Il cantiere attivo per i lavori a via Barletta è stato diffidato dal procedere ad intervenire sugli alberi. Operazioni di abbattimento che hanno già comportato, purtroppo, all’eliminazione di due filari di 24 platani secolari, ora ridotti a monconi.

«Non solo Via Barletta, ma anche Viale Mazzini, Via Bazzoni, Via Monte Santo, Castel Sant’Angelo: un paesaggio distrutto, con innumerevoli alberi sui quali abbiamo documentato e geolocalizzato specie nidificanti e protette. Alberi che ora non ci sono più e che sono stati irrimediabilmente mutilati. Abbiamo tutte le fotografie e le prove e ci riserviamo di utilizzarle nelle sedi opportune. Se il prezzo di un presunto progresso deve essere un ecocidio a spese della Costituzione, del Codice dei Beni Culturali e del Codice Penale, noi di CURAA non ci stiamo», ha dichiarato Jacopa Stinchelli Presidente dell’Associazione CURAA.

Roma e la Sicurezza nei quartieri, Maritato(Fi): “di dovere intervenga”

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Roma e la Sicurezza nei quartieri, Maritato(Fi): “di dovere intervenga”

“Incendi di auto, di esercizi commerciali, furti nelle scuole, aggressioni per strada, gatti torturati, violenze, accoltellamenti, scippi, rapine, vetri di autovetture infranti ogni giorno…chi più ne ha ne metta. Non continuiamo per pudore, con l’elenco di crimini commessi nel nostro territorio, tanto da far correre ai ripari le istituzioni”. Così, Michel Emi Maritato, segretario di Forza Italia del V Municipio, tocca la dolente nota della violenza nei nostri quartieri.
“Ci meraviglia però il fatto che la richiesta di aiuto sia stata rivolta alla Prefettura bypassando il Comune di Roma, istituzione direttamente coinvolta per quanto attiene alla garanzia di sicurezza e all’ordine pubblico”, argomenta Maritato. “Si invoca la convocazione dell’Osservatorio territoriale per la sicurezza e dei comandanti di tutte le forze dell’ordine competenti per il nostro territorio, quando il primo gradino sarebbe l’applicazione dell’articolo 54 del Testo unico degli Enti locali, decreto legislativo 267/2000 che definisce facoltà e obblighi del sindaco, quale ufficiale del governo”, insiste il segretario.
“In particolare, il primo cittadino, sovrintende alle funzioni di ordine e sicurezza pubblica, e può adottare ordinanze contingibili e urgenti per prevenire gravi pericoli di incolumità pubblica e sicurezza urbana e quindi ci chiediamo: al di là dei filmati trionfalistici e degli spot propagandistici che ogni giorno ci inondano, non sarebbe auspicabile un po’ più di interesse per le condizioni disagiate e rischiose in cui vivono i nostri quartieri?”, insiste Maritato.
“La politica, nel senso della gestione della ‘polis’, deve essere presente a livello centrale e periferico. Non si può pensare di adire alle massime istituzioni per scaricare problemi che potrebbero essere, se non definitivamente risolti, almeno mitigati per quanto attiene alla sicurezza e al decoro. A cominciare da una regolamentazione dei discutibili minimarket, con il divieto di vendita alcolici, per arrivare a veri e propri punti di presidio del territorio, passando per il rispetto del Regolamento di polizia urbana, riempiendo quel pesante vuoto di presenza istituzionale che si avverte a ogni passo nei nostri quartieri”, insiste il segretario.
“Scaricare le colpe su prefetto, questore e ministro è uno sport che hanno imparato in molti ma che finora, non ha prodotto risultati brillanti”, conclude Maritato.

Lazio. Futuro 2035: cosa cambia davvero tra popolazione e servizi dopo il report Istat del 30 marzo

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Foto: sito Istat

Il documento ufficiale fotografa tendenze già in atto. L’analisi incrociata con altri dati nazionali mostra cosa può cambiare nei prossimi dieci anni. In fondo all’articolo il report completo scaricabile.

Il 30 marzo l’Istat ha pubblicato il rapporto “Trenta anni di vita quotidiana”, un documento che ricostruisce le trasformazioni sociali del Paese e indica una traiettoria già avviata. Non si tratta di una previsione ma di un quadro basato su dati consolidati, che permette di leggere in anticipo gli effetti dei prossimi dieci anni anche per il Lazio.

Questo articolo nasce dall’analisi del report e dal confronto con altri dati pubblici disponibili, con l’obiettivo di capire cosa cambia concretamente per cittadini, servizi e territorio.

Il primo elemento riguarda la popolazione. L’Italia è entrata in una fase di calo demografico strutturale, con meno nascite e un progressivo invecchiamento . Le proiezioni indicano una riduzione della popolazione nei prossimi decenni e un aumento della quota di anziani. Il Lazio, per dimensioni e composizione sociale, è pienamente dentro questa dinamica.

Questo significa una pressione crescente sui servizi sanitari e assistenziali. Con più persone anziane e meno popolazione attiva, il rapporto tra chi contribuisce e chi ha bisogno di servizi tende a ridursi. È un equilibrio che nei prossimi anni diventerà centrale per la sostenibilità del sistema.

Il secondo cambiamento riguarda le famiglie. I dati mostrano un aumento costante delle persone che vivono da sole e una riduzione dei nuclei familiari tradizionali . Nel Lazio questo si traduce in una domanda diversa di servizi: più assistenza domiciliare, più supporto territoriale e maggiore bisogno di reti sociali di prossimità.

Sul piano del lavoro, il nodo è il ricambio generazionale. Con meno giovani disponibili e un’età media in crescita, il mercato del lavoro rischia di trovarsi in difficoltà nel garantire continuità in settori chiave, inclusi quelli pubblici. Il dato non è ancora emergenziale, ma la traiettoria è già visibile.

Accanto a questo, il report evidenzia una crescita dell’uso di Internet e dei servizi digitali, ma anche divari ancora significativi per età, istruzione e territorio. Nel Lazio questo significa che una parte della popolazione rischia di restare esclusa proprio mentre la pubblica amministrazione accelera sulla digitalizzazione.

L’introduzione del facilitatore digitale, già avviata in alcuni comuni, rappresenta una prima risposta concreta: aiuta i cittadini ad accedere ai servizi online e riduce il divario nelle competenze. Ma da sola non basta a colmare una distanza che è strutturale.

C’è poi il fattore ambientale. L’aumento delle temperature, la maggiore frequenza di eventi estremi e le criticità nella gestione delle risorse, come l’acqua, sono già documentate a livello nazionale . Anche questo incide sulla qualità della vita nei territori urbani e sulle infrastrutture locali.

È importante distinguere tra ciò che è già accertato e ciò che può accadere. I dati descrivono tendenze in corso. Le conseguenze dipenderanno dalle scelte pubbliche e dalla capacità dei territori di adattarsi.

Il punto non è quindi prevedere il futuro, ma leggere con chiarezza il presente. Nei prossimi dieci anni, sanità, lavoro, servizi locali e infrastrutture saranno i nodi su cui si misurerà la tenuta del Lazio dentro una trasformazione già iniziata.

Un’istituzione attenta, nei prossimi dieci anni, dovrebbe investire meno nella rincorsa alle emergenze e più in quattro assi stabili: sanità territoriale integrata, formazione continua legata ai fabbisogni reali, servizi pubblici accessibili anche ai fragili, infrastrutture resilienti e manutenute. È qui, più che negli annunci, che si misurerà la capacità del Lazio di reggere l’urto del cambiamento demografico e sociale già in corso.

Scarica qui il report completo.

Fonte Nuova – Stadio Comunale Domenico Mammoliti, il Tor Lupara 1968 ospita il programma di Sviluppo Territoriale (PST) FIGC

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La scorsa domenica a Fonte Nuova presso lo stadio Comunale Domenico Mammoliti sede del Tor Lupara 1968 vi è stata la terza giornata del raduno federale all’ interno del programma di sviluppo territoriale organizzato dalla F.I.G.C. per i piccoli amici categoria 2019/20. Il Programma di Sviluppo Territoriale (PST) FIGC, mira a promuovere un approccio ludico e motorio, rispettando le fasi della crescita del bambino. L’attività si basa su giochi di abilità tecnica, partite in spazi ridotti (spesso 2v2 o 3v3) e sei tempi da 10 minuti, alternando gioco e didattica, escludendo classifiche o tornei agonistici. Orientata all’acquisizione di competenze individuali, rispettando il naturale egocentrismo dei bambini in questa fascia d’età, l’allenamento e le partite iniziano e chiudono con un saluto collettivo. Si prediligono partite 3 contro 3 (o 2v2), in campi ridotti con porte piccole, l’attività è divisa in sei tempi da 10 minuti, alternando il gioco della partita a giochi didattici e tecnici.


La responsabile dei padroni di casa Tor Lupara 1968, l’istruttrice Maria Cristina Viozzi raggiunta dai nostri microfoni: ” sono manifestazioni che a me piacciono tanto, molto belli questi confronti con spirito sportivo, con serenità, tranquillità, in amicizia, nella speranza che i piccoli bambini/e si appassionano a questo sport, in questo caso si può dire che ho giocato con e non contro.

Per la cronaca nel raggruppamento al Comunale Domenico Mammoliti erano presenti 4 società, Villalba Ocres Moca, Villanova 1956, Mentana calcio e il Tor Lupara 1968.