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Fiumicino. ZLS Lazio operativa, attesa sui benefici reali per imprese e lavoro

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ZLS Fiumicino area logistica porto e sviluppo economico
Foto:www.facebook.com

Il Comune esprime soddisfazione per la Zona Logistica Semplificata, ma la misura è regionale e già avviata: ora il nodo è capire tempi e ricadute concrete sul territorio.

La Zona Logistica Semplificata (ZLS Lazio) entra nella fase operativa e il Comune di Fiumicino rivendica il risultato. Il sindaco Mario Baccini, in una nota diffusa oggi, parla di “nuova fase di sviluppo economico, produttivo e occupazionale” per il territorio.

La dichiarazione arriva dopo l’attivazione concreta della ZLS regionale, uno strumento previsto a livello nazionale che coinvolge porti, aree logistiche e zone industriali del Lazio. Non si tratta quindi di una misura nata ora a Fiumicino, ma di un processo avviato nei mesi scorsi e ora entrato nella fase applicativa.

Secondo quanto dichiarato dal sindaco Mario Baccini, la ZLS sarà

“determinante per sostenere le imprese e attrarre investimenti”, grazie anche alla collaborazione con la Regione Lazio, ha dichiarato il primo cittadino.

Nel comunicato, però, non vengono indicati dati operativi locali, progetti specifici o tempistiche per nuovi insediamenti.

Il ruolo di Fiumicino nella ZLS resta comunque centrale. Il territorio è uno dei nodi logistici principali del sistema regionale, grazie alla presenza del porto e alla connessione con l’aeroporto Leonardo da Vinci. Questo posizionamento lo inserisce nella rete che collega trasporto marittimo, aereo e terrestre.

Sul piano concreto, la ZLS introduce semplificazioni amministrative e agevolazioni per le imprese, come procedure autorizzative più rapide e strumenti fiscali dedicati agli investimenti. L’obiettivo è ridurre i tempi burocratici e rendere più attrattive le aree produttive.

Resta però aperta la questione principale: quando questi strumenti si tradurranno in cantieri, nuovi posti di lavoro e sviluppo reale sul territorio. Al momento il passaggio è istituzionale e normativo. Gli effetti per cittadini e imprese dipenderanno dalla capacità di trasformare le opportunità in progetti concreti.

La ZLS rappresenta quindi una leva potenziale più che un risultato già misurabile. La differenza, per Fiumicino, si giocherà nei prossimi mesi, quando si capirà se la semplificazione promessa diventerà davvero crescita visibile.

Agricoltura, Confeuro: “Ok credito imposta gasolio e fondi transizione 5.0”

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Agricoltura, Confeuro: “Ok credito imposta gasolio e fondi transizione 5.0”

“L’annuncio del ministro Lollobrigida relativo all’intenzione del governo di intervenire con un credito d’imposta anche per il gasolio agricolo rappresenta certamente un segnale positivo e atteso da tempo dal comparto primario. Allo stesso modo, riteniamo importante la decisione dell’esecutivo di rivedere il taglio agli incentivi per i cosiddetti “esodati della transizione 5.0” e di destinare complessivamente 1,5 miliardi di euro a sostegno di questo processo”. Lo dichiara, in una nota stampa, Andrea Tiso presidente nazionale Confeuro – Confederazione degli Agricoltori Europei Confeuro. “Per le piccole e medie imprese agricole – prosegue Tiso – infatti si tratta di due notizie particolarmente rilevanti, soprattutto in un contesto di grande difficoltà economica ed energetica che coinvolge non solo il nostro Paese ma l’intera Europa. Le aziende del settore primario stanno affrontando da anni l’aumento dei costi di produzione, a partire proprio da quelli legati all’energia e ai carburanti, che incidono in maniera significativa sulla sostenibilità economica delle attività agricole. Come Confeuro – aggiunge il presidente – ribadiamo ancora una volta quanto sia strategico investire con decisione nell’autonomia energetica e nella progressiva indipendenza dai combustibili fossili provenienti dall’estero, sopratutto in questo momento storico fatto di conflitti e globalizzazione economica. In questa direzione, strumenti come la transizione 5.0 possono rappresentare un’opportunità concreta per accompagnare le imprese agricole verso modelli produttivi più innovativi, sostenibili ed efficienti, rafforzando al tempo stesso la competitività del sistema agroalimentare italiano ed europeo”, concludono da Confeuro.

SOSPENSIONE PARLAMENTARI: COSENTINO (AVS): INACCETTABILE.

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SOSPENSIONE PARLAMENTARI: COSENTINO (AVS): INACCETTABILE.

La sospensione dei deputati e dei senatori che hanno impedito la conferenza stampa di esponenti dell’estrema destra di CasaPound rappresenta un fatto grave e un segnale preoccupante della deriva che le destre meloniane stanno imprimendo alle istituzioni.
Mentre permane la ferita dell’occupazione della sede di CasaPound a Roma, città medaglia d’oro alla Resistenza, si pretende oggi di far arretrare chi si oppone a fascismo e violenza. Non è accettabile.
Il tentativo di aprire le porte del Parlamento a chi si definisce apertamente “fascista” e annovera tra le proprie fila esponenti condannati per atti violenti e razzisti conferma quanto ricordava Michela Murgia: “il fascismo non busserà alla porta con il fez”, ma si insinua nelle istituzioni sotto nuove forme.
Esprimiamo piena solidarietà ai deputati e ai senatori colpiti da questo provvedimento, a partire da Nicola Fratoianni e da Angelo Bonelli, Filiberto Zaratti e Franco Mari.
Quelle giornate di sospensione non sono una sanzione: sono un segno di coerenza e una medaglia per chi difende la democrazia. Da qui ripartiamo, con ancora più determinazione, verso il 25 aprile.

SOSPENSIONE PARLAMENTARI: COSENTINO (AVS): INACCETTABILE.

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SOSPENSIONE PARLAMENTARI: COSENTINO (AVS): INACCETTABILE.

La sospensione dei deputati e dei senatori che hanno impedito la conferenza stampa di esponenti dell’estrema destra di CasaPound rappresenta un fatto grave e un segnale preoccupante della deriva che le destre meloniane stanno imprimendo alle istituzioni.
Mentre permane la ferita dell’occupazione della sede di CasaPound a Roma, città medaglia d’oro alla Resistenza, si pretende oggi di far arretrare chi si oppone a fascismo e violenza. Non è accettabile.
Il tentativo di aprire le porte del Parlamento a chi si definisce apertamente “fascista” e annovera tra le proprie fila esponenti condannati per atti violenti e razzisti conferma quanto ricordava Michela Murgia: “il fascismo non busserà alla porta con il fez”, ma si insinua nelle istituzioni sotto nuove forme.
Esprimiamo piena solidarietà ai deputati e ai senatori colpiti da questo provvedimento, a partire da Nicola Fratoianni e da Angelo Bonelli, Filiberto Zaratti e Franco Mari.
Quelle giornate di sospensione non sono una sanzione: sono un segno di coerenza e una medaglia per chi difende la democrazia. Da qui ripartiamo, con ancora più determinazione, verso il 25 aprile.

Roma. Uopi Polizia di Stato, arrivano nuovi mezzi blindati e divise: cambia la risposta alle emergenze

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foto: www.poliziadistato.it

Nuove auto blindate e uniformi operative per le Uopi: aggiornate le dotazioni dei reparti che intervengono nelle situazioni più critiche, con effetti diretti sulla sicurezza urbana e antiterrorismo.

ROMA – La Polizia di Stato ha assegnato nuove autovetture e nuove divise alle Unità operative di primo intervento (Uopi). La distribuzione è avvenuta ieri, mercoledì 1 aprile, nell’ambito dell’aggiornamento delle dotazioni destinate ai reparti impegnati nelle situazioni ad alta criticità.

Il dato centrale riguarda i nuovi veicoli: si tratta di Land Rover Defender 110 diesel mild hybrid da 250 cavalli, a trazione integrale, dotate di blindatura di livello 4 plus. Secondo quanto comunicato dal Dipartimento della pubblica sicurezza, le auto garantiscono una protezione a 360 gradi contro attacchi con armi da fuoco.

Le modifiche non sono solo difensive. Gli spazi interni sono stati adattati alle esigenze operative delle Uopi: il vano bagagli è stato riorganizzato per il trasporto dell’equipaggiamento, sono state inserite sedute posteriori indipendenti e sono stati creati alloggiamenti specifici per scudi balistici, elmetti e armi lunghe. Si tratta di interventi tecnici che incidono direttamente sulla rapidità di intervento.

Accanto ai mezzi arrivano anche nuove divise operative. La dotazione comprende giacca, pantalone e combat shirt a manica lunga, con colorazione blu e finiture studiate per ridurre la visibilità. La giacca presenta la scritta “Polizia” sul retro ed è realizzata in grigio opaco non riflettente, una scelta legata alle esigenze tattiche.

Le Uopi Polizia di Stato sono state istituite nell’aprile 2015 e operano all’interno dei 13 Reparti prevenzione crimine. Il loro compito è intervenire in eventi complessi, dove il livello di rischio supera quello gestibile con le dotazioni ordinarie. Parliamo di situazioni che possono riguardare terrorismo, criminalità violenta o scenari in cui la sicurezza di cittadini e operatori è gravemente compromessa.

Gli operatori Uopi svolgono anche attività di prevenzione: vigilanza dinamica, presidio di obiettivi sensibili e supporto alle Questure nei dispositivi di sicurezza. Inoltre forniscono supporto tattico e logistico ai negoziatori della Polizia di Stato durante operazioni delicate.

Si tratta di personale altamente addestrato, con formazione continua basata anche su simulazioni di scenari complessi. L’aggiornamento dei mezzi e delle divise si inserisce quindi in un percorso più ampio di adeguamento operativo.

L’impatto concreto per i cittadini riguarda soprattutto la capacità di risposta immediata in contesti critici. Più protezione per gli operatori significa maggiore efficacia negli interventi e, di conseguenza, un rafforzamento della sicurezza pubblica nelle aree considerate a rischio.

Resta però aperta una questione più ampia: l’evoluzione delle minacce richiede aggiornamenti costanti. La dotazione tecnica è solo una parte del sistema. La fiducia dei cittadini passa anche dalla presenza visibile e dalla capacità di prevenire prima ancora che intervenire.

Carbonara Day: i Bombolotti protagonisti della tradizione romana

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Lo Chef Giuseppe Mulargia firma la sua interpretazione di uno dei piatti più amati al mondo

Il Ristorante Le Spighe dell’FH55 Grand Hotel Palatinosi appresta a celebrare il 6 aprile la Giornata Mondiale della Carbonara con un omaggio speciale a uno dei piatti simbolo della cucina italiana, interpretato con creatività dallo Chef Giuseppe Mulargia. Per l’occasione, lo Chef condivide il segreto dei suoi rinomati Bombolotti alla Carbonara, svelando la ricetta per offrire a tutti la possibilità di portare in tavola l’autenticità e il gusto inconfondibile di questo grande classico.

La Giornata Mondiale della Carbonara è stata istituita nel 2017 dall’Unione Italiana Food e dall’International Pasta Organisation. Si tratta principalmente di un evento social, dove food creator, blogger, appassionati, chef o ristoratori di tutto il mondo propongono le proprie versioni della carbonara o la ricetta classica perfetta, condividendo i loro piatti e le loro storie con gli hashtag #CarbonaraDay e #MyCarbonara.

La Carbonara è tra i piatti più rappresentativi della cucina italiana, ma le sue origini continuano ad affascinare e dividere gli esperti di gastronomia. Secondo una delle teorie più diffuse, sarebbe nata a Roma nel secondo dopoguerra, quando l’incontro tra le razioni dei soldati americani (uova e bacon) e la tradizione locale diede vita a una nuova ricetta, poi perfezionata con guanciale e pecorino romano. Un’altra interpretazione, invece, ne fa risalire le radici ai carbonai dell’Appennino, che durante le lunghe giornate di lavoro preparavano piatti semplici, nutrienti e ricchi di energia.

Una curiosità meno nota riguarda proprio il formato di pasta: sebbene gli spaghetti siano oggi i più diffusi, formati corti e rigati come i bombolotti sono molto amati dagli chef perché trattengono meglio la crema di uova e pecorino, garantendo una consistenza ancora più avvolgente. Non a caso, nella tradizione romana domestica, la scelta del formato varia spesso in base alla preferenza personale e alla capacità di “raccogliere” il condimento.

In occasione di questa festa gastronomica, lo Chef Giuseppe Mulargia svela la sua interpretazione dei classici Bombolotti alla Carbonara, un capolavoro culinario che fonde tradizione e innovazione in ogni boccone. La storia dietro questa ricetta è intrisa di passione e curiosità: lo Chef Giuseppe Mulargia rivela che il segreto per una Carbonara perfetta risiede nella preparazione attenta e rispettosa degli ingredienti. Con tuorli di uova fresche, pecorino crosta nera e guanciale stagionato, ogni ingrediente è selezionato con grande attenzione per garantire un’esperienza gastronomica dal gusto indimenticabile.

Durante la preparazione, lo chef condivide un passaggio fondamentale: il guanciale viene delicatamente dorato senza l’aggiunta di olio, permettendo ai sapori autentici della carne di emergere e creando una base gustosa per il piatto. Questa attenzione ai dettagli è ciò che rende i Bombolotti alla Carbonara dello Chef Giuseppe Mulargia così saporiti e irresistibili.

Il procedimento per la preparazione di questo piatto gustoso è semplice ma frutto di arte e abilità. Dalla cottura dei bombolotti al punto perfetto fino all’emulsione cremosa dei tuorli d’uovo con il pecorino e il grasso del guanciale, ogni passaggio è studiato per garantire un risultato impeccabile.

BOMBOLOTTI ALLA CARBONARA

Ingredienti per 2 persone

  • 4 Tuorli Medi
  • 120 gr. Pecorino Crosta Nera
  • 140 gr. Guanciale Stagionato
  • 200 gr. Bombolotti
  • Pepe in grani macinato fresco q.b.

Procedimento:

Mettere in una pentola l’acqua per la cottura della pasta, lasciare che arrivi a bollore a fuoco medio e salare facendo attenzione a non esagerare poiché il pecorino è molto saporito.

Mentre l’acqua arriva a bollore, tagliare il guanciale a listarelle spesse circa 1 cm, eliminando la cotenna. In una padella, a fuoco dolce, aggiungere il guanciale senza mettere olio, lasciandolo cuocere con i suoi grassi. Arrivato ad una doratura soddisfacente, spegnere il fuoco e tenerlo da parte. Prendere il grasso di cottura e conservarlo, mettendolo in una ciotolina.

In una bowl mettere i tuorli, il pecorino (80% del totale), il pepe ed amalgamando con una spatola, aggiungere il grasso di cottura del guanciale. Lavorare il composto fino a renderlo cremoso ed omogeneo.

Calare la pasta ed una volta arrivata a cottura versarla nella padella con il guanciale (tenere una piccola parte del guanciale da parte per la decorazione), spadellare per qualche secondo a fuoco moderato e poi spegnere la fiamma.

A questo punto versare nella padella il composto preparato prima a base di uova e pecorino ed aggiungere, qualora servisse, dell’acqua di cottura fino ad ottenere una pasta cremosa.

Impiattare la pasta decorando con il pecorino, il guanciale rimanente ed aggiungendo una spolverata di pepe fresco.

Consigli Utili:

Per rendere più spumoso il composto di uova e pecorino, si può effettuare il procedimento a bagno maria, controllando che la temperatura non superi mai i 50°, evitando così che l’uovo coaguli.

Un coach non insegna esercizi, cambia le persone”: intervista a Mimmo Marotta

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“Un coach non insegna esercizi, cambia le persone”: intervista a Mimmo Marotta

  1. Partiamo dall’inizio: chi sei e da dove vieni? Qual è stato il percorso che ti ha portato fin qui?

Io non credo molto alle partenze perfette o alle storie costruite a tavolino.
Io vengo dallo sport, quello vero, quello che ti mette davanti ai tuoi limiti prima ancora che ai tuoi risultati.
Nuoto, pallanuoto, sport da combattimento, preparazione atletica, CrossFit, sala pesi, insegnamento.
La mia vita è sempre stata dentro una palestra, dentro un campo, dentro una vasca, dentro una fatica.
Col tempo ho capito che lo sport non ti cambia solo il corpo, ti cambia il modo di pensare, il modo di reagire, il modo di stare al mondo.
Io non sono diventato coach quando ho iniziato ad insegnare esercizi.
Sono diventato coach quando ho capito che le persone non venivano solo per allenarsi, ma per sentirsi diverse da come erano entrate.

  1. Hai un passato importante nel mondo dello sport e della preparazione: quando hai capito che volevi passare dall’allenare persone al formare coach?

Quando ho capito che allenare le persone era importante, ma formare un coach lo era di più.
Un coach bravo può cambiare la vita a centinaia di persone.
Un coach scarso può far smettere di allenarsi centinaia di persone.
Allora mi sono chiesto se fosse più importante allenare bene o insegnare ad allenare bene.
Da lì è nata l’Academy. Non per fare un corso, ma per provare a formare persone che capissero la responsabilità che hanno quando qualcuno gli affida il proprio corpo, la propria fiducia, a volte anche le proprie fragilità.
Formare un coach significa lasciare qualcosa che va oltre te.
È una forma di continuità, non solo di lavoro.

  1. Nei tuoi contenuti dici spesso che il problema non è insegnare esercizi, ma cambiare il comportamento delle persone: cosa significa davvero per te essere un coach oggi?

Oggi essere un coach non significa sapere tanti esercizi.
Quelli si imparano.
Essere un coach significa saper leggere le persone.
Capire quando una persona ha paura, quando sta mollando, quando ha bisogno di essere spinta e quando invece ha bisogno di essere capita.
Il coach non allena solo muscoli, allena comportamenti.
Insegna la costanza, la disciplina, la pazienza, la gestione della fatica, della frustrazione, del tempo.
Molte persone entrano in palestra pensando di cambiare il corpo.
Spesso escono che hanno cambiato la testa.
E quello è il vero lavoro di un coach.

  1. Secondo te cosa manca oggi nella formazione dei personal trainer e perché hai sentito il bisogno di creare un metodo diverso?

Secondo me oggi si insegna molto cosa fare, ma poco come essere.
Si insegna anatomia, biomeccanica, esercizi, programmazione. Tutto giusto, tutto importante.
Ma quasi nessuno insegna come parlare con una persona, come correggere senza umiliare, come motivare senza urlare, come costruire fiducia, come essere credibili, come gestire un cliente difficile, come trasformare questa passione in un lavoro vero.
Il problema non è che mancano le informazioni.
Il problema è che manca la formazione della persona, non solo del tecnico.
Un coach non è una scheda vivente.
È una guida.

  1. Molti iniziano nel fitness con passione ma pochi riescono a trasformarlo in un lavoro stabile: qual è la vera differenza tra chi ce la fa e chi resta fermo?

La differenza non è il talento, non è il fisico, non è nemmeno la conoscenza.
La differenza è la responsabilità e la costanza nel tempo.
Chi ce la fa non è sempre il più bravo.
È quello che resta, studia, osserva, ascolta, sbaglia, ricomincia, si prende responsabilità, costruisce fiducia negli anni.
Questo lavoro è strano:
all’inizio tutti guardano come ti alleni, col tempo guardano come lavori, alla fine guardano come sei come persona.
E lì si decide tutto.

  1. Se oggi un ragazzo vuole entrare in questo mondo e fare davvero la differenza, qual è il consiglio più importante che gli daresti?

Gli direi di non avere fretta di insegnare.
Prima deve imparare a guardare, a capire, ad allenarsi, a studiare, a stare in silenzio in una sala e osservare le persone.
E soprattutto gli direi una cosa che secondo me è fondamentale:
Le persone non cercano l’allenamento perfetto.
Cercano qualcuno di cui fidarsi.
Se diventi credibile, lavorerai sempre.
Se diventi solo bravo, forse.
In questo lavoro la competenza ti fa iniziare.
La credibilità ti fa restare.
E la credibilità non te la dà un diploma, te la danno il tempo, il comportamento, le persone che hai aiutato davvero.

Italia. Salute mentale: ansia e tecnologia anticipano il disagio e cambiano la lettura dei sintomi

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Illustrazione sulla salute mentale: un volto pensieroso e uno smartphone rappresentano il legame tra ansia, tecnologia e disagio psicologico.
Immagine creata con IA

Osservatorio settimanale – Settimana 13 (23–29 marzo 2026). Dati italiani e studi internazionali mostrano come la salute mentale si manifesti prima, si intrecci con la tecnologia e chieda risposte più rapide.

La salute mentale non solo cresce come questione sociale. Sta cambiando posizione nella vita delle persone. Dopo aver osservato nelle scorse settimane il legame tra ansia, lavoro e famiglie, i dati emersi nella settimana 13 del 2026 indicano un passaggio ulteriore: il disagio psicologico si manifesta sempre più in anticipo, si sposta anche negli spazi digitali e si collega in modo diretto alla salute fisica.

Non è più soltanto una condizione da intercettare quando diventa evidente. Sta diventando un segnale precoce e diffuso, che attraversa età, contesti e strumenti della quotidianità.

Uno degli elementi più rilevanti arriva dalla ricerca clinica. Studi ripresi da ANSA e RaiNews, basati su analisi dell’IRCCS Neuromed, indicano che ansia e depressione possono comparire anche fino a dieci anni prima della manifestazione del Parkinson. Non si tratta di un dato isolato, ma di un cambio di prospettiva. I disturbi dell’umore non sono più soltanto conseguenze di un disagio, ma possibili indicatori anticipatori di condizioni più complesse. Questo sposta il ruolo della salute mentale all’interno della medicina, rendendola parte integrante della prevenzione.

Allo stesso tempo cresce il legame tra mente e corpo. Analisi della Fondazione Umberto Veronesi segnalano che il disturbo post-traumatico da stress può aumentare in modo significativo il rischio di eventi cardiovascolari, mentre depressione e disturbi del sonno risultano associati ad altre patologie croniche. Il confine tra salute psicologica e salute fisica si sta progressivamente riducendo. La separazione tradizionale tra le due dimensioni appare sempre meno sostenibile.

Parallelamente si rafforza un altro elemento: il ruolo della tecnologia. Secondo una ricerca diffusa da Save the Children e rilanciata da Quotidiano Sanità, il 41,8% degli adolescenti ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nei momenti di tristezza o ansia. È un dato che fotografa un cambiamento culturale profondo. Il primo interlocutore del disagio non è più sempre una persona, ma sempre più spesso un sistema digitale.

Questo non significa automaticamente supporto efficace. Il tema apre interrogativi concreti. Da un lato la tecnologia può facilitare un accesso immediato a forme di ascolto. Dall’altro introduce nuovi rischi, legati alla qualità delle risposte, alla gestione dei dati sensibili e alla possibile sostituzione della relazione umana con interazioni automatizzate.

Anche il rapporto con i social network resta al centro del dibattito pubblico. Analisi e approfondimenti, rilanciati anche da testate nazionali come Panorama, evidenziano una correlazione crescente tra uso intensivo delle piattaforme digitali e aumento di ansia, depressione e fragilità tra i più giovani. Non è solo una questione di tempo trascorso online, ma di costruzione dell’identità, percezione di sé e pressione sociale costante.

In questo quadro, la ricerca scientifica continua a esplorare nuove soluzioni terapeutiche. Studi universitari italiani, tra cui quelli dell’Università di Padova, stanno lavorando su trattamenti per la depressione capaci di mantenere efficacia riducendo effetti collaterali complessi. È il segnale di un sistema che prova a rispondere a una domanda crescente di cura, ma che allo stesso tempo evidenzia i limiti di un approccio esclusivamente clinico.

Lo sguardo internazionale conferma la stessa direzione. Report europei sulla salute mentale giovanile e analisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’area europea indicano come prioritaria la diagnosi precoce e l’intervento tempestivo sui disturbi emotivi, soprattutto tra le nuove generazioni. Il disagio non è più episodico, ma strutturale.

Il Piano nazionale per la salute mentale 2025–2030, approvato a fine 2025, indica la prevenzione come priorità. È anche per questo che questa rubrica segue il tema ogni settimana: per osservare il disagio prima che diventi visibile.

Il punto centrale resta sociale. Se i sintomi si anticipano, se emergono nei giovani, se si spostano dentro gli strumenti digitali e se si collegano a patologie più ampie, allora la salute mentale non può essere affrontata solo nei luoghi tradizionali della cura. Deve entrare nelle scuole, nei contesti educativi, nelle politiche pubbliche e nei modelli culturali.

Questo scenario pone anche un problema di accesso. Servizi insufficienti, tempi di attesa lunghi e disuguaglianze territoriali rischiano di rendere questa nuova consapevolezza inefficace. Riconoscere il problema non basta se non si costruiscono risposte concrete e diffuse.

C’è anche un elemento più silenzioso ma decisivo. La scelta di seguire con continuità questo tema nasce dalla consapevolezza che il disagio psicologico, quando non viene riconosciuto in tempo, rischia di lasciare le persone indietro. Raccontarlo con rigore significa provare a ridurre questa distanza, trasformando esperienze reali in strumenti di comprensione collettiva, senza esporle né semplificarle.

Questa settimana consegna una direzione chiara. Il disagio psicologico non sta solo aumentando. Sta cambiando forma e posizione nella società. Arriva prima, si manifesta in modi nuovi e si intreccia con dimensioni che fino a pochi anni fa venivano considerate separate.

La salute mentale si conferma sempre di più come infrastruttura civile. Non riguarda solo chi soffre. Riguarda il modo in cui viviamo, lavoriamo, cresciamo e costruiamo relazioni.

La sfida ora non è soltanto curare. È imparare a riconoscere, prima. Perché quando il disagio diventa visibile, spesso è già iniziato da tempo. E una società che arriva sempre dopo rischia di non riuscire più a recuperare.

Agire Insieme e Ariccia Attiva uniscono le forze: nasce un progetto più forte per Ariccia

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Agire Insieme e Ariccia Attiva uniscono le forze: nasce un progetto più forte per Ariccia

Agire Insieme e Ariccia Attiva annunciano con determinazione l’avvio di un percorso politico comune che le vedrà unite in un unico simbolo a sostegno della candidatura a sindaco di Giorgia La Leggia.

Non una semplice alleanza, ma una scelta chiara e coraggiosa: costruire una proposta solida, credibile e radicata, capace di dare finalmente risposte concrete ai cittadini e di affrontare senza ambiguità le sfide del territorio.

Ariccia Attiva, rappresentata da Enrico Indiati, Sara Di Marcantonio e Federico Ilari, continuerà a essere voce attiva della comunità, portando avanti con ancora più forza i valori della partecipazione, dell’ascolto, della tutela ambientale e della difesa dei più fragili.

Questa unione segna un cambio di passo: più energia, più competenze, più visione. Un progetto che cresce e si rafforza per costruire un futuro migliore per Ariccia, fondato su serietà, responsabilità e impegno concreto.

Meloni, Pace(Pd): “Dopo referendum governo tra crisi e dimissioni”

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Meloni, Pace(Pd): “Dopo referendum governo tra crisi e dimissioni”

“Il risultato del referendum sulla giustizia consegna al Paese un segnale politico chiaro e significativo. Gli italiani hanno scelto di bocciare una riforma che si è rivelata fin dall’inizio inutile e dannosa, incapace di affrontare in modo serio e strutturale i nodi reali del sistema giudiziario. Una riforma costruita più per esigenze di propaganda che per migliorare davvero il funzionamento della giustizia, e che non avrebbe prodotto alcun beneficio concreto per cittadini, imprese e operatori del diritto. Il voto popolare rappresenta dunque una presa di coscienza importante. La partecipazione democratica ha dimostrato che i cittadini sanno distinguere tra riforme autentiche e interventi privi di visione, come quelli del centrodestra pensati più per dividere che per risolvere problemi. Questo risultato assume anche un valore politico evidente. Si tratta di una grande sconfitta per il governo guidato da Giorgia Meloni e per la maggioranza di centrodestra, che in queste settimane appare sempre più attraversata da tensioni interne, dimissioni di esponenti istituzionali e da una guida politica che sembra aver smarrito la capacità di proporre riforme credibili e concrete per il Paese. Gli italiani iniziano a comprendere sempre più chiaramente le contraddizioni di un governo che, dopo molte promesse, fatica a tradurre in atti efficaci la propria azione politica. Il voto referendario dimostra che la fiducia non si conquista con slogan o battaglie simboliche, ma con serietà, competenza e responsabilità. Da parte nostra continueremo a lavorare alacremente per i diritti e i bisogni dei cittadini, dentro una visione riformista capace di rafforzare le istituzioni e la qualità della nostra democrazia”.

Così, in una nota, Daniela Pace, Segretario PD Marino – “Circolo Bruno Astorre”