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Roma. Il filo rosso e un bicchiere di sole: alla Libreria ELI la cultura sfida gli schemi e torna viva

Presentazione con firma copie e sala piena: il libro di Paola Lorenzoni rilancia una scrittura libera in uno spazio culturale multidisciplinare

Una presentazione partecipata, chiusa da una bella sorpresa finale: il firma copie con i lettori che hanno acquistato il volume. Alla Libreria ELI di viale Somalia, a Roma, “Il filo rosso e un bicchiere di soledi Paola Lorenzoni ha dato vita a una serata multidisciplinare tra letteratura, musica e dialogo con il pubblico.

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All’incontro sono intervenuti il regista Fabrizio Catalano, Mario Papalini, direttore di Effigi Edizioni, e l’autrice.

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Mario Papalini, Paola Lorenzoni e Fabrizio Catalano

Il punto più netto della serata è arrivato dall’intervento di Catalano, che ha legato il libro a una precisa idea di scrittura. Citando Sciascia, ha detto che «uno scrittore, un vero scrittore, deve essere fazioso», chiarendo subito il senso del termine: non una scelta di partito, ma la capacità di essere diverso in «un mondo molto omologato, standardizzato». Poi il giudizio sul libro di Lorenzoni: «non insegue una narrazione standardizzata».

Secondo Catalano, il testo rompe gli schemi anche nella forma, perché «si può anche non leggere in ordine cronologico», lasciando al lettore la libertà di entrare e uscire dai capitoli. Da qui una seconda osservazione, molto diretta, contro certi modelli narrativi contemporanei:

«Molti scrivono già strutturando il libro perché se ne possa trarre una serie televisiva». Al contrario, ha aggiunto, il libro di Lorenzoni «non sembra porsi la preoccupazione del successo».

L’autrice ha riportato il discorso sul proprio percorso artistico e sul presente del suo lavoro. Rispondendo a una domanda su quale “personaggio” le sia entrato dentro negli ultimi tempi, ha spiegato:

«Sto tornando proprio al teatro di parola», definendolo la parte primaria del suo percorso espressivo.

Anche Mario Papalini, direttore di Effigi Edizioni, ha insistito sul valore non convenzionale del volume, sottolineando come il libro si collochi fuori dalle logiche più immediate del mercato:

«Qui non siamo davanti a un libro costruito per seguire uno schema o inseguire il mercato, ma a un lavoro che apre molti argomenti e invita a riflettere».

Nel corso della presentazione è emersa così un’idea di letteratura non piegata alle formule, ma capace di tenere insieme memoria, identità, esperienza e libertà espressiva, lasciando al lettore uno spazio attivo di interpretazione.

Su questo punto si è registrata una convergenza tra i relatori e lo stesso padrone di casa, con una critica chiara a quella che è stata definita una crescente “industrializzazione dell’editoria”: sempre più spesso, è stato osservato, i libri vengono scritti seguendo schemi precisi, pensati per un possibile adattamento cinematografico o televisivo. Un meccanismo che finisce per influenzare anche la scrittura, rendendo le storie riconoscibili e prevedibili già dopo poche pagine.

Un esempio concreto emerso durante il confronto riguarda proprio la struttura narrativa: oggi, è stato sottolineato, «dopo poco tempo di lettura o visione è facile capire dove la storia ti sta portando», con il rischio di ridurre la complessità a modelli ripetuti. In questo scenario, il lavoro di Paola Lorenzoni si propone in controtendenza, rifiutando schemi rigidi e restituendo alla narrazione una dimensione più libera, aperta e non prevedibile.

Dal pubblico sono arrivati interventi che hanno rafforzato questa lettura. Una lettrice ha definito il volume «il viaggio dell’anima», soffermandosi sul capitolo Mi chiamo speranza. Un altro intervento ha rimarcato il valore della lettura come esercizio da difendere oggi e ha letto nel “filo rosso” una metafora di orientamento e salvezza.

La parte musicale ha visto la presenza di Nicola Buffa alla chitarra, Cesare Botta alle percussioni e Rodolfo Baroncini al violino, in un intreccio continuo tra lettura scenica e accompagnamento sonoro.

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La seconda parte della serata ha aperto alla musicalità del libro, con letture accompagnate dagli strumenti. In questo passaggio la presenza della jazz band è stata centrale, anche per il legame tra la scrittura di Lorenzoni e una dimensione performativa che attraversa teatro, voce e musica jazz.

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Paola Lorenzoni

A rendere ancora più riuscito l’appuntamento è stata la sede. La Libreria ELI si conferma una location ideale per eventi multidisciplinari: uno spazio molto curato, ricco non solo di libri ma anche di arte ed enogastronomia, con una piccola enoteca e una sala attrezzata di tutto punto per presentazioni importanti. Un contesto che ha valorizzato l’incontro e favorito il rapporto diretto tra autrice e pubblico.

La chiusura con il firma copie ha dato la misura dell’interesse suscitato dalla serata: chi è rimasto ha voluto portare a casa il libro e fermarsi ancora qualche minuto a parlare. Un plauso va alla libreria e all’organizzazione, capaci di costruire un evento di livello in una Roma che, quando trova luoghi e formule giuste, continua a rispondere alla cultura dal vivo.

Dino Tropea
Dino Tropeahttps://dinotropea.it
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: «Lasciato Indietro» (Armando Editore), «Ombre e Luci di un Cammino» (Laura Capone Editore) e «Il regno sommerso di Coralyn» (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, mescola narrativa, poesia e riflessione sociale. Al centro ci sono le persone, con le loro cadute e le loro ripartenze. Resilienza, memoria e speranza non sono parole da copertina, ma esperienze vissute e poi restituite sulla pagina con sincerità. Lavora come curatore letterario, seguendo progetti editoriali e accompagnando autori nel dare forma alle loro storie. In passato ha ideato e condotto programmi radiofonici dedicati alla rinascita, all’arte e all’impegno sociale, portando al centro voci spesso lasciate ai margini. Oggi quella stessa attenzione continua nei suoi scritti e nelle collaborazioni culturali, con uno sguardo sempre rivolto a chi cerca un nuovo inizio.

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