Il segretario dell’Onu ammette: “Mancati gli obiettivi di Parigi”. Grandi assenti, i leader di America, Cina e India
di Alessandra Fabbretti e Sausan Khalil
ROMA – Si apre oggi la trentesima Conferenza delle parti sul clima (Cop30) a Bélem, nello stato brasiliano di Parà, ai margini dell’Amazzonia. L’appuntamento, che proseguirà fino al 21 novembre, parte da una buona notizia: 50 Paesi hanno già aderito al ‘Tropical Forest Forever Facility (Tfff)’, un Fondo da 5 miliardi per la conservazione delle foreste tropicali, promosso dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva proprio per sottolineare la necessità di preservare le foreste nonché le comunità native che le popolano. A collegare giustizia climatica e giustizia sociale sono stati anche i leader africani, intervenuti nel corso del vertice dei capi di Stato e di governo che si è tenuto da venerdì a sabato scorsi. L’Africa infatti è il continente che contribuisce meno alle emissioni di Co2 nell’ambiente – appena il 4% del totale a livello globale – eppure paga il prezzo di eventi meteo sempre più frequenti e dannosi, con perdite sul Pil dei Paesi che variano dal 3 al 5%. “I nostri cittadini soffrono a causa di inondazioni, siccità estreme, erosione e insicurezza alimentare”, ha denunciato il presidente della Repubblica democratica del Congo, Felix Tshisekedi, “mentre i finanziamenti rimangono insufficienti, frammentati e troppo spesso mal indirizzati”.
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