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VAN GOGH E I PLATANI CAPITOZZATI

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Non si crede eppure ripetutamente il sommo artista ha parlato e soprattutto dipinto i platani capitozzati e da lui chiamati proprio così, con disprezzo, capitozzati, già alla sua epoca: pollard. Si sa che VG è stato essenzialmente il pittore della natura: i fiori, i campi di grano, gli oliveti, i cipressi, il firmamento, i girasoli, gli iris per cui il suo rapporto con i campi e i monti era molto sentito. I due anni trascorsi a Parigi gli avevano alienato completamente l’esperienza della vita cittadina coi suoi frastuoni, gli uomini, la confusione e furono pretesto per andarsene e realizzarsi altrove, assieme  a sentimenti autentici di cambiamento e di nuove ispirazioni. Trovarsi nell’assolata e profumata Provenza fu per lui una nuova vita e una felice scoperta. Il rapporto con le montagne, gli alberi, i fiori divenne  una componente della esistenza e in più lettere espresse in particolare il suo amore per gli alberi: nessun artista ha dipinto cipressi e salici o platani e olivi in tanta quantità e con così grande maestria e devozione: guardando certe sue opere si direbbe che i cipressi specialmente e gli olivi parlino e giubilino con lui, laddove i salici e i platani ischeletriti a causa della capitozzatura gemono e singhiozzano.  Certe immagini sono quasi antropomorfe, danno l’idea di uomini mutilati, in pianto!  Perciò la capitozzatura delle chiome e dei rami che più volte ci mostra nei suoi quadri e praticata alla sua epoca in certe zone è una manifesta accusa agli autori dello scempio, a significarne disapprovazione e rimbrotto. La capitozzatura è ancor oggi praticata in certe parti dell’Italia primitiva e rozza:  qui, di conseguenza, si è persa la conoscenza della fisionomia dell’albero coi rami e le foglie! Il bambino che non ha altre esperienze, è così che vede e vive un albero: capitozzato! Solo tronchi e rametti che spuntano fuori. 

Non si è ancora compreso che tale erronea potatura spesso porta all’essiccazione della pianta, a parte lo spettacolo contro natura che offrirà per sempre. A parte anche gli uccelli rimasti senza casa.

Si ricordi come Giacomo Balla vedeva gli alberi di Villa  Borghese: “I tronchi cantano”  oppure Augusto Jandolo che descrive i colpi micidiali:  “Ogni accettata … apriva ‘na ferita e, pel dolore, er tronco lagrimava”.   E lo stesso Augusto Sindici che percepiva i “singhiozzi e pianti” dell’albero sotto l’accetta.

Oggi che una parte della umanità sta ampliando i propri orizzonti, comincia a maturare la presa di coscienza  che abbattere un albero o ammazzare un agnelluccio o un vitello o un porchetto per poi divorarlo è,  anche se incredibile, il massimo della colpa e anche una forma di suicidio  perché gli animali e gli alberi  sono come l’aria, l’acqua, l’ambiente, beni supremi, che non si proteggono e preservano da soli!

                                                              Michele Santulli

Sotto il cielo stellato di Roma al via BUS T

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Corto Circuito Teatrale, l’itinerario con lo spettacolo “Vacanze Romane” che accompagna gli spettatori alla scoperta della città Fino al 7 agosto i caratteristici bus Hop On Hop Off ospiteranno il suggestivo tour by Night delle bellezze della Capitale 

– Fino al 7 agosto ritorna nella Capitale BUS T – Corto Circuito Teatralel’itinerario teatrale realizzato a bordo di uno dei caratteristici bus Hop On Hop Off, che guida il pubblico alla scoperta della città 

Un nuovo modo di fare teatro, con performance itineranti, che nasce nell’estate 2020 da un’idea dell’attore e regista Daniele Coscarella per reagire alla crisi durante la pandemia. L’iniziativa, promossa dalla compagnia teatrale Monolocale Produzioni in collaborazione con Roma Open Bus, l’azienda di pullman turistici scoperti a due piani, ogni venerdì e sabato propone un percorso culturale e tanto divertimento a misura di famiglia. 

Colpito al cuore da chiusure e distanziamenti, quello dei palcoscenici e della vita culturale della citta, è stato forse il settore più travolto dall’emergenza Coronavirus, insieme a quello turistico – spiega Coscarella -. Cercavamo un modo per ripartire senza dovere rinunciare alla presenza del pubblico e portare il teatro direttamente dalle persone c’è sembrata una buona idea. Il format dello spettacolo in movimento è stato accolto con grande interesse e, grazie al sostegno di Roma Open Bus, con cui è nata una partnership anche su altri fronti, quest’anno è stato possibile riproporlo”.  

Ispirate al genere dell’home comedy, le rappresentazioni, dal titolo evocativo ‘Vacanze romane’, coinvolgeranno turisti e romani in un viaggio lungo le strade, i rioni, i vicoli e i borghi più suggestivi della Città Eterna. Teatranti e platea ristretta nel rispetto delle norme anti-contagio e spettacoli tradotti per i turisti stranieri. 

Calano le luci, si erge il tramonto, risplende l’arancio e la città si trasforma in poesia. Il viaggio sta per iniziare: Roma sa essere avvincente, romantica, controversa, basta immergersi e non trovare più la strada di casa. Questa è l’avventura di un gruppo di turisti, saliti per caso, volevamo solo una vacanza ma non sono mai più scesi da questa città e in chiave comica e irriverente, raccontano una storia dove ognuno noi ritroverà un angolo della propria città” – rivela Coscarella nelle note di regia.

L’abbinamento tra il giro in Open e le rappresentazioni teatrali è uno dei prodotti “innovativi” messi in campo per il rilancio del settore nel post covid dall’azienda turistica romana. 

Unica scenografia del tour by night, il cielo stellato di Roma a fare da sfondo alle performance degli attori di Monolocale, ovvero: Dario TacconelliEmanuela PanattaFilippo MacchiusiAlessandro CecchiniCristina ChinagliaGiulia MaulucciAlessandra MericoShara GuandaliniGiorgia CiotolaMicol PavoncelloEmanuela BisantiFabrizio MazzeoMassimo Ceccovecchi

Dal 10 luglio al 7 agosto ogni venerdì e sabato: appuntamento in piazza dei Cinquecento (angolo Via Cavour) alle ore 19.30. Partenza alle ore 20.00. Biglietti a 25 euro, 20 euro gruppi e fidelizzati, compresi di aperitivo. Info e Prenotazioni a  info@roma-openbus.it – monolocaleaccento@gmail.com.   

Durata del percorso 1 ora e 30 min. L’itinerario: Piazza Santa Maria Maggiore, Colosseo, Circo Massimo, Bocca della Verità, teatro Marcello, Piazza Venezia, Corso Vittorio Emanuele, Castel Sant’Angelo, Via Ludovisi, Piazza Barberini e ritorno in Piazza dei Cinquecento.  

Riko Noshi feat Alessioego in uscita con Odio gli addii

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Non è pop, non è reggaeton, non è bachata è “Odio gli addii” di Alessioego e Riko Noshi, un brano in controtendenza alla stagione delle canzoni estive.

Riko Noshi e Alessioego combinano trap e rap perfettamente, come cantassero insieme da sempre, ritrovandosi in un perfetto incastro musicale, fondendo due modi di vedere il mondo con una musica diversa, toccando la tematica dell’abbandono e dei ricordi.


Odio gli addii” non è il classico brano dell’estate, è una canzone che sa di sfida, quasi eversiva che parla di delusioni e di rinascita. 


“Odio gli addii” è anche un azzardo, un gioco alla roulette, dove si è voluto rischiare con una combinazione di contaminazioni musicali, attraverso la produzione di The Therapist che non va a snaturare le proprie radici musicali, ma riesce a fondere perfettamente i ritmi tipici del rap e della trap, con un sound cloud a tratti emo che esaltano ulteriormente il brano.

CONOSCIAMOLI MEGLIO

Enrico D’Amore in arte Riko Noshi nasce il 20 ottobre del 1996 in provincia di Salerno.

Da giovanissimo cresce a contatto con il mondo dell’arte data l’influenza della famiglia.

La presenza della musica durante l’adolescenza diventa preminente soprattutto

per un ragazzo di provincia dove a volte è difficile crescere.

Dopo una diversi brani pubblicati quasi per gioco,viene selezionato da Honiro label come partecipante ad uno dei contest nazionali in cui riesce a conquistarsi il terzo posto sul podio.

Da quel momento in poi decide di dare una svolta al suo operato e pubblica il suo primo Ep interamente prodotto da Nazo.

Dal 2021 inaugura il suo percorso con Visory records pubblicando il primo singolo prodotto da Aleaka dal titolo “Au revoir” del quale poi verrà pubblicato il sequel dal nome “Goodbye“.

Attualmente è al lavoro per il suo primo album ufficiale,interamente prodotto da Aleaka che a meno di smentite sarà fuori questo autunno.

BIOGRAFIA ALESSIOEGO


Alessio Cristiano, in arte alessioego è artista e produttore classe ’90 proveniente da una piccola provincia di Caserta, in seguito si trasferisce a Milano nel 2015 dopo 10 anni di gavetta tra centri sociali, battle di freestyle ed organizzazione di eventi. 

Andare via dalla provincia è una svolta importante personale ed artistica di Alessio, la ricerca di un’identità ben definita contaminata dal mondo urban a 360°.

La conoscenza di sé, il mettere tutto in discussione, l’accettarsi e il rialzarsi dopo ogni sconfitta, sono i temi principali che caratterizzano la musica dell’artista.

Nel 2019 pubblica Per salvarmi” (feat. Sethu)”, brano che funge da apripista verso le playlist editoriali di Spotify, superando i 200mila streaming. 

Successivamente vengono pubblicati i brani “Polvere“, “Mai” e “Fuori è buio(e anche noi)” inseriti nella playlist editoriale “ragazzo triste“.

A gennaio 2021 firma un contratto di distribuzione con Believe Digital Music e un contratto editoriale con Visory Records / Thaurus publishing.

Una residenza artistica per giovani ‘talenti emergenti del fumetto italiano’

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Il premio consisterà in una borsa di studio di 7mila euro destinata ad artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Curcio (Riff): “Sempre più soddisfatti della collaborazione col ministero della Cultura”

NAPOLI – Riconoscere e incentivare la creatività e l’estro di giovani talenti del mondo del fumetto: è questo lo scopo del premio ‘Talenti emergenti del fumetto italiano’ ideato dalla direzione generale creatività contemporanea del ministero della Cultura, in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura di Parigi e la Rete italiana festival di fumetto – Riff.

Una borsa di studio del valore di settemila euro sarà infatti destinata ad artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Per loro una residenza a Parigi della durata di 4 mesi, da febbraio a maggio 2022, che gli consentirà di frequentare una Scuola di Alta formazione nell’ambito dei mestieri del fumetto.

In particolare il premio sarà suddiviso in tre diverse categorie: sceneggiatura, disegno e colorazione e ai vincitori sarà offerta anche la possibilità di essere presenti all’edizione 2022 del Festival di Angoulême. “Dopo il bando Promozione fumetto 2021 e l’avviso pubblico per la redazione di un Rapporto sulla filiera del fumetto in Italia, continua il nostro dialogo con il ministero della Cultura”, fa sapere Claudio Curcio, presidente Riff. “Siamo davvero soddisfatti per questo premio – aggiunge -, si tratta di un’iniziativa che investe sul futuro e per questo, da subito, abbiamo voluto promuoverla con grande entusiasmo”.

 la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Emanuela D’Alessandro

A Bologna inaugurata la statua dedicata a Lucio Dalla

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Per il 2022 è in programma una mostra itinerante, che dovrebbe partire da Bologna per poi toccare Roma, Milano e Napoli, e infine spostarsi all’estero

BOLOGNA – Non solo la statua con lo sguardo rivolto verso la sua casa natale seduta su una panchina di piazza Cavour, la sua ‘Piazza Grande’, inaugurata proprio questa mattina. Per celebrare Lucio Dalla, di cui l’anno prossimo ricorre il decennale della scomparsa e nel 2023 gli 80 anni dalla nascita, è infatti in arrivo una mostra itinerante, che dovrebbe partire nel marzo dell’anno prossimo da Bologna per poi toccare Roma, Milano e Napoli, e infine spostarsi all’estero. Ad annunciare il progetto dell’esposizione celebrativa sono i rappresentanti della Fondazione Lucio Dalla, che per realizzarlo hanno siglato un accordo con Alessandro Nicosia, presidente di Cor (Creare Organizzare Realizzare), che da quasi 40 anni organizza mostre a livello nazionale e internazionale.

statua lucio dalla

Nel corso dell’evento di questa mattina, Nicosia svela i primi dettagli della mostra, spiegando che “toccherà due aspetti di Dalla: quello legato al suo percorso artistico e quello del racconto della sua personalità e delle sue passioni, come l’arte, il mare e la Ferrari, con tanti materiali inediti”. L’esposizione, dettaglia, “partirà da Bologna, dove la settimana prossima cominceremo a vedere gli spazi che il Comune ci mette a disposizione, poi andrà a Roma, Milano e Napoli, fermandosi circa tre mesi in ogni città”.

L’auspicio è di riuscire, in seguito, a portarla anche all’estero: sul punto, Nicosia fa sapere che “c’è tanto interesse in Germania, in Austria e in Sudamerica, soprattutto in Argentina, dove il numero di dischi venduti da Dalla è impressionante”.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Andrea Mari

Monitor Italia, Fdi primo partito: insieme alla Lega è il preferito dei diciottenni

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Secondo la rilevazione di Tecnè per l’Agenzia Dire Mario Draghi si conferma leader politico più apprezzato dagli italiani, dietro a lui Giorgia Meloni

ROMA – I giovani tra i 18 e i 21 anni sono poco interessati alla politica, con un 50% che si dichiara per l’astensione o incerto su chi votare. E’ quanto emerge da Monitor Italia, il sondaggio realizzato da Tecnè con Agenzia Dire, con interviste effettuate l’8 e il 9 luglio su un campione di mille casi, che ha indagato la propensione al voto dei giovani dopo l’approvazione della riforma costituzionale che attribuisce ai 18enni il voto per eleggere il Senato.

monitor italia

Al primo posto c’è Fratelli d’Italia con il 23%, segue la Lega con il 22%, il Pd prende un 21%. Il movimento Cinque Stelle sembra avere poca presa tra i 18 enni con una indicazione del 9% contro un 15,1% incassato dal complesso dei votanti. A seguire Fi e Azione con il 6%, Sinistra Italiana con il 4%, Verdi e più Europea incassano il 2%, altri partiti il 5%.

FDI SI CONFERMA PRIMO PARTITO CON 20,6%

Fratelli d’Italia si conferma primo partito ma accusa una lieve flessione, con il 20,6% e un -0,2% rispetto alla settimana scorsa. Segno negativo anche per la Lega con un -0,1%, positivo per il Pd (+0,1%).

Ecco tutti i risultati dei partiti: Lega al 20,4%, Pd al 19,6% (+0,1), M5S al 15,1% (+0,4); Fi al 9,1% (-0,2), Azione al 3,2% (+0,1); Iv al 2% (-0,1); Sinistra italiana all’1,9% (-0,1); Articolo 1 1,7% (-0,1), Verdi all’1,6% (-0,1), +Europa all’1,6% (-0,1); Coraggio Italia stabile allo 0.9%.

SALE FIDUCIA NEL GOVERNO, È AL 55,2%

 Cresce questa settimana la fiducia nel governo: con un +0.2% l’esecutivo di Mario Draghi arriva al 55,2%. Dopo una flessione tra aprile e maggio (45,1% il 14 maggio, il punto più basso), il trend del governo è diventato sempre positivo. Non ha fiducia il 38,5%.

DRAGHI LEADER PIÙ APPREZZATO, CALO PER CONTE

Mario Draghi si conferma leader politico più apprezzato dagli italiani, dietro a lui Giorgia Meloni.


I numeri: Mario Draghi in lieve aumento al 65,1% con un +0,1% rispetto all’ultima settimana, Giorgia Meloni 43,9% (+0,1). Calo per l’ex premier Giuseppe Conte al 38,5% (-0,4); Matteo Salvini al 32,5% (+0,2); Enrico Letta al 30,3% (+0,2); Silvio Berlusconi al 29,4% (-0,1); Roberto Speranza al 24,1% (+0,1); Carlo Calenda sale al 19% (+0,2); Emma Bonino al 18,5 (-0,1); Matteo Renzi al 9,9% (+0,1). Con il 65,1% dei consensi il premier tocca il punto piu’ alto da febbraio.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Marta Tartarini

San Michele Arcangelo , invita il popolo dei battezzati alla difesa dei valori e delle radici cristiani in Italia in Europa e nel mondo

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Roma 2 Ottobre 2021 manifestazione pacifica

Pensiero alla luce della Parola
Mt 10,16-23

Gesù ci manda come pecore in mezzo ai lupi, avremo tanti ostacoli e tanti impedimenti, ma non dobbiamo scoraggiarci, dobbiamo perseverare fino alla fine, dobbiamo difendere Gesù fino alla morte, dobbiamo difendere i valori cristiani con perseveranza per amore di Gesù e del prossimo.
Non dobbiamo preoccuparci di cosa diremo, lo Spirito Santo di Dio ci dirà cosa dobbiamo dire in quel momento.
San Michele Arcangelo a Petralia disse: “La vostra vita è sacra, vivetela con Gesù giorno dopo giorno e vivrete in pace con voi stessi, non lasciate che i piccoli problemi quotidiani impediscano l’unione con Gesù, sappiate che tutto passa mentre l’ amore di Dio è eterno”.
Dobbiamo essere perseveranti fino alla fine per essere salvati.
Non lasciamoci ingannare, ma seguiamo Gesù e viviamo il Vangelo difendendo i valori cristiani.
Pace e coraggio
Salvatore Valenti

AVVISO Info per adesioni: romamanifestazione@libero.it Manifestazione pacifica Roma 02 ottobre 2021Ore 11:00 partenza dalla stazione Centrale di Roma Ore 12:00 arrivo davanti al parlamento italiano. San Michele Arcangelo invita il popolo dei battezzati alla difesa dei valori e delle radici cristiane in Italia in Europa e nel mondo. Pace e coraggio Salvatore Valenti

Italia in finale a Euro2020, i precedenti

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Quella contro l’Inghilterra a Wembley sarà la quarta finale nel torneo continentale per gli azzurri, che possono riportare in parità il bilancio nei precedenti

ROMA – Quella contro l’Inghilterra a Wembley sarà la quarta finale per l’Italia agli Europei. Il bilancio finora non sorride agli azzurri, che solo in un’occasione hanno portato a casa il trofeo continentale: era il 1968 e la manifestazione, creata dall’Uefa otto anni prima, si svolse proprio in Italia. Ma un altro precedente può essere di buon auspicio per la Nazionale: l’11 luglio si giocò un’altra storica finale, quella dei Mondiali 1982, vinta dagli azzurri di Bearzot contro la Germania Ovest.

IL TRIONFO IN CASA

La fase finale della terza edizione degli Europei si tenne in Italia, negli stadi di Roma, Firenze e Napoli. Per gli azzurri allenati da Ferruccio Valcareggi il cammino per la vittoria fu tutt’altro che agevole: nella doppia sfida dei quarti contro la Bulgaria l’Italia perse 3-2 all’andata ma riuscì a ribaltare il risultato al ritorno vincendo 2-0 con i gol di Prati e Domenghini. In semifinale gli azzurri affrontarono l’Unione Sovietica in un match rimasto nella storia per l’esito deciso dal lancio di una monetina: i rigori non erano ancora previsti e quindi dopo lo 0-0 nei 120 minuti l’arbitro ricorse al sorteggio, dove la scelta del capitano azzurro Giacinto Facchetti si rivelò vincente. Tanta fatica anche nella finalissima dell’Olimpico contro la Jugoslavia: il gol di Domenghini a dieci minuti dalla fine pareggiò quello di Dzajic e la partita venne dunque ripetuta dopo 48 ore, come da regolamento. Il 10 giugno l’Italia si impose 2-0 grazie alle reti di Riva e Anastasi e conquistò il suo primo, e finora unico, Europeo.

IL FINALE SHOCK CON LA FRANCIA A EURO 2000

La fase finale della prima edizione degli Europei del nuovo millennio ebbe due Paesi ospitanti per la prima volta nella storia del torneo: Belgio e Paesi Bassi. La Nazionale allenata da Dino Zoff fece percorso netto nel girone con Belgio, Svezia e Turchia, poi batté ai quarti la Romania e in semifinale affrontò l’Olanda ad Amsterdam. Gli eroi di giornata furono il portiere Francesco Toldo e il fantasista Francesco Totti: il primo parò un rigore a de Boer nei tempi regolamentari e altri due nella lotteria finale dopo lo 0-0, ancora a de Boer e a Bosvelt; il numero 10 invece beffò il portiere olandese van der Sar con il cucchiaio dagli 11 metri. Nella finalissima di Rotterdam però gli azzurri pagarono pegno contro la Francia nel più amaro dei modi: dopo essere passata in vantaggio al 55′ con Delvecchio, l’Italia subì il pareggio di Wiltord proprio al 90′ e ai supplementari venne condannata dal golden gol di David Trezeguet.

KO SENZA STORIA CON LA SPAGNA NEL 2012

Altra edizione ospitata da due Paesi: Polonia e Ucraina. La Nazionale di Cesare Prandelli si qualificò a fatica alla fase a eliminazione diretta in un girone in cui arrivarono due pareggi contro Spagna e Croazia e la vittoria decisiva con l’Irlanda. Ai quarti servirono i rigori per avere la meglio dell’Inghilterra dopo un tiratissimo 0-0, mentre in semifinale fu Balotelli show contro la Germania: la doppietta di Supermario permise agli azzurri di giocarsi la finalissima a Kiev contro la fenomenale Spagna campione d’Europa e del mondo in carica. E nella capitale ucraina non ci fu partita: 4-0 per la Spagna con i gol di David Silva, Jordi Alba, Torres e Mata. Ma per l’Italia quella fu una serata sfortunatissima: Chiellini si infortunò già al 20′, poi al quarto d’ora della ripresa anche il neo-entrato Thiago Motta si fece male e, dato che il ct Prandelli aveva già esaurito tutti i cambi, la squadra rimase in 10 e in balia delle scatenate Furie Rosse. A nove anni di distanza, l’Italia si è vendicata eliminando proprio la Spagna in semifinale e guadagnandosi una nuova chance di vincere gli Europei. Con la speranza di invertire il trend delle ultime finali.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Francesco Caruana

Infrastrutture. Paolucci (Uil Rieti): “Emendamento Melilli svolta per il territorio”

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“Le notizie che dal Parlamento ricadono sul territorio reatino lasciano ben sperare per una svolta infrastrutturale della nostra provincia”. Lo dice Alberto Paolucci, Segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina romana, commentando l’emendamento presentato e poi approvato ieri in commissione bilancio dall’Onorevole Fabio Melilli, che stanzia 40 milioni di euro per la stesura del progetto esecutivo della ferrovia tra Rieti e Roma e per studi di fattibilità per il nuovo tracciato della cosiddetta ferrovia dei due Mari.

“Quelle appena stanziate – afferma l’esponente sindacale – sono risorse che permetteranno a Rete ferroviaria italiana di progettare opere strategiche che i cittadini e le cittadine di Rieti e della provincia attendono da troppi anni. Opere che potranno finalmente strappare dall’isolamento il nostro territorio, come quelli interni delle regioni a noi vicine. Parliamo di una svolta che la Uil sollecita da tempo, rivolgendosi senza sosta ai rappresentanti politici eletti in questo territorio”.

“L’emendamento Melilli – conclude Paolucci – squarcia finalmente un quadro di immobilismo, che aveva relegato il dibattito sulle infrastrutture alla semplice quanto ormai inutile realizzazione di un sottopasso in Viale Maraini, come se fosse questa l’opera in grado di risolvere le annose criticità della città e dei territori della provincia. Proprio su questa scia torniamo quindi a sollecitare il Sindaco e la sua Giunta ad approvare la variante al Piano regolatore generale per permettere lo spostamento della stazione ferroviaria fuori città: una scelta che oggi diventa ancor più strategica e propedeutica alle nuove progettazioni, che speriamo in breve tempo migliorino il trasporto pubblico nella provincia di Rieti”.

Rischio tsunami? Anche in Italia, meglio averne consapevolezza e prepararsi

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La Dire ne ha parlato con Alessandro Amato, geologo, sismologo, già direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv e ora responsabile del Centro Allerta Tsunami

ROMA – Quando si parla di tsunami il pensiero va al Giappone, al Pacifico, pensiamo al grande pittore e incisore Hokusai, alle sue rappresentazioni come ‘La grande onda di Kanagawa’, quando va bene, o a tragedie come il terremoto e maremoto dell’Oceano Indiano del 2004. Invece si tratta di qualcosa che ci riguarda da vicino.

Un evento che anche se non ha le sembianze del ‘cigno nero’, l’onda catastrofica che ci porta alla mente la devastazione di Sumatra o del Tohoku in Giappone, potrebbe essere un meno raro ‘rinoceronte grigio’ con sembianze più modeste ma sempre in grado di infliggere un duro colpo in termini di danni al tessuto economico delle coste, sempre più antropizzate, esigendo comunque un prezzo in vite umane. E allora dovremmo occuparcene, e investire di più nella prevenzione, dotando gli scienziati degli strumenti necessari, e nell’educazione delle persone, agendo sulle comunità costiere esposte ai rischi, per aumentare la loro consapevolezza e renderle ‘tsunami ready’. La Dire ne parla con Alessandro Amato, geologo, sismologo, già direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv e ora responsabile del Centro Allerta Tsunami dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Cat-Ingv).

Uno tsunami, un maremoto, è un fenomeno di casa dalle nostre parti. “Nel Mediterraneo sono documentati oltre 200 eventi di maremoto nella storia, ce ne sono tanti, alcuni sono ben noti, perché più recenti e studiati, altri antichi come l’esplosione di Thera, di Santorini, molti secoli avanti Cristo e un grande terremoto di Creta nel 365 dopo Cristo, documentato perché lo tsunami generato ha distrutto Alessandria d’Egitto- spiega Amato- ce ne sono stati tanti dovuti per oltre l’80% da terremoti e in parte da vulcani. Stromboli è un caso abbastanza noto perché vi è stato uno tsunami ben documentato nel 2002 e anche nell’estate 2019 due casi dovuti al collasso della Sciara del fuoco, che hanno causato tsunami, anche se più piccoli di quello del 2002′ che ‘ha fatto parecchi danni, e per fortuna era dicembre e non c’erano turisti”.

Facciamo un passo indietro: cos’è uno tsunami?

“Uno tsunami è una serie di onde diverse da quelle legate al vento, hanno una lunghezza maggiore, e sono dovute genericamente a variazioni improvvise dell’altezza della colonna d’acqua”, spiega lo scienziato. Si genera quindi “un treno di onde marine che possono viaggiare per migliaia di chilometri e arrivare vicino alle coste, e prima di arrivare non sono mai grandi, alte, ma lunghe, anche decine di chilometri. In mare aperto nemmeno ci se ne accorge, ma vicino alla costa l’altezza del mare diminuisce, l’energia si concentra nella massa d’acqua, l’onda si alza e si accorcia, rallenta ma diventa molto pericolosa perché può essere alta diversi metri, anche decine di metri e viaggiare comunque velocemente, intorno ai 40 km all’ora”.

I fenomeni che possono generare uno tsunami ‘sono numerosi, il più frequente sono i terremoti, sottomarini o vicini alle coste, abbastanza forti e superficiali da deformare il fondo del mare o dell’oceano’, spiega ancora Amato. Poi ci sono le frane, fuori dal mare “collassi di un versante come capita nei fiordi in Norvegia o con il ghiaccio nelle zone artiche e antartiche, o sottomarine, qualche corpo instabile che per qualche motivo, ad esempio un terremoto, si muove e se ha grandezza e velocità sufficiente crea deformazione nell’acqua”. Poi ci sono “anche i meteo tsunami dovuti a variazioni nella pressione atmosferica improvvise, abbastanza tipici in Adriatico e molte regione del Mediterraneo, e sono più piccoli, i più grandi sono quelli sismici”, prosegue l’esperto. Ma uno tsunami “potrebbe addirittura avvenire, ed è geologicamente documentato, per l’impatto di un meteorite”.

L’80% e oltre degli tsunami è causato quindi da terremoti, e in Italia come siamo messi?

“In Italia, purtroppo o per fortuna, a secondo dei punti di vista, la maggior parte dei terremoti avviene lungo le catene montuose, lungo l’Appennino, le Alpi, il Subalpino, lontani dal mare– spiega l’esperto- Il nostro limite di placca, che in Giappone è al largo delle coste, dove c’è la fossa dell’Oceano, cosa che rende gli tsunami molto frequenti, da noi buona parte passa nella catena montuosa e non crea tsunami. Ci sono però altre faglie attive e sono quella del Mar Ligure, di cui si sa molto poco, ma soprattutto quelle del sud Italia”. Ad esempio “c’è la faglia della zona dello Stretto di Messina, nota per il grande terremoto del 1908 che fece almeno 80mila vittime e forse duemila per uno tsunami generato dal terremoto stesso- segnala Amato. “C’è poi tutta la zona della Sicilia orientale, ionica, la zona dell’arco calabro, quindi lo Ionio, che va dalla Sicilia orientale alla Puglia. Lì c’è una zona molto conosciuta dai geologi: dopo molte campagne a mare si sa che è una zona attiva, con faglie attive, ma non abbiamo tracce recenti di eventi importanti. La discussione verte sul fatto se sia una zona potenzialmente in grado di fare terremoti di magnitudo 7 o 8 tsunamigenici’.

Ma non finisce qui: ‘In Puglia, anche se è cosa poco nota, ci sono tracce di tsunami importanti: nel 1627 al Gargano, nel 1730, nel 1743 nel Salento, diversi eventi di maremoti, regressione del mare e via dicendo. Sono poco noti, e in uno studio che abbiamo fatto sulla percezione del rischio tsunami in Calabria e Puglia abbiamo rilevato grandi differenze- avverte Amato- In Calabria, forse perché ogni tanto viene ricordato l’evento del 1908 c’è una maggiore consapevolezza del rischio; in Puglia dove non si sentono spesso i terremoti e gli tsunami più recenti sono di quasi 300 anni fa si ritiene che non vi sia un pericolo, cosa purtroppo non vera. E invece di fronte alla Ionio, dalla parte delle isole ioniche dell’arco ellenico, abbiamo le maggiori faglie del Mediterraneo, quelle del terremoto di Creta, che potrebbe fare grandi tsunami e arrivare in 30-50 minuti anche in Italia’.

Ecco, una situazione con vari livelli di rischio, più noti e meno noti, più o meno percepiti. E Per badare a noi, in un certo senso, c’è la struttura di cui Alessandro Amato è responsabile. “Il Centro Allerta Tsunami dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia opera dal 2013 sperimentalmente e dal 2016 in maniera operativa– spiega lo scienziato- Mandiamo messaggi di allerta quando c’è un terremoto potenzialmente tsunamigenico, quindi quando è abbastanza forte, quando è in mare, è superficiale e così via. I messaggi vanno alla nostra Protezione civile che poi li smista con un sistema automatico di invio al sistema capillare di protezione civile. Allo stesso tempo mandiamo lo stesso messaggio di allerta a numerosi Paesi del Mediterraneo, perché la nostra area di interesse è estesa da Gibilterra al Libano e all’Egitto. I messaggi partono appena c’è un terremoto di una certa energia e appena riusciamo rapidamente a determinarne epicentro, profondità e magnitudo. Questo avviene con le prime stime in pochissimi minuti, ma bisogna aspettare un pochino per essere sicuri dei dati ed evitare falsi allarmi, quindi le allerte partono in 7-8 minuti, entro 10 minuti”. Questa “è la prima fase, c’è un terremoto, non si sa se ha generato uno tsunami e si fa l’allerta preventiva, perché altrimenti non si ha tempo per far nulla- segnala Amato- Poi si vanno a guardare i dati delle stazioni mareografiche nel Mediterraneo. Quelle in Italia sono della rete mareografica nazionale dell’Ispra e negli altri Paesi altre reti collegate con il nostro centro, le consultiamo in tempo reale per verificare se c’è qualche anomalia. Quindi o confermiamo uno tsunami in corso oppure dopo un tempo sufficiente, un’ora se non due, cancelliamo l’allerta. Lo dobbiamo fare però con cautela, perché purtroppo i dati sono scarsi, non abbiamo molti mareografi nel Mediterraneo, solo qualche decina, quindi dobbiamo essere sicuri che non ci sia davvero uno tsunami in corso. Sarebbe pericoloso ritirare un’allerta con un evento in corso: è accaduto in Cile nel 2010 con un grande terremoto, allerta ritirata ma poi lo tsunami è arrivato e ci sono stati grossi problemi’.

Ecco, per una maggiore capacità predittiva, di lettura dei fenomeni, “servirebbero mareografi e boe, boe ‘tsunameter’, boe di alto mare che hanno un sensore di pressione che rileva ogni variazione della colonna d’acqua, anche di qualche centimetro e possono confermare lo tsunami in corso- avverte l’esperto-. Nel Mediterraneo ancora non ne esistono perché queste boe sono costose e nessuno ci ha investito, sinora, ci stiamo provando ma ancora non ci siamo riusciti”.

Un problema è certamente quello della percezione del rischio, che se non è sufficiente non aiuta a prepararsi, e nemmeno a fare le scelte giuste a livello di decisori. Ma i rischi ci sono. “Si pensa sempre che lo tsunami sia come quello Tohoku del 2011, o quello dell’Oceano Indiano del 2004, quello di Sumatra, cose enormi con terremoti di magnitudo 9 e faglie di migliaia di chilometri- dice Amato- Ma quello è il ‘cigno nero’ che si dovrebbe tenere sempre in considerazione, ma poi ci sono oltre ai ‘cigni neri’ anche i ‘rinoceronti grigi’, gli eventi più frequenti, meno catastrofici ma molto pericolosi. Cito solo l’ultimo: sull’isola greca di Samos il 30 ottobre 2020, pochi mesi fa, c’è stato un terremoto di magnitudo 7 – che nel Mediterraneo può avvenire in molte zone – che ha causato uno tsunami con onde di un paio di metri come altezza, forse qualcosa di più. La lunghezza delle onde ha però fatto sì che si siano riversate nella stessa Samos e a Smirne, in Turchia, lì di fronte, delle grandi masse d’acqua che hanno portato via auto, frigoriferi, masserizie, con anche un morto sulla sponda turca. Sono eventi meno rari ma più frequenti e più probabili. Bisogna tenere conto- sottolinea lo scienziato- che un’onda di un metro non è un’onda del mare, ma un’onda molto lunga, più simile a un torrente in piena, con una velocità che arriva a 40-50 chilometri orari su una spiaggia e porta via qualsiasi cosa, e pensiamo a cosa potrebbe accadere a bambini, persone anziane, disabili che non potrebbero scappare, se non avvisati per tempo”.

Insomma, uno pensa che certi disastri non avverranno mai, perlomeno in forma così grave, e “essendo lo tsunami un fenomeno raro, e non essendo prioritario rispetto ai terremoti, o alle frane e alle inondazioni che ad esempio avvengono ogni anno, viene un po’ accantonato come rischio, come non ci riguardi, sperando non accada, ma prima o poi qualcosa capiterà. Pensiamo a cosa è capitato con un fenomeno altrettanto inatteso e catastrofico come la pandemia”, avverte Amato. E potrebbe essere un evento doloroso: “rispetto agli eventi storici le cose sono molto peggiorate. La popolazione costiera è aumentata in maniera enorme, e non solo la popolazione, anche le industrie, le attività produttive, commerciali- ricorda Amato- C’è tanto sulle coste esposto a questo rischio”. Tutto sommato, “per le persone il rischio tsunami è affrontabile: non possiamo essere sicuri, perché oggi l’allerta non raggiunge il cittadino in maniera diretta, ma una volta che ci fosse, salvo casi estremi nei quali l’onda arriva in tre o quattro minuti, ciò eviterebbe il grosso del rischio, sempre che non ci si fermi a raccogliere le conchiglie lasciate scoperte dal mare che si ritira o a fare un video naturalmente…”, avverte lo scienziato.

Insomma, ‘con una buona educazione le persone devono sapere se si sente un terremoto vicino al mare lungo e forte si deve andar via. Ci si può mettere in salvo, se si sa come fare’, spiega. Qualcosa si sta facendo, per creare questa educazione: ‘ importante ricordare che nel 2018 è stato avviato con una direttiva del capo dipartimento della Protezione civile un aggiornamento dei piani di protezione civile per il rischio maremoto nei comuni costieri, una cosa che però ancora non viene fatta, anche a causa della pandemia, certo’, segnala Amato. ‘È però importante, perché si deve scappare ma si deve sapere dove andare, vanno indicate le vie di fuga, le aree di raccolta e così via”. Intanto, però, “stiamo perseguendo questo programma che si chiama ‘Tsunami ready’ sperimentato in altri mari che serve a coinvolgere l’intera comunità- prosegue Amato. Stiamo lavorando con tre comuni pilota italiani, uno nel Lazio, Minturno, uno in Calabria, Palmi, e uno in Sicilia, Pachino-Marzamemi, per arrivare al riconoscimento della ‘patente’ di ‘tsunami ready’, che vuol dire che sono state messe in campo tutte le contromisure possibili. È un programma Unesco, è importante- conclude Amato- speriamo di poterla portare in questi primi comuni e allargarla a tutti i comuni costieri’.

Facciamo un passo indietro: cos’è uno tsunami?

“Uno tsunami è una serie di onde diverse da quelle legate al vento, hanno una lunghezza maggiore, e sono dovute genericamente a variazioni improvvise dell’altezza della colonna d’acqua”, spiega lo scienziato. Si genera quindi “un treno di onde marine che possono viaggiare per migliaia di chilometri e arrivare vicino alle coste, e prima di arrivare non sono mai grandi, alte, ma lunghe, anche decine di chilometri. In mare aperto nemmeno ci se ne accorge, ma vicino alla costa l’altezza del mare diminuisce, l’energia si concentra nella massa d’acqua, l’onda si alza e si accorcia, rallenta ma diventa molto pericolosa perché può essere alta diversi metri, anche decine di metri e viaggiare comunque velocemente, intorno ai 40 km all’ora”.

I fenomeni che possono generare uno tsunami ‘sono numerosi, il più frequente sono i terremoti, sottomarini o vicini alle coste, abbastanza forti e superficiali da deformare il fondo del mare o dell’oceano’, spiega ancora Amato. Poi ci sono le frane, fuori dal mare “collassi di un versante come capita nei fiordi in Norvegia o con il ghiaccio nelle zone artiche e antartiche, o sottomarine, qualche corpo instabile che per qualche motivo, ad esempio un terremoto, si muove e se ha grandezza e velocità sufficiente crea deformazione nell’acqua”. Poi ci sono “anche i meteo tsunami dovuti a variazioni nella pressione atmosferica improvvise, abbastanza tipici in Adriatico e molte regione del Mediterraneo, e sono più piccoli, i più grandi sono quelli sismici”, prosegue l’esperto. Ma uno tsunami “potrebbe addirittura avvenire, ed è geologicamente documentato, per l’impatto di un meteorite”.

L’80% e oltre degli tsunami è causato quindi da terremoti, e in Italia come siamo messi?

“In Italia, purtroppo o per fortuna, a secondo dei punti di vista, la maggior parte dei terremoti avviene lungo le catene montuose, lungo l’Appennino, le Alpi, il Subalpino, lontani dal mare– spiega l’esperto- Il nostro limite di placca, che in Giappone è al largo delle coste, dove c’è la fossa dell’Oceano, cosa che rende gli tsunami molto frequenti, da noi buona parte passa nella catena montuosa e non crea tsunami. Ci sono però altre faglie attive e sono quella del Mar Ligure, di cui si sa molto poco, ma soprattutto quelle del sud Italia”. Ad esempio “c’è la faglia della zona dello Stretto di Messina, nota per il grande terremoto del 1908 che fece almeno 80mila vittime e forse duemila per uno tsunami generato dal terremoto stesso- segnala Amato. “C’è poi tutta la zona della Sicilia orientale, ionica, la zona dell’arco calabro, quindi lo Ionio, che va dalla Sicilia orientale alla Puglia. Lì c’è una zona molto conosciuta dai geologi: dopo molte campagne a mare si sa che è una zona attiva, con faglie attive, ma non abbiamo tracce recenti di eventi importanti. La discussione verte sul fatto se sia una zona potenzialmente in grado di fare terremoti di magnitudo 7 o 8 tsunamigenici’.

Ma non finisce qui: ‘In Puglia, anche se è cosa poco nota, ci sono tracce di tsunami importanti: nel 1627 al Gargano, nel 1730, nel 1743 nel Salento, diversi eventi di maremoti, regressione del mare e via dicendo. Sono poco noti, e in uno studio che abbiamo fatto sulla percezione del rischio tsunami in Calabria e Puglia abbiamo rilevato grandi differenze- avverte Amato- In Calabria, forse perché ogni tanto viene ricordato l’evento del 1908 c’è una maggiore consapevolezza del rischio; in Puglia dove non si sentono spesso i terremoti e gli tsunami più recenti sono di quasi 300 anni fa si ritiene che non vi sia un pericolo, cosa purtroppo non vera. E invece di fronte alla Ionio, dalla parte delle isole ioniche dell’arco ellenico, abbiamo le maggiori faglie del Mediterraneo, quelle del terremoto di Creta, che potrebbe fare grandi tsunami e arrivare in 30-50 minuti anche in Italia’.

Ecco, una situazione con vari livelli di rischio, più noti e meno noti, più o meno percepiti. E Per badare a noi, in un certo senso, c’è la struttura di cui Alessandro Amato è responsabile. “Il Centro Allerta Tsunami dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia opera dal 2013 sperimentalmente e dal 2016 in maniera operativa– spiega lo scienziato- Mandiamo messaggi di allerta quando c’è un terremoto potenzialmente tsunamigenico, quindi quando è abbastanza forte, quando è in mare, è superficiale e così via. I messaggi vanno alla nostra Protezione civile che poi li smista con un sistema automatico di invio al sistema capillare di protezione civile. Allo stesso tempo mandiamo lo stesso messaggio di allerta a numerosi Paesi del Mediterraneo, perché la nostra area di interesse è estesa da Gibilterra al Libano e all’Egitto. I messaggi partono appena c’è un terremoto di una certa energia e appena riusciamo rapidamente a determinarne epicentro, profondità e magnitudo. Questo avviene con le prime stime in pochissimi minuti, ma bisogna aspettare un pochino per essere sicuri dei dati ed evitare falsi allarmi, quindi le allerte partono in 7-8 minuti, entro 10 minuti”. Questa “è la prima fase, c’è un terremoto, non si sa se ha generato uno tsunami e si fa l’allerta preventiva, perché altrimenti non si ha tempo per far nulla- segnala Amato- Poi si vanno a guardare i dati delle stazioni mareografiche nel Mediterraneo. Quelle in Italia sono della rete mareografica nazionale dell’Ispra e negli altri Paesi altre reti collegate con il nostro centro, le consultiamo in tempo reale per verificare se c’è qualche anomalia. Quindi o confermiamo uno tsunami in corso oppure dopo un tempo sufficiente, un’ora se non due, cancelliamo l’allerta. Lo dobbiamo fare però con cautela, perché purtroppo i dati sono scarsi, non abbiamo molti mareografi nel Mediterraneo, solo qualche decina, quindi dobbiamo essere sicuri che non ci sia davvero uno tsunami in corso. Sarebbe pericoloso ritirare un’allerta con un evento in corso: è accaduto in Cile nel 2010 con un grande terremoto, allerta ritirata ma poi lo tsunami è arrivato e ci sono stati grossi problemi’.

Ecco, per una maggiore capacità predittiva, di lettura dei fenomeni, “servirebbero mareografi e boe, boe ‘tsunameter’, boe di alto mare che hanno un sensore di pressione che rileva ogni variazione della colonna d’acqua, anche di qualche centimetro e possono confermare lo tsunami in corso- avverte l’esperto-. Nel Mediterraneo ancora non ne esistono perché queste boe sono costose e nessuno ci ha investito, sinora, ci stiamo provando ma ancora non ci siamo riusciti”.

Un problema è certamente quello della percezione del rischio, che se non è sufficiente non aiuta a prepararsi, e nemmeno a fare le scelte giuste a livello di decisori. Ma i rischi ci sono. “Si pensa sempre che lo tsunami sia come quello Tohoku del 2011, o quello dell’Oceano Indiano del 2004, quello di Sumatra, cose enormi con terremoti di magnitudo 9 e faglie di migliaia di chilometri- dice Amato- Ma quello è il ‘cigno nero’ che si dovrebbe tenere sempre in considerazione, ma poi ci sono oltre ai ‘cigni neri’ anche i ‘rinoceronti grigi’, gli eventi più frequenti, meno catastrofici ma molto pericolosi. Cito solo l’ultimo: sull’isola greca di Samos il 30 ottobre 2020, pochi mesi fa, c’è stato un terremoto di magnitudo 7 – che nel Mediterraneo può avvenire in molte zone – che ha causato uno tsunami con onde di un paio di metri come altezza, forse qualcosa di più. La lunghezza delle onde ha però fatto sì che si siano riversate nella stessa Samos e a Smirne, in Turchia, lì di fronte, delle grandi masse d’acqua che hanno portato via auto, frigoriferi, masserizie, con anche un morto sulla sponda turca. Sono eventi meno rari ma più frequenti e più probabili. Bisogna tenere conto- sottolinea lo scienziato- che un’onda di un metro non è un’onda del mare, ma un’onda molto lunga, più simile a un torrente in piena, con una velocità che arriva a 40-50 chilometri orari su una spiaggia e porta via qualsiasi cosa, e pensiamo a cosa potrebbe accadere a bambini, persone anziane, disabili che non potrebbero scappare, se non avvisati per tempo”.

Insomma, uno pensa che certi disastri non avverranno mai, perlomeno in forma così grave, e “essendo lo tsunami un fenomeno raro, e non essendo prioritario rispetto ai terremoti, o alle frane e alle inondazioni che ad esempio avvengono ogni anno, viene un po’ accantonato come rischio, come non ci riguardi, sperando non accada, ma prima o poi qualcosa capiterà. Pensiamo a cosa è capitato con un fenomeno altrettanto inatteso e catastrofico come la pandemia”, avverte Amato. E potrebbe essere un evento doloroso: “rispetto agli eventi storici le cose sono molto peggiorate. La popolazione costiera è aumentata in maniera enorme, e non solo la popolazione, anche le industrie, le attività produttive, commerciali- ricorda Amato- C’è tanto sulle coste esposto a questo rischio”. Tutto sommato, “per le persone il rischio tsunami è affrontabile: non possiamo essere sicuri, perché oggi l’allerta non raggiunge il cittadino in maniera diretta, ma una volta che ci fosse, salvo casi estremi nei quali l’onda arriva in tre o quattro minuti, ciò eviterebbe il grosso del rischio, sempre che non ci si fermi a raccogliere le conchiglie lasciate scoperte dal mare che si ritira o a fare un video naturalmente…”, avverte lo scienziato.

Insomma, ‘con una buona educazione le persone devono sapere se si sente un terremoto vicino al mare lungo e forte si deve andar via. Ci si può mettere in salvo, se si sa come fare’, spiega. Qualcosa si sta facendo, per creare questa educazione: ‘ importante ricordare che nel 2018 è stato avviato con una direttiva del capo dipartimento della Protezione civile un aggiornamento dei piani di protezione civile per il rischio maremoto nei comuni costieri, una cosa che però ancora non viene fatta, anche a causa della pandemia, certo’, segnala Amato. ‘È però importante, perché si deve scappare ma si deve sapere dove andare, vanno indicate le vie di fuga, le aree di raccolta e così via”. Intanto, però, “stiamo perseguendo questo programma che si chiama ‘Tsunami ready’ sperimentato in altri mari che serve a coinvolgere l’intera comunità- prosegue Amato. Stiamo lavorando con tre comuni pilota italiani, uno nel Lazio, Minturno, uno in Calabria, Palmi, e uno in Sicilia, Pachino-Marzamemi, per arrivare al riconoscimento della ‘patente’ di ‘tsunami ready’, che vuol dire che sono state messe in campo tutte le contromisure possibili. È un programma Unesco, è importante- conclude Amato- speriamo di poterla portare in questi primi comuni e allargarla a tutti i comuni costieri’.

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Roberto Antonini