Giovedì 14 maggio alla Biblioteca Vaccheria Nardi a Roma si è svolta la presentazione di “Avevo gli occhi belli” (Armando Editore), libro che racconta la storia di Anna Borsa, vittima di femminicidio nel marzo del 2022 a Pontecagnano (SA).
Un pomeriggio molto costruttivo ma soprattutto necessario per onorare la memoria di Anna e riflettere insieme sulla violenza sulle donne.

A moderare l’iniziativa la dottoressa Luisa Boi, consulente e amministratrice delle pagine e gruppi Facebook No Violenza sulle Donne e Amore Criminale.
Numerose ricerche ufficiali dell’Istat rilevano che la percentuale di donne che subiscono violenza, maltrattamenti o sono vittime di omicidio in ambito domestico per mano del partner attuale rappresenta il 51,7%. Un dato sconcertante che merita non solo la riflessione del privato, ma anche e soprattutto interventi urgenti ed efficaci da parte delle istituzioni.
A partire da questi dati, le relatrici dell’evento hanno espresso i loro punti di vista e considerazioni sulla base delle loro esperienze lavorative, accademiche e professionali.
La dottoressa Elisa Caponetti, psicologa giuridica e forense, nonché criminologa psicoterapeuta, ha illustrato i campanelli d’allarme e le varie sfaccettature della violenza sulle donne.
Alcuni segnali da attenzionare sono:
- La geolocalizzazione costante che spesso l’uomo pretende dalla donna;
- La difficoltà a comprendere che talvolta alcuni comportamenti possono essere reato, per esempio la condivisione di immagini o video intimi o sessualmente espliciti che può sfociare in revenge porn;
- L’isolamento femminile;
- La gelosia ossessiva scambiata per premura, amore passionale o legame intenso;
- Il controllo economico o digitale;
- Il ricatto;
- La svalutazione della donna;
- La colpevolizzazione.
Purtroppo la violenza non è mai improvvisa, c’è sempre una forma di gradualità e intermittenza.
Ad aggravare la situazione il fatto che spesso le donne non si riconoscono quali vittime di tali atteggiamenti manipolatori.
La professoressa Flaminia Saccà , ordinaria di Sociologia dei Fenomeni Politici all’università La Sapienza e presidente dell’Osservatorio STEP – Ricerca e Informazione sulla violenza alle donne ha contribuito con interventi sociologici che hanno fatto riflettere il pubblico su come spesso i giornali normalizzino la violenza degli uomini contro le donne attraverso cattive pratiche comunicative nel racconto di stupri e femminicidi.
Si parla in questo caso di himpathy (crasi di him – lui – e empathy – empatia), termine coniato dalla filosofa australiana Kate Manne per definire la comprensione/compassione sproporzionata e inopportuna nei confronti di uomini che commettono atti di violenza, molestie o comportamenti misogini. Dunque rappresenta una vera e propria sottrazione di empatia alla vittima per rivolgerla al carnefice, spesso giustificandone le azioni.
Un esempio è il “femminicidio altruistico“, cioè una narrativa mediatica e culturale distorta, che consiste nel giustificare l’omicidio di donne anziane, malate o disabili da parte del partner vedendo questo gesto come un atto di “pietà” o di “esasperazione”. In questo caso l’aggressore diventa più un “caregiver disperato” che un autore di violenza di genere a tutti gli effetti.
La partecipazione e gli interventi del pubblico hanno confermato l’interesse e la volontà a non abbassare lo sguardo o distogliere l’attenzione da un fenomeno che ormai è diventato tristemente pervasivo nelle nostre vite.


