Sabato 9 maggio, nella Sala Tosi della Casa Internazionale delle Donne a Roma si è svolta la presentazione di “Avevo gli occhi belli” (Armando Editore), libro che tratta la storia di Anna Borsa, vittima di femminicidio nel marzo del 2022.
Un pomeriggio interessante e necessario per onorare la memoria di Anna e riflettere sulla violenza sulle donne.
A moderare l’iniziativa la life coach Maria Grazia Imbimbo che ha esordito con un monito: “Siamo qui per cambiare questa narrazione”.

Ha inoltre letto alcuni dati italiani ISTAT 2025 particolarmente importanti:
Il 31,9 % delle donne italiane ha subito violenza fisica o sessuale, il 37,6 % tra le giovanissime.
Eppure le denunce restano ferme al 10,5%.
Nell’Unione Europea una donna su tre ha subito violenza di genere. Una su venti è stata stuprata.
Sono numeri che ci invitano a riflettere, soprattutto per cercare di arginare un fenomeno gravissimo per la società civile.
Insieme all’autrice Valentina Iannaco, che ha raccontato la storia di Anna e l’importanza di sensibilizzare su questo tema soprattutto i giovani, i contributi di due personalità di altissimo spessore.
Edoardo Purgatori, attore dall’indubbio talento che coniuga la sua carriera artistica con un forte impegno sociale e civile, coltivato nel segno della libertà di pensiero e della ricerca della verità sui fatti storici e giudiziari, ha risposto alla domanda su come il teatro possa essere un potente strumento di memoria collettiva per dare voce a chi non ce l’ha.

Per Purgatori il teatro è un’esperienza collettiva da fare insieme e l’arte è dunque un modo per fare esperienza di storie come quella di Anna Borsa, proprio perché sia gli attori che il pubblico possono immedesimarsi in modo più profondo.
Il bombardamento mediatico o gli stereotipi del linguaggio giornalistico infatti possono alimentare l’assuefazione a queste tragedie, ed è molto pericoloso rischiare di “abituarsi”.
Simona Ammerata, consigliera nazionale D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, ha parlato dei campanelli d’allarme di una relazione tossica, che possono essere:
- Il controllo costante
- L’isolamento sociale
- La gelosia ossessiva
- Il monitoraggio di telefono/social
- La pretesa dell’uomo di sapere sempre dove si trova la donna quando esce
- Il mettere in dubbio le capacità della donna
- L’imposizione di come vestirsi o chi frequentare
- Le intimidazioni
- La dipendenza economica dall’uomo

Cosa fare davanti a questi segnali?
- Parlare con qualuno: in un primo qualsiasi persona esterna può essere utile per sfogarsi ed esternare la situazione
- Telefonare il 1522, il numero dedicato alle vittime di violenza di genere e stalking. È gratuito, anonimo e attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno
- Rivolgersi a un centro antiviolenza, composto da operatrici competenti che mettono la donna al centro e sono in grado di fare immediatamente un’attenta e precisa valutazione del rischio.
La violenza di genere, conclude la Ammerata, è un fenomeno sociologico con matrice educativa e si riproduce nelle relazioni affettive e familiari.
Pertanto è fondamentale rivalutare il concetto stesso di amore intendendolo non come un qualcosa che annulla uno dei due partner, ma piuttosto come un arricchimento, un sentimento che possa aggiungere qualcosa all’altro, senza mai privarlo della sua identità, libertà e unicità.
Molto intense le letture di alcune pagine del libro da parte di Salvo Germano, opinionista e recensionista, che ha trasmesso tutto il pathos e la tensione emotiva di alcuni passaggi particolarmente intensi dell’opera.


