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Antibiotici nei bambini, uso in crescita: “Non sempre servono”

Rapporto Aifa 2024: meno prescrizioni ma uso ancora inappropriato. Nei bambini crescono i consumi e aumenta il rischio di resistenze

Meno prescrizioni complessive, ma un uso ancora poco appropriato, con un aumento che riguarda soprattutto i più piccoli. Il Rapporto Aifa 2024 sull’uso degli antibiotici in Italia – rilanciato anche da IlFarmacistaOnline – descrive un sistema che fatica a invertire la rotta, tra resistenze batteriche in crescita e terapie sempre più spesso non mirate.

Se a livello generale i consumi mostrano lievi segnali di calo, è nella popolazione pediatrica che emergono i dati più delicati: oltre il 42% dei bambini riceve almeno una prescrizione all’anno, con un incremento rispetto al 2023. Numeri che aprono una domanda semplice ma cruciale: stiamo usando gli antibiotici nel modo giusto?

Ne parliamo con la dottoressa Immacolata Savarese, pediatra con esperienza in Terapia Intensiva Neonatale al Bambino Gesù di Roma, attiva sia in regime intramoenia sia con visite domiciliari, con particolare attenzione alla continuità assistenziale dei più piccoli.

Dottoressa, cosa ci dicono davvero questi dati sull’uso degli antibiotici nei bambini?
«Ci dicono che c’è ancora un ricorso troppo frequente agli antibiotici e, soprattutto, che non sempre vengono utilizzati in modo appropriato. Non è una questione di errore sistematico, ma di abitudine: spesso si interviene prima del necessario».

Perché succede?
«Le cause sono diverse. Da una parte c’è la preoccupazione dei genitori, che cercano una soluzione immediata. Dall’altra c’è la difficoltà, soprattutto nei bambini piccoli, di distinguere rapidamente tra infezioni virali e batteriche. Ma è importante ricordare che la maggior parte delle infezioni respiratorie in età pediatrica è virale».

Quindi in molti casi l’antibiotico non serve?
«Esattamente. L’antibiotico non ha alcun effetto sui virus. Utilizzarlo quando non è necessario non accelera la guarigione e può esporre a effetti indesiderati».

Il Rapporto Aifa segnala anche un aumento dell’uso di antibiotici più “forti”. È un dato preoccupante?
«Sì, perché indica una tendenza a usare molecole ad ampio spettro anche quando non sono indispensabili. In pediatria dovremmo sempre privilegiare terapie mirate, scegliendo il farmaco più adeguato e meno invasivo possibile».

Qual è il rischio principale di un uso scorretto?
«Il rischio più importante è lo sviluppo di resistenze batteriche. Significa che gli antibiotici, quando serviranno davvero, potrebbero non funzionare. È un problema che riguarda il singolo bambino ma anche la collettività».

Cosa possono fare concretamente i genitori?
«Il primo passo è fidarsi del pediatra e non chiedere automaticamente un antibiotico. Poi è fondamentale seguire correttamente la terapia prescritta: dosi, tempi e modalità. E soprattutto evitare il fai-da-te».

Serve più informazione?
«Serve più consapevolezza. L’antibiotico è uno strumento prezioso, ma non è una scorciatoia. Usarlo bene significa proteggere la salute dei bambini oggi e preservarne l’efficacia per il futuro».


Il tema, ancora una volta, non è solo medico ma culturale. In un contesto in cui la richiesta di cure rapide è sempre più forte, la sfida è recuperare equilibrio: meno automatismi, più attenzione, più fiducia nella relazione tra medico e famiglia.
Perché curare non significa fare di più, ma fare meglio.

Dino Tropea
Dino Tropeahttps://dinotropea.it
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: «Lasciato Indietro» (Armando Editore), «Ombre e Luci di un Cammino» (Laura Capone Editore) e «Il regno sommerso di Coralyn» (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, mescola narrativa, poesia e riflessione sociale. Al centro ci sono le persone, con le loro cadute e le loro ripartenze. Resilienza, memoria e speranza non sono parole da copertina, ma esperienze vissute e poi restituite sulla pagina con sincerità. Lavora come curatore letterario, seguendo progetti editoriali e accompagnando autori nel dare forma alle loro storie. In passato ha ideato e condotto programmi radiofonici dedicati alla rinascita, all’arte e all’impegno sociale, portando al centro voci spesso lasciate ai margini. Oggi quella stessa attenzione continua nei suoi scritti e nelle collaborazioni culturali, con uno sguardo sempre rivolto a chi cerca un nuovo inizio.

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