Il vicepremier: “Ogni dazio è negativo, ma meglio del 100% dell’Arabia”
ROMA – “La domanda insidiosa, perché l’insidia reale c’è, riguarda i tassi imposti dagli Stati Uniti. Devo dire che è stato molto abile il commissario europeo ad arrivare a un accordo del 15%, un accordo quadro dove ancora bisogna inserire una serie di settori, penso in modo particolare all’alluminio, all’acciaio e qualcosa dei vini. Questo accordo del 15% è negativo perché qualsiasi dazio è negativo e io sogno un grande mercato libero tra Europa, Canada, Stati Uniti e Messico, però il 15% è meglio del 100% come ha, per esempio, l’Arabia”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani intervistato da Bruno Vespa all’Assemblea generale di Alis. “E siccome noi siamo il Paese al mondo che ha dopo la Cina, ma per molto poco, la maggior varietà di produzione merceologica- ha sottolineato Tajani- il 15% significa che tu puoi andare a occupare lo spazio di chi magari sarà costretto a ritirarsi dal mercato statunitense perché ha dazi più alti”. Con riferimento in particolare ad acciaio e vino, ha poi aggiunto il vicepremier, “stiamo lavorando per inserire nel 15% il maggior numero di prodotti”, con tempi “probabilmente di qualche mese”.
TAJANI: PREOCCUPATO DA RAPPORTO DOLLARO-EURO, BCE TAGLI ANCORA COSTO DENARO
Più che i dazi mi preoccupa un’altra cosa nell’interscambio con gli Stati Uniti, il rapporto dollaro-euro. Se il dollaro continua a scendere, e questa è la strategia americana perché continueranno a tagliare i tassi di interesse, ci sarà probabilmente un quantitative easing, e quindi se si arriva a 1,15 per noi diventa complicato poter esportare agevolmente perché costa di più”, ha spiegato Tajani. “Cosa bisognerebbe fare? La Banca Centrale Europea a mio giudizio dovrebbe tagliare ancora il costo del denaro– ha proseguito Tajani- visto che l’inflazione non è così preoccupante, avviare un quantitative easing, comprare come è stato fatto dopo la crisi del Covid titoli di Stato nei vari Paesi europei, immettere quindi liquidità sul mercato e abbassare il valore dell’euro, in modo che i nostri prodotti possano essere più competitivi sul mercato dove la moneta in uso è il dollaro, in modo particolare gli Stati Uniti”.
fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

