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Sparatoria vicino al consolato israeliano a Istanbul. In Iran organizzano catene umane davanti alle centrali: l’ultimatum scade stanotte

Trentanovesimo giorni di guerra in Medio Oriente. Intanto israele minaccia di colpire i treni, e l’Onu voterà una risoluzione per riaprire lo Stretto, ma senza l’uso della forza. Il Pakistan: “Fase critica”

ROMA – Trentanovesimo giorni di guerra in Medio Oriente, teoricamente l’ultimo prima della scadenza prefissata da Trump prima di “radere al suolo” l’Iran. Cosa che per il Presidente degli Stati Uniti potrebbe ridursi ad un’operazione di 4 ore, nella quale il diritto internazionale andrebbe definitivamente a farsi benedire. Trump – a diretta domanda dei giornalisti – ha affermato di non essere “per niente” preoccupato di commettere possibili crimini di guerra, e ha nuovamente minacciato di distruggere ponti e centrali elettriche iraniane se Teheran non dovesse riaprire lo stretto di Hormuz entro le 2 del mattino italiane. “Sapete cos’è un crimine di guerra? Possedere un’arma nucleare”, ha risposto.L’Iran ha respinto la prima proposta di cessate il fuoco di 45 giorni, affermando di volere una soluzione definitiva al conflitto. Tutti gli aggiornamenti:

12:30 – C’E’ STATO UN ATTENTATO VICINO AL CONSOLATO ISRAELIANO A ISTANBUL

C’è stata una sparatoria vicino al consolato israeliano a Istanbul, in Turchia. Davut Gul, governatore della capitale, ha dichiarato ai giornalisti presenti sul posto che tre individui armati di fucili e pistole hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con la polizia. Le prime notizie parlavano di tre persone uccise sul posto, ma secondo Gul, un aggressore è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti. Anche due agenti di polizia sono rimasti feriti. Gul ha affermato che non c’è personale diplomatico israeliano presso il consolato di Istanbul da due anni e mezzo.11:50 – ISRAELE ORA COLPISCE LE LOCALITA’ CRISTIANE

Mentre Israele prosegue l’invasione di terra dal confine fino al fiume Litani – la testata Haaretz ieri citava una nota dell’esercito, secondo cui sarebbe stato completato lo schieramento di uomini e mezzi lungo la cosiddetta “linea missilistica anticarro” – il governo di Beirut stamani è dovuto intervenire per rassicurare la popolazione di una “presenza rafforzata” nel resto del Paese. Un missile israeliano, come scrivono i media locali, ha infatti raggiunto Ain Saadeh, un villaggio sulle colline sopra Beirut, uccidendo un ufficiale delle Forze Libanesi – un gruppo politico-militare cristiano – sua moglie e un loro vicino.
Come evidenziano ancora i media locali, è la prima volta che questa località a maggioranza cristiana viene colpita, e il doppio attacco ha “scatenato il panico” tra i residenti. Anche nella guerra del 2024 le zone cristiane sono state risparmiate dai raid, ma l’esercito israeliano stavolta sostiene di aver colpito “un obiettivo terroristico”, aggiungendo che ora è al lavoro per “esaminare i danni collaterali” causati dal Raid. Il ministro degli Interni libanese Ahmad Hajjar, dopo un incontro con il Presidente Joseph Aoun, ha fatto sapere di essere “impegnato a garantire una maggiore presenza delle forze di sicurezza nelle regioni” e di aver “impartito direttive per rassicurare la popolazione e proteggere i cittadini”. Il tema, spiega la testata, è la frammentazione della società libanese lungo linee entico-religiose, a cui da marzo si aggiunge il tema degli appartamenti in affitto concessi a persone sfollate che potrebbero avere legami col gruppo musulmano Hezbollah.

11:20 – “SOLLEVIAMO TRUMP”

Alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti sono tornati a chiedere di sollevare Donald Trump dall’incarico di presidente degli Stati Uniti al termine del discorso sulla guerra in Iran pronunciato la scorsa domenica di Pasqua, facendo ricorso al 25esimo emendamento. Si tratta dell’articolo della Costituzione varato nel 1965 che consente all’amministrazione di approvare a maggioranza semplice la rimozione di un presidente, qualora si presentino condizioni oggettive che lo rendano incapace di svolgere le proprie funzioni, e di sostituirlo con il vicepresidente.

11:00 – KHAMENEI FORSE E’ IN COMA

Il quadro che emerge da un memorandum diplomatico ripreso dal Times, basato su intelligence americana e israeliana e condiviso con gli alleati del Golfo, è questo: Mojtaba Khamenei, 56 anni, nominato successore del padre Ali dopo la sua morte nel raid del 28 febbraio, si trova ricoverato a Qom in gravi condizioni. “Non è in grado di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”, si legge nel documento visionato dal giornale britannico. Inabile al servizio militare. In cura per una condizione medica severa. Privo di sensi, secondo alcune fonti. L’Iran, nel frattempo, insiste che la nuova Guida Suprema sia “al comando.”

10:00 – PAKISTAN: FASE CRITICA

“Gli sforzi positivi e produttivi del Pakistan, compiuti in buona volontà e con buoni uffici per fermare la guerra, si stanno avvicinando a una fase critica e delicata… Restate sintonizzati per ulteriori aggiornamenti”. Lo scrive in un post su X l’ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran in Pakistan, Reza Amiri Moghadam.

9:45 – CATENE UMANE DAVANTI ALLE CENTRALI

Se Trump minaccia di colpire obiettivi civili vitali come le centrali elettriche, in Iran si organizzano in vista della scadenza dell’ultimatum. Il viceministro per lo Sport e i Giovani Alireza Rahimi ha invitato la popolazione a creare catene umane attorno alle centrali elettriche, invitando “giovani, personaggi del mondo della cultura e dell’arte, atleti e campioni”.

9:00 – “NON PRENDETE TRENI”

L’esercito israeliano ha sconsigliato ai cittadini iraniani di viaggiare nel Paese, preannunciando di fatto imminenti attacchi alla rete ferroviaria iraniana. “Per la vostra sicurezza, vi chiediamo di astenervi dall’utilizzare i treni o dal viaggiare in treno in tutto il Paese da ora fino alle 21:00 ora iraniana”, ha scritto l’esercito sul suo account X in lingua persiana. “La tua presenza sui treni e in prossimità dei binari mette a rischio la tua vita.”

8:00 – L’ONU VOTERA’ SULLO SBLOCCO DELLO STRETTOMA SENZA FORZA

Si prevede che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite voterà oggi una risoluzione (annacquata) che chiede lo sblocco dello Stretto di Hormuz. La proposta è molto lontana dall’obiettivo iniziale dei Paesi del Golfo, che prevedeva di ottenere l’autorizzazione per liberare l’isola con la forza; una bozza visionata lunedì dall’AFP non menziona più l’autorizzazione all’uso della forza, nemmeno a scopo difensivo.

7:00 NOTTE DI ATTACCHI SULL’IRAN

Notte di attacchi israelo-statunitensi su teheran e provincia, dove secondo le fonti di stampa internazionale hanno perso la vita almeno quindici persone. Secondo l’agenzia di stampa Mehr, nei raid è stata colpita anche la località orientale di Pardis, dove i soccorritori hanno tratto da sotto le macerie sei persone. Altre nove vittime si registrano a Shahriar, nella parte occidentale della città.
Il corrispondente iraniana dell’emittente Al Jazeera riferisce che i caccia stanno continuando a sorvolare la capitale, dove riferisce di aver udito due potenti esplosioni.

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