Jenne, Foppoli: “Camminare nella storia, sul confine tra lo Stato Pontificio e quello delle Due Sicilie””
Sottolineando l’importanza storico e culturale dei cippi di confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno Borbonico presenti sul territorio, il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, sta delineando un progetto d’intervenire per la salvaguardia e la promozione turistica di questi antichi manufatti. I cippi presenti sul territorio del Parco, sono una parte del “Cammino dei Cippi” che partendo dalla foce del fiume Canneto (che segna il confine tra il territorio di Terracina e quello di Fondi) per giungere fino al fiume Tronto (tra Martinsicuro e Porto d’Ascoli), segnando la linea di confine che, fino all’unità d’Italia (1861), divise i territori dello Stato Pontificio da quelli del Regno Borbonico. Il 26 settembre 1840 tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie venne firmata la “convenzione di confine” che poneva termine a più di due secoli di contenziosi territoriali tra i due grandi stati. Il confine, lungo circa 500 Km, prima di allora non era mai stato ben definito. Ferdinando II di Borbone chiamava il confine con lo Stato Pontificio “il confine con l’acqua santa”, distinguendolo dagli altri del suo regno che erano delimitati dall’acqua salata del mare. Grazie ad un accordo tra i due Stati, firmato appunto nel settembre del 1840, si iniziarono ad installare, a partire dal 1846, dei cippi di confine lungo tutto il confine. Si trattava di 686 plinti in pietra – numerati progressivamente – alti circa un metro e mezzo per circa 40-45 cm di diametro, formati da una parte cilindrica in vista e da una base quadrata interrata. Ognuno di essi recava scolpito da un lato il giglio (simbolo dei Borbone di Napoli) e un numero progressivo; dall’altro le due chiavi poste in decusse (incrociate) simbolo dello Stato Pontificio, e l’anno di collocazione, lo stemma pontificio era rivolto verso lo Stato del Papa mentre il giglio verso il Regno delle Due Sicilie. All’interno del Parco dei Monti Simbruini, queste colonne si possono incontrare sulle cime del Monte Viperella, Monte Viglio (il numero 249 posto nel 1847 nella foto), Monte Crepacuore e sul sentiero che da Campo Staffi porta alla S.S. Trinità. “Il nostro Parco -ha commentato il commissario Alberto Foppoli- è custode non solo di una natura unica, ma anche di una storia inestimabile un vero museo a cielo aperto e la valenza dei cippi di confine, manufatti risalenti al secolo XIX , che delimitavano il confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli ne sono la testimonianza. L’idea è dunque quella di dotare il Parco di un sentiero, coadiuvato da cartografia e materiale divulgativo, che guidi i visitatori e gli escursionisti alla scoperta di questi manufatti storici, apprendendone la loro importanza culturale e sociale. Il Progetto sarà denominato “Cammino dei Cippi di Confine”, ampliando l’offerta di sentieri che il Parco offre al suo interno, ed inoltre includerà non solo il recupero dei cippi esistenti, ma anche la loro tutela e valorizzazione, realizzando anche la creazione di una cartografia, e di una tabellazione esplicativa”

