Ieri il raggiungimento dell’intesa che, secondo i mediatori del Pakistan, prevede un cessate il fuoco “su tutti i fronti”. Il ministro della DIfesa Katz fa sapere che Tel Aviv “non si ritirerà dai territori che ha conquistato”
di Vincenzo Giardina e Alessandra Fabbretti
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ROMA – L’agenzia di stampa nazionale Nna ha riferito oggi di una serie di raid israeliani in più aree del Libano meridionale, nonostante l’accordo tra Stati Uniti e Iran annunciato ieri sera. Un’intesa che, secondo i mediatori del Pakistan, prevede un cessate il fuoco “su tutti i fronti”.
Stando alla testata di Beirut, l’esercito di Tel Aviv ha effettuato due raid su Khiam e un raid con drone contro un’automobile nella città di Kfar Tebnit, dove sono stati segnalati dei feriti. Le località di Kfar Tebnit e Nabatieh al-Fawqa sono state inoltre colpite da bombardamenti dell’artiglieria israeliana.
Nna ha aggiunto che l’esercito di Tel Aviv ha fatto esplodere un veicolo corazzato telecomandato e imbottito di materiale deflagrante sulla strada tra Haris e Tibnin, che conduce alla città meridionale di Tiro.
“Israele non si ritirerà dai territori che ha conquistato in Libano e, se l’Iran attaccherà Israele a causa degli avvenimenti in Libano, Israele risponderà”, ha detto oggi il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz.
BEN-GVIR: L’ACCORDO DI TRUMP NON CI VINCOLA
“L’accordo di Trump non ci vincola”: lo ha dichiarato sul proprio canale telegram il ministro della Sicurezza israeliano, Itamar Ben-Gvir. “Israele- ha aggiunto- non è subordinato agli Stati Uniti. Siamo una nazione indipendente e sovrana. Siamo grati al presidente Trump, ma lo Stato di Israele non è una repubblica delle banane. Non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro Israele”. Posizioni analoghe a quelle già espresse dal primo ministro Netanyahu e da altri vertici del suo governo.
Ben-Gvir, esponente della destra nazionalista, è al centro di accuse di violenze nei Territori palestinesi occupati, essendo tra i principali sostenitori degli insediamenti illegali.
Contro di cui diversi Paesi europei intendono applicare sanzioni, in seguito a agli abusi commessi sui volontari della Global Sumud Flotilla, che erano stati portati in Israele dopo la cattura in acque internazionali a maggio scorso. Sul tema sono chiamati a discutere i 27 oggi a Lussemburgo, nel corso del Consiglio Affari Esteri.
KATZ: RESTIAMO PER SICUREZZA ANCHE IN SIRIA E GAZA
Israele resterà anche nei territori occupati militarmente in Siria e nella Striscia di Gaza, lo ha assicurato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz.
“Con il primo ministro Benjamin Netanyahu- ha detto in aggiunta- stiamo perseguendo una politica chiara per la quale [l’esercito] resterà nella zona di sicurezza in Libano, Siria e Gaza per un periodo di tempo illimitato, in modo da proteggere il confine e le comunità israeliane [direttamente] da lì da elementi jihadisti. Questa è la lezione più importante appresa dopo il 7 ottobre. Ci opponiamo all’uscita dell’esercito dal Libano nonostante tutte le pressioni attuali e che verranno”.
Katz replica così all’intesa raggiunta tra i governi degli Stati Uniti e dell’Iran in queste ore, che comprende anche il cessate il fuoco in Libano, col ritiro delle forze israeliane dal Paese, come chiesto da Teheran e accordato da Washington.
Dopo l’operazione militare su larga scala che Israele ha lanciato nella Striscia di Gaza per eradicare i movimenti armati legati ad Hamas dopo l’aggressione del 7 ottobre 2023, costata la vita a oltre 70mila persone, nove mesi fa Israele ha stretto un cessate il fuoco col movimento politico, che implicava il disarmo delle milizie insieme al ritiro delle forze di Tel Aviv. Al contrario, da allora Israele ha preso il controllo di oltre il 65% della Striscia, imponendo una “linea arancione” che taglia da nord a sud il territorio palestinese.
Inoltre, a fine 2024 l’esercito israeliano, approfittando di un avvicendamento al governo di Damasco, ha preso il pieno controllo delle alture del Golan – avviato con la guerra del 1967 – estendendo verso est la sua occupazione di territori anche all’interno della Siria, sul monte Hermon.
COMANDO TEHERAN: UMILIATI NEMICI AMERICANI E SIONISTI
L’Iran ha dimostrato che “i nemici americani e sionisti, umiliati, non hanno altra scelta che accettare la sconfitta e arrendersi”: è la posizione espressa dai vertici delle forze armate della Repubblica islamica dopo l’annuncio di intesa tra Washington e Teheran.
La comunicazione è stata diffusa da Khatam al-Anbiya, il comando centrale delle forze armate del Paese.
Nel testo, ha riferito l’agenzia di stampa Irna, si rende anche omaggio al “resistente e orgoglioso popolo dell’Iran”.

