Il promotore di “Roma Capitale d’Imprese” interviene sul caso Torpignattara e sui dati shock di maggio 2026: densità commerciale sedici volte la media nazionale, blitz quotidiani, ordinanze sindacali. Ma il punto, dice, non è la bandiera sul minimarket. È il metodo.
Torpignattara fa ancora paura. Non nel senso romantico del termine — quella paura sana che ti prende davanti a qualcosa di grande e incompreso — ma nel senso concreto, cifre alla mano, di un quartiere dove la densità di minimarket ha raggiunto 0,115 esercizi per abitante: sedici volte la media nazionale, più del doppio di quella cittadina. I dati pubblicati il 4 maggio 2026 dal quotidiano Il Tempo parlano di una saturazione commerciale senza paragoni in Italia. E parlano, soprattutto, di un vuoto politico che qualcuno deve avere il coraggio di riempire.
Mauro Antonini, imprenditore romano, ideatore del progetto editoriale “Roma Capitale d’Imprese. La città che osa imprendere”, quel coraggio lo ha. E lo esercita con la precisione chirurgica di chi conosce Roma non dai convegni, ma dai canoni d’affitto e dalle autorizzazioni comunali. “Il problema non è la bandiera sul minimarket”, spiega. “Il problema è che stiamo accettando come normale una situazione che normale non è, e lo facciamo perché parlarne fa paura. Fa paura ai politici, fa paura ai giornalisti, fa paura persino agli imprenditori che ne sono le prime vittime.”
Il quadro: blitz, sanzioni e un’ordinanza che regge
I numeri di queste settimane sono eloquenti. Il 5 maggio, un blitz della Polizia di Stato a Tor Bella Monaca e Torre Maura ha portato all’arresto di sei persone e alla denuncia di altre due, smantellando basi di spaccio che utilizzavano la copertura di attività commerciali lungo via Casilina. All’Esquilino, nella stessa giornata, una task force ha elevato sanzioni per oltre 10.000 euro con sequestro di 500 chilogrammi di prodotti alimentari non conformi. Nel solo mese di aprile, i blitz coordinati dalla Procura hanno prodotto 35 arresti tra centro storico e periferie.
Il Sindaco Gualtieri ha confermato l’ordinanza anti-malamovida in vigore fino all’11 ottobre 2026, con obbligo di chiusura dei minimarket dalle 22:00 alle 5:00 nei fine settimana e nei festivi. I Municipi V, VI e X ne hanno esplicitamente chiesto il rinnovo. È un segnale. Non è una soluzione.
“Le ordinanze servono, e chi le applica fa il proprio dovere”, osserva Antonini. “Ma un’ordinanza è un cerotto su una frattura. Serve il metodo: regole certe, tempi certi, conseguenze certe. Roma non è una frana inevitabile: è un insieme di scelte. Finché non scegliamo con chiarezza cosa vogliamo che diventi questa città, ogni blitz sarà solo una foto per i giornali.”
La questione economica: chi paga il vuoto delle botteghe storiche
Antonini non è nuovo a questo tipo di analisi. Il suo libro — presentato alla Libreria del Palazzo delle Esposizioni il 17 febbraio 2026, poi al Campidoglio e a Palazzo Valentini — affronta da mesi il tema della desertificazione del commercio locale romano. “Quasi il 44% delle attività a Torpignattara è nel comparto alimentare”, ricorda. “Il 30% sono minimarket o frutterie. Quello che non ci diciamo mai è che dietro quelle percentuali ci sono le saracinesche abbassate definitivamente di decine di botteghe romane. Il droghiere, il pizzicarolo, il fruttivendolo di quartiere. Un tessuto che non si ricostituisce per decreto.”
La questione, per Antonini, non è etnica. È economica e di governo del territorio. “La comunità bengalese ha trovato uno spazio vuoto e lo ha riempito. Ha fatto quello che fanno gli imprenditori: ha colto un’opportunità. Il problema non è chi l’ha colta, ma perché quello spazio era vuoto. Perché i romani non reggono la concorrenza? Perché la burocrazia e il costo del lavoro rendono impossibile aprire alle 7 di sera e chiudere a mezzanotte. Questo è il nodo. Il resto è narrazione.”
Dalla cronaca alla proposta: cosa chiedere al Campidoglio
Quale sarebbe, allora, la mossa giusta? Antonini non si sottrae alla domanda. “Prima cosa: mappare la realtà. Non con i dati medi della città, ma quartiere per quartiere, strada per strada. Il Municipio V lo sa già, i commercianti lo sanno già. L’amministrazione deve smettere di fingere di non saperlo. Seconda cosa: intervenire sulle licenze con criteri basati sulla reale capacità di assorbimento del quartiere, come chiedono da mesi i sindaci più lungimiranti. Non si tratta di discriminare nessuno: si tratta di fare pianificazione urbana. Terza cosa: rendere economicamente sostenibile per i commercianti romani tornare a competere. Significa tagliare i costi, semplificare le aperture serali, creare incentivi reali — non voucher che restano nei cassetti.”
Il riferimento ai voucher non è casuale. Il secondo comunicato stampa allegato al piano editoriale di “Roma Capitale d’Imprese” — distribuito alle redazioni di economia e innovazione in questi giorni — segnala che nel 2026 una microimpresa romana può accedere a risorse concrete: fino a 10.000 euro dalla Camera di Commercio, fino a 50.000 euro dalla Regione Lazio e a 4 milioni stanziati da Roma Capitale per la digitalizzazione. Eppure solo il 15,7% delle PMI italiane utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 53% delle grandi aziende. “Il divario non è di fondi. È di mentalità”, scrive Giada Giorgia Mattei nel suo capitolo del libro. Antonini la cita spesso. Perché vale anche per il commercio di prossimità.
Roma, nel 2026, ha approvato un masterplan da 45 milioni per il Tevere. Ha ordinanze antimalamovida. Ha blitz quotidiani. Ha dati shock che nessuno può più ignorare. Ha tutto — tranne, per ora, la volontà di trasformare la gestione dell’emergenza in una visione di lungo periodo. Mauro Antonini quella visione la chiede da mesi, con la pazienza di chi sa che le città cambiano lentamente e con l’impazienza di chi sa che non c’è più molto tempo.
“Roma non può essere commissariata dalla rassegnazione.” Lo dice lui. E ha ragione.
Mauro Antonini è l’ideatore di “Roma Capitale d’Imprese. La città che osa imprendere” (Youcanprint, ISBN: 9791224058731, € 12,35). I proventi sono devoluti all’Associazione Andrea Tudisco ODV.

