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Intervista ad Alex Pacifico “Il talento non basta, bisogna studiare”

Manager di successo e talent scout, Alex Pacifico si definisce «un piccolo operaio sartoriale che ama cucire talento su misura alle persone che scelgo di seguire». Dopo aver calcato le scene in prima persona, da oltre un decennio è dietro le quinte come artefice del successo di numerosi attori emergenti. Ospite protagonista di Cinetalk, uno degli eventi di settore più rilevanti, ha vissuto un momento particolarmente intenso.
«Durante il racconto della mia vita ho visto scorrere le immagini di tanti obiettivi raggiunti grazie all’impegno e alla serietà che metto nel mio lavoro. Ho pensato che ho cambiato tante vite, ma anche la mia».

Che effetto le fa sedersi ai tavoli di chi ha il potere di costruire una carriera ad aspiranti artisti rispetto al suo esordio quando c’erano altre persone che decidevano per lei?

Ho sempre pensato che saper usare il potere decisionale sia una grande responsabilità. Da giovane ho vissuto l’esperienza di essere frainteso nella mia essenza, e oggi, da manager, accompagno i giovani talenti con serietà e rispetto. Il potere non va mai sprecato: lo uso solo per chi merita davvero un’opportunità.

Nella sua vita ha fatto molte cose: dal modello, all’attore passando per il conduttore. Questi ruoli l’hanno aiutata quando ha deciso di diventare un manager?

Assolutamente sì. Lavorare con grandi stilisti e brand internazionali mi ha arricchito sia culturalmente sia professionalmente. Ogni esperienza – nella moda, nella TV, nel cinema – ha lasciato un segno nel mio percorso, finché ho capito la mia vera vocazione: esaltare il talento degli altri.

Nel 2017 ha deciso di creare la sua struttura per promuovere giovani talenti. Cosa l’ha spinta a fare questo passo e qual è stata la sfida più grande nel costruire un’agenzia da zero in un mercato così competitivo?

È stato un passo guidato dall’istinto. Quando ho aperto la prima sede dell’Alex Pacifico Management a Milano, molti mi dissero che ero un visionario. Ma ho seguito il mio istinto, e il mio primo obiettivo – diventare un manager rispettato – l’ho raggiunto. Poi è arrivata la sede a Roma, con nuove sfide nel cinema e nelle serie TV. Non ho mai avuto paura: mia madre mi ha insegnato che la paura paralizza. Ho sempre puntato sulla mia capacità di vedere qualcosa in qualcuno prima degli altri.

Guardando il portfolio dei suoi assistiti – da Samuele Carrino a Simone Baldasseroni, fino ad Anna Favella – molti di loro stanno lavorando con piattaforme come Netflix e Amazon. Come è cambiato il mondo del talent scouting con l’avvento delle piattaforme streaming e quali opportunità hanno aperto per i giovani attori italiani?

Ho deciso di concentrarmi su nuovi volti e sfide avendo visioni a volte contrastanti con il mercato ma piano piano, arriva sempre l’occasione giusta. Sicuramente grazie a piattaforme come Amazon e Netflix si trova più spazio per lanciare volti nuovi ma sta all’interlocutore comprenderne il reale potenziale. “Il fabbricante di lacrime”, per esempio, è stato uno dei film italiani più visti al mondo, trasmesso solo su piattaforma. Spesso, invece, com’è accaduto a “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, il successo al cinema è stato rafforzato in seguito dalla piattaforma.

Dice che “puoi essere bello e talentoso, ma se non hai nessuno che creda in te rischi di rimanere nell’ombra”. Qual è il suo metodo per individuare il potenziale in un giovane attore e come decide di investire su di lui?

Ci deve essere qualcosa che faccia scattare nel manager la voglia di costruire un percorso insieme. Anche quando l’artista non ha ancora consapevolezza delle sue capacità. Il talento non basta: bisogna studiare, impegnarsi con costanza e avere pazienza. I risultati non sono immediati, ma se si crede nel proprio valore, l’occasione arriva.

Ci sono attori o aspiranti tali che non prende nemmeno in considerazione?

Sì, quelli che non dimostrano impegno, educazione e voglia di crescere. L’aspetto esteriore non basta. Il talento grezzo va plasmato, ma serve serietà e ascolto. Se non ci sono questi elementi, preferisco non perdere tempo. Voglio lavorare con chi ha davvero fame di costruire qualcosa.

Molti dei suoi talenti si stanno affermando sia a livello nazionale che internazionale. Quali consigli darebbe ai giovani attori emergenti che vogliono farsi strada nel cinema e nella televisione di oggi?

Studiare recitazione è fondamentale. Bisogna confrontarsi con i migliori, essere ambiziosi e imparare le lingue: inglese, francese, spagnolo. Questo apre molte porte. Un esempio? Luca Melucci, unico italiano nel cast di un film internazionale. Ha ottenuto quel ruolo con impegno, e sono fiero di lui e degli altri giovani che ho scelto.

Tornando a lei, guardandosi indietro e ripensando ai suoi esordi, come definirebbe oggi Alex Pacifico e la sua storia?

Recentemente ho rivisto me stesso da bambino e mi sono sentito fortunato. Ho avuto una madre coraggiosa che mi ha insegnato a essere me stesso, senza paura. Per questo ho voluto essere Socio Unico della mia agenzia: per seguire sempre il mio istinto. Ho costruito un team che mi affianca con passione, come Emanuela e Cristian, che rappresentano la mia visione e lavorano al mio fianco ogni giorno. Insieme costruiamo futuro, con autenticità e dedizione.

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