Piglio, Il recupero della struttura passa per il rinnovo delle concessioni e nuovi spazi da riutilizzare
“All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?” Con questa visione un po’ malinconica dominata dalla inesorabilità della morte si apre il carme “Dei Sepolcri” scritto da Ugo Foscolo e stampato all’inizio del 1807. In quel tempo, in Italia era stato esteso l’Editto di Saint Cloud del 1804 emanato da Napoleone con il quale si prevedeva che le sepolture venissero poste al di fuori delle mura della città, per motivi igienici, e che tutte le tombe dovevano essere uguali, per conformarsi ai dettami dell’Illuminismo. Da allora tante cose sono cambiate ma una certezza rimane inscalfibile: il culto dei morti misura il grado di civiltà di un popolo e i cimiteri, da sempre, sono lo specchio esatto del mondo dei vivi, dei loro valori e del loro modo di esistere. Detto ciò, va fatta una visita al cimitero di Piglio, per constatare lo stato di abbandono strutturale dell’intera area. Cipressi alti all’inverosimile con evidenti e visibili stati di malattia meglio nota come “cancro dei cipressi”, le foglie otturano i canali di scarico bloccando lo scorrere delle acque piovane, tetti di batterie di loculi dove germogliano piante, fili elettrici scoperti che permettono di allacciare bai passando da una lapide all’altra, tombe e cappelle abbandonate da decenni dove è illeggibile il nominativo del defunto, un quadro in piena confusione, se poi si aggiunge il fatto che a breve finiranno i loculi a disposizione della comunità, allora ecco che si può misurare il grado di civiltà non del popolo, ma dell’Amministrazione pigliese indifferente a questa situazione. In queste due legislature, sono stati diversi i momenti, duranti i quali è stato chiesto direttamente al Sindaco Mario Felli ed alla sua amministrazione d’intervenire su questa problematica che diventa sempre più insostenibile, dagli ordinari interventi di potatura e taglio dei cipressi, ad un progetto più ampio per la realizzazione di nuove batterie di loculi ed aree di cappelle private, attraverso l’espropriazione di un terreno limitrofo oppure recuperando l’ampio terreno posto all’entrata del cimitero (nella foto) dove ci sono sepolture risalenti alla fine dell’800 inizi del 900, con tombe abbandonate dove è impossibile risalire al nome del defunto talmente l’incuria e l’abbandono hanno cancellato il nome, e non risulta nessun familiare che si occupi delle stesse. Le promesse d’intervento come per le altre numerose problematiche che attanagliano il paese, risultano tutt’ora vane. L’invito è quello che l’Amministrazione Felli, faccia ordine e metta un punto fermo nella gestione del cimitero dando attuazione alle regole, che sono quelle del codice civile, della legge e del regolamento dei servizi cimiteriali. Il concetto è chiaro: il cimitero è un bene soggetto al regime del demanio pubblico ed il codice civile stabilisce che questo tipo di beni sono «inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi» appartengono al Comune. Le concessioni di loculi, le cappelle e tombe di famiglia, hanno durata a 99 anni se rilasciate anteriormente alla data di entrata in vigore del D.P.R. 21.10.1975 n. 803 sono a perpetuità, quelle successive hanno validità inferiore a 50 anni (varia da Comune), rinnovabili previo pagamento di un canone che normalmente viene fissato ad un terzo del costo del loculo nel momento del rinnovo. Le disposizioni normative stabiliscono che il Comune, ha la facoltà di pronunciare la decadenza della concessione, previa diffida al concessionario o agli aventi diritto, se reperibili. Qualora non sia possibile il loro reperimento, la diffida viene pubblicata all’Albo Comunale e presso il cimitero per la durata di 90 giorni consecutivi. Trascorso tale termine, ove non ricorrano circostanze che giustifichino il rinvio, il dirigente dichiarerà la decadenza della concessione con atto da notificarsi nei modi di cui sopra ai concessionari o ai suoi eredi. Tale atto dovrà essere pubblicato ed esposto per 180 gg. all’albo Comunale e presso il cimitero. Il Comune provvederà a liberare dalle salme o dai resti il manufatto che tornerà in sua piena disponibilità. I resti saranno sistemati nell’ossario comune, che nel cimitero di Piglio, (non avendo più l’ossario comune per far posto a nuovi loculi), è una batteria, i cui resti sono in cassettine. Ora ritornando alla necessità di realizzare nuovi loculi e cappelle private, il Comune di Piglio può avviare contestualmente due procedure: una di recupero dei loculi occupati con concessioni scadute o in via di scadenza, avvisando gli eredi se vogliono o no rinnovare la concessione del loculo, così facendo recupererebbero contributi economici importanti e l’altra di identificare i defunti dell’ampio terreno, diffidare gli eredi e nell’impossibilità seguire l’iter della pubblicazione della diffida, e dunque riappropriarsi di quell’area realizzandovi nuovi loculi e cappelle private. Tutto questo rinsalderebbe quel legame tra morti e vivi, tra passato e presente e permetterebbe alla comunità pigliese di guardare e progettare il futuro. Procedure che altri Comuni hanno già attuato mostrando l’alto valore di civiltà che purtroppo sembra mancare nella totale indifferenza dell’attuale Amministrazione Comunale del Sindaco Felli.

