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Paolo Battaglia La Terra Borgese spiega e commenta “Parau Parau”, l’inesprimibile nella pittura di Gauguin


Il bisbiglio misterioso di donne indigene fu inaccessibile persino allo stesso Paul Gauguin, scrive Paolo Battaglia La Terra Borgese. Tuttavia il pittore – spiega il Critico – provò a tradurne l’impenetrabilità in “Parau Parau” (Parole sussurrate)


«Non dipingete troppo secondo natura – diceva Gauguin -. L’arte è astrazione; ricavatela dalla natura, mentre sognate di fronte a essa»

Il pittore francese Eugène Henri Paul Gauguin, durante un soggiorno a Tahiti nel 1892, con le caratteristiche tipiche del suo stile post-impressionista noto come Sintetismo, dipinse la quiete delle donne indigene, pur non comprendendo la segretezza dei loro scambievoli sussurii, non comprendendo di questa forma di vita ermetica, silenziosa e fortemente affascinante.

Un altro aspetto – dunque – della nuova pittura ormai vicina all’Espressionismo è rappresentato da Gauguin, che apparentemente sta agli antipodi del mondo angosciato di Van Gogh. Eppure anche la sua è angoscia, se lo spinge a cercare la felicità lontano dalle dimensioni borghesi, quotidiane, della sua vita, verso il ritorno più completo e disincantato alla natura.

Parole sussurrate –precisa il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese -, è un olio su tela di 77 cm x 96,5 cm proveniente dalla collezione John Hay Whitney, e si trova dal 1956 presso la Galleria d’arte dell’Università di Yale – ma non è in mostra.

La descrizione del Critico d’Arte

Le figure sono grevi, primitive. Le coloriture piatte, i colori infuocati rispecchiano un linguaggio che si è lasciato alle spalle tutto l’Impressionismo e prelude alla pittura moderna (con una parentela evidente che riallaccia Gauguin a Toulouse-Lautrec). Tra le molte note sulla sua vita e sulla sua pittura, che Gauguin buttò giù nella capanna tahitiana dove viveva, si legge un passo che illumina in modo particolare proprio questo dipinto. “Poiché voglio suggerire una natura esuberante e selvaggia e un sole tropicale che incendia tutto quanto”, scrive Gauguin, “devo inquadrare le mie figure in una cornice appropriata. Si tratta veramente di vita all’aria aperta, se pure intima; nelle macchie e tra i ruscelli ombrosi, quelle donne che sussurrano in un immenso palazzo che la natura stessa ha decorato di tutte le ricchezze di Tahiti. Donde i favolosi colori e l’atmosfera infiammata, e tuttavia dolce e silenziosa”.

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Le conclusioni di Paolo Battaglia La Terra Borgese

Non si tratta quindi soltanto di un ideale di bellezza, ma di un desiderio più profondo: quello che spinse Gauguin a cercare se stesso nelle isole lontane. Quanto gli sia costata la realizzazione del suo sogno, tutti lo ricordano: incomprensioni, miseria, la malattia che lo portò alla tomba. Tuttavia la sua pittura conserva intatto per noi l’incanto di un Eden ritrovato.

PAOLO BATTAGLIA LA TERRA BORGESE

Noto critico d’arte e saggista italiano è considerato una figura di rilievo nel panorama culturale contemporaneo per le sue attività di divulgazione e curatela. È particolarmente apprezzato per i suoi studi storici ed estetici su avanguardie, stili e movimenti artistici. È ampiamente citato ed è presente nella storiografia della critica artistica italiana contemporanea. Sostiene una visione del critico come un “mediatore culturale bilingue” che agevola il dialogo tra l’opera e il pubblico. Si espone frequentemente contro il mercato delle recensioni artistiche fittizie e prezzolate, difendendo la serietà e il valore della critica d’arte autentica. È autore di diverse monografie di analisi estetica e interpretativa. Cura mostre di rilevanza nazionale – alcune delle quali insignite della Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica – e scrive regolarmente approfondimenti sui grandi maestri.

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